Albania: tra le 10 destinazioni da non perdere per il 2011

L’ Albania risulta nelle 10 destinzioni da non perdere secondo la Lonely Planet per il 2011; siamo lieti di pubblicare questo diario di viaggio ambientato proprio in Albania..

L’ Albania può raccontare una lunga storia di continue invasioni, nel paese si sono avvicendati molti occupanti stranieri: dai greci ai romani, dai goti ai bizantini, ai bulgari, ai serbi, ai normanni, ai veneziani, agli svevi, agli angioini e infine ai turchi, è tutta una successione di genti, diversissime per origine etnica e per civiltà.

Giorgio Castriota, detto Skanberg, principe di Kruja, capeggiò una lega di nobili albanesi in una eroica e accanita lotta contro i turchi ma non riuscì a risvegliare un nazionalismo compatto. Dopo la breve dominazione italiana all’ inizio della II Guerra Mondiale, gli albanesi combatterono la loro resistenza che portò il paese, nel dopo guerra, ad abbracciare il marxismo e a cadere sotto l’ assoluto controllo di Mosca.

Nel 1961 si verificò una brusca rottura con Mosca e l’avvicinamento alla Cina di Mao che portò squadre di tecnici cinesi nel Paese. Il dittatore Hoxha chiuse per decenni il paese in assoluto isolamento. Fino al 1990, cinque anni dopo la morte di Hoxha, l’ Albania fu uno stato comunista estremamente isolazionista, con pochi contatti anche con gli altri stati comunisti. Una democrazia multi-partitica sta emergendo, ma la nazione soffre di problemi economici, e per il grande numero di rifugiati albanesi provenienti dal Kosovo. Questa in breve la storia di questo paese dimenticato dall’ Europa che conserva straordinarie tracce del suo passato con ben tre siti riconosciuti dall’ Unesco Patrimonio dell’ Umanità: Butrinti che racchiude e testimonia secoli di storia; Gjirokastra, la “città dei mille gradini” o “la città delle pietre”, Berat, conosciuta come la città delle mille finestre e dichiarata “città Museo”. Partiamo dunque per riscoprire questo paese geograficamente vicinissimo ma realmente molto lontano.

ITINERARIO DI VIAGGIO: DA TIRANA AD APOLLONIA

Partiamo dall’ Italia e in volo arriviamo a Tirana, prendiamo possesso delle nostre auto e ci dirigiamo subito vcerso il mare a Durazzo colonia greca del VII sec. a.C. , in epoca romana divenne il porto più importante dell’ Adriatico orientale, con il nome di Dyrrachium. Partiamo per la laguna di Karavasta che ospita una ricca avifauna. Proseguiamo per Fier poi Ardenices l’ antica Ardinica famosa per il monastero bizantino e a ovest fino ad Apollonia, paradiso degli amanti di archeologia. Situata su una collinetta distante pochi chilometri dal mare, sembra un’ Atene in miniatura. Intorno al Portico grande, che ricorda la facciata del Partenone, sorgono il Buleuterion o Assemblea del Consiglio, i templi di Artemide e di Diana, l’ Acropoli e il ginnasio.

DA VALONA A BERAT

Torniamo al mare a Valona dove in barca potremo effettuare un’ escursione all’ isola di Sazan partendo dal porticciolo di Uje Ftdit. La strada panoramica sale fino al colle di Logarese oltre i 1000 metri E continua il suo zig zag tra mari e monti e giunge a Himare. Un piccolo villaggio dell’ interno, arrampicato su una collina, che ospita ancora le rovine dell’antica fortezza di Chimera da cui prende il nome. La costa è frastagliata, scogliosa, con promontori che nascondono fino all’ultimo momento spettacolari spiagge lunghe chilometri, deserte, inimmaginabile è la limpidezza dell’ acqua e un mare pulito e pescoso.
Sostiamo qualche giorno a Dhermi per un totale relax balneare. Proseguiamo per Butrinto, un’ antica città edificata nella zona più alta della penisola di Xamil. Per il clima collinare in prossimità del mare, di un fiume e di un lago, fu scelta come residenza estiva da nobili e artisti romani. Lasciamo il mare e puntiamo su Gjirokastra (Argirocastro) dominata dalla trecentesca kala (cittadella) è uno dei centri più importanti dell’ Albania, sorge sul fiume Drin. Della dominazione ottomana rimangono la moschea del Bazar e gli haman (bagni turchi). Proseguiamo verso nord per Berat vera città d’arte che colpisce soprattutto da un punto di vista estetico con moschee e chiese bizantine che hanno reso famosa come “città museo all’ aperto”.

DA BERAT A TIRANA
Da Berat raggiungiamo Elbasan e Ohrid con il suo lago che fa da confine con la Macedonia. Visiteremo eventualmente anche il versante macedone in particolare l’ area naturale e storico naturale di Orhid anch’ essa dichiarata Patrimonio dell’ Umanità. Avremo così la possibilità di confrontare due realtà diverse e contrastanti. Non ci resta che raggiungere la capitale Tirana, fondata dai turchi, visiteremo l’ incredibile mausoleo piramidale di Hoxha, perenne offesa alle miserie del paese, la piazza Scanderberg cuore della città, il Museo di Storia Nazionale, poi lasciamo le nostre auto all’ aeroporto e in volo rientriamo in Italia.

Come fare il giro del mondo? Con un biglietto RTW

Molta gente mi chiede come sia possibile organizzare un viaggio indipendente di un anno in giro per il mondo; sono infatti ancora molte le persone all’oscuro dell’esistenza di questo modo di viaggiare, abituati alle standard 2-3 settimane di vacanze estive.

La risposta che do e’ sempre la stessa: serve un RTWT ossia un “round the world ticket”. Conosciutissimo nei paesi del nord Europa e del nord America, e’ ancora praticamente sconosciuto in Italia. E’ semplicissimo da ottenere e permette di risparmiare tempo e denaro; scopriremo come nel corso di questo articolo.

La mia prima esperienza di un viaggio RTW e’ stata nel 2006 quando da Londra, insieme a Felicity, abbiamo iniziato un’avventura di 12 mesi che ci avrebbe portato a visitare l’India, il sud est asiatico, l’Oceania e l’America per poi fare ritorno in Inghilterra. Per me comprare un RTWT e’ stato un gioco da ragazzi, essendo questo un modo di viaggiare molto diffuso nel Regno Unito.

In Italia purtroppo e’ uno strumento praticamente sconosciuto anche a viaggiatori più esperti; da qui l’idea di scrivere questo post.

 Di cosa si tratta?

