La Scozia non ha un’estensione vastissima e le distanze tra una città e l’altra non sono eccessive. Per questo spesso ci si illude di poterla esplorare con facilità in pochi giorni. Ma bisogna considerare che anche se due posti possono sembrare vicini sulla cartina, in realtà il tempo di percorrenza può essere elevato, soprattutto nella zona delle Highlands.

In questa regione montagnosa non è semplice spostarsi: strade strette e dissestate, dove spesso ci si deve fermare per dare il tempo a un gregge di pecore di attraversare. A tutto ciò si aggiungono la pioggia e addirittura la nebbia, anche a Ferragosto. Conviene quindi scegliere alcune mete sulle quali concentrarsi, e fare un’attenta valutazione delle distanze e dei tempi di percorrenza.


Durante il mio primo viaggio in Scozia avevo incluso in dieci giorni praticamente ogni villaggio delle Highlands: una struttura diversa ogni sera, chilometri e chilometri macinati ogni giorno, a volte accontentandosi di vedere un paese o un castello da lontano per aver la certezza di arrivare al B&B prima che facesse notte.

Ma dagli errori si impara così le volte successive mi sono concentrata su zone diverse. In occasione del mio ultimo viaggio, ho scelto tre destinazioni in tre punti strategici della Scozia, passando in ognuno di questi paesi almeno due o tre notti, riuscendo così a dedicarmi, nell’arco di qualche giorno, all’esplorazione di una zona più o meno circoscritta.

1 – Letterfinlay, Loch Lochy, Inverness-shire

La prima tappa è Letterfinlay: definirlo un villaggio sarebbe un’esagerazione. In realtà si tratta di un raggruppamento di case sulla riva del Loch Lochy, a metà strada tra Fort William e Fort Augustus.

Trascorro il primo giorno a Fort William che, con appena 10.000 abitanti, è uno dei centri principali delle Highlands. Non c’è molto di più di una high street che attraversa la città, ma è un’ottima meta per riposarsi in un pub dopo la salita al Ben Nevis, la montagna più alta delle isole britanniche.

Il punto di partenza dei percorsi escursionistici è appena fuori Fort William: ci sono diversi itinerari che coprono varie distanze, a seconda del livello di preparazione. Si va dalle passeggiate di un’ora ai percorsi di un paio di giorni, ed è possibile trovare informazioni molto dettagliate sul sito Walking Highlands. I meno avventurosi possono godersi la vista dal Ben Nevis grazie alla funicolare Nevis Range Gondola, che in poco più di dieci minuti sale in cima alla montagna.

La seconda giornata è stata dedicata alla zona di Fort Augustus, piccolo insediamento lungo il canale di Caledonia. Il paesino è piccolo e non richiede più di un’ora, a meno che si decida di fermarsi per un piatto di fish & chips in uno dei tanti locali. Ciò che ha reso famoso questo minuscolo villaggio è la vicinanza al lago di Loch Ness, quello del famigerato mostro.

In zona ci sono diversi visitors centers che promettono di raccontare tutta la verità su Nessie, ma si tratta più che altro di attrazioni turistiche interessanti più per un bambino che per un adulto.

La cosa migliore è spostarsi a Urquhart Castle, un tempo uno dei più grandi castelli della Scozia. Ormai rimangono solo i resti della fortezza medievale che svettava dal promontorio di roccia, ma non è difficile immaginare le cose che possono essere successe tra queste mura.

Come spesso succede da queste parti, la storia si mescola alla leggenda: pare che San Colombano, monaco irlandese incaricato di diffondere il cristianesimo in Scozia, salvò un uomo dal mostro di Loch Ness intimando al mostro di allontanarsi. Leggenda o no, il castello offre un ottimo punto di vista sul lago e sulle montagne circostanti.

La base per le due notti trascorse in zona è il Letterfinlay Lodge, albergo con una quarantina di stanze affacciate sul lago. Ottimo anche per il ristorante, con menu che si basa sugli ingredienti stagionali. Nei mesi estivi, se il tempo lo permette, è possibile fare colazione sul terrazzo esterno, sulla riva del Loch Lochy.

2 – Melvich, Sutherland

La seconda tappa è sulla costa nord della Scozia, in un altro posto sperduto a una ventina di miglia da Thurso. Il mio impatto con questo paesone non è stato dei migliori: ricordo un paio di benzinai, qualche supermercato, strade deserte e nessun posto dove pranzare.

