Città di passaggio tra Venezia e Ferrara. Luogo d’arte, con il suo eccezionale Tempio della Rotonda, completamente tappezzato di grandi teleri di Maestri del Seicento. “Terra degli alluvionati” per chi conosce l’alluvione del 1951.

Rovigo è una città a misura d’uomo, capace di narrare storie antiche e moderne grazie a prestigiosi palazzi e mostre che ne fanno un punto di riferimento per l’arte.

Etimologicamente, il suo nome deriva dalla radice greca rodon (rosa), perché pare che la sua fama fosse anticamente dovuta  ad una importante coltivazione di rose. Una coltivazione conosciuta anche da Ludovico Ariosto, allora alla corte degli Estensi, che nel terzo canto dell’Orlando Furioso parla di Rovigo come “la terra il cui produr di rose le diè piacevol nome in greche voci”. Da qui il nome “Rodigium”, città delle rose. Ecco perché chi abita a Rovigo non si chiama rovigotto, ma rodigino!

Tempio della Rotonda-Rovigo

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In realtà Rovigo è molto altro. Partiamo dalla piazza principale, anticamente Piazza Maggiore e poi ribattezzata Piazza Vittorio Emanuele II. È un’antica piazza veneta circondata da portici, caratterizzata da una candida Colonna di San Marco, eretta nel 1519.

Al suo apice spicca un maestoso leone alato, simbolo della Serenissima,  che mostra un libro aperto, ad indicare un atteggiamento di pace da un lato, e il potere di legiferare dall’altro. La coda dell’animale è abbassata, a sottolineare la sottomissione di Rovigo al potere veneziano. Ma quando, nel 1797, con il trattato di Campoformio la Repubblica di Venezia cadde, il Veneto – compresa Rovigo – fu ceduto all’Austria, dando così inizio al periodo del Risorgimento. In quell’epoca, nella prima metà dell’Ottocento, fu costruito l’imponente e severo Palazzo della Gran Guardia,  quartier generale delle guardie austriache.

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Fulcro della piazza e luogo di antico prestigio, sono i portici che non solo disegnano il perimetro dello spiazzo, ma proteggevano dalla legge coloro che vi abitavano. Negli antichi statuti, infatti, si legge che chi aveva la residenza sotto i portici, non avrebbe potuto essere arrestato per reati civili. Come fosse un luogo “sacro”, abitato da intoccabili poiché ricchi di prestigio. Non a caso, nella piazza spicca la Loggia dei Nodari, sede dell’antica corporazione dei notai. Edificata nel 1429, nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti, di cui i più evidenti sono l’apertura di una loggia con finestre vetrate, e la presenza beneaugurante di una Madonna dell’artista veronese Giulio Mauro.

Non mancano una lapide in memoria di Dante Alighieri, e una colonna tra due arcate, chiamata “la pietra della berlina”: questo perché chi era accusato di reati o le donne di malaffare, venivano incatenati alla colonna ed esposti al pubblico ludibrio. Curioso il fatto che dai rodigini venga considerato un gesto di grande sfortuna il passare degli studenti sotto uno dei due archi,  conosciuto appunto come “arco dei bocciati”.

Rovigo

Contestualmente alla Loggia dei Nodari, a Rovigo sorge la Torre Civica. Anticamente era più alta, ma poi a causa di un danneggiamento, le sue dimensioni sono state ridotte. In questa torre è stata posta la campana che in origine era nella Torre Donà. Il fatto che nella piazza centrale sorgano nuovi edifici, è il chiaro manifestarsi dell’avvento dell’Età comunale, grazie a cui il baricentro della vita si sposta, allontanandosi dal castello medioevale.

Un secolo e mezzo più tardi, a conferma delle attività che si svolgevano regolarmente attorno alla piazza, in una delle prestigiose sale della Loggia dei Nodari, viene messa in atto la prima rappresentazione del Melodramma.

Altro edificio di grande importanza nella città di Rovigo è il Palazzo Roverella, oggi sede della mostra “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” (aperta fino al 14 gennaio 2017). Costruzione imponente, in mattoni rossi e rigore geometrico, il Palazzo fu fatto erigere ad uso privato nel 1474, dal Cardinale Bartolomeo Roverella.
Oggi palazzo Roverella è una pinacoteca ricchissima, anche se la maggior parte dei quadri è nei depositi perché non c’è spazio per esporli. Attualmente, nella Pinacoteca sono esposte opere di Bellini, Palma il Vecchio, Tiepolo…

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Le mostre a Palazzo Roverella sono state ideate da Vittorio Sgarbi per far conoscere la Pinacoteca. Una mossa vincente che ha permesso alla città di accogliere opere di fama internazionale, e visitatori da tutto il mondo! Di qui l’idea di realizzare lavori di ristrutturazione interna, eseguiti grazie all’iniziativa del Comune di Rovigo e con il Contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che hanno portato alla riqualificazione di questo importante bene immobile, diventato appunto la nuova prestigiosa sede della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo!

Una curiosità: appena fuori dalle mura di Rovigo sorgeva un ghetto ebraico, nato nel Seicento e posto nella zona compresa tra il convento dei Domenicani e Porta San Bortolo. Le porte delle Mura venivano chiuse alle 21.30 di sera, orario in cui gli ebrei dovevano uscire dalla città per ritrovarsi nel ghetto. Ma le cronache locali raccontano che spesso la porta veniva dimenticata aperta, mantenendo così morbidi i rapporti tra ebrei e cittadini locali. Ovviamente esistevano comunque regole ferree da rispettare nella vita quotidiana, tra le quali spiccava il divieto di matrimoni tra ebrei e rodigini.

A proposito dell'autore

Heidi Busetti

Il viaggio, la scoperta, l’incontro. I nuovi territori, il mare color del vetro, il cielo che cambia d’abito in ogni angolo della terra. Viaggiare è per me come respirare, come rinascere, come dare linfa alle mie radici e nuove piume alle mie ali. Sono giornalista e scrittrice e forse il mio nome così singolare è stata la chiave per aprirmi e scoprire nuovi mondi, nel quale tuffarmi a braccia aperte.

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