E’ praticamente un biglietto aereo a tappe: si scelgono le destinazioni / paesi che si vogliono visitare durante il viaggio e le rispettive date, ed il gioco e’ fatto. Un esempio potrebbe essere: Milano, Delhi, Bangkok, Singapore, Sydney, Los Angeles, Milano. E’ un po’ come un biglietto inter rail, ma per spostamenti in aereo anziche’ in treno.

In pratica le varie compagnie aeree del mondo, hanno creato dei “Networks” o “Alleanze” tra di loro per offrire servizi esclusivi e sconti a coloro che si spostano attraverso aerei facenti parte dello stesso gruppo. Tra i servizi offerti c’e’ anche il RTW ticket.

Per esempio: Alitalia fa parte del gruppo Skyteam che comprende tra le altre Airfrance, Delta, KLM, Korean Airlines, Aero Mexico, e altre ancora.

Come funziona?

Come dicevo prima, si scelgono le città in cui atterrare e le date in cui si vuole viaggiare; con queste informazioni ci si reca presso una tradizionale agenzia di viaggio, oppure online, e si fanno dei preventivi.

I prezzi variano molto in base al periodo in cui si viaggia, al numero di scali che si vogliono fare e al numero di miglia percorse; per intenderci, un RTW ticket da Milano con fermate a Mumbai, Singapore, Los Angeles, Milano costerà molto meno che uno Milano, Mumbai, Bangkok, Singapore, Sydney, Auckland, Fiji, Tahiti, Los Angeles, New York, Milano. Meno fermate si fanno, più economico sarà il biglietto. Anche le date sono importanti: se si decide di partire il 23 dicembre anziché il 10 ottobre il prezzo sara’  maggiore, essendo la prima data vicina al Natale.

Il RTW ticket ha una validità di un anno e si possono cambiare le date dei voli a costo zero una volta partiti; invece per cambiare uno scalo verra’ fatta pagare una penale, con prezzi che possono variare da compagnia a compagnia.

Il mio consiglio e’ quello di studiare per bene il percorso ed i paesi che si vogliono visitare con largo anticipo e decidere in quali città fare scalo e in quali date. Dopodiché si contatta una delle agenzie specializzate in questo tipo di viaggi e si compra il biglietto.

Dove lo si può acquistare?

Direttamente online attraverso i networks delle varie compagnie aeree:

SkyTeam, di cui fanno parte Aeroflot, Aeromexico, Air Europa, Air France, Alitalia, China Eastern, China Southern, Czech Airlines, Delta Air Lines, Kenya Airways, KLM, Korean Air, TAROM, Vietnam Airlines

Star Alliance, di cui fanno parte Air Canada, Lufthansa, Scandinavian Airlines, Thai Airways International and United Airlines e altre ancora che trovate sul sito della Star Alliance,

One World, a cui fanno capo American AirlinesBritish AirwaysCathay PacificFinnairIberiaJAL Japan AirlinesLANMalév Hungarian AirlinesMexicanaQantasRoyal Jordanian AirlinesS7 Airlines

Un’altro modo e’ chiamare direttamente una delle agenzie di viaggio elencate qui sotto; sfortunatamente sono tutte straniere, ma non fa alcuna differenza in quanto il biglietto verra’ spedito direttamente a casa vostra. Inoltre sono protette da organi governativi che ne controllano l’operato.

– One world  anche in lingua italiana

STA Travel agenzia di viaggi per giovani con uffici in tutto il mondo.

Flightcentre con diverse agenzie sparse per tutto il Regno Unito

– Round the world ticket sito in cui si puo’ pianificare (e comprare) il RTW ticket

Virgin Atlantic compagnia aerea specializzata anche in RTW

Travel Nation agenzia molto pubblicizzata e consigliata in rete

Round the world flights permette di creare un itinerario direttamente online con relativi costi

KLM come per Virgin Atlantic, organizza anche RTW tickets

Suggerimenti prima dell’acquisto?

1- Decidere l’itinerario utilizzando i siti sopra indicati; in questo modo si possono confrontare anche i costi e le varianti offerte dalle diverse compagnie. I prezzi possono variare molto, per cui vale la pena spendere un po’ di tempo nella ricerca in quanto si può risparmiare anche il 20-30% sul prezzo finale.

2- Come accennato in precedenza, il costo varia in base anche al numero di scali: meno scali si fanno piu’ economico sara’ il prezzo del biglietto.

3- Controllare bene i costi in caso di cambio di itinerario una volta partiti; chiarire da subito cosa e’ compreso (e non) nel prezzo del biglietto

4- Io consiglio sempre di partire da Londra: in primo luogo perche’ il prezzo del RTW ticket e’ piu’ basso rispetto ad una partenza da Milano per esempio, e due perche’ si evita di dover mettere la marca da bollo di €40 sul passaporto, obbligatoria se si parte dall’Italia per un paese non Europeo.

Il costo?

Come dicevo prima i prezzi possono variare molto in base a diversi fattori; si parte comunque da un minimo di €1200, con partenza dall’Inghilterra, pochi scali e viaggiando fuori da periodi festivi.

Regole e condizioni:

  • Limite massimo di 16 tratte per biglietto che bastano e avanzano, credetemi.
  • Tutti i biglietti (escluso OneWorld Explorer) hanno un limite di miglia percorse che va dalle 26.000 alle 40.000: sono tantissimi per cui anche qui nessun problema, nella grande maggioranza dei casi ovviamente.
  • Il biglietto ha validità di 1 anno a partire dal primo volo.
  • L’ultimo volo del biglietto RTW deve riportare nello stesso paese dal quale si è partiti
  • Che si scelga di andare verso est o verso ovest, non si puo’ cambiare direzione una volta acquistato il biglietto, per cui studiate bene il percorso da fare.
  • L’itinerario deve essere definito al momento dell’acquisto del biglietto; come detto prima sono permesse variazioni di date senza pagare (ma non sempre) mentre il cambio di scali viene fatto pagare.
  • Molto importante: non e’ permesso cancellare o saltare una tratta del viaggio, altrimenti l’intero biglietto verra’ annullato. Per esempio: se nel biglietto c’e’ il volo Delhi – Mumbai, non e’ possibile decidere di non salire sull’aereo e prendere il treno per esempio, in quanto l’intero biglietto verra’ annullato, inclusi tutti i voli restanti. Per questo e’ fondamentale decidere con attenzione i posti da visitare e in cui fare scalo aereo.
In conclusione, il RTW ticket ha cambiato e rivoluzionato il modo di viaggiare: viene usato da migliaia di persone ogni anno e permette a chiunque di fare un giro del mondo a prezzi modici rispetto a biglietti aerei tradizionali.
Per maggiori informazioni, consigli, aiuto nell’acquisto, scrivete a [email protected] – saro’ lieto di aiutare e consigliare chiunque avesse bisogno.

