On the Road tra Emirati ed Oman – Terza tappa: dal selvaggio Musandam alla frenetica Dubai

Di buon mattino ci dirigiamo con la nostra auto verso l’unico fiordo accessibile via terra, il Khor an Naid. Prendiamo la strada che conduce all’aeroporto e la percorriamo per circa 15 chilometri; ad un certo punto giriamo su una sterrata molto ben segnalata e ci inerpichiamo su per la montagna. La strada sale attraverso il … Continua

Australia in camper: intervista ad una famiglia in viaggio

Intervista a Claudio e Myriam, due giornalisti che hanno ottenuto 6 mesi di aspettativa per realizzare il proprio sogno: attraversare l’Australia in camper con il figlio di 5 anni.

Introduzione 

Siamo Claudio Cuccurullo e Myriam Defilippi, entrambi giornalisti 45enni, l’uno partenopeo, l’altra eporediese. Last, but not least, nostro figlio Lieto, pavese di nascita e cosmopolita di spirito: adora e pratica il calcio che è lo sport più internazionale, è affascinato dalle lingue straniere (lo spagnolo in particolare),  vorrebbe boicottare i nostri viaggi perché – giustamente – ama stare a casa con il suo nintendo, gli altri giochi e gli amici. Poi, però, quando siamo in viaggio ci accompagna e ci sprona con il suo entusiasmo, le sue critiche, il suo desiderio di scoprire.

Quando avete deciso di “cambiare aria” e perché?

Viaggiare è sempre piaciuto a tutti e due fin da ragazzi, in compagnia ma anche da soli (in questo senso l’interrail è stato un ottimo viatico per le avventure future). Arrivati agli anta un desiderio, che prima forse si animava solo in qualche limbo emotivo, ha cominciato ad avere forma più definita e riconoscibile: dopo anni chiusi in redazione o comunque agganciati al solito tran tran, volevamo staccare. Per ritemprarci sia individualmente sia come famiglia.

Abbiamo avuto la fortuna di poter chiedere un periodo sabbatico di sei mesi. E’ un privilegio, lo riconosciamo, ma pochissimi dei nostri colleghi lo usano per un’esperienza di questo tipo. Soprattutto ha significato per entrambi non incamerare un euro per un semestre. Abbiamo dovuto mettere qualcosa da parte per fronteggiare la traversata dell’Australia, oltre che le spese che la casa pavese avrebbe continuato a presentarci nonostante fossimo dall’altra parte del mondo.

Perché avete scelto proprio l’Australia come meta per la vostra avventura?

Tre motivi: era stata la meta del nostro viaggio di nozze e ci aveva entusiasmati. A tutti piaceva (su altri Paesi non c’era una simile concordanza). Cercavamo un luogo che ci permettesse di vivere vere avventure senza farci abbandonare del tutto l’Occidente (ci preoccupavano, in particolare, eventuali problemi di salute del bambino che all’epoca del viaggio aveva 5 anni; non volevamo fare vaccinazioni…). E l’Australia affascina proprio perché contiene più mondi: è la terra più antica, ma ha le città più giovani, sa essere ipermoderna ma ti permette anche di entrare nel Tempo del Sogno aborigeno…

Da dove e’ partita l’idea di viaggiare in camper? (Il camper l’avete comprato in Australia?)

La prima volta, in viaggio di nozze appunto, siamo stati in Australia un mese spostandoci in aereo da un luogo all’altro: laggiù infatti le distanze sono gigantesche, la dimensione spaziale è sempre dilatata e con essa si dilata pure lo sguardo di chi quella terra percorre. Ci siamo però resi conto che il modo migliore di visitare quel Paese è il camper: gli stessi australiani lo prediligono e hanno ottimi campeggi, dove il rapporto qualità- prezzo è premiante.

Claudio da ragazzo aveva avuto esperienze di campeggio ma non di camper: Myriam era digiuna dell’uno e dell’altro e oggi li consiglia a tutti coloro che abbiano un po’ di tempo da spendere nella terra di Oz. Abbiamo scelto il camper per varie ragioni: poter strutturare il viaggio giorno per giorno accogliendo così desideri e necessità che via via si fossero presentati.  Andare per sei mesi in hotel sarebbe stato economicamente fuori target, soprattutto, in molte delle zone in cui siamo stati non esistono hotel però… ci sono le stelle: le esperienze più emozionati sono stati i campeggi liberi così da poter vivere la notte nel cuore dei deserti (in Australia si trovano opuscoli anche per organizzarsi di tanto in tanto il campeggio libero e quasi dovunque trovi una toilette  – letteralmente in mezzo al nulla; nei paesini anche la doccia. Un popolo di viaggiatori si mette e ti mette a disposizione gli “strumenti” di viaggio).

