La parola Oslo in antico norvegese è data dall’unione di due termini: “as” cioè Dio e “lo”, ossia pascolo. Io non so se questa città fondata nel 995 d.C. sia veramente un “Pascolo di Dio”, ma quello che è certo è che si respira un’aria di tranquillità e di silenzio, pur essendo una importante capitale.

Per noi Italiani, caciaroni e vivaci, risulta strano entrare in una caffetteria e sentire che anche i bambini piccoli parlano sottovoce, che ti servono con un sorriso serafico e con una lentezza da benessere acquisito. Qui l’ansia del fare continuo, del correre, degli impegni frenetici, svanisce come la luce del pomeriggio e così ti lasci trasportare da lunghe passeggiate tra la fortezza medioevale, la cattedrale e le ampie vie, senza l’obbligo di vedere tutto a tutti i costi.

centro di oslo

Io, essendomi fermata 5 giorni, ho selezionato alcuni musei ed alcuni quartieri che mi interessavano particolarmente.

IL MUSEO DELLE NAVI VICHINGHE

Innanzitutto, a mio parere, è imperdibile il Museo delle Navi Vichinghe nella penisola di Bygdoy, costellata da boschetti di betulle, pascoli e linde ville bianche dai tetti spioventi.

Si raggiunge con un comodo autobus (n.30) che parte dal centro, dietro il Teatro Nazionale, ed in 15 minuti si arriva ad ammirare l’imponenza dei resti delle 3 navi in perfetto stato di conservazione, ritrovate nel fiordo di Oslo tra il 1800 e i primi del 1900.

La prima è la nave di Oseberg, risalente all’800 d.C., che fu utilizzata come tomba di due donne nobili, accompagnate nell’ Aldilà da un ricco corredo funebre che comprendeva slitte, un carro, teste di animali finemente intagliati, letti e i resti di 15 cavalli, sei cani e due vacche.

Poi c’è la nave di Gokstad, costruita circa 10 anni dopo, che era la sepoltura di un uomo potente e che tra i vari reperti conteneva un gioco di scacchi completo, con pedine in avorio, divenuto famoso in tutto il Nord Europa e riprodotto in mille materiali.

La terza è la nave di Tune, anch’essa con funzione funebre, sulla quale son stati ritrovati sci, una cotta in maglia ed armi.

Tutti i reperti sono visibili al museo e sono interessantissimi perché così lontani dalla nostra cultura classica, così inusuali e magici. I Vichinghi erano maestri dell’intaglio ed amanti della natura e del mare, con cui vivevano in profondo connubio, per cui le figure che si notano sono di animali, pesci, mostri marini, serpenti e conchiglie.

Memoriale dell’Olocausto

A breve distanza io ho visitato anche il Memoriale dell’Olocausto in Norvegia, che è stato realizzato nella splendida villa di Quisling, un ricco collaborazionista del regime nazista.

All’ingresso ti dotano di un tablet con tutte le spiegazioni necessarie dei vari documenti. A me hanno colpito gli zaini con cui i partigiani norvegesi, tra mille fatiche e mille nevi, trasportavano i bambini fino in Svezia, paese neutrale, tra vie di ghiacci ed arrampicate.

Ci tenevo a visitarlo perché uno dei miei motti è “sempre ricordare e mai dimenticare”.

IL MUSEO MUNCH E IL QUARTIERE DI GRUNERLOKKA

Museo Munch

Dal centro cittadino, con una passeggiata di mezz’ora che, tra l’altro, attraversa il quartiere indiano che espone, da buchi di botteghe, tessuti coloratissimi e dove puoi mangiare prelibatezze indù a un prezzo accettabile, accompagnata dal profumo di mille spezie, si arriva al Museo Munch, che in questo momento ha in esposizione solo i capolavori quali “ L’Urlo”, “Il vampiro”, “ La Madonna “ e un bellissimo autoritratto dell’artista vecchio e insonne, perché il resto delle opere verrà trasportato nella nuova Galleria Nazionale ancora in via di costruzione.

Anche con solo una cinquantina di quadri, ti fai l’idea di un uomo che “non rappresentava ciò che vedeva, ma ciò che sentiva” e ciò che sentiva era sicuramente l’instabilità e l’angoscia del secolo breve.

Laboratorio di origami

Vicino al bookshop propongono un laboratorio gratuito di origami. Se ne hai voglia puoi metterti lì a creare la tua barchetta, il tuo ventaglio o la tua oca e poi lasciarlo come ricordo in un coloratissimo espositore. Il mio prodotto era talmente uno sgorbio che l’ho buttato, dal momento che la precisione e l’ordine non sono il mio forte; però l’iniziativa è simpatica.

