Prima donna a scalare tutti gli 8000

 

Quando ho letto l’oggetto dell’email dalla National Geographic “First Woman to Summit All 14 Major Peaks Without Supplementary Oxygen” (Prima donna ad aver raggiunto tutte le 14 vette più alte senza supporto il supporto dell’ossigeno ndr) me ne sono immediatamente interessata.

Mi sono innamorata delle montagne, e della sfida di scalarle, cinque anni fa. Il mio fidanzato, Marco, mi ha introdotto all’arrampicata con le Prealpi Orobie, vicino alla sua città natale – Bergamo. Siamo stati anche fedeli adepti di alcuni alpinisti professionisti italiani come Simone Moro e Reinhold Messner.

Il K2 è considerata la montagna tecnicamente più difficile e pericolosa da scalare, moltissimi alpinisti sono morti provandoci. La forza mentale ed il coraggio devono essere immensi, come lo sono stati per Gerlinde Keltenbrunner al suo quarto tentativo. Che fantastica esperienza per Gerlinde essere stata in grado di scalare le 14 maggiori vette! Il K2 è stata l’ultima e la più difficile.

Date un’occhiata alle foto qui sotto, danno un’idea della spedizione:

L’alpinista austriaca Gerlinde Kaltenbrunner saluta al raggiungimento del vertice del K2, la seconda montagna più alta del mondo. Raggiungendo la cima è diventata la prima donna sulle 14 cime più alte senza il supporto dell’ossigeno di riserva.

Raggiungendo la cima del K2 al suo quarto tentativo, Gerlinde Kaltenbrunner, una scalatrice austriaca quarantenne residente in Germania, è diventata la prima donna a raggiungere tutte le 14 cime oltre gli 8.000 metri senza il supporto dell’ossigeno. La Kaltenbrunner ha raggiunto la vetta del K2, la seconda montagna più alta del mondo, alle 18.18 (ora locale) del 23 Agosto, un martedì.

Kaltenbrunner, supportata dalle concessioni della società National Geographic, è una di quattro scalatori a raggiungere la sommità del K2; gli altri membri della squadra sono: Maxut Zhumayev, Vassiliy Pivtsov dal Kazakhistan e Darius Zaluski dalla Polonia. Il marito tedesco della Kaltenbrunner, Ralf Dujmovits, ed il fotografo argentino Tomas Heinrich, sono tornati al campo il 19 agosto, pensando che il rischio valanghe fosse troppo elevato. Heinrich sta documentando la spedizione per un articolo per il National Geographic.

La luce illumina la parete nord del K2, la montagna sul confine con Cina e Pakistan. Photograph © National Geographic/Ralf Dujmovits

Anche per Zhumayev e Pivtsov, il raggiungimento della cima del K2 ha permesso di realizzare i propri sogni, salendo le 14 montagne  oltre gli 8.000 metri senza l’uso di ossigeno.

“Non posso credere quanto siamo stati fortunati a raggiungere insieme la vetta con un tempo così perfetto, nonostante le difficolta’ incontrate durante l’ascesa” ha detto la Kaltenbrunner. “Vorrei ringraziare tutti per il ‘supporto mentale” ricevuto, che ho potuto chiaramente sentire e che mi ha aiutata a raggiungere la cima.”

Nei giorni precedenti alla conquista della vetta, la squadra ha letteralmente guadato la neve – alta fino alla cintola – ed ha lottato con venti fortissimi; le condizioni pessime hanno, per molti giorni, fatto sembrare la vetta irraggiungibile.

