Les Saintes, arcipelago della Guadalupa

Il racconto di una fantastica giornata a Les Saintes, splendida gemma dell’arcipelago della Guadalupa incastonata nel mar dei Caraibi, tra profumi esotici, spiagge meravigliose e scenari mozzafiato

Durante il mio viaggio in solitaria all’arcipelago della Guadalupa ho conosciuto un mondo autentico, esotico, meraviglioso dove scenari naturali incantevoli ed una popolazione briosa dalle chiare origini creole hanno reso indimenticabile questa esperienza caraibica.

La Guadalupa

La Guadalupa non è soltanto mare e spiagge idilliache puntellate da alte palme di cocco, Guadalupa è anche storia, con i resti millenari degli indiani Arawak; secolari conle maestose fortezze del XVIII e XIX secolo ed i famosi zuccherifici e distillerie di rum.

Natura allo stato puro, con i suoi parchi e le foreste lussureggianti, le innumerevoli cascate e giardini botanici, e le incontaminate riserve naturali e marine dove trova dimora un’impareggiabile flora e fauna.

In sintesi, l’arcipelago della Guadalupa è un luogo speciale, d’incanto, dove l’azzurro del mare fa da sfondo a sei meravigliose gemme: Grande-Terre, Basse-Terre, Marie-Galante, la Désirade, Petit Terre e Les Saintes. Ognuna di essa ha una sua storia, un suo fascino, una sua cultura, sulle quali è possibile vivere esperienze differenti ed esclusive.

Les Saintes

Ed è proprio di Les Saintes che vi voglio parlare, un piccolo gioiello immerso nelle splendide acque dei Caraibi che racchiude in se il meglio che la natura possa offrire, mostrandosi agli occhi dei visitatori come un pittoresco ed autentico quadro d’autore.

Les Saintes, nei suoi 14 chilometri quadrati di estensione, ospita 9 piccole isole: Terre-de-Haut e Terre-de-Bas, le uniche abitate, l’isolotto CabritGrand-ÎletCocheAugustinsRedondePâté e Roches percée.

Les Saintes panorama

Marie-Galante isola

Il mio viaggio verso questo arcipelago ha avuto inizio di buon ora partendo con traghetto veloce da Marie-Galante isola, quest’ultima, sulla quale mi sono trattenuto per ben 3 giorni vivendo altrettanti straordinarie esperienze.

Arrivato al porto di Terre-de-Haut la prima cosa che ho fatto è stato noleggiare una bici elettrica per velocizzare gli spostamenti sull’isola, dotarmi una cartina topografica dettagliata presso il locale ufficio turistico, ed infine mettere a punto l’itinerario idealmente pianificato il giorno prima.

Forte Napoleon

Molte i luoghi visitati sotto uno splendido sole che di buon ora, faceva registrare ben 29° gradi. L’escursione ebbe inizio dirigendomi di gran carriera al Forte Napoleon, posto sulla sommità della collina Mire.

Forte Napoleon
Forte Napoleon

Dopo aver percorso poche centinaia di metri all’interno del piccolo centro abitato, mi inerpico per la ripida e tortuosa strada che porta al forte.

Parcheggio la bici e mi porto su una piazzola panoramica dalla quale, oltre ad ammirare le varie isolette dell’arcipelago e l’ampia baia di Bourg caratterizza da un mare celeste cristallino e dai pittoreschi tetti rossi delle abitazioni, in lontananza erano distinguibili la Dominica, la Désirade, Basse-Terre e Grande-Terre.

Un paesaggio mozzafiato da consumare a 360°.

Mi sveglio da questo incanto ed entro nel forte per visitarlo.

Forte Napoleon fu costruito tra il 1844 ed il 1867, ed all’interno delle massicce mura ospita un giardino botanico e un museo che racconta la storia di Les Saintes.

La spiaggia Pompierre

Circa 30 minuti di interessanti scoperte, quindi in sella nuovamente sulla bike e via per la spiaggia Pompierre passando, senza soffermarmi per l’incantevole baia de Marigot che, da un angolo della strada, però immortalo con una foto panoramica.

