Nel programmare una vacanza on the road nel versante nord-occidentale statunitense, non può mancare nell’itinerario una tappa al parco nazionale di Yellowstone.

Questa enorme riserva naturale si estende per la maggior parte nello stato del Wyoming, ma sconfina anche in altri due: il Montana e l’Idaho. Il nome ha già una sua storia, “pietra gialla” deriva infatti dalla colorazione giallognola che le rocce prendono a causa dalle emissioni solforose degli oltre 300 geyser ospitati all’interno del parco.

Prima e più grande riserva naturale degli Stati Uniti, il parco sorge su una zona vulcanica attiva di grandissime dimensioni. Anche qui è necessario pagare un pedaggio per l’ingresso. Per poterlo visitare al meglio occorrono almeno tre giorni in quanto le attrazioni naturali sono molteplici.

Per  accedere  al parco si può scegliere uno dei quattro ingressi principali, noi abbiamo scelto l’ingresso ovest, in quanto pernottavamo nella cittadina di West Yellowstone. All’ingresso, i ranger omaggiano ogni vettura con una cartina e con un avviso scritto su un cartoncino giallo di Warning riportante la distanza minima da tenere in caso di presenza degli animali che vi abitano quali orsi, alci, cervi, coyote e bisonti etc.

Dopo le consuete foto di rito all’ingresso e aver percorso un rettilineo di circa mezzora, ci siamo imbattuti nella zona dei geyser. Yellowstone infatti sorge sul vulcano attivo più grande al mondo. Tra tutti, il geyser più conosciuto è l’Old Faithful, dalla portata di oltre 30.000 litri di acqua che erutta circa ogni novanta minuti circa.

Nella zona dei geyser è stata allestita una passerella pedonale dove i visitatori possono passeggiare in tranquillità e osservare dal vivo le piccole eruzioni dei geyser di minori dimensioni mentre per permettere al visitatore di ammirare l’Old Faithful, sono state allestite delle panchine, poste a distanza di sicurezza, per attendere il tempo  tra un eruzione e l’altra. Gli stessi ranger, aggiornano costantemente il cartello posto all’ingresso del geyser, con l’ora dell’ultima eruzione, permettendo così ai visitatori di conoscere il momento in cui avverrà la successiva.

Percorrendo un altro pezzo di Rim (così si chiamano i versanti del parco), ci imbattiamo in uno spettacolo davvero irresistibile: la Grand  Prismatic Spring. Questo lago, se così può essere definito, rappresenta la più grande sorgente termale naturale (settanta gradi)di tutti gli Stati Uniti, i cui meravigliosi colori, che cambiano di stagione in stagione, sono ricreati dai numerosi batteri che riescono a sopravvivere alle alte temperature.

Un’altra attrazione da non perdere sono le Mammoth Hot Springs, cascate dal colore bianco in continua trasformazione, che si formano con lo scioglimento del calcare acqueo che si deposita sul suolo e che creano dei piccoli saltelli formando così delle piccole cascate. In estate difficilmente si può vedere l’acqua che scorre, ma la zona è riconoscibile in quanto tutta la vegetazione intorno  e la collina circostante sembrano terra bruciata.

La cosa che più mi ha colpito è la Sapphire Pool, un geyser ancora attivo che erutta sporadicamente, di un colore blu zaffiro di cui non si vede il fondo e che crea un magnifico spettacolo.

Guidando attraverso il parco ci siamo poi imbattuti nel Grand Canyon di Yellowstone. Quali viaggiatori, siamo rimasti stupiti dalla cosa, in quanto pensavamo che negli Stati Uniti ce ne fosse solo uno e invece, questa meraviglia di Yellowstone, lungo circa venti miglia e caratterizzato dal colore rosa, può essere attraversato grazie ad un ponte sospeso posto sopra una delle sue cascate, la Lower Fall. E’ possibile inoltre ammirarne  la bellezza  da tre punti di osservazione raggiungibili a piedi o in auto: Lookout Point, Artist Point e Grand View Point.

Programmando  la vacanza, abbiamo deciso di fare tappa a Yellowstone perché attratti dall’idea di vedere i bisonti che attraversano la strada e ce l’abbiamo fatta. Noi ci siamo imbattuti in un considerevole numero di questi esemplari nella valle chiamata Lamar. Distese di prati e di alberi senza corteccia (abbiamo scoperto in seguito  che gli alberi sono senza corteccia perché i  bisonti, grattandosi la testa, la staccavano) sono il regno naturale di questi animali. In meno di cinque minuti di permanenza , infatti, un bisonte ha deciso di camminare sulla strada passando a fianco della nostra auto.

E’ invece più raro imbattersi nei lupi in quanto, al momento della nostra visita, ne erano presenti circa 60 esemplari;  sul lato del Rim infatti sono stati posti numerosi telescopi  che puntano sulla collina dove questi dimorano. Più frequenti sono invece gli avvistamenti di grizzly che al mattino presto vanno solitamente a fare il bagno nello Yellowstone Lake. Noi, per esempio, abbiamo anche incontrato un’alce intenta a dissetarsi  al fiume che stavamo costeggiando.

Le strutture alberghiere dentro e fuori dal parco non mancano. Ovviamente il costo del pernottamento cambia a secondo della posizione; le strutture poste all’interno del parco sono più costose ma, essendo immerse nella natura, permettono di raggiungere in minor tempo i luoghi in cui è possibile vedere gli animali mentre quelle all’esterno sono meno costose e permettono di vivere nell’atmosfera di un paesino con pochi abitanti.  Dal versante est di Yellowstone, con circa 6-7 ore di macchina, è possibile inoltre raggiungere facilmente il Monte Rushmore e la cittadina di Cody.

A proposito dell'autore

Michela Crosa

Impiegata di professione, runner per passione. Laureata in Lingue e Culture per il Turismo, amante incondizionata dei paesi anglofoni , attirata dal mito del “Sogno Americano”. Amo viaggiare, andare alla scoperta di nuove città, luoghi, culture e tanto altro ancora. La mia parola d’ordine in viaggio: curiosità.

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