L’ultimo post sul viaggio in Corea del Sud lo dedico a Seoul, nostra tappa finale, metropoli ultra moderna, sosta imprescindibile di un viaggio in questo paese.

Non mi dilungo su come organizzare, raggiungere e muoversi in Corea del Sud; tutte le informazioni le ho già scritte nel mio primo post con note pratiche.

Il periodo primaverile si presta molto ad un viaggio in questo paese per beneficiare di un clima mite e dei colori di piante da frutto nel pieno della fioritura, che rendono indubbiamente il paesaggio maggiormente affascinante. Purtroppo come ho già scritto io l’ho realizzato in un periodo non troppo consigliabile ossia le vacanze di natale ma chi come me non può scegliere la primavera, progettando itinerari che alternino visite all’aperto nelle ore un po’ più calde e al chiuso (centri commerciali, culturali, musei) e non temete troppo il freddo, è un tour comunque fattibile.

Come per gli altri post, sottolineo che anche a Seoul é facile ed intuitivo muoversi; nonostante la lingua inglese sia molto poco parlata dai locali, tutto é spiegato in modo facilitato e la capitale, più di altre città da noi visitate, si presta a riempire l’agenda nel visitarla alternando mercati, musei, templi, palazzi reali, grattacieli, centri commerciali avveniristici.

Attrazioni di Seoul

Scrivere un elenco di attrazioni non é semplice, dipende ovviamente da tempo ed interessi, ma la scelta è veramente ampia. Anche nella capitale relativamente esiguo il numero dei turisti.

Fra le attrazioni più in voga per molti di loro, è affittare costumi locali (Hanbok) per poi aggirasi in strade caratteristiche e palazzi, alla ricerca del selfie migliore da postare nelle proprie pagine social, emulando qualche cartone anni 80 o le classiche grafiche del sol levante. Credo che già dal tono che ho appena usato si colga la mia ironia.

Diciamola così: un conto vedere delle esili ragazze coreane truccate e vestite con abiti della loro tradizione che in compagnia si scattano foto con alle spalle un giardino ed un palazzo dallo stile orientale ed un conto vedere delle occidentali, magari dai fianchi larghi come la sottoscritta oppure bionde aggirarsi con dei vestiti che non hanno alcuna attinenza con i loro tratti, magari che tirano le cuciture un po’ di qua e di là visto che le coreane hanno taglie molto piccole. Vedere questi goffi tentativi di avvicinamento antropologico, mi ha ricordato  quando ci si vestiva da piccoli a carnevale e per risparmiare ti veniva prestato dalla vicina il vestito del precedente anno da fatina della figliola quasi tua coetanea.

Fatta questa precisazione che sta alla Corea come lo sfruttamento degli elefanti per turismo in India, provo a ritornare a Seoul ed elencare una serie di attrazioni possibili da visitare, magari qualcuna nemmeno troppo nota.

Meno del Giappone ma comunque molto presente, anche in Corea del Sud, sopratutto a Seoul, i contrasti moderno-antico e nei vari quartieri si può passeggiare fra palazzi ultra moderni per poi girare l’angolo e visitare templi e stanze di meditazione.

Le note che seguono sono solo alcune delle possibili scelte che Seoul può offrire. Ce n’è per ogni gusto ma dovendo fare una selezione per un breve, piuttosto che parlare dei palazzi reali che si possono visitare e non è difficile trovare info in merito, in alternativa ho pensato di accennare ad altri aspetti che mi hanno colpito della città, forse meno noti e conosciuti.

Chiunque voglia però chiedermi ulteriori informazioni in merito a queste ed altre attrazioni, può contattarmi lasciando un commento a questo post.

Buckhon Village

Vicino al famoso Gyeongbokgung palace, Buckhon é un quartiere in cui il tempo sembra essersi fermato, nel pieno centro della metropoli ultra moderna di Seoul.

Non é un quartiere turistico sebbene molto frequentato; pertanto viene chiesto a tutti i visitatori di rispettare con silenzio e discrezione la privacy della gente che vi vive.

Non sarà difficile trovare una cartina che illustra percorsi (segnati anche a terra) e tutta una serie di raccomandazioni in modo che la visita sia di meno impatto possibile con la vita della gente che vi soggiorna.

Case basse dal tetto spiovente (hanok), tipicamente e tradizionali coreane, si succedono una dopo l’altra tra scorci di palazzi ultra moderni, un centro culturale per la promozione educativa infantile, botteghe di design, negozi, cat caffè  e ristoranti.

La presenza di turisti qui é più evidente che altrove ma non ancora invadente, tanto che i negozi per souvenir sono ancora di un numero esiguo. Più che altro ci sono botteghe artigianali, neanche troppo economiche, gestite spesso da giovani con manifatture interessanti.

Una volta raggiunto il quartiere si potrà scegliere quale itinerario scegliere seguendo la mappa, quali negozi visitare, salire su piccole colline panoramiche e percorrere stradine molto simili e tutte ordinate con portoni in legno.