Prima donna a scalare tutti gli 8000

 

Quando ho letto l’oggetto dell’email dalla National Geographic “First Woman to Summit All 14 Major Peaks Without Supplementary Oxygen” (Prima donna ad aver raggiunto tutte le 14 vette più alte senza supporto il supporto dell’ossigeno ndr) me ne sono immediatamente interessata.

Mi sono innamorata delle montagne, e della sfida di scalarle, cinque anni fa. Il mio fidanzato, Marco, mi ha introdotto all’arrampicata con le Prealpi Orobie, vicino alla sua città natale – Bergamo. Siamo stati anche fedeli adepti di alcuni alpinisti professionisti italiani come Simone Moro e Reinhold Messner.

Il K2 è considerata la montagna tecnicamente più difficile e pericolosa da scalare, moltissimi alpinisti sono morti provandoci. La forza mentale ed il coraggio devono essere immensi, come lo sono stati per Gerlinde Keltenbrunner al suo quarto tentativo. Che fantastica esperienza per Gerlinde essere stata in grado di scalare le 14 maggiori vette! Il K2 è stata l’ultima e la più difficile.

Date un’occhiata alle foto qui sotto, danno un’idea della spedizione:

L’alpinista austriaca Gerlinde Kaltenbrunner saluta al raggiungimento del vertice del K2, la seconda montagna più alta del mondo. Raggiungendo la cima è diventata la prima donna sulle 14 cime più alte senza il supporto dell’ossigeno di riserva.

Raggiungendo la cima del K2 al suo quarto tentativo, Gerlinde Kaltenbrunner, una scalatrice austriaca quarantenne residente in Germania, è diventata la prima donna a raggiungere tutte le 14 cime oltre gli 8.000 metri senza il supporto dell’ossigeno. La Kaltenbrunner ha raggiunto la vetta del K2, la seconda montagna più alta del mondo, alle 18.18 (ora locale) del 23 Agosto, un martedì.

Kaltenbrunner, supportata dalle concessioni della società National Geographic, è una di quattro scalatori a raggiungere la sommità del K2; gli altri membri della squadra sono: Maxut Zhumayev, Vassiliy Pivtsov dal Kazakhistan e Darius Zaluski dalla Polonia. Il marito tedesco della Kaltenbrunner, Ralf Dujmovits, ed il fotografo argentino Tomas Heinrich, sono tornati al campo il 19 agosto, pensando che il rischio valanghe fosse troppo elevato. Heinrich sta documentando la spedizione per un articolo per il National Geographic.

La luce illumina la parete nord del K2, la montagna sul confine con Cina e Pakistan. Photograph © National Geographic/Ralf Dujmovits

Anche per Zhumayev e Pivtsov, il raggiungimento della cima del K2 ha permesso di realizzare i propri sogni, salendo le 14 montagne  oltre gli 8.000 metri senza l’uso di ossigeno.

“Non posso credere quanto siamo stati fortunati a raggiungere insieme la vetta con un tempo così perfetto, nonostante le difficolta’ incontrate durante l’ascesa” ha detto la Kaltenbrunner. “Vorrei ringraziare tutti per il ‘supporto mentale” ricevuto, che ho potuto chiaramente sentire e che mi ha aiutata a raggiungere la cima.”

Nei giorni precedenti alla conquista della vetta, la squadra ha letteralmente guadato la neve – alta fino alla cintola – ed ha lottato con venti fortissimi; le condizioni pessime hanno, per molti giorni, fatto sembrare la vetta irraggiungibile.

K2 Expedition: Maxut Zhumayev del Kazakhstan (sinistra), Gerlinde Kaltenbrunner, di origine austriaca, e Vassiliy Pivtsov del Kazakhstan hanno appena raggiunto la vetta del K2. Ognuno di essi ha scalato tutti le 14 montagne piu’ alte del pianeta senza l’utilizzo di ossigeno. Photograph © Darek Zaluski/National Geographic

KALTENBRUNNER

Secondo il detentore del record alpino,  Eberhard Jurgalski, prima che Kaltenbrunner, Zhumayev e Pivtsov avessero completato la loro impresa, solo altre 24 persone erano riuscite nell’impresa; una di quelle era Dujmovits, che ha scalato il K2 nel 1994 e ha completato tutto il set di vette due anni fa. Solo dieci di queste 24 persone hanno completato la spedizione senza l’utilizzo d’ossigeno.

La squadra della Kaltenbrunner ha cominciato la salita verso il campo base a nord del K2 da Xinjiang, in China, il 17 Giugno. Un gruppo di cammelli ha portato tutto il team, gli equipaggiamenti e le provvigioni al campo base cinese – altezza di circa 3.900 metri – passando attraverso la valle del Shaksgam. L’equipe è poi ascesa fino al picco dal Pilastro Nord (North Pillar): una strada dritta verso la cima, scalata per la prima volta da una squadra giapponese.

Gerlinde Kaltenbrunner in salita verso il “rock shoulder” del K2 Photograph © National Geographic/Ralf Dujmovits

Il K2, ubicato tra la Cina ed il Pakistan, è alto 8.611 metri (28.251 piedi) e fa parte del Karakoram Range. Ha la reputazione di essere la più difficile montagna sopra gli 8.000 metri, per la sua ripidezza e le condizioni metereologiche imprevedibili. Da quando la vetta del K2 è stata raggiunta da una squadra italiana, nel 1954, circa 300 scalatori hanno compiuto quest’impresa; moltissimi sono morti nel tentativo.

La scalata della Kaltenbrunner, lo scorso anno, si è conclusa con la morte di un membro del team: Fredrick Ericsson. Dujmovits, di ritorno al campo base il 19 Agosto, ha segnalato che cinque enormi massi hanno investito il campo distruggendo la maggior parte delle tende.

Gerlinde Kaltenbrunner, originaria di Spital am Pyhrn, nel nord dell’Austria, ha cominciato a scalare le montagne che circondano la sua città natale fin da bambina. Mentre seguiva i suoi studi da infermiera, passava i momenti liberi sciando e scalando. All’età di 23 anni ha realizzato il suo sogno più grande, quello di scalare un 8.000 metri: il Broad Peak, la seconda vetta più alta del Pakistan, alto 8.027 metri.

Gerlinde Kaltenbrunner col marito Ralf Dujmovitsverso il campo 2 del K2 © National Geographic/Maxut Zhumayev

Gerlinde ha messo da parte i soldi guadagnati come infermiera per finanziare le spedizioni nell’Himalaya e Karakoram diventando un’alpinista a tempo pieno nel 2003.

