L’Alta Via dei Parchi – Itinerario – Seconda Tappa

Il mattino mi sorprende con la sua leggera foschia che sembra quasi un invito a rimettersi in sella. La lunga tappa che mi aspetta in questa giornata percorre l’intero “Crinale dei laghi”, un suggestivo susseguirsi di conche glaciali, creste rocciose, lastroni levigati e praterie.

L’ambiente d’alta quota invita a più profonde riflessioni su come non sprecare le forze e comincio a sentire l’esigenza di unire alle due ruote anche un piccolo motore elettrico. Sarà che in fondo sono sempre stato un ottimista e il primo pensiero per aiutarmi nella traversata è rivolto al fatto che, dopotutto, il percorso sarà ingentilito da uno straordinario campionario di laghetti che mi aiuteranno a lavare via il sudore.

Monte Marmagna

Comincio ad inforcare i pedali laddove li avevo lasciati il giorno prima, e cioè dalle rive del Lago Santo. Accompagnato dallo sguardo incredulo del gestore del rifugio Mariotti sulle mie possibilità di terminare tutto il giro dell’Appennino, inizia subito per le mie gambe una lunga salita che si prolunga fino al crinale alle falde del Monte Marmagna. Continue fermate alle quali mi costringo per riprendere fiato, mi fanno arrivare in ritardo sulla tabella di marcia. Temendo di non riuscire ad arrivare a destinazione per pranzo, affronto il percorso in cresta, molto panoramico ma faticoso per i continui saliscendi. Comincio a percepire qualche similitudine con alcune vicende della mia vita. Una strada della quale non posso fare altro che meravigliarmi ogni giorno.

Verso la Lunigiana precipitano costole rocciose e canali ripidissimi, dall’altra parte invece, sul lato emiliano, posso notare versanti più dolci, preziose vedute che mi permettono di assaporare meglio gli avvallamenti e i gradoni glaciali che sfioro lungo il mio tragitto. Ancora una volta la mia mente scivola in pensieri propri e mi fa associare l’isolamento di questi luoghi alla necessità di solitudine che ogni tanto sento di aver bisogno per capire come affrontare le mie difficoltà. Nessun’anima viene a confortare questo povero viandante delle due ruote e rimango solo fino alle vaste foreste che ammantano la Val Parma. Unica compagnia sono alcune nuvole nerastre che sembra vogliano oscurare il sole e rendere bagnata la mia impresa.

Monte Marmagna
Monte Marmagna – Il primo obiettivo

Capanne di Badignana

Decido comunque di proseguire, dato che ormai non sono lontano dalla boscosa valle della Riserva Statale di Guadine Pradaccio e dalle Capanne di Badignana, vecchio alpeggio oggi adibito a bivacco che mi illumina su un possibile riparo in caso in caso di maltempo. Ci arrivo di corsa, trafelato e grondante di sudore. Ma ancora con l’aria frizzante mattutina che non si è ancora trasformata in acqua.

Questa volta scelgo di fermarmi per provare a ragionare su cosa intendano fare quelle nuvole sopra la mia testa. Più in basso scorgo numerosi specchi d’acqua. Il minuscolo Lago Bicchiere, più lontano, il Lago Scuro e i Lagoni, incastonati nella faggeta ai piedi della Rocca Pumacciolo. La differenza tra i colori di ciò che sta in basso con quelli del cielo, induce i miei pensieri a più miti opinioni sul tempo che farà. La pioggia sembra ancora una chimera e l’intenzione mia è quella di proseguire. Il cielo non sembra ancora aver voglia di versare il suo prezioso elemento su questa parte di landa che ho scelto come tappa. Alla fine, comunque, non sarebbe male un po’ di acqua per lavare via la polvere da queste rocce intorno a me. Sarebbe utile anche per me, ogni tanto pulirmi dalle scorie che certe vicissitudini lasciano nei meandri dell’animo. Dovrei farlo spesso, come il cielo di queste parti quando arriva l’autunno. Ripenso a quanta gente posso aver ferito e a quanti hanno ferito me in questi anni e mi accorgo che la peggiore condizione in cui un essere umano si possa trovare non è l’odio, ma l’indifferenza. Perché l’odio si può sempre provare a trasformare in amore, l’indifferenza lascia soli in attesa di essere visti da qualcuno.