K2 Expedition: Maxut Zhumayev del Kazakhstan (sinistra), Gerlinde Kaltenbrunner, di origine austriaca, e Vassiliy Pivtsov del Kazakhstan hanno appena raggiunto la vetta del K2. Ognuno di essi ha scalato tutti le 14 montagne piu’ alte del pianeta senza l’utilizzo di ossigeno. Photograph © Darek Zaluski/National Geographic

KALTENBRUNNER

Secondo il detentore del record alpino,  Eberhard Jurgalski, prima che Kaltenbrunner, Zhumayev e Pivtsov avessero completato la loro impresa, solo altre 24 persone erano riuscite nell’impresa; una di quelle era Dujmovits, che ha scalato il K2 nel 1994 e ha completato tutto il set di vette due anni fa. Solo dieci di queste 24 persone hanno completato la spedizione senza l’utilizzo d’ossigeno.

La squadra della Kaltenbrunner ha cominciato la salita verso il campo base a nord del K2 da Xinjiang, in China, il 17 Giugno. Un gruppo di cammelli ha portato tutto il team, gli equipaggiamenti e le provvigioni al campo base cinese – altezza di circa 3.900 metri – passando attraverso la valle del Shaksgam. L’equipe è poi ascesa fino al picco dal Pilastro Nord (North Pillar): una strada dritta verso la cima, scalata per la prima volta da una squadra giapponese.

Gerlinde Kaltenbrunner in salita verso il “rock shoulder” del K2 Photograph © National Geographic/Ralf Dujmovits

Il K2, ubicato tra la Cina ed il Pakistan, è alto 8.611 metri (28.251 piedi) e fa parte del Karakoram Range. Ha la reputazione di essere la più difficile montagna sopra gli 8.000 metri, per la sua ripidezza e le condizioni metereologiche imprevedibili. Da quando la vetta del K2 è stata raggiunta da una squadra italiana, nel 1954, circa 300 scalatori hanno compiuto quest’impresa; moltissimi sono morti nel tentativo.

La scalata della Kaltenbrunner, lo scorso anno, si è conclusa con la morte di un membro del team: Fredrick Ericsson. Dujmovits, di ritorno al campo base il 19 Agosto, ha segnalato che cinque enormi massi hanno investito il campo distruggendo la maggior parte delle tende.

Gerlinde Kaltenbrunner, originaria di Spital am Pyhrn, nel nord dell’Austria, ha cominciato a scalare le montagne che circondano la sua città natale fin da bambina. Mentre seguiva i suoi studi da infermiera, passava i momenti liberi sciando e scalando. All’età di 23 anni ha realizzato il suo sogno più grande, quello di scalare un 8.000 metri: il Broad Peak, la seconda vetta più alta del Pakistan, alto 8.027 metri.

Gerlinde Kaltenbrunner col marito Ralf Dujmovitsverso il campo 2 del K2 © National Geographic/Maxut Zhumayev

Gerlinde ha messo da parte i soldi guadagnati come infermiera per finanziare le spedizioni nell’Himalaya e Karakoram diventando un’alpinista a tempo pieno nel 2003.

Dopo aver letto dell’impresa di Gerlinde Kaltenbrunner abbiamo aggiunto il suo nome nella lista degli aplinisti da seguire e vi consigliamo di fare altrettanto. Le spedizioni di questa donna sono descritte nel sito del National Geographic.

 

Intorno al mondo con il diabete: 500 giorni e la scoperta del Centro America

catamarano Claudio Pelizzen

Eccomi di nuovo qui a raccontarvi la meravigliosa avventura di viaggio intorno al mondo, senza aerei, che Claudio Pelizzeni, con tanta tenacia e passione, sta portando avanti. Lo abbiamo seguito nel suo giro dell’Asia, nel suo ritorno alla tanto amata Australia, abbiamo attraversato con lui l’oceano Pacifico su una nave mercantile e lo abbiamo lasciato, … Continua

In bici per un anno: dall’Italia al Tibet

L’avventura di Bernardo e Marcella che, in sella alle loro biciclette, hanno percorso 14 mila chilometri, dall’Italia all’altopiano tibetano, passando attraverso l’Asia Centrale. Un viaggio della durata di un anno, tra gioie e dolori, fatiche ed appagamento.