In un primo tempo avevamo pensato di comprare il camper con la formula del buy-back, poi abbiamo optato per l’affitto così abbiamo potuto beneficiare dell’assistenza gratuita un paio i volte, per esempio, per il cambio delle gomme che, macinando 23mila chilometri, si sono decisamente usurate. Il camper ci ha permesso anche di dare una casa a Lieto, qualcosa di stabile in quei mesi di continuo movimento.

Avete avuto grosse difficoltà viaggiando con un bambino di solo 5 anni?

Qualcuna sì: la notte in cui ha avuto una brutta otite è stata difficile, poi gli abbiamo ripulito le narici con l’acqua dell’oceano (effetto simile all’acqua marina che si compra in farmacia), il catarro si è sciolto e siamo ripartiti. C’erano giorni in cui facevamo 600-700 chilometri immersi nel caldo afoso dell’ouback tropicale e per Lieto è stato un notevole sforzo fisico ma anche emotivo. In più, visto che cambiavamo di continuo campeggio non aveva amici stabili (ne ha trovati due con cui ci siamo visti un paio di volte negli stessi campeggi e poi, per il saluto finale, a Sydney). Mentre  noi guidavamo lui giocava a contare quante auto incrociavamo (magari una all’ora!) e in quali animali rischiavamo di andare a sbattere: canguri, ma anche mucche, iguane  e una volta persino un’echidna!

Quali sono state le mete del vostro viaggio?

Siamo partiti da Sydney, risaliti a nord fino a Brisbane, la Gold Coast, poi ci siamo tuffati nell’outback attraverso la terra rossa, i termitai, raggiungendo Mount Isa (ancora nel Queensland) poi Katherine e Devil’s marbles (gigantesche pietre sacre agli aborigeni) e il villaggio aborigeno di Manyanalluk tanto per citare alcune tappe del Northern Territory. Abbiamo dedicato parecchi giorni a quell’enorme meraviglia che è il Western Australia: Kununurra, Broome, Monkey Mia, Perth (le coste strepitose, ma anche l’interno in città minerarie come Tom Price e parchi come il Karijini), poi nel South Asutralia e nel Victoria fino a Melbourne, da lì in Tasmania che abbaino girato in tondo. Dopodiché ancora sul continente fino a Canberra e back to Sydney. Qui citiamo soprattutto le città perché sono le coordinate geografiche più note, ma abbiamo passato la maggior parte del tempo in paesi con pochi abitanti o terre dove l’uomo è solo presenza transitante. Non abbiamo toccato tappe classiche, come Uluru e Darwin, perché eravamo già stati la prima volta e non avevamo tempo sufficiente per rivedere tutto.

Quale e’ stato il momento più’ difficile in viaggio? E il momento più bello?

In 6 mesi e 23mila chilometri si accumulano tante esperienze. Un momento non semplice lo abbiamo vissuto nel deserto del Western Australia: il camper aveva i pneumatici lisi ed emetteva un rumore inquietante; fuori c’erano 45 gradi e un’umidità incalcolabile, Myriam era isterica, poi dopo un paio di giorni abbiamo trovato un centro assistenza che si prendesse cura del camper e la temperatura è scesa un po’. Allora abbiamo cominciato a riconciliarci con il mondo.

Il momento più bello? Per Lieto l’incontro con un dingo sulla Fraser Island (ma forse anche con gli ornitorinchi a Eungella, o i canguri che “bussavano” alla porta del camper in alcuni campeggi non recintati e il delfini che arrivavano alle 7 del mattino sulla spiaggia di Monkey Mia). Per noi genitori la traversata del Nullarbor: un rettilineo di 1200 chilometri che attraversano il nulla più pieno di emozioni (ci sono solo 3 o 4 roadhouse lungo il percorso dove mangiare qualcosa e, soprattutto, fare benzina). Laggiù abbandoni tutto, incontri la magia, ritrovi te stesso.

