Nella straordinaria cornice di Villa Giulia a Roma, voluta da papa Giulio III del Monte e realizzata tra 1550 e 1555 da importanti architetti e artisti (tra cui Bartolomeo Ammannati, Giorgio Vasari e Taddeo Zuccari), sono ospitati dal 1889 importanti reperti in grado di illustrare l’alto valore dell’antica civiltà etrusca.

Villa Giulia infatti, per la quantità e la raffinatezza delle opere che espone al visitatore, è da considerarsi ad oggi, uno dei più prestigiosi musei dedicati a questa antica e importante civiltà della penisola italica preromana.

Già nei giardini della Villa è possibile assaporare la grandezza etrusca grazie alla riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico, databile al III-II secolo a.C., realizzato tra il 1889 e il 1890 appositamente per l’inaugurazione del Museo.

Gli Etruschi

Ma è certamente attraversando le sue sontuose sale che è possibile scoprire, uno dopo l’altro, immensi capolavori artistici in grado di presentare tutti gli aspetti della vita quotidiana degli Etruschi.

Simbolo indiscusso del museo, è lo straordinario Sarcofago degli Sposi, un capolavoro artistico noto e conosciuto in tutto il mondo. Scoperto nel 1881 in 400 frammenti nella necropoli della Banditaccia di Cerveteri (a pochi chilometri da Roma), è interamente realizzato in argilla cotta. Rappresenta una coppia di sposi teneramente abbracciati, cogliendo così con raffinata dolcezza, uno dei momenti più belli della quotidianità che si voleva protrarre dopo la morte. La qualità dei dettagli consente di soffermarsi su molti particolari del vestiario e dell’atteggiamento dei coniugi, come per esempio il raffinato copricapo della donna (il caratteristico tutulus etrusco) e le sue calzature, i cosiddetti calcei repandi, cioè ripiegati verso l’alto (secondo una moda che rimanda in apparenza all’Oriente).

Tempio A di Pyrgi

Stupisce poi giungere dinnanzi alla grande facciata del Tempio A di Pyrgi (oggi Santa Severa) in terracotta dipinta. Le scene rappresentate sono vivaci ma violente poiché narrano il mito dei “Sette contro Tebe”: si racconta infatti che due fratelli si contesero il trono dell’importante città greca di Tebe, ognuno aiutato dai propri seguaci; nessuno dei due vinse però, ma anzi, finirono per uccidersi l’uno con l’altro! Questa opera evidenzia l’abile maestria degli Etruschi nel lavorare l’argilla (in quell’arte chiamata in termini tecnici, coroplastica) plasmando non solo rilievi, ma anche statue e sarcofagi. L’argilla, grazie alla sua malleabilità, consentì agli artisti la creazione di opere dai forti effetti chiaroscurali, capaci di restituire tridimensionalità e immediatezza alla rappresentazione.

La testa di Leucotea

Dalla stessa città proviene anche la raffinata testa di Leucotea, realizzata in terracotta dipinta che conserva ancora tracce dei suoi colori originari: il bianco della pelle, il nero delle pupille e il rosso dei capelli! Se si è in cerca di oggetti particolarmente scintillanti, impossibile sarà non rimanere incantati davanti alle tre lamine d’oro rinvenute sempre a Pyrgi e datate al VI secolo a.C. e per questo considerate la più antica fonte storica diretta dell’Italia preromana. I testi incisi sulle lamine ricordano lingue ormai non più parlate, l’etrusco e il fenicio, e attestano la stretta alleanza che legava Etruschi e Cartaginesi.

La statua di Apollo

Da Veio invece giunge un’opera straordinaria, praticamente intatta: la statua di Apollo. Una grande statua in terracotta che conserva ancora oggi la sua originale colorazione, ben evidente nel contrasto tra il colore bruno delle parti nude del corpo ed il bianco degli abiti orlati di nero. Si tratta del dio Apollo qui raffigurato con un particolare sorriso detto “arcaico”, che serviva ad accentuare l’espressione del viso ed è colto mentre incede a piedi nudi con il braccio sinistro minacciosamente teso in avanti e l’altro abbassato, forse a reggere l’arco.

Insomma, un museo che deve essere visitato perché carico di suggestione e di importanza storica e che saprà regalare continue sorprese! 

A proposito dell'autore

L'Asino d'Oro

L’Associazione Culturale “L’Asino d’Oro” nasce nel 2013 dall’incontro di tre giovani archeologi (Ilaria Brera, Federica Padovani e Ghiath Rammo) con la passione per Roma e l’Antico Oriente. L'Associazione organizza visite guidate e passeggiate per adulti e bambini alla scoperta della capitale.

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