La spiaggia Pompierre si estende per oltre 200 metri, ospita una grande area attrezzata coperta da alte palme di cocco, sabbia chiarissima e un mare non troppo spettacolare. In sintesi un bel luogo, dove è possibile trascorrere momenti di relax da soli o con la famiglia.

La spiaggia Pompierre
La spiaggia Pompierre

Ne approfitto per gironzolare qua e la, poi mi distendo qualche minuto per rilassarmi, godermi lo spettacolo e fare il punto topografico per raggiungere un altro sito molto caratteristico di Terre-de-Haute, meta di tanti turisti: la spiaggia Pain de Sucre.

Non mi perdo d’animo e via in bici sui nervosi saliscendi di questa lingua di terra.

La chiesa dedicata alla Madonna dell’Assunzione

Lungo il tragitto incrocio la pittoresca chiesa dedicata alla Madonna dell’Assunzione che chiaramente visito.

Situata nel quartiere di Mouillage, il più vecchio dell’isola, oggi il quartiere è sede del principale porto dell’arcipelago e dell’antico ufficio della Gendarmeria Nazionale, attualmente trasformato in ufficio turistico.

chiesa dedicata alla Madonna dell'Assunzione
Chiesa dedicata alla Madonna dell’Assunzione

Qualche minuto per ammirare gli interni della chiesa e poi ancora una bella pedalata per raggiungere, tra asperità altimetriche che raggiungevano anche il 12%, Pian de Sucre.

Dopo pochi minuti scorgo la segnaletica stradale che mi indicava il sito, parcheggio la bici lungo la strada, ce ne erano tantissime, è giù lungo un sentierino di qualche decina di metri coperto da una folta vegetazione, alla cui destra s’intravedevano dei caratteristici ristorantini.

Il Pain de Sucre

Dopo circa settanta metri di cammino, il mitico Pain de Sucre mi si è mostrato in tutto il suo splendore. Posto alla destra di una piccola laguna dalle acque verde smeraldo dai rinomati fondali, ideali per lo snorkeling, questo caratteristico rilievo alto oltre 30 metri ospita una folta vegetazione.

La spiaggia si caratterizza per la presenza di una sottile lingua di sabbia chiarissima ombreggiata da un fitto palmento radicato in un’adiacente area privata, sotto il qualche molti turisti si riparavano dal cocente sole di mezzogiorno.

Pain de Sucre

Riuscire a trovare un posticino per distendermi e consumare un breve pasto è stato molto complicato, ma alla fine, stringendomi un pochino tra le asciugamano dei bagnanti, riesco a sistemarmi senza disturbare nessuno. Al termine del pranzo, la magia del posto non mi dava scampo, il pisolino era d’obbligo.

Mi distendo sul bagno sciuga, chiudo gli occhi e immediatamente un treno di fantasie e desideri è sfrecciato a gran velocità nella mia mente. Il difficile è stato risvegliarsi.

Dopo una quindicina di minuti mi faccio coraggio, apro gli occhi, riprendo nuovamente contatto con la realtà e ripasso l’itinerario che mi avrebbe consentito di raggiungere il prossimo sito, la spiaggia di Grande-Anse.

La spiaggia di Grande-Anse

Grande-Anse è una spiaggia lunga circa un chilometro dove è possibile fare delle romantiche passeggiate.

Affacciata sull’oceano Atlantico, la nitidezza dell’orizzonte consentiva la visione in lontananza dell’isola di Marie-Galante e della Dominica.

Da alcune fonti prese in fase di pianificazione dell’escursione, a Grande-Anse le forti correnti del mare non consentono però di fare il bagno, quindi, forte di questa importante prescrizione, ne ho approfittato per farmi un passeggiata in solitaria ammirando il pittoresco paesaggio circostante e, nel contempo, calcolare perfettamente i tempi per avere la possibilità di vistare, prima della partenza del traghetto per Marie-Galante, in successione, l’ansa Crawen e quella di Friguer.

la spiaggia di Grande-Anse.
La spiaggia di Grande-Anse

L’ansa Crawen

L’ansa Crawen è una graziosa spiaggia di circa duecento metri, molto selvaggia, abitata da una colonia di polli e galline variopinte che girano tranquillamente sotto la piccola pineta speranzosi di ricevere qualcosa da mangiare dai pochi turisti intenti a consumare il pranzo.