Avete mai pensato “Quasi quasi ci trasferiamo a tempo pieno in Australia”?

No, lo abbino vissuto come momento di passaggio anche se manteniamo contatti con l’Australia e qualche australiano.

Che benefici ha dato questa vostra esperienza di vita? Non so, ha per esempio  aperto gli occhi su certi aspetti della vita ai quali non avete mai pensato prima?

Sicuramente ti dilata gli occhi interiori: percepisci modi nuovi di vivere lo spazio e il tempo, ti ricarichi lo spirito, scopri con quanto poco si possa vivere intensamente. Quel viaggio è stato una sfida che ci ha resi tutti più forti, più aperti e tolleranti. Poi, una volta che tocchi la terrra rossa del bush, te la porti per sempre dentro: è una riserva d’energia emotiva straordinaria.

Rifareste un viaggio / esperienza di questo tipo? Se si, dove vorreste andare?

Senza dubbio. Ci stiamo pensando ma i tempi (e le finanze) non sono maturi.

A chi consigliereste questo viaggio / esperienza di vita e perché?

A tutti, basta volerlo. Poi, intendiamoci, non è detto che sia sempre possibile avere sei mesi liberi e che interessi l’Australia. Molti sognano un’altra vita poi non fanno nulla di concreto per cambiare. Anche uno stacco, netto e rigenerante, è utile e sprigiona tanti stimoli e novità. Oggettivamente la terra di Oz è strepitosa, ma siamo convinti che ognuno, quando si mette in moto, trova la “sua Australia” laddove essa lo aspetta.

Un salto a…Capo Verde!

Ieri Marika ha volato su Boa Vista nell’arcipelago di Capo Verde. E’ un posto molto ventilato, mi racconta, da consigliare soprattutto agli amanti del kite e del windsurf. La popolazione di Capo Verde è proveniente da diversissime etnie, sia africane che europee, che si sono nei secoli completamente mescolate, creando un’etnia unica e del tutto … Continua

Presentazione “Giro del Mondo in bicicletta per i diversabili”

Qualche mese fa abbiamo avuto il piacere di presentare la prima fase del progetto sportivo-umanitario “Giro del Mondo in bicicletta per i diversabili”, conclusasi a ottobre 2011 dopo due anni di viaggio e 23.000 chilometri percorsi.

Matteo Tricarico, protagonista di questa avventura, ha pedalato in solitaria dal Vietnam all’Italia con la finalità umanitaria di sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’infanzia disabile nei paesi attraversati.

La Travel for Aid onlus presenterà alle ore 19.00 di martedì 31 gennaio presso la sede dell’associazione Occhi Felici in via S. Francesco a Manfredonia la seconda fase del progetto sportivo-umanitario “Giro del Mondo in bicicletta per i diversabili”.

L’itinerario di viaggio riprenderà dalla capitale tailandese Bangkok, raggiunta in volo il primo febbraio, e si snoderà attraverso Cina, Russia, America del nord, Caraibi e America meridionale, per proseguire in Spagna e Italia con Manfredonia quale meta finale nell’estate del 2014.

Nelle prime cinque settimane di viaggio per 1.500 chilometri, Matteo sarà affiancato da Marta Santoro, dottoressa in chiropratica di Manfredonia, che svolgerà servizio di volontariato in alcuni centri in Cambogia e Vietnam. Marta parteciperà anche a seminari organizzati in loco dove istruirà lo staff locale sulle ultime tecniche manipolative utili alla prevenzione di disturbi della postura principalmente nei bambini ed adolescenti.

La Regione Puglia, il Comune di Manfredonia, il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), la FCI (Federazione Ciclistica Italiana), l’AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue) e la UISP (Unione Sport per tutti) hanno rinnovato il loro patrocinio morale al progetto. Si sono aggiunte altre due prestigiose associazioni ciclistiche: la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e la ECF (European Ciclists’ Federation). Anche le quindici associazioni caritatevoli che hanno aderito al progetto continueranno ad essere partner attivi aprendo i loro centri alle visite di Matteo e utilizzando i loro canali mediatici per far conoscere il progetto.

