Parma è stata la città dei miei studi, nel rinomato ed alquanto bolso liceo classico “G.D. Romagnosi”, istituzione con la leggerezza di un pilastro di calcestruzzo e la  giocosità di un’ode dell’Alfieri. Anni sofferti, incollata a declinare verbi in greco antico e a scappare con la testa verso lidi esotici cari a Stevenson.

La realtà provinciale di questo piccolo centro, seduto da sempre sugli allori di Maria Luigia, con le vacanze al Forte, le feste dei liceali, il bon ton e le Timberland, era, per me adolescente che sognava la new wave, davvero soffocante. Ma gli anni passano ed ho imparato ad apprezzare questa città indubbiamente bella per i suoi palazzi gialli, i culatelli profumati, i borghetti antichi ed alcune amicizie a me care.

E’ fuori di dubbio che, soprattutto negli ultimi anni, da quando è diventata patrimonio UNESCO per l’enogastronomia, a Parma si respira un’aria più internazionale, complice anche il volo Ryanair che qui fa tappa. Così è tutto un fiorire di mostre interessanti, di vecchi edifici ristrutturati ed aperti al pubblico, di nuovi spazi futuristici come lo spendido Auditorium di Renzo Piano.

Sempre più spesso, passeggiando tra via Farini e Piazza Garibaldi, sotto lo sguardo austero dell’ eroe dei due mondi, senti chiacchierare in inglese, tedesco o russo. Parma è riuscita in pochi anni a creare un mix di tradizione ed innovazione che vale la pena visitare.

Il cuore della città resta sempre Piazza Duomo con la sua cattedrale risalente al 1074, un capolavoro del romanico emiliano ( la cupola è affrescata da Correggio) e il Battistero progettato da Benedetto Antelami tra il 1196 e al 1216 che segna il passaggio dall’arte romanica a quella gotica.

Sulla piazza si affaccia anche una delle più antiche librerie: la libreria Fiaccadori, un luogo d’altri tempi. Qui ancora il libraio ti consiglia e ti ascolta, qui ci sono solo libri, non trovi vini,  marmellate o capperi di Pantelleria come in tante altre librerie supermarket, ma competenza e professionalità.

Per un’abbuffata di cultura poi si può proseguire con i capolavori che il Correggio ha dipinto in questa città: la Camera di San Paolo all’interno dei Giardini di San Paolo, antico convento di suore Bendettine e la cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista, tutte alla distanza di 5 minuti a piedi da Piazza Duomo.

Immancabile per gli appassionati d’arte è poi la galleria Nazionale, all’interno del palazzo della Pilotta, dove si possono ammirare opere di Leonardo, Correggio, Parmigianino, Botticelli, Canova e il seicentesco Teatro Farnese che ospita tuttoggi varie rappresentazioni.

Dopo il tour culturale io propongo, perché amo questi luoghi, di perdersi a passeggiare nei piccoli borghi antichi che si trovano tra Piazza Garibaldi e via Farini. Qui ci sono negozi di abiti vintage, caffetterie, antiquari, rigattieri, ognuno con il suo stile molto curato e d’effetto. Spulciando puoi trovare vecchie scatole di latta, bigiotteria americana anni ’50, i pupazzi in plastica dei personaggi Disney della nostra infanzia, giocattoli di latta…

Il più particolare di questi è un negozio chiamato “ Credula Postero”in via Nazario Sauro. Qui ti perdi tra antichità, libri e curiosità in una sorta di wunderkammer che è la passione dei turisti che si perdono tra un vecchio dagherrotipo, bambole di cera, uccellini impagliati, figurine anni ’30, cartoline d’epoca, antichi burattini, teatrini in cartapesta…

Vi regna un caos studiato che è una tentazione per gli occhi e per il portafoglio. Ogni volta che vi metto piede esco con qualcosa di completamente inutile, ma di fattura squisita e con il sapore retrò di una poesia di Gozzano. Del resto,  sono proprio le cose inutili il sale della vita!

Sempre in via Nazario Sauro, ogni terzo sabato del mese c’è un piccolo, ma fornitissimo mercatino vintage. Per chi volesse portarsi a casa un souvenir tipicamente parmense dovrebbe recarsi in un piccolissimo negozio storico in Strada Repubblica che vende solo ed esclusivamente prodotti a base della rinomata violetta di Parma.

Erroneamente si pensa che sia stata introdotta qui, tanto per cambiare, da Maria Luigia d’Austria, in realtà furono i Borbone ad importarne le prime preziose piantine  a doppio petalo dal Medio Oriente e  fu Borsari a creare nel 1800 la famosa essenza.

Chi volesse saperne di più su questo antico fiore può visitare il museo storico Glauco Lombardi dove troverà una sezione ad essa dedicata. La coppia che gestisce il negozio ha anche impiantato una serra specifica nel parco cittadino: il Parco Ducale dove le coltiva e le vende quando fioriscono nel mese di marzo.

Per il resto, nell’esercizio, oltre a profumi, essenze e saponi, si possono assaggiare anche marmellate, liquori, biscotti ed altri prodotti alimentari alla violetta. Il negozio in sè è poi un piccolo gioiello di architettura: mantiene ancora la sua vetrina antica a scomparsa e gli affreschi originali di un secolo fa.

Molto bello da visitare ed in centro città è l’Orto Botanico storico, dove si possono effettuare visite guidate ed ascoltare concerti nelle notti estive, al fresco di alberi centenari; l’unico problema è che non sempre è aperto.

E come non parlare ora delle gastronomie e dei prodotti alimentari d’eccellenza? In qualsiasi luogo ci si fermi gli alimenti sono di qualità e vanno dal prosciutto al culatello, al salame di Felino, al Parmigiano Reggiano, ma per i prodotti tipici di nicchia c’è Rural Market in borgo Giacomo Tommasini con gli asparagi viola, i formaggi monorazza biologici di vacca bardigiana, il pane di farine antiche, le confetture di uva Termarina, le mostarde di anguria bianca, il salumi di maiale nero allevato allo stato brado…

I gestori da parecchi anni ricercano piante e animali perduti e ne ripropongono la coltivazione e l’allevamento in un’ ottica di recupero dei prodotti veramente tipici e genuini del terrritorio. Organizzano anche fiere agricole stagionali molto seguite.

L’aperitivo a sera si fa in via Farini, la via della movida locale, nelle varie enoteche su entrambi i lati della strada, quella che preferisco è l’enoteca Fontana, molto rustica e con ottimi prezzi e vini di qualità.

Un weekend a Parma soddisfa palato, cultura e shopping. Per quanto mi riguarda mi son riappacificata con questa città delle “sudate carte” e posso dire che ora me la posso godere, finalmente.

A proposito dell'autore

Francesca Manfredi

Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

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