La spiaggia, posta frontalmente all’isoletta di Grad Ilet con l’enorme scoglio de La Coche a destra e quello de La Redonde sulla sinistra, non mi ha particolarmente impressionato, quindi dopo aver scattato qualche foto ricordo la lascio per dirigermi all’ansa di Friguier e chiudere la giornata.

L’ansa Crawen
L’ansa Crawen

L’ansa Friguier

L’ansa Friguier si è mostrata anch’essa un posto molto tranquillo, quasi deserto, con sabbia chiara e le pittoresche palme di cocco che danno al luogo un inconfondibile aspetto tropicale.

Scambio qualche parola con alcuni turisti distesi sul bagno sciuga, quindi, per recuperare un pò di energie dissipate per effetto del gran caldo, mi concedo un bagno rigenerante. Mi asciugo e di gran carriera mi dirigo alla baia di Bourg per riconsegnare la bici e imbarcarmi.

L’ansa Friguier
L’ansa Friguier

Terre-de-Bas

Nei minuti di attesa mi concedo una sana lettura su Terre-de-Bas, l’altra isola abitata dell’arcipelago di Les Saintes.

Leggo che tra le principali attrazioni di questa piccola gemma, molto selvaggia, figurano i villaggi di Gros-Cap e di Petite-Anse, la bella spiaggia di Grande-Anse, ideale per nuotare e fare snorkeling, e un sentiero che attraversa le due principali colline dell’isola: Morne Paquette (mt. 209) e Morne Abymes (mt. 293), lungo il quale è possibile scoprire la foresta con la sua abbondanza di alberi della gomma, di pero e ciliegi, ecc.

Tra le altre curiosità, l’isola conserva i resti di un’antica fabbrica di ceramica dei secoli XVIII e XIX dal nome Poterie de Fidelin, posto sul confine della grande Baia.

Peccato non aver avuto il tempo di visitarla visto che per raggiungerla occorrono circa quindici minuti di traversata con anche una piccola imbarcazione.

L’isola à Cabrit

Infine degna di approfondimento è stato anche apprendere che l’isola à Cabrit, posizionata frontalmente a Terre-de-Haut, fino al secolo scorso è stato territorio militare sul quale è ancora possibile trovare le vestigia del Fort de Josephine costruito nel XIX secolo sulle rovine di un antico fortino.

l’isola à Cabrit
l’isola à Cabrit

Tutto di un tratto l’interessante lettura si è interrotta di colpo per effetto della sirena del traghetto che annunciava il suo arrivo in porto. In un attimo torno alla realtà ed insieme ai tanti turisti presenti nella piazzetta centrale del borgo mi preparo, biglietto alla mano, all’imbarco, con la delusione per non aver avuto altro tempo a disposizione per completare il tour. In effetti un paio di giorni di permanenza sull’isola sono il minimo per aver l’opportunità di conoscerla meglio.

Un’oretta di traversata ed eccomi tornare a Marie-Galante dove, dopo aver provveduto a fare le provviste per la cena serale in un Carrefour adiacente al porto e raccogliere gli appunti e le foto davanti ad un drink rinfrescate per il post giornaliero sulla pagina Facebook dedicata alla Guadalupa (Enjoy Guadalupa), rientro in albergo per cenare e preparare i bagagli visto che all’indomani la mia avventura in solitaria si sarebbe tristemente conclusa.

Conclusione

Cosa dire? Tanta malinconia ma con il cuore pieno di gioia per aver vissuto un’esperienza di viaggio meravigliosa.

Un’esperienza trascorsa a girovagare per lungo e largo sulle principali isole di un arcipelago caraibico dove il calore del sole, i colori degli scenari naturali, e la ricchezza delle sue terre, fanno di queste gemme delle piccole Antille francesi un eden unico ed autentico che invito caldamente di visitare con un programma molto ampio che stimerei in almeno 10 giorni.

I miei consigli al riguardo, sul blog: https://stefa1962.wixsite.com/guadalupe

Au revoir mes amies!