I momenti di passaggio da una stagione all’altra sono sempre segnati da un nostro stato d’animo mutevole che li caratterizza. Anche se troppo calda l’estate non è mai troppo lunga e quando, tra fine agosto ed i primi di settembre, la temperatura inizia a scendere, una leggera malinconia ci assale. E’ il momento in cui i colori della natura cambiano ed iniziano a divenire differentemente intesi, il cibo ricorda i sapori del bosco ed è piacevole iniziare ad indossare qualcosa di meno leggero.

Castagne, funghi, zucche gialle, tartufi e polenta: questi alcuni immaginari di gusto che accompagnano i primi sentori di autunno. Quale migliore occasione se non un viaggio nelle terre piemontesi per rinnovare un patto di conciliazione con la ciclicità delle stagioni?

Le località

Langhe Monferrato Roero, è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2014 ed è un territorio nelle province di Cuneo e di Asti, a poca distanza da Torino e Milano. Sebbene la nostra visita sia stata di poche ore, le qualità che caratterizzano queste valli sono talmente evidenti, che difficilmente possono sfuggire.

Un paesaggio dolce, armonioso e ordinato, che si rivela tra filari di uva, colline, castelli, borghi storici, botteghe e pasticcerie con in evidenza i prodotti tipici, cantine, percorsi ciclo turistici e trekking. Una terra piacevole e accogliente pronta a soddisfare senza stravolgere la sua natura aperta ad un turismo ordinato alla ricerca di sapori, colori e forme, serenità e vita di paese.

Canelli, Moasca e Asti sono state le nostre mete, e dal piccolo al grande un filo rosso ci ha guidato. Dal paesaggio fisico a quello umano, questa terra può essere letta come la metafora dell’incontro: incontro delle colline che succedendosi uno dopo l’altra si incrociano e restituiscono armonia, l’incontro dei sapori della terra che saziano appetiti e stimolano curiosità, l’incontro fra le persone, di cui molte giovani che amano sostare, nella piazza del paese, nel più classico degli immaginari dei sabato del villaggio all’italiana.

Ed anche io, in queste poche ore ho incontrato… L’Italia dei piccoli borghi e dei comuni campanilisti, quelli ancora non abbandonati, a favore di periferie dai centri commerciali brutalmente accattivanti.

L’Italia della gente che distingue usi del borgo vecchio da quello nuovo, della gente che ha il piacere di incrociare volti non del paese e che ti ferma chiedendo da dove vieni.

L’Italia delle strade in salita scomode ed acciottolate che si risalgono con l’entusiasmo di chi vuole raggiungere in fretta un bel vedere che non scontenta mai.

Cosa visitare

Canelli è un piacevole borgo, famoso per le sue cantine e la produzione del moscato e del barolo la cui scoperta non può prescindere dalla visita delle straordinarie “cattedrali sotterranee”, ossia cantine scavate nel tufo delle colline tra il XVI ed il XIX secolo e rimaste intatte fino ai giorni nostri.

Che si sia un estimatore del vino o semplicemente per curiosità la visita in queste cantine è un percorso culturale ed antropologico da realizzare. Ne esistono diverse; noi abbiamo visitato la Cantina Coppo, le cui origini risalgono al 1892. Attraversare i cunicoli della Cattedrale sotterranea di questa cantina, è un viaggio nella storia di una famiglia, la Coppo, e l’amore per la sua terra.

Da generazioni i Coppo vivono ed aggiornano con conoscenza ed attualità il mercato dei loro vini, senza mai tradire la fatica degli avi che hanno scavato nel tufo sotto terra con il piccone e le loro mani, coltivando  con amore la vite e costruendo un sogno: produrre qualcosa che in natura non c’è ossia il vino.

La città, il cui indotto economico ruota sulla produzione di grandi marchi di Barbera e Moscato, offre piacevoli scorci, se si decide di affrontare la salita acciottolata che porta ad un belvedere dedicato agli “innamorati”. Seguendo le indicazioni per “La sternia” si raggiunge con buone scarpe il vecchio cuore storico da cui affacciarsi ammirando terrazzi, chiese e finestre colorate. Questa strada, dedicata al fumettista Peynet è una piccola galleria a cielo aperto dove il tema dell’amore è stato rivisitato da diversi artisti e dove realmente le coppie si danno appuntamento, alla ricerca di una panchina su cui sostare e sussurrarsi promesse e parole.

Moasca

Moasca è un piccolissimo borgo il cui cuore sorge alll’apice della collina. La piazza si sporge su un armonioso terrazzo adiacente la facciata del comune con annesso museo bellico. Ho raggiunto Moasca al tramonto ed ho cenato nel ristorante tra terra e cielo www.tralaterraeilcielo.org immersa nella sua cornice storica, naturale ed artistica in bilico fra antico e moderno. La cucina raccoglie rivisitando piatti della tradizione, con materie prime locali e con sfumature moderne in un ambiente suggestivo.

Asti

L’obiettivo della nostra visita era vivere la festosa ed allegra sagra delle sagre (Douja d’Or) che si tiene nel centro storico e anima con cibo e folclore. Durante la mattina 8 settembre abbiamo partecipato, come ospiti, alla sfilata storica con figuranti e costumi d’epoca che hanno percorso le vie animate del centro.

Riti contadini, matrimoni, nascite, scuola, cibo, tutto inscenato con grande spontaneità e fedeltà dai tanti paesi dell’astigiano, le cui laboriose pro loco hanno lavorato con amore e passione alla ricerca di vestiti e situazioni da mettere in scena.

Tantissimi figuranti allegri, festosi hanno sfilato in questo carnevale di fine estate ognuno magari con un ricordo nel cuore, vissuto o che gli è stato narrato, e che, con orgoglio, rappresentava in questo enorme palco ambulante.

Ma la sagra è sopratutto cibo e nella piazza del Campo del Palio, 41 casette una per ciascuna pro loco hanno offerto a prezzi veramente competitivi piatti della cucina tradizionale piemontese: dalla polenta ai bolliti, dai salami di asino alla pasta farcita fresca, dai dolci di nocciole allo zabaione di moscato.

Ciò che colpisce è di certo la bontà di questa cucina molto varia e gustosa ma anche lo spirito della gente, che collabora nella realizzazione e buona riuscita delle festa, ed il pubblico, eterogeneo, giovane e meno giovane ma tutti con la voglia di incontrarsi, mangiare, ridere, fare baracca in modo sano ed allegro.

Il festival che si ripete dal 1974 ha avuto sin dalla prima edizione un grande successo anche per l’intento di voler esaltare i valori della civiltà contadina che, causa il boom economico si rischiava di compromettere.

E con questo spirito da allora si inscena ogni anno sino ad oggi, tempo in cui forse con ancora maggior consapevolezza, non vogliamo perdere ciò che sono le radici delle nostre tradizioni, i sapori, il sorriso che nasce dallo sguardo rivolto verso ciò che siamo perché siamo stati.

Per informazioni su Langhe, Monferrato e Roero visitate il sito ufficiale dell’ente locale del turismo: www.langheroero.it

Foto galleria sagra delle sagre di Nando Carrega www.turismoemotori.it 

A proposito dell'autore

Barbara Ciccola

Insegnante di professione, turista per passione, fotografa per diletto. Amo sognare e progettare i miei viaggi come un modo per conoscere e scoprire me stessa. Parecchi i viaggi fatti, molti di più quelli ancora da fare e da raccontare.

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