Il quartiere della moda di Grunerlokka

Ad una ventina di minuti dal museo sorge il quartiere più alla moda della capitale: Grunerlokka. Si snoda intorno ad una grande piazza alberata ed è tutto un rincorrersi di negozi vintage e di design. Qui ho trovato in esposizione un perizoma maschile in pelle di pitone, un negozio con in vetrina denti d’oro per chi volesse impiantarseli per essere veramente trendy, vestiti anni ‘50 a palloncino e a ruota, occhiali alla Peggy Guggenheim, orecchini alla Mina dei tempi d’oro….

Da notare l’antica sinagoga rosa che spicca tra i vari palazzi ottocenteschi. Per me è stato veramente divertente girovagare tra tante stranezze tra cui un tripudio di Babbi Natali in plastica e di gnomi da giardino anni ‘60. E io che pensavo che la Norvegia fosse il paese dei Troll… 

TEATRO DELL’OPERA E DEL BALLETTO

Impossibile non fermarsi ad ammirare questa costruzione glaciale, ipermoderna, arenata sulla costa come un enorme Moby Dick di vetro e acciaio. Una lunga rampa ti permette di salire sul tetto ed, in tempo di neve, i bambini la usano come pista per scendere in slittino. E’ stato considerato il più bel teatro d’opera del mondo e non per niente l’ha progettata l’architetto Snohetta, quello che ha ricostruito la mitica biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Da qua si può partire per visitare tutta la città. E’ il centro identificativo della capitale, orgogliosa di questa commistione veramente riuscita tra moderno ed antico, che risulta molto naturale, per niente posticcia.

TEATRO DELL’OPERA E DEL BALLETTO A Oslo

PARCO VIGELAND

Dal momento che era un gennaio insolitamente caldo per il luogo, mi sono permessa una lunga passeggiata ad un parco cittadino ornato dai gruppi monumentali dello scultore Vigeland, uno dei punti della città più visitati, gratuito e raggiungibile dal centro in 10 minuti di filobus (n.12).

Corpi aggrovigliati ed infanzia infelice sotto lo scudiscio di un padre protestante ortodosso, cerchi della vita che vanno dall’infanzia alla vecchiaia, corpi dinamici in lotta dolorosa o amorosa. Chi lo sa? Neonati isterici, donne dai capelli di medusa, gruppi tra l’arboreo e l’umano, monoliti vagamente fallici.

Il tutto spettacolare, ma per la mia sensibilità, piuttosto triste. Probabilmente vedendolo in estate con le famigliole che fanno i pic-nic, i cani al collare, i runners muscolosi e i bambini in carrozzina mi avrebbe fatto un altro effetto.

La giornata, però, era di un sole splendente, probabilmente non ho amato la monumentalità cimiteriale del luogo, un po’pantheon dei defunti celebri.

FORTEZZA AKERSHUS

Quanta bellezza e quanta pace, invece ad addentrarsi nei vicoli e nei bastioni dell’inespugnata fortezza medioevale di Akershus, tra i mattoni rossi dei docks sottostanti e le viuzze di ciottoli, tutto più famigliare e quieto, niente capelli strappati alla Vigeland, tutto più raccolto e di una bellezza soddisfatta di sé.

DOVE DORMIRE E COSTI

La nota dolente sono i prezzi veramente alti per il cibo, ma io mi son tranquillamente arrangiata cucinandomi in ostello e comprando nei supermercati Joker (ebbene sì il nome del nemico di Batman), tra i più convenienti.

Il Saga Central Hostel, dove alloggiavo in una camera privata dotata di bagno, è situato in pieno centro storico, comodo anche per prendere tutti i mezzi pubblici, a 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria da cui partono i treni e gli autobus per l’aeroporto Torp. Ha spazi comuni allestiti con gusto, è estremamente pulito ed offre una abbondantissima colazione dove trovi di tutto e di più.

I prezzi sono quelli di un hotel a tre stelle, quindi, per il luogo, accettabili.

MEZZI PUBBLICI

Anche raggiungere l’aeroporto non è eccessivamente costoso: circa 30 euro il treno o l’autobus, contando che il Torp è a più di 100 km di distanza da Oslo, ma i mezzi sono frequenti, puntuali e comodi.

I prezzi dei musei, invece, sono nella media europea, se non inferiori: circa 10 euro ogni ingresso.

IN CONCLUSIONE

Per finire, io amo le città del nord visitate in inverno, con le loro luci natalizie, i pub caldi ed addobbati, il freddo che ti punge il naso, le zuppe bollenti, lo scemare dei turisti, la mancanza di code nei siti… Certo tanto romanticismo per sciropparmi poi l’inverno norvegese più caldo che si sia mai visto. Giuro che ho sudato nella mia giacca a vento polare. Ed ora, mentre sto scrivendo, c’è più freddo nella mia Emilia. Nella vita non si può avere tutto.

A proposito dell'autore

Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

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