Il progetto ha ricevuto alcune sponsorizzazioni in natura ed in particolare una nuova bicicletta per Matteo fatta su misura dalla ditta Longo Bikes (www.longobikes.it) di Ostuni (Brindisi). La consegna ufficiale si è svolta sabato 28 gennaio nel chiostro del Palazzo di città alla presenza del Presidente del Cicloclub Ostuni, partner del progetto, e delle autorità cittadine.

L’impresa potrà essere seguita attraverso i video, le fotografie ed il diario di bordo, da quest’anno letto in podcast per i non vedenti, oltre che sul sito dell’associazione (www.travelforaid.com) anche sul giornale quindicinale Manfredonia News (www.manfredonianews.it).

Alcune domande a Matteo Tricarico. 

Da dove nasce questo progetto?

“Quest’avventura, nata per un mio sogno di unire la passione per la bicicletta con l’attività di volontariato a favore dei diversabili che svolgo da vari anni, man mano  si è trasformata in qualcosa di collettivo che ha attratto intorno a sé centinaia di persone in vari paesi. Sia l’aspetto sportivo che, soprattutto, quello umanitario  stanno andati ben altre quelle che erano le mie più rosee aspettative alla partenza e sono ancora incredulo per il numero di associazioni umanitarie che hanno aderito a questo progetto. A questo bisogna aggiungere che, fortunatamente sino ad ora, non ho avuto nessun incidente di percorso.”

Quali sono le maggiori differenze tra la prima e la seconda fase del viaggio?

“Durante la prima parte, attraverso l’Asia, sono stato principalmente in paesi in via di sviluppo dove la povertà la fa da padrona e rende le condizioni di vita per tutti molto difficili. Qui, mancando le risorse finanziarie per i diversabili, c’è molto affiatamento e ci si aiuta l’un con l’altro. Nella seconda fase sarò per buona parte del viaggio in paesi del primo mondo, con infrastrutture all’avanguardia dove il problema non è finanziario ma è l’indifferenza per i disabili. Anche geograficamente le due fasi si differenziano: in quella terminata sono rimasto nella fascia tropicale dove non c’è grande variazione di temperatura nel corso dell’anno e questo mi ha dato molta libertà di cambiare itinerario; al contrario, in quella che sto per intraprendere, sono legato al cambio delle stagioni per cui devo andare in Alaska e in Argentina meridionale per forza nei mesi caldi.”

Cosa aggiunge la dott.ssa Santoro al progetto? 

“L’incontro con Marta è stato casuale e mi sento fortunato ad aver trovato una compagna di viaggio così determinata e coraggiosa. Ma, a prescindere dal fatto che mi fa piacere la sua presenza, le sue qualifiche professionali di chiropratica sicuramente saranno apprezzate nei centri che visiteremo e sono certo che potrà trasmetterle agli operatori sanitari in loco.”

Informazioni sul progetto

Il progetto

  • L’impresa sportiva, organizzata dalla Travel for Aid, sta portando Matteo Tricarico a percorrere in bicicletta in solitaria la distanza di 70.000 chilometri pedalando attraverso l’Asia, l’Europa e le due Americhe.
  • La finalità umanitaria del viaggio consta nel sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’infanzia disabile, andando ad incontrare i bambini in istituti per diversabili nei paesi attraversati.

L’itinerario

  • Il progetto ha avuto inizio da Ho Chi Minh City in Vietnam il 9 ottobre 2009 proseguendo per Cambogia, Laos, Thailandia, Myanmar, India, Bangladesh, Nepal, Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Iran, Armenia, Georgia, Turchia, Grecia e Italia raggiunta il 9 ottobre 2011.
  • La seconda fase dell’impresa comincerà il primo febbraio 2012, partendo da Bangkok, raggiunta in volo, e proseguendo verso est nord-est in Cambogia, Vietnam, Cina, Taiwan, Russia, Alaska (USA), Canada, Stati Uniti, Messico, Cuba, Santo Domingo, Colombia, Venezuela, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Spagna, Francia e Italia.
  • L’arrivo in Italia è previsto per l’estate del 2014.

Finalità umanitaria

  • Il progetto si propone di utilizzare l’impresa sportiva per attirare l’attenzione dei media e del pubblico sulle condizioni dei bambini diversabili nei paesi attraversati.
  • All’obbiettivo umanitario partecipano varie organizzazioni umanitarie che gestiscono scuole e istituti di riabilitazione visitate lungo il cammino.
  • Matteo e Marta prestano anche servizio di volontariato impegnandosi direttamente in  scuole, orfanotrofi e campagne di informazione.

