Tu parti dall’aeroporto Bandar Udara Internasional Ngurah Rai di Bali e vedi in successione il Gunung Agung di Bali, poi il Gunung Rinjani di Lombok, sorvoli Nusa Tenggara Occidentale e vedi il Gunung Tambora sbucare dalle nuvole, una colonna di fumo annuncia il Gunung Sangeani sull’omonima isoletta, l’aereo scende e ti brillano gli occhi nel vedere le barriere coralline attorno a Pulau Bangkau, Kulusan, Papagaran e a decine di altre isolette come conchiglie bianche nel mare blu, atterri al Labuan Bajo Komodo Airport di Nusa Tenggara Orientale prendi un taxi e arrivi al Sunset Hill Hotel e alla reception chi ti trovi? Vincenza. No, non è un cervello italiano in fuga, è proprio una ragazza di Nusa Tenggara Orientale, timida, sorridente, piccolina, capelli crespi, scura di carnagione come tutti gli abitanti di Flores, il nome dato dai portoghesi a quest’isola la prima volta che ci sono sbarcati, si chiama proprio Vincenza, confermo a mia moglie saliti in camera.

Cosa ci facciamo a Flores? Abbiamo un gioco per bambini, una specie di giro del mondo alla ricerca di animali in pericolo d’estinzione, andiamo a vedere lo storno di Bali e il varano di Komodo, abbiamo detto alla nipotina, a Bali dello storno c’è rimasta solo una statua vicino all’aeroporto, ma il varano c’è ancora, domani andiamo a vederlo, poi le racconteremo.

Primo giorno, il Drago di Komodo

Battello a due piani, sul ponte sdraiati sulle stuoie, di fianco a noi due inglesi lui un gran fisico da sportivo lei socievole e carina, poi una coppia di giapponesi che se ne sta timida in disparte, di fronte un paio di ragazze che chiacchierano tra di loro e lumano di sottecchi il fustacchione. Sale la guida per un briefing, ciao sono Alfonso, Alfonso uno che sembra Bob Marley a Nusa Tenggara Orientale, Indonesia? Andremo prima a Padar poi alla spiaggia rosa poi a Komodo, ok, ma toglici una curiosità: come mai ti chiami Alfonso e non, che ne so, Wayan o Sukarno? Sono cattolico, qui siamo cattolici. Ecco perché Vincenza, un nome da suorina!

isola di Komodo

Padar

Padar è proprio come nelle centinaia di foto che trovi in internet ma non è una critica, anzi, è bellissima, anche se a fare la salita sotto il sole si suda di brutto, io mi fermo qui, dice mia moglie, io salgo ancora un po’ e la vista è sempre più spettacolare, a destra la mezzaluna della spiaggia bianca, a sinistra le onde sulla spiaggia nera, più in fondo la striscia della spiaggia rosa, l’isola è un ritaglio di colline secche e selvagge nel mare di cobalto blu, da togliere il fiato, anche per la fatica della salita…

isola padar, indonesia

Mezz’ora di barca, spiaggia rosa, non quella di Padar, altra isola, tutti in acqua con maschera e pinne, da sopra un mare azzurro cartolina marezzato di blu ma se metti la testa sotto sei dentro un acquario tropicale, solo mezz’oretta, peccato.

Isola di Komodo

Finalmente Komodo. Il ranger che ci deve accompagnare, sulla quarantina piccoletto tarchiato un po’ scazzato, dice che i varani sono nella stagione degli amori, i maschi nella foresta litigano per le femmine, le femmine aspettano annoiate che la finiscano (le vedo mentre con espressione di compatimento tamburellano su un tronco con le dita),  ci sono però quattro scansafatiche che bivaccano all’ombra della terrazza del ristorante, quelli li vedremo.

Giro inutile di venti minuti lungo un sentiero nella boscaglia secca, visti due cinghiali e due cervi, arrivo al ristorante dove ci sono i quattro vitelloni, dice che vengono per l’odore ma nessuno dà loro del cibo, al ristorante? e chi ci crede? C’è anche Hercules, tre metri, sapete chi era Hercules? Uno molto ma molto forte che viveva a Giacarta! spiega il ranger e poi, mami, rivolto a mia moglie, non si metta a sbandierare il cappello come sta facendo adesso perché questi movimenti eccitano i varani! Ehi, fai ancora colpo! Foto controvoglia, due fanno un paio di passi pro forma e si rimettono a dormire, che noia questi turisti.  Nel raccontarlo alla nipotina bisognerà metterci un po’ di fantasia.