Chi vorrà potrà vivere esperienze di lavorazioni tradizionali, scegliendo dai programmi giornalieri. Alcune di queste case sono infatti state trasformate in centri laboratoriali, e stanze educative, per apprendere a realizzare manufatti tradizionali. Un modo conviviale ed educante per non disperdere tradizioni, non solo dedicato al turismo.

La bellezza di questo quartiere infatti, per me che ci ho soggiornato 5 notti, è il non aver cambiato in fondo la sua anima nonostante sia una delle attrazioni maggiori di questa città, e la sera, di ritorno dai nostri giri, anche molto lontani, ritrovavo un quartiere dove gente “normale” amava ritrovare la propria casa e non scene di movida mordi e fuggi,  ma silenzio e quiete.

Arario museum

Comodamente raggiungile a piedi dal Buckhon village, questo museo è la raccolta privata di Chairman Kim Chang realizzata in 40 anni di vita, un collezionista che spazia dall’arte dell’est all’ovest del mondo.

La sua collezione oggi aperta al pubblico è collocata in un palazzo moderno a più piani, un ex albergo rivisitato come spazio espositivo privo di arredi e con ampie stanze in cui vivere, ammirare, interagire ed immergersi in grandi istallazioni che ripercorrono, salendo scale a volte anguste e spazi illuminati con sapienza, umanità e sentimenti. 

Seullo

Immaginate di passeggiare tra grattacieli ultra moderni, in una sopraelevata larga come una doppia corsia di una autostrada, fra piante di ogni tipo, musica di sottofondo, panchine. Nessuna macchina, solo voi in questa lunghissima strada fra cielo e terra, con punti panoramici sospesi nel vuoto che si affacciano su scorci di modernità che ancora oggi, nel nostro paese, tendiamo a intravedere come qualcosa del prossimo secolo. Nel punto poi maggiormente panoramico, dove i grattacieli sembrano realmente toccare il cielo, un pianoforte, solitario attende.

Colorato, muto fino a quando qualcuno deciderà di sfiorarlo ed accompagnare così la placida passeggiata dei pedoni a cui piedi scorre frenetica la vita di una città che non muore mai. Questa sopraelevata è Seullo, uno Skygarden che nasce da una autostrada in disuso, oramai diventata problema per una città efficiente e senza grandi problemi di finanzia.

Quale possibilità migliore se non trasformarla in un immenso parco, facendo sorgere dal cemento piante e punti luce così da rivalorizzare un punto panoramico della città?

Mercati

Immensi e di ogni tipo. Tra i tanti ne consiglio 2:

Gyeongdong market, un enorme mercato di erbe mediche officinali (e non) e l’immancabile cibo di strada. La parte medicale è però la più interessante. Al di là della merce che difficilmente un occidentale riesce a riconoscere o conoscere, nelle erboristerie, parzialmente all’aperto, si scorgono i proprietari seduti in sale d’aspetto con lettini e la gente che entrando chiede, dopo consulto, rimedi alle erbe per le proprie malattie e disturbi. Forme, colori e tanta tanta curiosità e …sopratutto qui, solo e soltanto coreani, nessun turista!

Il secondo è il  Gwangjiang Market che alterna negozi di tessuti e mercerie con banchi di cibo allettante! Qui una tappa è obbligo come non potrete sottrarvi al cibo cotto sul momento; dalle frittatine fritte e unte quanto basta, alle salcicce nere con riso, ai ravioli al vapore piccanti o no…tutto è da provare se non altro per l’atmosfera.

Gangam quartiere avveniristico di Seoul

Uno dei tormentoni più conosciuti in tutto il mondo, una delle canzoni più trash degli ultimi 30 anni. Quando approdi a Gangam non potrai fare altro che alzare lo sguardo al cielo e guardare veramente poco la strada.

Gangam è un enorme quartiere ultra moderno, con palazzi degni di una capitale USA da farti girare la testa. In effetti è uno dei distretti economici e di benessere di maggior spicco di Seoul, fra i quartieri più costosi e di stile. Camminando si raggiunge una statua con due enormi mani conserte e qui i punti e gli scorci dove poter scattare foto si moltiplicano. In quello che è il punto forse più catalizzante del quartiere, un bottone ben visibile ti invita ad essere schiacciato e un mega schermo, proietta il video della oramai immortale Gangam Style.

Fra i suoi palazzi di architettura contemporanea batte però un un cuore tradizionale e spirituale: Bongeunsa temple. Uno spazio che sembra uscito da un altro mondo rispetto a ciò che lo circonda; intimo, spirituale, antico. Qui la gente si raccoglie in preghiera, pratica riti ed offerte mentre, alle loro spalle la modernità di Seoul non ha mai sosta.

A proposito dell'autore

Barbara Ciccola

Insegnante di professione, turista per passione, fotografa per diletto. Amo sognare e progettare i miei viaggi come un modo per conoscere e scoprire me stessa. Parecchi i viaggi fatti, molti di più quelli ancora da fare e da raccontare.

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