Marcella Stermieri e Bernardo Moranduzzo hanno entrambi trent’anni, lui è di Firenze, lei di Modena, lui è archeologo e lei mediatrice sociale. Entrambi amanti dell’avventura, del viaggio indipendente ed accompagnati da un forte desiderio di esplorare il mondo, decidono di partire in bicicletta da Modena alla volta del Tibet. Talmente tante sono state le loro esperienze, emozioni, desideri, avventure, appunti di viaggio, che una volta rientrati in Italia decidono di scrivere un libro: “Dalla nebbia alle nuvole – in bici verso il Tibet”.

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Il tutto ha inizio nell’ottobre del 2009 quando Marcella e Bernardo, dopo mesi di sacrifici per racimolare i fondi necessari per la “spedizione”, lasciano i rispettivi posti di lavoro e montano in sella alle loro biciclette. Da quel giorno hanno percorso 13.923 chilometri, visitando 10 paesi, per un viaggio lungo 12 mesi.

1) Oltre al desiderio d’avventura, ci sono state altre ragioni che vi hanno spinto a partire?

Siamo due persone molto inquiete e, nonostante i tentativi di razionalizzare, le nostre decisioni, la nostra curiosità prende sempre il sopravvento e ci guida in scelte che per molti possono sembrare avventate. Ad entrambi piace viaggiare e farlo nella maniera più semplice possibile, in bici.

2) Perche’ proprio l’Asia centrale?

All’inizio avevamo deciso per sei mesi dal Messico all’Argentina ma non eravamo realmente convinti della scelta. C’era qualcosa che non ci tornava. Negli anni precedenti avevamo pedalato nei Balcani fino a Istanbul che rappresenta la porta dell’oriente. Abbiamo sentito che dovevamo proseguire il cammino iniziato e che volevamo partire da casa. L’idea di prendere un aereo non faceva parte della nostra idea di viaggio: volevamo fare come gli antichi viaggiatori! Al ritorno l’aereo l’abbiamo preso: 11 mesi per arrivare in bici nel cuore dell’altopiano tibetano e 11 ore per tornare a casa in aereo. È stato uno shock.

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3) E’ stato difficile lasciare il posto di lavoro e come hanno preso le vostre dimissioni i vostri colleghi / superiori?

Marcella ha preso l’aspettativa di un anno. Lavora nella cooperativa da lei fondata con altre due socie e al momento della nascita dell’impresa ognuna di loro ha espresso un desiderio che avrebbe condizionato anche l’attività lavorativa: il suo era di andare via per un anno. Dopo due anni dalla fondazione è partita.

A Bernardo è scaduto il contratto di lavoro e a causa della crisi economica non è stato rinnovato. Il progetto del viaggio era però già in cantiere.

4) Come hanno reagito parenti ed amici alla notizia di questo viaggio?

I nostri genitori, quando gli abbiamo raccontato del nostro progetto erano tra l’incuriosito e il preoccupato. In breve però sono diventati i nostri più accaniti sostenitori. Gli amici ci dicevano che eravamo pazzi e forse non avevano tutti i torti, vista l’avventura che abbiamo vissuto.

5) Avete pianificato l’intero percorso prima della partenza o l’avete cambiato di volta in volta strada facendo?

Abbiamo deciso il punto di partenza e quello di arrivo oltre ad alcuni paesi che avremmo visitato volentieri. Durante il cammino abbiamo cambiato strada, sia per contingenze politico sociali che climatiche: abbiamo incontrato guerre civili e deserti troppo bollenti.

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6) Eravate gia’ abituati ad avventure in bicicletta prima di questa esperienza in Asia?

Abbiamo fatto due esperienze in bici ciascuna di un mese: la prima da Trieste al Montenegro, la seconda dall’Albania a Istanbul. In entrambi casi siamo partiti con molta voglia di incontrare persone, di pedalare e una scarsissima attrezzatura. Molte persone ci hanno ospitato lungo il cammino, soprattutto in Bosnia. Anche nel nostro viaggio di un anno abbiamo ricevuto tantissimo dalle persone e questa è una cosa indimenticabile.