Raccolta fondi e sponsorizzazioni

  • La Travel For Aid, in collaborazione con le organizzazioni partner, ha lanciato una raccolta di fondi per portare un aiuto tangibile ai progetti selezionati.
  • Iscrizione all’associazione Travel For Aid per il 2012, con quota associativa simbolica di 10 Euro.
  • Sono previste anche altre forme di sponsorizzazioni in natura da valutare caso per caso.

Organizzatori e nota biografica

  • La Travel For Aid è un’associazione senza fini di lucro; è estranea ad ogni manifestazione di carattere e fine politico e religioso. Essa si propone di favorire e diffondere la cultura nei propri soci e nel pubblico mediante manifestazioni ed eventi sportivi e fatti che comunque trovino attenzione da parte della gente, specialmente tra coloro che per fatti naturali od eventi tragici e traumatici abbiano delle diversità psichiche e fisiche che ne limitano la vita di relazione e/o di espletare una normale attività lavorativa, sia mentale che fisica.
  • Matteo Tricarico è il coordinatore dei programmi con compiti di contatti con i Paesi Esteri, conferito di pieni poteri.  Nato a Manfredonia il 18 giugno 1969, ha compiuto gli studi universitari in Scienze Politiche a Siena con esperienze di studio in Inghilterra e Francia. Ha cominciato la sua vita professionale a Brussellese nel settore pubblico europeo, da dove è proseguita nel Regno Unito prima di trasferirsi nel 2000 sulla costa africana dell’Egitto e precisamente a Hurghada dove è rimasto per quattro anni gestendo un’agenzia di promozione turistica. Ora vive in Indocina tra Laos, Cambogia e Vietnam dove esercita la professione di agente di viaggio e guida turistica. E` celibe e senza figli.
  • Marta Santoro è nata a Manfredonia nel 1980 ed ha conseguito la Laurea in Chiropratica presso la Anglo-European College of Chiropractic a Bournemouth, nel Regno Unito, dove ha praticato per cinque anni in studi associati a Brighton e York. Dal 2008 ha aperto un suo studio di chiropratica in via S. Lorenzo 73 a Manfredonia. Dal 2004 al 2006, ha seguito in Inghilterra corsi di CBP (biomeccanica della postura) specializzandosi nel trattamento di difetti posturali in bambini, adolescenti e adulti. Come ciclista ha partecipato a maratone di beneficenza in bicicletta.

 

Maggiori informazioni e contatti:

 

Associazione TRAVEL FOR AID,
Corso Manfredi, 48 Manfredonia 71043 (FG) Italia
Codice Fiscale: 92041760718
E-mail: [email protected]
Pagina web: www.travelforaid.com
Dott. Matteo Tricarico,Cell +39 3669708515
Skype: matteo.abdhala
E-mail: [email protected] 

Dott.ssa Marta Santoro

Via S. Lorenzo 73
71043 Manfredonia (FG)
Tel: +39 0884 542848/530934
Cell: +39 3490634653
E-mail: [email protected]

 

10 cose da fare a Venezia in 3 giorni

Venezia. Si può non amarla? Nonostante io ci vada spesso, rimane uno di quei posti in cui tornerei sempre e di cui non mi stanco mai. Ecco dunque le dieci cose che a mio parere bisogna fare quando si passano almeno due o tre giorni a Venezia. Comincerò dalle esperienze più classiche ma che comunque … Continua

Momenti imbarazzanti in viaggio o in vacanza

Leggendo una recente intervista pubblicata dal nostro amico Jeff di Career Break Secrets mi sono ritornati alla mente alcuni momenti imbarazzanti che ho “sperimentato” durante i miei viaggi. Decisi allora di ricercare  nei miei vecchi diari di viaggio,  storie “imbarazzanti” raccontatemi da altri viaggiatori: ne trovai moltissime. Da qui l’idea di iniziare una discussione su questo tema in cui tutti voi lettori potete partecipare con le vostre testimonianze.

imbarassing moments

Considerando che sono l’artefice di questa iniziativa, comincerò con il raccontare un episodio tra i più imbarazzanti della mia vita che mi capito’ proprio qualche mese fa.

Durante un tragitto in autobus in Argentina, il mio stomaco era davvero messo male: avevo bisogno del bagno il prima possibile e siccome il bus era dotato di una toilette, decisi di usarla. Fino a qui nulla di strano; il problema e’ che il suo uso era consentito solo per urinare, come messo ben in evidenza sulla porta. Trovandomi in una situazione in cui non ero in grado di controllare il mio intestino, decisi di usare la toilette in ogni modo, convinta che non sarebbe successo nulla di grave.

Niente di più sbagliato: dopo qualche istante l’autobus si fermo’, trascorsero alcuni secondi di silenzio surreale nei quali non capii bene che cosa stava succedendo. All’improvviso si sente l’urlo disumano dell’autista che mi incita ad aprire la porta. Mi sistemo come posso, esco in fretta e furia ritrovandomi di fronte l’autista che mi grida in faccia: “il bagno e’ solo per urinare, altre persone stavano aspettando che tu uscissi e se avessi avuto bisogno di fare altro me lo avresti dovuto dire che avrei fermato il bus”. Cercai di spiegargli che non avevo avuto tempo di avvisarlo e che il mio intestino stava per esplodere. Mi scusai dell’accaduto, ovviamente senza effetto: ritornando al suo sedile stava ancora imprecando ad alta voce al mio indirizzo. Viola in faccia ritornai al mio posto sentendomi lo sguardo di tutti gli altri passeggeri addosso.

Forza, raccontaci  la tua “brutta” esperienza aggiungendola qui sotto e la pubblicheremo in questo articolo… per la gioia dei nostri lettori! Non ti preoccupare, potrai rimanere nell’anonimato se la cosa ti imbarazza tanto..

Questo articolo e’ stato scritto fa Felicity. Traduzione a cura di Marco

In viaggio da 27 anni: gli svizzeri Emil e Liliana

 

Hanno già visitato 170 Paesi e percorso più di 650 mila miglia con un budget di 30$ al giorno

Un’avventura da far impallidire anche i viaggiatori piu’ esperti: Emil e Liliana sono in viaggio dal 1984 e non si sono ancora fermati. Sono partiti dalla Svizzera all’eta’ di 42 anni per un viaggio senza ritorno, almeno fino ad ora. A bordo dell’inseparabile FJ60 Toyota Land Cruiser del 1982, hanno percorso piu’ di 650.000 chilometri, visitando oltre 170 paesi in giro per il mondo.

Questo e’ quello che puo’ venire considerato slow travel, senza fretta, fermandosi spesso e a lungo. Una mentalita’ e uno stile di vita difficile da eguagliare: in pochi trovano il coraggio di affrontare anche solo un viaggio di pochi mesi, figuriamoci abbandonare tutto e partire per un’avventura lunga 27 anni, a bordo di un’auto del 1982 🙂

Hanno stabilito anche un record difficile da battere ed iscritto nel Guinness dei primati, per il viaggio piu’ lungo in auto.

All’eta’ di 69 anni, non hanno intenzione di fermarsi: vogliono infatti toccare ogni singolo stato del pianeta. Al momento ne mancano “solo” 57: la mappa dell’interminabile viaggio dimostra come questa copia svizzera sia tenace nel superare le difficoltà e continuare con il proprio sogno e progetto.

Non mancano, nonostante l’entusiasmo e il raggiungimento di un record storico, le difficoltà che si incontrano in certi paesi nei quali e’ difficile soggiornare ed ottenere permessi di circolazione. Ma tutti questi problemi vengono sempre superati, con astuzia e perseveranza.

A breve uscira’ un’intervista su nonsoloturisti.it a questi storici viaggiatori.

 

Chi è il Girandoliere? Intervista a Gianni, viaggiatore instancabile

Oggi ho il piacere di presentarvi Gianni, alias il Girandoliere, classe ’79, nato da “un incrocio Nord-Sud Italia” . Nel 1992 i genitori, regalandogli una vacanza-studio in Uk, gli fecero le valigie e lo scaricarono in aeroporto. Da allora non ha più smesso di viaggiare! GIANNI, HAI VISITATO GIÀ 3 CONTINENTI, 19 STATI E 131 CITTÀ. QUAL … Continua