Dopo aver letto dell’impresa di Gerlinde Kaltenbrunner abbiamo aggiunto il suo nome nella lista degli aplinisti da seguire e vi consigliamo di fare altrettanto. Le spedizioni di questa donna sono descritte nel sito del National Geographic.

 

Viaggiare per il mondo 91 giorni alla volta

E’ sempre un piacere far conoscere viaggiatori che vivono in modo indipendente, sopratutto se alla base c’è un’idea unica ed originale come quella di vivere per 91 giorni in una nazione e poi cambiare. A seguire l’intervista completa con i due nomadi digitali.

Mike viene dall’Ohio (USA) e Jurgen da Darmstadt (Germania) e sono i due ragazzi che hanno creato il blog 91 days.

Si sono conosciuti a Boston 10 anni fa, città dove entrambi vivevano e lavoravano; Jurgen è un fotografo professionista, mentre Mike gestisce un paio di siti internet, occupandosi della creazione e della programmazione.

Prima che fossero entrambi “colpiti” dalla passione per i viaggi, conducevano una vita assolutamente normale, lavorando e uscendo la sera con gli amici. Tuttavia, non erano pienamente soddisfatti del fatto di essere solo turisti, e fu così che iniziarono a concepire il viaggio sotto una prospettiva diversa: da qui nacque il concetto di ’91 giorni’

1. In che parte del mondo vi trovate in questo momento?

Al momento siamo a Palermo (Italia), la città più grande della Sicilia. Probabilmente la conoscerete come il covo della Mafia, che qui è ancora estremamente attiva. Siamo stati molto affascinati dalle fantastiche chiese, dai palazzi e dalle rovine; Palermo, così come tutta la Sicilia in generale, vanta  una Storia che risale all’epoca degli antichi Greci. La città è vivace ma al tempo stesso stressante a causa del traffico e del rumore e ci stiamo divertendo un mondo!

2. Come vi è venuta in mente ‘l’idea di viaggio’ dei 91 giorni?

Entrambi siamo sempre stati grandi viaggiatori. Prima di imbarcarci in questo progetto di viaggio, avevamo vissuto negli USA, in Germania, Irlanda, Spagna e abbiamo sempre speso buona parte dei nostri soldi facendo lunghi viaggi.

Possiamo quindi dire che siamo sempre stati grandi appassionati di viaggi; ma fu durante un lungo pranzo con tanto di vino che si accese la lampadina – ovvero che avremmo potuto viaggiare a tempo indeterminato!

Avremmo potuto mettere tutti i nostri averi in un deposito e partire per vedere il mondo, in un modo sostenibile ovviamente. Sapevamo che sarebbe stato stancante essere sempre in viaggio, ma ‘vivere’ tre mesi nello stesso luogo ci avrebbe dato una certa stabilità. Una volta che l’idea prese forma, non c’era nulla che poteva farci tentennare, e un paio di mesi più tardi eravamo già partiti.

3. Quanti paesi avete visitato dall’inizio del vostro blog e dell’idea dei 91 giorni? E quanti avete in programma di visitare?

Palermo è la nostra quinta tappa. Abbiamo iniziato nell’ estate del 2010 partendo da Oviedo (Spagna), e ci siamo poi spostati a Savannah (Georgia,USA), Buenos Aires e Bolivia. Pensiamo di viaggiare almeno per i prossimi 5 anni, il che ci permetterà di visitare circa venti paesi nuovi. Naturalmente continueremo a viaggiare fin quando ci divertiremo.

4. Volete dare qualche consiglio o dritta su come si fa ad ambientarsi in un posto nuovo?

Cerchiamo di far subito conoscenza con gente del posto, anche se Twitter rappresenta un buono strumento per ampliare le proprie conoscenze.

Generalmente è abbastanza facile incontrarsi con persone che conosco la propria città come il palmo della propria mano. In questo modo si posso ricevere ottimi consigli, e allo stesso tempo avere la possibilità di interagire con la gente del luogo, sentendosi subito a casa.

Cerchiamo inoltre di imparare la lingua del paese in cui ci troviamo, di immergerci completamente nei ritmi della nostra nuova vita e provare la cucina locale.

5. Credete che solitamente 91 giorni siano sufficienti per fermarsi in un singolo posto o talvolta avete la sensazione di voler trascorrere più o meno tempo in un luogo?

Per noi tre mesi sono la soluzione perfetta. Da un lato, è conveniente in quanto in molti paesi 90 giorni è il limite massimo per un visto turistico (non siamo particolarmente rigidi riguardo il novantunesimo giorno). D’altro canto, tre mesi sono sufficienti per acquisire familiarità con una città, ma non sono poi così tanti per iniziare ad annoiarsi.

Ovviamente ogni città è diversa dall’altra: ad esempio a Buenos Aires avevamo tantissime cose da fare e visitare, mentre in città più piccole come Savannah o Oviedo, tre mesi ci sono sembrati sicuramente sufficienti per un’esplorazione completa e dettagliata del posto.

Dedicando ad ogni paese tre mesi di tempo, abbiamo la possibilità di visitare quattro luoghi diversi ogni anno, e questo è per noi estremamente eccitante e mai eccessivo.

6. Cosa fate se dopo un paio di settimane vi rendete conto che non vi piace il posto che avete scelto, restate ugualmente o vi spostate altrove?

Finora non abbiamo mai lasciato un posto (non ci siamo mai arresi); la nostra filosofia è che quasi ogni luogo possiede abbastanza peculiarità da tenerci occupati per tre mesi, anche se dobbiamo guardare più a fondo.

Per fare un esempio, quando siamo stati per la prima volta in Bolivia, il nostro piano prevedeva di fermarci a Sucre per tre mesi. E’ una città bellissima, ma ci siamo subito resi conto che è una città molto piccola e che in realtà volevamo visitare il resto del paese. Abbiamo quindi modificato il nostro piano iniziale, fermandoci solo un mese a Sucre, spostandoci poi a LaPaz.

7. Al termine dei 91 giorni avete la sensazione di far parte della popolazione del luogo? Se si potete farci qualche esempio.

Posso dire che abbiamo sicuramente stretto legami importanti con la maggior parte dei luoghi in cui abbiamo vissuto. Anche se non possiamo definirci ‘del luogo’, di certo non siamo dei ‘novellini’, e spesso capita di conoscere la storia e le attrazioni della città molto meglio di coloro che lì ci sono nati.

Generalmente per i primi due mesi, siamo totalmente presi dall’eccitazione e dalla novità di vivere in un paese nuovo, e ogni volta troviamo un qualche particolare che ci fa vedere le cose in un modo ancora più bello.

Durante le ultime settimane, invece, iniziamo a vedere gli aspetti negativi di ogni posto. Ed è esattamente in quel momento che cominciamo a sentirci ‘del luogo’.

8. Nei viaggi che avete fatto qual è stata l’esperienza più memorabile e quella che invece volete dimenticare?

Salar de Uyuni, situato a sudovest della Bolivia, è il più grande deserto di sale del mondo, ed è lo spettacolo naturale più bello che abbia mai visto. Abbiamo fatto un tour di tre giorni e sicuramente è una delle cose che non dimenticheremo mai. Uno spettacolo stupendo e al tempo stesso particolare nel suo genere.

Devo ammettere che finora siamo stati abbastanza fortunati ad evitare situazioni spiacevoli: non siamo mai stati derubati, né ci siamo mai rotti un arto (tocchiamo ferro), ma ovviamente abbiamo avuto qualche delusione.

Io, ad esempio, sono un grandissimo appassionato di calcio, ed abbiamo avuto una terribile esperienza durante una partita dei Boca Juniors che si teneva a Buenos Aires, troppo costosa e artificiale (finta), è stata una vera delusione.

Jurgen è invece rimasto intrappolato nelle sabbie mobili durante un’escursione in Bolivia, e vi assicuro che è stata un’esperienza terrificante per lui, ma divertente (esilarante)per me!

9. Potete spiegarci quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di lavorare mentre si è all’estero (lavorare viaggiando) e cosa si prova ad essere indipendenti da un luogo fisso?

In primo luogo bisogna essere flessibili: se sei infatti il tipo di persona abituato a seguire una routine, ovviamente lavorare mentre si viaggia può trasformarsi in un vero e proprio incubo.

In Bolivia, ad esempio, la connessione ad internet era piuttosto lenta e discontinua, gli orari di lavoro erano al dir poco bizzarri e i cafè erano rumorosi. Mi piace pensare che siamo ragazzi abbastanza tranquilli e rilassati, ma ci sono state volte che mi sono sentito così frustrato e nervoso da voler mollare tutto.

Ma devo dire che gli aspetti positivi di questo stile di vita superano di gran lunga quelli negativi.

Per Jurgen, invece, in quanto fotografo professionista, viaggiare costantemente ha rappresentato un vero vantaggio, e di sicuro l’ispirazione non gli è mai mancata. Alla fine di ogni giorno, il solo fatto di ritrovarsi in un posto nuovo modifica tremendamente il proprio punto vista.

E’ facile portare a termine compiti noiosi, quando hai la certezza che una città meravigliosa è lì che sta aspettando di essere esplorata.

10. Quali sono i piani per i vostri prossimi viaggi, avete già fatto una lista di destinazioni per il 2012?

A dir il vero cerchiamo di non pianificare i nostri spostamenti con così tanto anticipo, per ora abbiamo scelto lo Sri Lanka come prossima destinazione, da Febbraio ad Aprile 2012. Credo che probabilmente dopo resteremo in Asia, per risparmiare sui voli, ma non abbiamo ancora idea di dove andremo.

5 domande a bruciapelo

  1. Un luogo dove avete desiderato restare più a lungo. Sicuramente avremmo voluto passare più tempo in Bolivia
  2. Qual è stato l’ambiente lavorativo che più vi è piaciuto? Quando vivevamo a Savannah avevamo una grande casa con molte stanze, inoltre l’ufficio turistico con cui collaboravamo era fantastico. 
  3. Qual è stato il cibo più strano che avete assaggiato? A Palermo, un panino con trippa e milza a pezzi. E a dir il vero non era nemmeno tanto male!
  4. Qual è stato invece il cibo più buono che avete provato? La cucina di Buenos Aires è difficile da battere. Grosse e succose bistecche, pizza al formaggio e alcuni dei gelati più buoni del mondo.
  5. Qual è stato il momento più imbarazzante che avete avuto viaggiando? Subito dopo aver corteggiato le ragazze del mercato a Sucre in Bolivia, Jurgen si è girato di colpo e ha sbattuto la faccia contro una bassa trave da soffitto. Lui è alto 1.98 e, considerando che i Boliviani sono più bassi, hanno trovato l’episodio esilarante – tutti al mercato hanno iniziato a deriderlo, indifferenti del fatto che si fosse fatto molto male!

Per saperne di più su Mike, Jurgen e i loro viaggi, seguiteli su for91days.com

Turchia, mar Egeo e caicco: una combinazione vincente

 

Perche’ visitare la Turchia e navigarne i mari a bordo di un caicco? Semplice: ottima cucina, paesaggi, mare mozzafiato, eleganza, ordine e relax garantito al 100%. Non mi credete? Leggete il racconto che segue.

Arriviamo in Turchia senza grosse aspettative, un paese che non e’ mai stato in cima alla lista personale dei posti da visitare. Non potevo di certo rifiutare l’invito di Mike di passare una vacanza di 7 giorni a bordo di un caicco, navigando tra le acque del mare Egeo in compagnia di 14 persone di paesi e nazionalità’ diverse.

Il nostro caicco

Per chi non lo sapesse (ed io ero fra questi fino a qualche settimana fa’), il caicco e’ un’ imbarcazione in legno molto grande, che può contenere fino a 7 cabine e 14 persone, come nel nostro caso. Le barche possono variare notevolmente, partendo da un livello base fino all’extra lusso. Il nostro gruppo non si può di certo lamentare, facendo il nostro caicco parte della categoria più vicina al lusso, quindi con cabine spaziose ed aria condizionata inclusa. Inoltre il personale di bordo provvede ogni giorno alla preparazione dei 3 pasti: colazione, pranzo e cena.

Caicco Cena

La partenza e’ prevista per il sabato, giorno in cui tutti i caicchi delle diverse compagnie fanno ritorno a Bodrum, per il “cambio clienti”: quelli al termine della vacanza lasciano il posto (e le cabine) a quelli che invece la stanno per iniziare, come nel nostro caso.

Per ridurre i costi del bar a bordo, ci viene data la possibilità di acquistare ciò che vogliamo, in termini di bevande alcoliche, presso il supermercato locale. Con un tassista ci rechiamo al più vicino Carefour (ebbene si, ci sono anche in Turchia) e sotto gli occhi increduli dei dipendenti e della clientela, riempiano 6 carrelli con bottiglie di Gin, Vodka, vino, birra, ecc. Potrebbe sembrare troppo ma non lo e’: siamo in 14 a bordo (escluso il personale), nessun astemio.

Saremo al completo solo alle 2 di notte quando gli ultimi 2 passeggeri fanno il loro arrivo dalla Gran Bretagna. Nemmeno a dirlo iniziano anche i festeggiamenti, un party che durerà fino alle 6 di mattina.

I 7 giorni che seguono (e le rispettive notti) sono un mix di relax, sport, tintarella, ottimo cibo e party, quasi sempre a bordo del caicco.

Tuffi dal caicco

Di giorno il cielo e’ sempre azzurro, senza nuvole e con un sole che spacca le pietre; di notte la luna piena illumina il mare creandone un riflesso quasi artificiale e le stelle ne riempiono il cielo, un firmamento che lascia a bocca aperta.

Le giornate sono scandagliate dai tre pasti: colazione alle 8, pranzo alle 13 e cena alle 20. Durante il giorno ci si sposta con il caicco da una baia alla successiva, sempre attraversando acque cristalline, di un blu a volte fin troppo blu.

L’attivita’ preferita’ dalla maggior parte di noi e’ sicuramente il dolce far niente: non mancano a bordo in posti in cui perdersi anche solo per prendere il sole, leggere o dormire. Quando poi le energie tornano, si può sempre fare un tuffo in mare: nuoto, snorkeling, windsurfing le attività preferite.

Grigliata di pesce

La sera ha sempre un’atmosfera speciale: il fatto di trovarsi in mezzo al mare, aiuta a creare un’atmosfera unica, rilassata, quasi spirituale. Dopo cena iniziano “le danze” con musiche di vario genere inclusa quella turca, proposta dal nostro capitano: la poppa dell’imbarcazione, dove consumiamo solitamente i nostri pasti, si trasforma in una grande pista da ballo, dove tutti, o quasi, ballano e si divertono fino alle prime luci dell’alba.

Non manca proprio nulla, figuriamoci il classico bagno di mezzanotte: ci vuole davvero poco a convincere anche i piu’ esitanti a tuffarsi in mare, sotto una luna piena che illumina a giorno.

Passare cosi’ tanti giorni in mare aperto aiuta a riscoprire quella tranquillità e semplicità che solo una vita lontana dalla televisone, dalle luci e rumori della societa’ moderna sa’ dare; ci si sente in pace con se stessi, con l’ambiente circostante ed in armonia con i compagni di viaggio.

Jim windsurfing

Facciamo ritorno a Bodrum in grande stile, con le vele spiegate, muovendoci solo con la forza del vento, così forte che perfino il capitano ne e’ stupito: velocità di crociera che sfiora i 8.4 knot, un record per questa imbarcazione (con motore spento). Ottimo regalo di fine vacanza, non credete? La ciliegia sulla torta la mette Jim, compagno di viaggio ed amico, nonché campione di windsurf: nel bel mezzo del mare Egeo, nel punto di velocità massima raggiunto dalla nostra imbarcazione, decide, con il consenso del capitano, di tuffarsi in mare o meglio, con l’aiuto del personale di bordo viene gettato in acqua assieme alla sua tavola da windsurf. Seguira’ poi la nostra imbarcazione per circa un’ora ininterrotta. Emozionante da vedere, incredibile da provare: Jim, una volta risalito a bordo, confesserà di non aver mai provato nulla di talmente esilarante ed allo stesso tempo emozionante.

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Viaggi e denaro: consigli per non farsi fregare

Viaggiare portando con se’ contanti, e cose di valore in genere, e’ sempre un rischio, specialmente in paesi poveri del mondo. I pericoli sono molti ma tra i più comuni ci sono furto, smarrimento, truffa.

In questo articolo, che fa parte della serie viaggiare sicuri, discuteremo di come non farsi fregare in viaggio. In modo particolare affronteremo il tema di come prelevare, cambiare e custodire denaro quando ci si trova in un paese straniero.

Dove e come ottenere valuta estera:

Cambiare denaro una volta a destinazione e’ molto piu’ facile e sicuro di quel che si creda; a riguardo, propongo alcuni semplici consigli:

1- Comprare valuta estera (cambiare i soldi) solo presso sportelli di cambio ufficiali: sono i più sicuri e affidabili. Non fermarsi al primo che si trova ma guardarsi un po’ intorno per trovare quello che offre il cambio migliore.

2- Evitare di cambiare contanti al mercato nero: e’ vero che si può ottenere un prezzo migliore rispetto ai cambi ufficiali, ma e’ anche vero che si possono prendere delle grosse fregature. Molti diranno: “cosa ci vuole, basta fare due calcoli, contare i soldi ricevuti e il gioco e’ fatto”. Credetemi non e’ così’ semplice: il web e’ pieno di gente che si e’ fatta truffare in questo modo e i trucchi usati da questi “operatori di cambio” sono infiniti e tra i più’ immaginabili. Esempio capitatoci qualche mese fa’ in Peru’: sapevamo esattamente il cambio Euro-Nuevo Sol, avevamo calcolato quanto avremmo dovuto ricevere nella moneta locale, avevamo contato le banconote ricevute una ad una e dopo due “conte” scoprimmo che mancavano 2 banconote da 20. I due “operatori di cambio” ricontarono una ad una le banconote, si accorsero dell’errore e ci diedero 2 banconote in più’ da 20. Le ricontarono, le ricontammo, sembrava tutto in ordine. La sera pagando per una cena mi accorsi che mancavo 60 Nuevo Sol da quelli ricevuti al cambio: come abbiamo fatto me lo sto’ chiedendo ancora oggi…

3- Prelevare al Bancomat: e’ senza dubbio il modo più sicuro in quanto permette di ritirare piccole quantità di denaro diminuendo sensibilmente il rischio di perdere o farsi rubare l’intero budget di viaggio. E’ si il metodo più sicuro ma anche il più caro: prelevare contanti all’estero con carta di credito o bancomat non e’ gratis e comporta costi che variano da paese a paese e da banca a banca.

Una carta prepagata, tipo postepay o paypal, e’ molto più economica delle tradizionali carte di credito. Inoltre ricaricandola di volta in volta online, con quantità’ di denaro limitate, si elimina anche il rischio di vedersi il conto in banca prosciugato in caso di smarrimento o perdita della stessa.

Attenti anche ai bancomat usati per il prelievo: assicurarsi che non ci sia nessuno alle vostre spalle, controllate che non ci siano oggetti sulla bocchetta di inserimento della carta, coprire con una mano la tastiera quando si inserisce il proprio codice PIN.

5- Non cambiare contanti negli aeroporti: fra tutti i cambi, sono i meno convenienti.

