IL SACRO MONTE

Varallo è un’antica cittadina nella Val Sesia piemontese, la sua origine risale al 1400, quando il beato Bernardino Caimi, volle qui ricreare, nel percorso del sacro Monte, i luoghi visitati in Palestina per farne una “Nuova Gerusalemme”. E così si cominciarono a costruire le famose 50 cappelle, divenute patrimonio UNESCO nel 2003, che terminano ai piedi della basilica sull’alto della montagna.

ll complesso degli edifici è stato edificato nel corso di un paio di secoli.

Ogni cappella rappresenta, con affreschi (circa 4.000 figure) e con gruppi di statue di grandezza naturale in legno o gesso (poco meno di 800), scene della vita di Gesù e di Maria che ti conducono in un viaggio ascetico, tra sentieri, boschi e felci, al culmine del trionfo della fede rappresentato dal Santuario.

C’è anche una comoda funivia che ti permette di raggiungerlo, per chi ha difficoltà a camminare o non ha voglia di inerpicarsi su ripidi gradini. Per tutti i weekend di agosto è aperta fino alle 22 ed il costo è di 3 euro a corsa. In 2 minuti si giunge al culmine della collina dove sono la maggior parte delle cappelle, custodite in una sorta di “sacro recinto” a cui si accede da un portone imperiale.

sacro recinto

Fra gli artisti più importanti che hanno lavorato a Varallo c’è Gaudenzio Ferrari, uno degli ideatori del “Gran Teatro Montano”, come venne definito da Giovanni Testori che in un certo senso riscoprì la potenza evocativa di queste rudi statue, estremamente realistiche ed espressive, frutto di una fede popolare, abbandonate tra i loro monti, per un gusto dell’epoca legato maggiormente alla perfezione della classicità.

Così scrive Testori nel 1965 nell’introduzione al suo saggio sul Sacro Monte:

“Non è certo far romanzo […] immaginar Gaudenzio […], girar per il borgo; forse verso sera, deposti gli attrezzi nella Cappella, […] scendere, poco prima del crepuscolo, lungo il Sesia, quando le ombre cadono giù dalle cime dei monti sul fiume e sulla piana, e guardare il super parietem e immaginarsi, immaginare; sentirsi crescere in cuore l’idea di un teatro, là dove, fin lì, non erano che cappellette, e proprio con la forza con cui glielo chiedeva la voce del suo popolo, mentre qua e là, nei boschi del super parietem si accendevano le lanterne, e le donne, tenendosi stretti i figli, attraversavano per l’ultima volta, in quel giorno, le strade, già vinte dalla paura degli spiriti che la notte, di lì a poco, avrebbe cacciato dai monti per tutte le vie burgi Varalli; lui, il calmo, dolce, concreto Gaudenzio avvertire, senza nessuna vanagloria, d’essere al punto in cui tutta una tradizione antica e non mai espressa appieno, si fa forma vivente, immagine matura e, per l’appunto, teatro, in plastica e colori, sì che nella vicenda di una vita s’esprima come in uno spettacolo, la tenerezza d’ogni nascita e il dolore d’ogni morte.”

E’ un’esperienza coinvolgente sudare tra i viottoli visitando tutte le cappelle che ti impressionano per il loro realismo: volti sfigurati e brutti, bocche aperte, uomini deformi o con il gozzo, animali di ogni tipo, bambini ingioiellati, donne urlanti, cani che chiedono un tozzo di pane, figure dalle barbe e dai capelli veri. Sussurri e grida. Soffi di grazia e strazi di dolore.

Ed anche tu partecipi, sudata ed ansante a questa salita al Calvario, immergendoti in un’atmosfera passata e dolente.

LA CITTADINA DI VARALLO

Dopo la visita al Sacro Monte, scendi e ti ritrovi a Varallo che è una graziosa, allegra, cittadina ai piedi dei monti, con antiche vie storiche e un centro pedonale, percorso da negozi di vario tipo: rigattieri, ottime gastronomie dove si vendono gli squisiti formaggi fatti con il latte locale e barattoli di miele montano, botteghe di artigiani che producono ancora le famose “espadrillas piemontesi”, fatte di lana cardata e corda (vendute al modico prezzo di 10 euro), gelaterie, pasticcerie che mostrano in vetrina i noti biscottini di Novara, croccanti e sottili come un sospiro, i cuneesi al rum, e i tartufi al cioccolato o alla nocciola.

Arroccata al fiume Sesia, dove i cittadini scendono a fare il bagno, è tutta un rincorrersi di case in pietra dai tipici tetti in scandole, balconi in ferro battuto gremiti di gerani e tralci di vite avvinghiate ad antichi portoni.

SANTA MARIA ASSUNTA

Imperdibile la visita alla cattedrale di Santa Maria Assunta, che, da fuori, sembra una chiesetta da niente, ma non appena entri ti accoglie e ti stupisce un enorme polittico di Gaudenzio Ferrari con scene della vita di Cristo. E con la sua solita fantasia e vivacità, ti perdi a identificare miti somarelli, diavoli pelosi, bambini ed angeli in un tutt’uno, apostoli dal volto di montanari…

Se poi, capita, come a me, di ascoltare il canto delicato delle suore che risiedono nel vicino convento, ti pare di lievitare in una specie di Paradiso di montagna.