Al ritorno sosta in mezzo al mare al Manta Point, undici coraggiosi con pinne e boccaglio si buttano, io manco morto, l’inglesina risale in fretta, viste le mante? No, troppa corrente, fa paura. C’è un altro barcone come il nostro che va avanti e indietro, ne hanno perso uno, dice Alfonso scuotendo la testa, lo stanno cercando.

Secondo giorno, l’Hobbit

Oggi si va alla ricerca dell’Uomo di Flores. E chi è?

Partenza alle cinque con Mirda, tranquilli, è anche lui cattolico, in macchina crocifisso e rosario penzolante dallo specchietto, c’è anche una statuina del Sacro Cuore, strada subito in salita, foresta buia, alba rossa, in cima arriva il sole.

Flores

Rispetto a Bali Flores è quasi disabitata, strada su e giù tra monti e foreste, un gruppo di bambini sul ciglio, ogni tanto dei coltivi, altri bambini che camminano svelti, quattro case, un campetto di calcio su terra rossa e un campanile, ecco dove vanno, alla messa della domenica.

Dopo due ore di tornanti salite e discese nella rada foresta sosta caffè in un baracchino sgangherato lungo la strada, il proprietario per preparare il caffè sparisce nel retrobaracchino dove si sente chiocciare di galline e pigolare di bambini, occhio non vede cuore non duole.

Altra sosta per fotografare due vecchietti davanti ai teli dove seccano i chicchi di caffè, lei è più sveglia, ride e si mette in posa, lui è più sussiegoso ma quando vede le foto sorride anche lui.

Liang Bua, questo è il nome del posto che stiamo cercando, e finalmente alle 9:45 arriviamo alla grotta. C’è una specie di guardiano che vuole 15 mila rupie a testa, gli do una banconota da 50 mila, purtroppo ha solo 10 mila di resto, dice, che facciamo, non entriamo? È il solito trucco però almeno mi ringrazia sorridendo. Tutto qui? chiede mia moglie, Castellana, ma che dico, Toirano, è molto più bella, e dov’è sto uomo famoso? l’hanno trovato qui sotto.

isola di Komodo

La grotta è grande con stalattiti grossolane, non ha niente di bello ma è qui che hanno trovato lo scheletro dell’uomo di Flores, più conosciuto come l’hobbit, altezza 106 centimetri. Arrivano anche quattro nordici, uno con treppiede per fare foto come si deve  e spiega in modo entusiasta agli altri la storia dell’uomo di Flores, io mi associo, mia moglie è impegnata in selfie e controselfie con un gruppo di ragazzini comparsi dal nulla.

Di fronte alla grotta c’è il museo, una sola stanza, in un’urna un calco dello scheletro ritrovato, molto belli e ben fatti i cartelloni che spiegano lo scavo, la vita e l’ambiente dell’uomo di Flores anche se tutto sembra venga lasciato andare, peccato. Ti ho fotografato tutti i cartelloni, mi dice mia moglie, contento? Contentissimo, davvero.

uomo di flores

Sosta alle famose Spider Web Rice Fields di Lingko, sembrano davvero ragnatele come dice il nome o una gigantesca opera di land art costruita da ignari contadini, queste sì che sono belle, dice mia moglie, ma l’acqua dove finisce?

Terzo giorno, sull’Isola dei Pirati

Ultimo giorno, relax. Un’ora di barca, su 15 turisti siamo 8 italiani, l’Isola dei Pirati è una collina di erbe gialle come la savana africana circondata da una lunga spiaggia di sabbia bianchissima, il mare è blu e la barriera corallina inizia a due metri da riva, insomma, un paradiso tropicale si dice in questi casi.

Isola dei Pirati in indonesia

Lasciando perdere il resto, sono i coralli la vera meraviglia, con la bassa marea sporgono in superficie, puoi entrare in acqua per fotografarli da vicino, sono rametti scheletrici bolle sgonfie cervelli sinuosi stoffe plissettate nidi d’ape delicate incrostazioni broccoli marini spugne di marmo e i colori!? bianchi marroni viola gialli azzurri rosa rossi, qualcuno ricoperto da un vello morbido ma tutti durissimi, taglienti, adesso capisco i racconti delle navi squarciate sulle barriere coralline, se non stai attento ti squarci anche una gamba. Sui pesci cedo, comunque sono proprio quelli che puoi vedere tutti colorati nei migliori acquari di mare, c’è anche uno squaletto marroncino di mezzo metro che nuota sinuoso quasi a riva. Il commento più bello? Quello di uno dei due napoletani: a Bali se lo sognano un mare così!

Isola dei Pirati in indonesia

Ultima sera sulla terrazza del Sunset Hill Hotel ad ammirare il tramonto con Vincenza e consorelle.

Sunset Hill Hotel indonesia

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: