Ho impiegato mezz’ora a farglielo capire ma alla fine il vecchietto trionfante mi mostra sullo schermo del PC un complicatissimo schema colorato e pare ci sia anche il mio nome, dopodomani sera dovrei avere una camera a Cusco quando tornerò da Machu Picchu – arriverò muy tarde – no te preocupe!

Partenza per Machu Picchu

Plaza Regocjio, partenza alle 7:30, sul bus navetta francesi, tedeschi, due argentini, un costaricano sessantenne, tutti gli altri sono dai trenta in giù.

Dove stiamo andando? A Machu Picchu ma per un’altra strada, non il Camino Inca e nemmeno il treno per gringos danarosi “Este ruta alterna a Machu Picchu està enfocado para aquellas personas que le gusta la aventura…” sta scritto sulla locandina che parla di paesaggi, ghiacciai, foreste, ma dormono tutti, dormono mentre attraversiamo la Valle Sacra con tutte le tonalità del verde, dormono mentre saliamo verso i 4.330 metri del passo di Abra Malaga dove pascolano gli alpaca, dormono mentre scendiamo verso Santa Maria e tra le nuvole si intravede la cima bianca del Nevado Veronica, 5.900 metri, continuano a dormire mentre corriamo su una strada sterrata da brividi senza barriere a picco sull’Urubamba e finalmente si svegliano a Santa Teresa, la foresta forse la vedono, anche perché ci devono camminare visto che la locandina in fondo aggiunge “Posteriormente realizaremos una caminata de 3 horas aproximadamente…”.

Da La Hidroelectrica il sentiero corre lungo i binari della ferrovia, si parte sotto il sole che scotta poi si rannuvola, dopo il ponte di ferro di tante foto arriva il treno blu, due fischi che rimbombano tra le pareti verticali della valle, mi sorpassano tutti tranne due ragazzi di Israele musica reggae e tè a bollire su un fornelletto da campeggio, sembrano due hippy fumati di cinquant’anni fa.

treno per Aguas Calientes
Aguas Calientes il treno

Le tre ore ce le metto tutte e meno male che inizia a piovere solo quando arrivo a Aguas Calientes, la cittadina dormitorio di Machu Picchu, camera al quinto piano così sta più tranquillo, dice il portiere dell’albergo – ascensor? No hay ascensor.

il paese di Aguas Calientes in Peru

Da Aguas Calientes a Machu Picchu

Sveglia alle 3:30, colazione alle 4:00 se fosse pronta, alle 4:30 la fila per il bus è di 50 metri, alle 5:00 alle mie spalle è lunga 300 metri, all’inizio piove poi diluvia, piedi bagnati prima ancora di cominciare, il bus sale a memoria nel buio coi vetri appannati, all’arrivo c’è già la fila per il timbro d’ingresso, quelli saliti a piedi li riconosci per lo sguardo perso nel vuoto, nel bailamme il gruppo Astor, non so per quale miracolo, si raduna pian piano sotto la bandierina gialla, finalmente Machu Picchu.

Entrata a Machu Picchu

Astor è un trentenne ombrellomunito che cerca di tenere assieme il suo gregge multietnico mentre cammina e spiega chi l’ha costruito Machu Picchu, gli Inca, e questa è l’unica cosa sicura, quando è stato costruito, non si sa bene, perché proprio lì, tante ipotesi, quanti abitanti c’erano, si discute ancora, ecco il Tempio del Sole, le tre finestre a trapezio, la Pietra sacra, il quartiere del popolo, ma soprattutto Astor racconta con passione di una società  idilliaca prima della conquista spagnola, tutti lavoravano, tutti si volevano bene e si aiutavano, tutti erano uguali, uno vale uno, le donne valevano quanto gli uomini, gli Inca erano più dei manager che non una casta di potere, insomma l’età dell’oro e le foto con la pioggia e la nebbia sono in sintonia con quest’idea  romantica del passato, il presente è però molto più prosaico, freddo e piedi bagnati, colpa degli spagnoli.

Machu Picchu
Machu Picchu

Salita al Wayna Picchu

Biglietto per il turno delle dieci al Wayna Picchu, devo proprio andare? Uno sperone verticale che si perde in alto nella nebbia, devo proprio andare?

Il sentiero è ripidissimo con gradini diseguali e catene ogni due per tre, meno di 300 metri di dislivello ma la pendenza è del 90% , allora è una sfida, devo proprio andare!

In cima sono fradicio di sudore e di pioggia ma dall’alto il panorama è spettacolare anche se Machu Picchu giù in basso è avvolto dalle nuvole e si vede pochissimo, d’altra parte se paghi poco è giusto che tu veda poco, montagne scure che si inseguono tra le nuvole, pareti strapiombanti, basta un passo e sei giù nell’Urubamba, in fondo il ponte di ferro di ieri, fotografate le prime orchidee, bellissime, anche due uccellini azzurri, bellissimi anche loro, o forse la stanchezza annebbia la vista.

Wayna Picchu
Wayna Picchu panorama

Ollantaytambo

Pomeriggio da un bar all’altro in attesa del treno per Ollantaytambo, va bene l’avventura ma a tutto c’è un limite, primo posto di fianco al cubicolo del guidatore, gli scambi devono essere attivati a mano, il treno si ferma, l’addetto scende, muove un paio di leve, risale e il treno riparte, tutto perfetto, anche il minibus che nel buio della notte ci riporta a Cusco.

Ore 1:00 a.m., toc, toc, sono io, scusi il ritardo, il vecchietto mi guarda sbalordito – no hay abitaciòn! – come no hay abitaciòn? – no te preocupe! – e mi passa alla casa di fianco. Se dico che è una stamberga lo è per davvero, anche se con la doccia, meno male che fra tre ore devo ripartire. Tre ore?

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