4-I Travel chèque sembrano estinti, nel senso che anche se ancora disponibili in molti istituti di credito, non vengono praticamente accettati in quasi nessun posto al mondo. Da evitare.

5- Controllate il resto ricevuto dopo un acquisto: banconote false sono molto più diffuse di quanto si creda. Per riconoscere immediatamente la genuinità di una banconota è consigliabile attenersi a quattro regole base: toccare, guardare, muovere, controllare. Non fidatevi praticamente di nessuno: si possono ricevere banconote false anche da persone insospettabili, perfino dalle banche (in alcuni paesi del Sud America). A noi e’ capitato anche questo: ricevemmo due banconote false dopo un prelievo bancomat in Peru’. Immediatamente avvisammo gli impiegati della banca stessa i quali ci risposero che non era possibile, che le banconote all’interno del bancomat vengono controllate una ad una. Bella fregatura!

Custodire contanti e oggetti di valore al sicuro da mal intenzionati.

I rischi di essere derubati aumentano in base al paese visitato, ai vestiti e accessori che portiamo e a come ci comportiamo; se viaggiamo con un rolex al polso, occhiali D&G, camicia di seta, capello di panama e valigie louis vuitton saremo molto di più’ a rischio che se vestiamo jeans slavati, maglietta scolorita, swatch e occhiali da sole di 2€. Inoltre più il paese visitato e’ povero più l’abbigliamento e’ importante per evitare di essere presi di mira da possibili malviventi.

Dopo questa premessa vediamo come e dove custodire il proprio denaro:

1- Evitare il portafolio, specialmente se extra large: molto meglio usare una money bely (foto sopra), poco ingombrante e meno appariscente.

2- Non e’ consigliato tenere tutto il denaro in un solo posto, in caso appunto di perdita e/o furto dello stesso: tenere, per esempio, la maggior parte dei contanti nel money belt e il restante, necessario per piccoli acquisti, nelle tasche frontali dei pantaloni.

3- Non dare per nessun motivo denaro a sconosciuti, o presunti amici, conosciuti da poco: anche qui vale la regola del “fidarsi e’ bene, non fidarsi e’ meglio”. Come per i soldi falsi, anche in questo caso le persone che all’apparenza sembrano genuine potrebbero non esserlo: internet  e’ pieno di storie di denaro prestato e mai restituito. 

4- Potra’ sembrare stupido ma c’e’ gente che lascia contanti sul proprio letto in un dormitorio: anche se solo per il tempo di una doccia, evitare di lasciare contanti in vista, specialmente se si divide la stanza con gente che si conosce da poco.

Si puo’ concludere questo articolo con una frase scontata ma molto valida, sopratutto in questo contesto, in quanto puo’ salvarci dal trasformare un’avventura in un incubo: Fidarsi e’ bene, non fidarsi e’ meglio

Della stessa serie, leggete l’articolo su come tenere il proprio passaporto al sicuro: clicca qui

E i tuoi consigli per “viaggiare sicuri”, quali sono?  Aggiungi il tuo commento qui sotto.

467 giorni per un giro del mondo via terra

 

Eddy Cattaneo e’ un “ragazzo” di 40 anni originario di Bergamo (ma genovese d’adozione) il quale un bel giorno decide di partire per un giro del mondo (come e’ successo anche a me del resto) con l’idea di completarlo senza salire su nessun aereo.

“Non è stata la mia prima esperienza” racconta Eddy Cattaneo, protagonista di questa avventura: “dopo il diploma ho fatto un tour dell’Italia in sacco a pelo e finita l’università ho viaggiato per l’Europa dormendo nella mia auto”. A 40 anni una nuova esperienza: lascia il lavoro, la casa sul mare e parte per un giro del mondo che durera’ 467 giorni.

Quella che segue e’ un’intervista rilasciate per gli amici di non solo turisti.it:

Mi chiamo Eddy Cattaneo, ho 42 anni, sono nato a Ciserano, provincia di Bergamo e dopo la laurea in Ingegneria Ambientale mi sono trasferito in riviera ligure, a Recco, provincia di Genova.

L’idea che di avevo prima della partenza era un giro del mondo fatto senza prendere aerei, tutto via terra, e quindi l’inizio e la fine coincidono, da Ciserano a Ciserano. Ho percorso 108000 km in 467 giorni senza nessun motivo razionale, solo il desiderio di un bambino che voleva vedere ogni foto dell’atlante.

Come e’ partita l’idea di fare un giro del mondo via terra, ovvero senza prendere mai un aereo?

E’ una febbre, non un’idea razionale, una malattia che non guarisce e, ciclicamente ritorna. Per farla passare devo andare, partire, lasciare tutto e andare. Questo e’ il mio terzo grande viaggio, dopo l’Italia in sacco a pelo vent’anni fa e dieci anni fa l’Europa girata per quasi un anno in macchina, dormendo e mangiando in una vecchia Golf, senza mai rimanere una notte in ostello ma solo ospitato qua e la’ da amici.

Una febbre che e’ tornata nel 2008, per il mondo stavolta. Avevo un lavoro che mi piaceva, a tempo indeterminato, una casa vicino al mare e una compagna. Ma dovevo partire, un chiodo fisso che non mi lasciava vedere oltre questo viaggio intorno al mondo. Ho chiesto l’aspettativa, negata, e quindi mi sono licenziato. Visto che lasciavo tutto, mi sono preso in cambio tutta la strada possibile. Non avevo limiti di spazio ne’ di tempo e ho deciso di fare il giro del mondo senza prendere aerei, per calpestarlo tutto, senza saltare dei pezzi o barare, tra virgolette, volando.

Il blog nasce pochi giorni prima di partire, come modo semplice per far sapere ai miei, ogni qualche giorno, che ero vivo e continuavo ad esser vivo e ogni tanto mettere in rete qualche immagine. Poi la voce di questo progetto si e’ sparsa e quando sono tornato a casa si e’ trasformata in libro grazie ad alcune persone di Feltrinelli che seguivano il blog

Prima di partire avevi gia’ fissato una data di rientro in Italia?

Assolutamente no, nessun limite di tempo

Ti eri preparato un itinerario dettagliato prima della partenza oppure decidevi di volta in volta?

Nessun itinerario dettagliato, quando ho deciso di fare il viaggio senza volare ho solo controllato che fosse possibile. Attraversare frontiere ti costringe a conoscere quali paesi sono in guerra tra loro, le difficoltà diplomatiche, etc. Una volta che ho visto che almeno un percorso era possibile, sono partito, decidendo in maniera molto fluida il tragitto, lasciandomi trasportare da eventi e consigli.

Hai avuto momenti in cui hai pensato: ma cosa ci faccio qui? e momenti in cui hai pensato di tornare a casa?

