Vienna è una delle città più belle al mondo per un turista alla ricerca di emozioni e di palazzi, castelli e musei all’avanguardia.

Pochi sanno che il museo più antico della città, ed il primo nel suo genere al mondo è l’Heeresgeschichtliches Museum – Militarhistorisches Institut, il Museo di Storia Militare. Venne infatti progettato in stile moresco-bizantino e misto gotico nel 1850, su iniziativa dell’Imperatore Francesco Giuseppe, dagli architetti Ludwig Forster e Theophil Hansen; venne terminato, almeno esternamente, nel 1856 ed aperto al pubblico nel 1869.

L’imperatore voleva mostrare ai cittadini viennesi ed ai visitatori stranieri la potenza dell’impero ed i suoi successi militari: se sul primo motivo non ci sono dubbi, sui futuri successi in guerra non ebbe altrettanta fortuna. Distrutto in seguito da due devastanti bombardamenti Alleati durante l’ultimo conflitto, e depredato dai soldati sovietici e dalla popolazione alla ricerca di qualcosa da barattare con cibo, si decise di ricostruirlo e di effettuarne nuovamente l’apertura.

Museo di Storia Militare di Vienna

È composto fondamentalmente da 5 aree: l’ingresso, con la sala dei “generali”, ossia delle magnifiche statue rappresentanti i comandanti dell’esercito imperiale, e la quattro braccia con le esposizioni, due per piano, che si dipanano dalla struttura centrale.

Primo piano

Al primo piano sono conservati gli oggetti più antichi: da un lato armi, quadri e stampe che vanno dalla fine del XVI° secolo alla fine del settecento, (con armi, picche, archibugi e brulotti, oltre alle incisioni ed ai quadri di Peter Sneyers), dall’altro invece sono illustrate le guerre napoleoniche, con divise, quadri ed armamenti vari. Da notare in particolar modo le uniformi indossate non da manichini da negozio, ma da eleganti figure sbozzate nel legno od in cartapesta; tutto pulitissimo ed in ordine, anche se con un sistema espositivo poco attuale.

 

Piano Terra

Al piano terra, da un lato vi è l’esposizione relativa alla seconda guerra mondiale, anche qui con armi e uniformi, ma soprattutto un Fieseler Storch 156 appeso al soffitto, l’aereo “cicogna” tedesco, che servì durante tutto il conflitto per trasporto di ufficiali o feriti dal campo di battaglia, ricognizione e collegamento: un piccolo aereo tuttofare, che decollava ed atterrava in spazi brevissimi.

Oltre a questo, una bella Volkswagen type 82 Kubelwagen, camionetta presente in tutti i film di guerra, i resti di un cingolato trovato durante gli scavi della metropolitana, un cannone antiaereo e molti altri reperti della seconda guerra mondiale.

Sala Marina Imperiale Austroungarica

Oltre questa sala, vi è quella dedicata alla Marina Imperiale Austroungarica: qui, oltre a splendidi quadri di mare e di battaglie navali, vi sono bellissimi modelli, a partire da quello della Viribus Unitis, per arrivare a quelli di imbarcazioni dei secoli passati, tutti ben costruiti e presentati nelle loro teche.

La torretta di un sommergibile della Grande Guerra,

Oltre a questi, vi è la torretta di un sommergibile della Grande Guerra, qui identificato con l’U20; se fosse davvero questo, si tratterebbe del famosissimo affondatore del Lusitania, la nave passeggeri affondata in maniera poco chiara, ancora oggi fonte di discussione fra gli storici. Il 07 maggio 1915 l’U20, comandato da Walther Schwieger, lanciò un siluro contro il piroscafo, colpendo il quale scatenò altre esplosioni ed il suo repentino affondamento, con un alto numero di vittime, fra cui molti americani allora neutrali. A causa della forte reazione statunitense, il Kaiser quindi fu costretto a sospendere la guerra sottomarina illimitata.

Da allora ci si chiede come possa essere affondata in quel modo con un unico siluro una nave ritenuta inaffondabile. Forse il siluro aveva colpito una paratia oltre la quale c’erano degli esplosivi di contrabbando? Oppure fu tutto organizzato dagli inglesi per convincere gli americani ad entrare in guerra? Probabilmente non lo sapremo mai, se non indagando direttamente nel relitto posato sul fondo del mare.

Piano Terra – Lato opposto

Al piano terra del museo, nel lato opposto, vi è l’esposizione migliore di tutto il museo, quella più moderna (finita nel 2014, in occasione del centenario) e “impressionante”: la parte relativa alla Prima Guerra Mondiale.

All’ingresso delle sale, si trova una Graf & Stift Bois de Boulogne del 1911, l’autovettura originale sulla quale l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia stavano viaggiando a Sarajevo quando avvenne il tragico attentato il 28 giugno 1914. Fu la scintilla, la scusa per l’Impero Austroungarico per dichiarare guerra alla Serbia: ciò che diede l’avvio alla tremenda carneficina della Grande Guerra, e l’inizio del terribile periodo 1914-1945. Una follia che nessuno aveva immaginato all’epoca.

Di fronte, in una teca, la pistola dell’attentatore, la divisa dell’arciduca e la barella dove venne deposto. Come in realtà furono il prodromo di un’immagine tragedia, i reperti relativi all’attentato stanno qui come a sorvegliare ed a precedere le sale successive, dove con percorsi moderni, ed ottime ricostruzioni, vengono illustrate le vicende della prima guerra mondiale sul lato austriaco.

Lato che appare presto molto difforme: la guerra in montagna, in Russia, sul fronte occidentale contro i franco-inglesi, sul mare, nell’aria… l’esposizione lascia senza fiato: un enorme cannone che contiene un proiettile nella culatta, un aereo sospeso, armi di ogni genere, uniformi, lettere e ricordi, e persino la ricostruzione di un pezzo di trincea. Su tutto la sensazione dell’inutilità della guerra.

L’Arciduca, tra l’altro, era il propugnatore di maggiori libertà ed indipendenza degli stati dell’impero, e voleva riconoscere agli Slavi gli stessi diritti dei cittadini di lingua tedesca, o degli ungheresi. Un’ironia, il fatto che fosse il primo a soccombere, per mano di un serbo che si chiamava Gavrilo Princip e che voleva maggiore libertà per il suo popolo. Sicuramente questa parte del museo lascia il visitatore affascinato ed inorridito al tempo stesso, ma il tutto è organizzato in maniera eccezionale e fantastico per un appassionato di storia militare.

L’esposizione prosegue in maniera ben fatta ed emozionante fino alla fine della Grande Guerra che segnerà contemporaneamente la fine dell’Impero multinazionale austro-ungarico, lasciandoci tanti stati nazionali ma anche una situazione che porterà all’ancor più vasta e devastante guerra successiva. Un monito per le generazioni future affinché non dimentichino mai.

 

 

A proposito dell'autore

Paolo Ponga

Sono area manager di una multinazionale alimentare, ma in realtà viaggiatore "compulsivo" da tutta la vita, senza possibilità di guarigione, da quando ho capito che i viaggi sono la benzina per il motore della mia anima. Alterno viaggi di scoperta o fatti per nutrire la mente ad altri specificatamente pensati per le immersioni, fatte ovunque ci sia abbastanza acqua.

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