7) Avete mai avuto ripensamenti nei mesi prima della partenza? Se si quali e come li avete superati?

All’inizio a parte l’entusiasmo per un anno di libertà totale, entrambi eravamo preoccupati: Bernardo per l’attrezzatura che avevamo comprato nuova e non tanto sperimentato (si è dimostrata ottima!) e io man mano che pedalavo mi rendevo conto che la Cina era veramente lontana. Abbiamo superato ogni problema con pazienza, ironia e supportandoci a vicenda. La gioia di essere liberi era più forte di qualsiasi ripensamento.

8) Ci raccontate uno o piu’ episodi tra i piu’ difficili che avete passato?

Non abbiamo avuto quasi nessun problema con le persone ma molti con gli agenti atmosferici. Marcella ha avuto difficoltà a pedalare con la neve, per giorni sotto zero e Berna a gestire le tempeste di sabbia nei deserti. Per fortuna uno dei due è sempre rimasto lucido.

In Turchia e sull’altopiano tibetano abbiamo avuto problemi con i cani randagi o cani pastori che ci attaccavano ripetutamente e con molta aggressività. In quei casi ci siamo difesi con urla, sassi e bastoni. Per fortuna hanno sempre funzionato.

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9) E momenti in cui vi siete sentiti felici ed appagati con voi stessi ed il mondo?

Abbiamo avuto momenti bellissimi, indimenticabili dove ci siamo sentiti bene con noi stessi, una cosa sola come coppia e in piena armonia con la natura e le persone che ci circondavano. Una sensazione di totale libertà e empatia.

Raggiungere luoghi remoti, mitici da noi solo sognati è stato motivo di grande gioia.

Soprattutto quando siamo entrati in Cina, sembrava così lontana in Italia. Anche quando abbiamo raggiunto Bukhara e Samarcanda, città storiche sulla via della seta. Infine toccare con mano i templi tibetani e sedersi a terra cullati dal fruscio delle bandierine di preghiera è stato molto emozionante. In generale entrare in contatto con popolazioni sconosciute è stato molto affascinate.

10) Vi siete mai sentiti in pericolo o avuto paura?

Come dicevamo prima, le tempeste di sabbia, soprattutto notturne, ci hanno seriamente provato e anche i cani. Abbiamo avuto pochissimi problemi con le persone in un anno di viaggio.

11) Avete avuto incidenti sulla strada? Vi siete mai fatti male?

Bernardo è caduto di bici a causa del vento. Pioveva orizzontalmente sulla discesa di un passo a più di 2600 metri d’altezza in Turchia. Una folata particolarmente forte lo ha sbattuto per terra. Lui non si è fatto nulla, se non essersi preso un gran brutto spavento mentre il cerchione della sua bici si è piegato da rendere il mezzo impedalabile. Faceva molto freddo. La gentilezza di due camionisti turchi ci ha permesso di uscire da quella brutta situazione.

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12) Come e’ stato rientrare in Italia dopo un anno passato “on the road”? E stata dura riabituarsi ai ritmi e alla routine della vita quotidiana?

È stato molto difficile. Alcuni amici viaggiatori ci avevano avvertito che la parte del viaggio più difficile da gestire è il ritorno. Avevamo passato un anno emozionante, carico di incontri e di adrenalina: tornare alla quotidianità, rallentare è stato tremendo. È stato come se l’anno di viaggio fosse stato spazzato via in pochi istanti, come un sogno mattutino.

13) Vi sentite persone in qualche modo cambiate dopo questa esperienza di vita?

Durante il viaggio ognuno ha fatto i conti con i propri limiti perché un viaggio lungo in bicicletta non ti risparmia nulla: gioia, paura, fatica, disperazione, empatia, serenità… Possiamo dire di conoscerci meglio, di essere più consapevoli.

Incontrare tante persone, spesso molto diverse da te, ti insegna a stare con gli altri e a condividere il momento a prescindere da tutto.