No, mai.

Come e’ stata presa la tua decisione di partire dai tuoi amici / parenti?

Dagli amici benissimo, anzi, sono stato spronato. Dai genitori malissimo, non ci potevano credere che di nuovo stavo per ripartire senza sapere quando sarei tornato.

Quale e’ stato il momento più bello di tutto il viaggio?  e il più brutto?

Per il piu’ bello e’ davvero impossibile rispondere…sono tanti…alcuni giorni in bici nel deserto di Atacama in Cile, un’alba circondato da una corona di vette himalayane in Nepal, l’arrivo, dopo 3 giorni navigando sul Niger, la mattina presto a Timbuktu con il canto del muezzin….

Il piu’ brutto quando ho deciso di tornare. Sul primo bus verso Ciserano, preso da Timbuktu in direzione Bamako, ho subito l’unico incidente di tutto il mio giro, ci siamo capovolti nel mezzo del Sahel e qualcuno e’ stato gravemente ferito. Io ho sbattuto la testa contro il finestrino, il finestrino contro la terra e mi sono ritrovato sepolto da una quarantina di persone, impregnato di gasolio. Per 450 giorni non mi era mai capitato un incidente e proprio quando decido di tornare a casa mi ritrovo in pericolo di vita. Ho pensato che forse era meglio rimanere a viaggiare.

Tra i paesi che hai attraversato quale ti ha colpito di più e perché? 

A me piace tutto, ogni posto ha lasciato in me emozioni diverse per varie ragioni. Per i paesaggi la Patagonia, l’Amazzonia, le montagne del Karakorum in Pakistan o l’Annapurna in Nepal, le Ande boliviane, i deserti del Rajasthan, l’Atacama cileno e del Sahara mauritano. Per l’architettura le madrasse e i minareti da mille e una notte sulla via della seta in Uzbekistan, i templi indu’ o le moschee di fango in Mali e Burkina Faso. Citta’ come Rio de Janeiro in Brasile, Cartagena in Colombia o Varanasi in India non possono non affascinare per la gente e gli incontri. E poi la cucina, quella Thai, quella peruviana, uzbeka…tutto !!!

Hai mai pensato di fermarti a tempo indeterminato in una nazione?

No mai, fin dall’inizio mi era molto chiaro che sarebbe stato un giro, con il punto iniziale che doveva coincidere con quello finale.

Questo viaggio e’ stato quasi interamente in solitaria: ti e’ mancato un compagno di viaggio o una persona con cui condividere momenti/esperienze?

In realta’ ho viaggiato molte volte in compagnia di altre persone, amici, amiche, compagnie di ragazzi e a volte con ragazze con le quali e’ nato un rapporto intimo stretto. Adoro viaggiare con qualcuno, condividere la strada e’ come amplificare le sensazioni, vederle specchiate nell’altra persona che cammina con te. Viaggiare da solo non mi pesa affatto, anzi a volte e’ proprio una necessita’, guardarsi dentro e cercare di vedersi da fuori, le reazioni nelle circostanze piu’ insolite.

Ti e’ mancato qualcosa dell’Italia durante questi mesi passati in viaggio? 

No, niente, tanto sapevo che al ritorno tutto sarebbe stato li’, come prima.

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Tailandia, 10 esperienze imperdibili per un viaggio indipendente indimenticabile

Spiagge della Tailandia

Spiagge della Tailandia

1. Massaggio tradizionale

Sono una patita dei massaggi e anche in giro per il mondo mi piace provare quello tradizionale de luogo. In Tailandia il massaggio è chiamato nuad phaen borarn, letteralmente toccare per guarire. Si tratta infatti di una pratica molto antica, che si svolge sdraiati a terra e vestiti, il cui scopo è quello di prevenire le malattie donando benessere generale.

2. Old Bangkok

La vecchia Bangkok, quella che si snoda lungo i canali e che io trovo estremamente affascinante per la sua vitalità. E’ preferibile affittare una barca privata perché così si ha la possibilità di fermarsi dove e quanto si vuole.

3. Vimanmek Mansion

Si tratta del più grande edificio al mondo realizzato interamente in teak ed antica residenza reale. Situata in una grande parco verdeggiante, è un luogo di pace e pura bellezza.

4. Ayuttaya

Antica capitale di Tailandia, è situata un centinaio di chilometri a nord di Bangkok. E’ possibile raggiungerla anche in giornata dalla capitale ma consiglio vivamente di trascorrerci almeno una notte, per girovagare tra i suggestivi templi buddisti e per cenare al mercato notturno.

5. Oasis spa a Chiang Mai

Per concedersi qualche ora di relax nel lusso, questo è il luogo ideale. Basta scegliere il tipo di trattamento che si desidera (tradizionale thai, ayurvedico etc) e lasciarsi coccolare in un ambiente elegante e d’atmosfera.

6. Strada lungo il confine birmano

Se siete in auto non perdete l’occasione di percorrere la strada che attraversa in Paese da nord a sud e che costeggia il confine con la Birmania. Paesaggi meravigliosi ed io ci ho anche ricavato un invito ad un matrimonio.

7. Passeggiare su di una spiaggia al tramonto

Il mare che ho visto io è quello di Koh Samui ma credo che questo consiglio per qualsiasi spiaggia della Tailandia (e forse anche del mondo). Mare cristallino, sabbia soffice ed i colori del sole.

8. Visitare un’orchid farm

Proprio in questo Paese ho iniziato ad apprezzare ed amare le orchidee. Ce n’è di tantissime varietà e colori. L’orchid farm è la serra in cui si coltivano, passeggiare tra i filari rincorrendo le farfalle è un’esperienza da fare.

9. Ordinare da mangiare senza sapere cosa arriverà

A me capita spesso di fermarmi a mangiare nei banchetti lungo le strade e, ancora più spesso, capita che i loro proprietari non sappiano parlare altra lingua della propria. Quando non c’è nulla di pronto tra cui scegliere, faccio semplicemente capire che voglio da mangiare e lascio che mi portino quello che hanno. Fin’ora mi è sempre andata bene ed è un modo per assaggiare cose nuove ed inaspettate.

10. Fare un trasferimento in treno

Muoversi in aereo è certo comodo e veloce ma è anche la maniera migliore per perdersi i paesaggi più belli. Il trenoche da Bangkok va verso Chiang Mai ci impiega 10 ore ma, se fate il viaggio di giorno, potrete ammirare paesaggi stupefacenti. Verdi risaie, cascate, strette valli, oltre che degustare il delizioso pasto servito durante i viaggio e compreso nel prezzo del treno.