Quando arrivo a Melvich ormai ho perso ogni speranza per strada, soprattutto dopo aver visto Thurso e non essere riuscita a trovare un posto dove mangiare un panino. Mi sono rassegnata a finire in un posto triste e umido, ma il Melvich Hotel è una bella sorpresa: è caldo, accogliente, con stanze spaziose affacciate sul giardino e sulla baia. Un’ottima base la sera, con il ristorante che serve piatti locali come il pasticcio di cervo e l’insalata di granchio, e punto di partenza perfetto per esplorare il Sutherland e il Caithness.

Mi dirigo a ovest, verso Cape Wrath e il suo faro, fermandomi qua e là per fotografare un loch o i resti di un castello. Al ritorno, una breve passeggiata fino alla baia di Melvich e alla spiaggia di sabbia dove non ho fortuna e non riesco ad avvistare nemmeno uno dei puffin che vivono da queste parti.

Il giorno successivo mi sposto a est, verso John O’Groats, il centro abitato più a nord delle isole britanniche. In realtà, più che un vero e proprio centro abitato è un raggruppamento di edifici che ora sono adibiti a centro informazioni, hotel, negozio di souvenir e bar.

Il cartello stradale con l’indicazione delle distanze da alcune note destinazioni in tutto il mondo è forse tra le attrazioni più fotografate. È una meta molto turistica, ma la vista dal promontorio, con il vento che quasi ti impedisce di camminare e la pioggia fredda è la prima cosa che mi viene in mente quando penso alla Scozia.

Chi avesse più tempo a disposizione può prendere in considerazione la possibilità di dormire in una delle camere del John O’ Groats House Hotel o al Seaview Hotel in modo da prendere il primo traghetto del mattino per le isole Orkney: si parte alle otto con la linea John O’ Groats Ferries, che organizza escursioni che permettono di rientrare sulla terraferma nel tardo pomeriggio.

3 – Ullapool, Ross-shire

L’ultima meta è un villaggio di pescatori nella contea del Ross-shire, sulla costa est del Loch Broom. L’importanza di questo villaggio di un migliaio di abitanti è dovuta a due fattori: il fatto di essere l’unico villaggio che si incontra nel raggio di miglia, e il clima relativamente mite dovuto alle correnti tiepide dell’Atlantico.

Ullapool è nota inoltre per i numerosi festival artistici e musicali che vengono organizzati ogni anno, ma non è la sua vocazione artistica a colpirmi. Se chiudo gli occhi riesco ancora a immaginare la fila di casette bianche, una diversa dall’altra, sulla riva del mare.

Vedo chiaramente le barche dei pescatori che sembrano abbandonate quando c’è la bassa marea, e le stradine strette con i negozietti angusti e un po’ polverosi dove, se si cerca bene, si può trovare un oggetto da portare a casa: un acquerello dipinto da chissà chi, una vecchia bussola, una miniatura in legno di un faro colorato.

Vale la pena di trascorrere una giornata intera a Ullapool ma, per chi non volesse rimanere fermo troppo a lungo, è possibile organizzare una visita alla distilleria di whisky Loch Ewe, a un’ora di macchina, oppure prendere un traghetto per Stornoway, cittadina dell’isola di Lewis, la più grande delle Ebridi.

A Ullapool non ci sono hotel di lusso, ma non mancano i B&B, le guesthouse e i pub che in genere hanno qualche camera al piano superiore. Io ho scelto l’Arch Inn, semplice e confortevole, per la sua posizione sul porto. Per la cena ho prenotato un tavolo al Ferry Boat Inn, all’estremità opposta del porto. È un locale che non attira l’attenzione, con la sua insegna un po’ fuori moda e l’aria polverosa, ma mi era stato consigliato per il suo clam chowder, la zuppa di pesce.

L’unico sbaglio è stato quello di aver prenotato una sola notte a Ullapool, e questo errore non lo dimenticherò mai.

Allo stesso modo, non dimenticherò il rumore dei gabbiani che volano avanti e indietro lungo il porto, alla ricerca di qualche pesce. E il profumo di salmone arrosto e di zuppa che esce dalle porte di qualche pub, dove è possibile prendere un cartoccio di pesce fritto da mangiare sul muretto, a godersi i sapori, i profumi e quella luce particolare che c’è solo qui al nord.

A proposito dell'autore

Silvia Demick

Abito in un piccolo paese di provincia e lavoro in un ufficio in una stradina secondaria. Immagino però di vivere a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E magari di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non so cucinare, ma adoro mangiare. Mi piace conoscere un posto nuovo attraverso il suo cibo e le sue tradizioni culinarie. Non riesco a fare a meno di raccontare quello che ho scoperto agli altri.

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