14) Come e’ nata l’idea di scrivere un libro?

Ognuno di noi ha rielaborato l’esperienza del viaggio a proprio modo: Marcella ne ha parlato tanto mentre Bernardo ha deciso di scrivere un libro. Sentiva il bisogno di fermare i mille ricordi e le dense emozioni nero su bianco facendolo però in una maniera diversa. Non ha infatti scritto un diario, bensì un romanzo in terza persona dove Marcella e Bernardo sono raccontati dai personaggi di Tina e Riccardo: una maniera per dare voce anche alla sua compagna.

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Mollare tutto per lo Zambia e la savana

È un piacere intervistare Giacomo Corsini, tour operator e guida in Zambia, Botswana e Malawi per African View Tours and Safaris (Livingstone, Zambia), fotografo naturalista e amante del bush africano. Giacomo, quattro anni fa hai lasciato Milano per iniziare una nuova vita in Zambia. Ci spieghi le ragioni della tua scelta? Circa sei anni fa … Continua

Pedalando in Asia: le biciavventure di Leo e Veronica

Leo e Veronica sono nostri compagni d’avventura da ogni punto di vista. Sono due instancabili viaggiatori, sempre con uno zaino in spalle e la voglia di superare l’orizzonte, e sono due blogger appassionati che non risparmiano alcuna energia per condividere generosamente le loro esperienze e le loro emozioni. Ma sono anche nostri amici, e non … Continua

Il percorso di un’anima e di una poetessa dal Machu Pichu alla Liguria

Le gambe raggiunsero le alte vette sopra Cusco Nelle Ande il sole è una culla di splendore Cella solare che trattiene il notturno Gli altri uomini si fanno minuscole formiche, Intricate erbacce, sfilacciati nembi. Ma non tu Che segui il passo dell’Indios Che mi accompagni fino alla vetta… Questo l’incipit di “Per trovare te”, componimento scritto dalla poetessa italoperuviana Paula … Continua

Da Venezia al Costa Rica: cosi Alex ha mollato tutto!

Questa settimana vi proponiamo l’intervista ad Alex, veneziano d’origine, che da 6 anni vive e lavora a tempo pieno in Costa Rica.

Introduzione:

Mi chiamo Alex Bidorini, ho 40 anni, di cui 34 vissuti a Venezia, mia città natale, e 6 qui in Costa Rica. Sono laureato in architettura, ma negli ultimi anni in Italia lavoravo come macchinista in produzioni cinematografiche e come assistente di produzione in eventi e manifestazioni culturali.

Alex

1) Quando hai deciso di “cambiare vita” lasciando l’Italia?

Il tipico sogno nel cassetto di andare a vivere ai tropici, con un chiosco in spiaggia all’ombra delle palme, mi è venuto probabilmente la prima volta che ci sono stato, nel sudest asiatico, una ventina d’anni fa. Ho avuto la fortuna di viaggiare molto in vita mia e con il tempo mi son reso conto che il sogno non era poi così irrealizzabile e che poteva diventare realtà

2) E’ stata una decisione difficile quella di cambiare vita e lasciare l’Italia?

Sinceramente no, è stata una decisione che ho preso abbastanza in fretta e senza pensarci su più di tanto. Forse proprio questa sorta di incoscienza mi ha aiutato nella decisione

3) Perché hai scelto proprio il Costa Rica come tua nuova casa?

Il Costa Rica è senza dubbio un paese meraviglioso dal punto di vista geografico e per la mentalità e la gente che ci vive, molto ha comunque aiutato la lingua spagnola, che per noi italiani è un po’ più semplice da apprendere e capire, e la sicurezza politico-economica

Playa Grande

4) Come e’ nata l’idea di aprire un Lodge (o B&B)? Avevi qualche esperienza nel settore?