SANTA MARIA ASSUNTA varallo

PINACOTECA E MUSEO CALDERINI

In pieno centro paese c’è la pinacoteca e il museo Calderini che ospitano opere veramente eccezionali. Innanzitutto l’onnipresente Gaudenzio che qui impera e di cui è conservato il gruppo del “Compianto sul Cristo morto”, perché, nell’omonima cappella, è stato sostituito con uno ottocentesco.

E’ un capolavoro di umanità e pietà.

Inoltre si possono ammirare le opere di Tanzio da Varallo e i suoi due famosissimi “Davide che uccide Golia”, opere seicentesche di un realismo e di una maestria uniche.

Molto intenso il contrasto tra il volto imberbe, angelicato ed idealizzato del giovane Davide con la testa bestiale e devastata del gigante.

Ragione contro forza bruta, intelligenza contro istinto.

Io, poi, in questi musei, mi diverto a stanare le agonie dei martiri, che mi fanno un po’ ridere per quella loro didattica semplice che induce puerilmente al timor di Dio ed al sacrificio. Anche qui ho scovato volti serafici con un’accetta in testa, spade tra le costole, occhi su un piattino da esibire come due mandorle dolci, lance che trapassano da tempia a tempia facce dagli occhi sognanti rivolti al cielo, pelli scorticate portate sulle spalle con l’eleganza di un peplo greco. Trovo il tutto non macabro, ma poetico nella sua ingenuità.

Per l’ingresso in pinacoteca (costo di 6 euro) basta telefonare qualsiasi giorno della settimana al numero 016351424. I custodi sono sempre all’interno e vengono ad aprirvi, oppure si può prenotare la visita, ma sempre, quando si arriva, è necessario chiamarli.

PRAJA SORA

“Praja Sora” è il nome del piccolo appartamento in cui ho soggiornato ad un prezzo veramente onesto. L’ho trovato su Airbnb (a questo link otterrete 35 euro di sconto) e la signora Daniela, che lo gestisce, è di una cortesia squisita. L’ho scelto per la posizione perfetta: praticamente di fronte al museo e a 2 minuti a piedi dalla salita al Sacro Monte e dalla funivia ed infine quasi attaccato a Santa Maria Assunta.

In sintesi è vicinissimo alle 3 attrazioni fondamentali di Varallo. Inoltre è una casa antica, pulita e fresca, con un bellissimo cortile interno gremito di fiori ed orchidee che qui crescono come in Indonesia. Basta poi scendere una piccola via e sei nel pieno centro storico del paese.

LA LUM E IL CASSU’

“Chi sono costoro?” come disse Don Abbondio. E’ il nome di un piccolo ristorante che io ho scelto perché proponeva pochi piatti della tradizione, dal momento che non  mi fido dei menù troppo ricchi.

Prende il nome da due strumenti tipici del Carnevale di Varallo che ha un’antichissima tradizione. Il cassù è il grande mestolo da cui tutti attingono per bere un intruglio alcoolico da un enorme pentolone, posto nella piazza principale del paese il Martedì Grasso.

Non devo essere di certo io ad elogiare la cucina piemontese, ma questo ristorantino in riva al Sesia, con i suoi 7 tavoli, le fa onore. Per me è stata da applauso la millefoglie alla crema di nocciola… ma si sa, i Piemontesi sono i re dei dolci, se poi parliamo di nocciole, non ce n’è più per nessuno.

LAGO D’ORTA

A una quarantina di minuti d’auto vale la pena fare un gita sulle sponde del Lago d’Orta al cui interno si trova l’isola di San Giulio con l’antichissimo monastero. Io, avendola già visitata, ho preferito passeggiare lungo un sentiero che lo costeggia tutto, immerso nel verde, tra le case in pietra,  i recinti dei cavalli, le ortensie e le ville liberty.

Vicino al paesino di Orta ci sono anche piccole spiagge dove si può prendere il sole e fare il bagno, dotate di tutte le comodità: dai lettini, al bar, agli ombrelloni.

PER CONCLUDERE

Un po’ di tempo fa leggevo che è stato proposto nelle sale cinematografiche un docu-film di Francesco Fei intitolato “DENTRO CARAVAGGIO” in cui una delle scene più suggestive è stata girata in notturno nella cappella della Crocifissione, proprio sul Sacro Monte. Chissà se al pittore lombardo sarebbero piaciute queste figure così popolari e realistiche. Io penso di sì.

Ma io non son nessuno per entrare nella testa di un genio.

E penso che anche altri dovrebbero limitarsi a capire quel che c’è da capire solo dalle opere. Per rispetto e per compassione.

Gaudenzio, Caravaggio, Tanzio io mi limito ad ammirarli e a fare loro un doveroso inchino.

A proposito dell'autore

Francesca Manfredi

Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.