Capanne di Badignana
Capanne di Badignana – Il primo stop

Monte Sillara

Non ho più tempo per lasciare libere le mie emozioni, lo rifarò al prossimo stop, altrimenti questa idea di vedere cosa si cela per me in questi monti, non giungerà ad alcun finale. Con pedalate decise e con altrettanti marcati gesti di saluto per le persone che incontro a passeggiare lungo la mia stessa via, raggiungo finalmente il Monte Sillara, la cima più alta del Appenino Parmense. Sono quasi a quota duemila metri e i vicini laghi Sillara, appena sotto il crinale, sembrano sospesi nel cielo. Immobile, appoggiato alla ferrosa compagna di viaggio, il mio sguardo viene attirato dalla veduta più impressionante che questa giornata mi possa mai regalare. Nella sottostante valle del Bagnone, un abisso verde con le macchie chiare dei paesi situate quasi un chilometro e mezzo più in basso.

Monte Sillara
Monte Sillara – il secondo obiettivo

Passo del Giovarello

Il tempo sembra fermarsi per un istante ma è tutta una pura illusione. Purtroppo sono in ritardo per il pranzo e devo ripartire subito per il Passo del Giovarello per poi iniziare la discesa sul lato emiliano per l’arrivo di questa tappa. Toccando appena i colori del piccolo Lago Martini, percorro un ripido vallone pietroso che mi porta al Bivacco Cagnin dove finalmente posso allontanarmi dal mezzo di trasporto e lasciare che le mie gambe trovino la meritata pace interiore. La corsa sfrenata le ha riempite di acido lattico e quasi non le sento più. Intorno a me c’è solo il silenzio della natura che si trasforma. L’estate sta quasi per finire e, presto, giungeranno tempi nei quali queste vie non saranno più percorribili a causa di condizioni meteo avverse. Giungerà il tempo in cui quello che non si è potuto fare dovrà essere rimandato. E’ davvero questo il senso di ciò che sto cercando quassù? Avere il coraggio di cogliere l’attimo quando il momento è propizio.

Passo del Giovarello
Passo del Giovarello – L’ultimo obiettivo

Prato Spilla

Un panino ristoratore e un buon litro di acque fresca di fonte, sono il meglio che il mio stomaco possa ricevere per sopravvivere fino alla fine di questa tappa. Ora sono pronto per ripartire. Lascio che i pensieri svaniscano e mi dirigo nuovamente verso la bicicletta. Mentre salgo in sella non posso fare a meno di guardare alla via che mi attende. Più facile di quella affrontata fino ad ora. Inizia infatti la discesa e sarà nel bosco, luogo fresco e dagli odori balsamici per i polmoni in cerca di ossigeno per il sangue. Rinfrancato da queste sensazioni, sfioro il Lago Verde e giungo alla diga del Lago Ballano, fino a raggiungere il poco distante Prato Spilla. Sono arrivato a destinazione. La felicità per avercela fatta anche in questa tappa è la stessa di quando riesco a veder realizzato un mio progetto. Immensa è la gioia nel sapere di poter condividere qualcosa con qualcuno e mi riprometto di non perdere mai la quella voglia di socialità che ora sento esplodermi dentro. La stanchezza è tanta e mi perdo estasiato da un riposo ristoratore all’interno del rifugio immerso in una accogliente faggeta che emana odori di legna e muschio. Domani è un altro giorno, un’altra strada mi attende. Spero solo che sia piena di esseri umani. Ho ancora tanti buona giornata da regalare agli incontri casuali per provare a rendere più piacevole il cammino degli altri.

Il rifugio di Prato Spilla
Il rifugio di Prato Spilla – L’arrivo