Playa Grande è ancora molto poco sfruttata ed attrae ogni anno più turisti per via delle splendide onde da surf e per essere uno dei centri d’annidamento della tartaruga Baula più importanti del Pacifico Orientale. Vi comprai un pezzo di terra non appena arrivato e pensai di progettarci il “Sol y Luna Lodge”. Senza dubbio il fatto di parlare 4 lingue e di aver vissuto più di 30 anni a strettissimo contatto con i turisti (a Venezia…) mi ha facilitato le cose…

5) Perché proprio la spiaggia “Playa Grande”?

A Playa Grande ci son arrivato la prima volta per via di un insieme di stranissime circistanze. L’impressione era quella di una forza maggiore che dall’alto mi spingeva verso questi lidi. Ho subito pensato fossero i miei genitori che erano mancati svariati anni prima. Ed ho trovato un posto che trasmetteva esattamente quella pace e tranquillità che cercavo. Mi son quindi lasciato guidare dal destino. Oltretutto, essendo praticamente quasi tutta parte di un Parco Nazionale, so che resterà così ancora per molto molto tempo…

Playa Grande

6) Hai mai avuto dei momenti in cui ti sei chiesto “ma che ci faccio qui”?

Hai voglia! Soprattutto all’inizio c’erano dei momenti, magari durante la bassa stagione, nel periodo delle piogge, quando ancora si hanno pochi conoscienti, che mi domandavo più che altro “ma ho fatto la sceclta giusta? Ho fatto bene?”. Ben presto ho però trovato il sitema per farmi passare qualsiasi dubbio e rispondermi “altrochè bene che ho fatto a venire qua!!”: basta accendere Rai International e guardarsi una mezz’oretta di un telegiornale nostrano…

7) Ti manca qualche cosa in particolare dell’Italia?

Fondamentalmente mia sorella e gli amici, anche se grazie ad internet, al giornod’oggi, le distanze si son notevolmente ridotte.

Di fatto ci tornerei più spesso se fosse più vicina, ma solo per brevi periodi. Dopo un po’ non vedo l’ora di tornare qui

Guest House

8) Che suggerimento ti senti di dare alle persone che vorrebbero cambiare vita ma non hanno il coraggio di farlo?

Il passo sembra molto più lungo di quello che poi effettivamente è: l’importante è mantenersi occupati fin da subito ed in men che non si dica ci si trova completamente integrati ed a proprio agio

9) Per quelli che sognano di trasferirsi proprio in Costa Rica, che consigli daresti? Cosa devono sapere su questo paese prima di fare il grande passo?

I consigli che posso dare sono fondamentalemente due e credo valgano comunque per qualsiasi posto al mondo dove ci si voglia trasferire: passarci prima un periodo, anche corto, per vedere se è effettivamente ciò che stiamo cercando ed apprenderne la lingua

Hut

5 domande con risposta secca:

1) Il tuo posto preferito (Costa Rica)

Ovviamente Playa Grande…

2) L’angolo del Costa Rica ancora sconosciuto al turismo di massa

La Penisola di Oca

3) Il più turistico

Jacó e Tamarindo

4) Periodo migliore per visitare il CR

Da novembre a maggio

5) ed il peggiore

Settembre ed ottobre

Sfortunatamente non abbiamo incontrato Alex durante il nostro viaggio in Centro America all’inizio del 2011, ma sono sicuro che si presentera’ una nuova occasione in futuro: sarebbe stato un piacere fargli qualche domanda di fronte ad una birra ghiacciata sulla bellissima spiaggia di “Playa Grande”…

La pagina di Alex

Spiagge di fiume, il trend dell’estate 2013: intervista all’autore di Mystic Rivers Fillppo Tuccimei

Filippo Tuccimei è l’autore di “Mystic Rivers, le spiagge dolci del nord ovest“, una guida che insegna a scoprire i fiumi del nord ovest italiano: spiagge di sassi, dove regnano pace e relax. Il posto giusto per un picnic con la famiglia, il rifugio per leggere e stendersi al sole mentre il silenzio invade l’anima. … Continua