Dopo aver fatto una pausa per raccontarvi della mia esperienza in Sudan, riprendo il racconto del mio meraviglioso viaggio in Iran partendo da una delle tappe che più mi è piaciuta: la città di Yazd.

Con Yazd si pùò parlare di quell’amore a prima vista che altro non fa se non consolidarsi nel tempo! Ho amato questo luogo fin dai primi minuti trascorsi qui e, nei 2 giorni dedicati alla sua visita ho rafforzato il mio sentimento.

Bella di giorno, tanto quanto di sera, questa città si trova nel mezzo di una regione desertica a circa 200 chilometri da Esfahan. La prima cosa che ho percepito è che, sebbene si tratti di uno dei centri più turistici, ricco di alberghi, negozi, traffico e smog, più di altri centri, Yazd abbia mantenuto una propria identità che le conferisce un carattere fiero.

Ventiduesimo patrimonio registrato nell’Iran dall’Unesco, si tratta però della prima città del paese inserita nella lista dell’Unesco. Con ben 3000 anni di storia, può essere considerata una delle città più antiche del mondo, da sempre crocevia dei commerci carovanieri, nonché importante punto d’accesso alla Via della Seta.

La parte che mi ha colpita di più della città è quella vecchia caratterizzata da silenziosi vicoli intricati, abitazioni dall’inconfondibile color ocra e antiche moschee rivestite di maioliche blu. Abbiamo passeggiato per questi vicoli per ore, respirandone tutta la pace e restituendo i sorrisi che ci venivano regalati al nostro passaggio.

 

Tra tutte le moschee merita sicuramente una menzione Masjed-e Jameh, che con i suoi due minareti alti 48 metri domina tutta la città antica. Consiglio una visita a questa moschea sia nelle ore diurne che la sera, momento nel quale raggiunge l’apice del suo splendore.

Un’altra visita che consiglio di fare la sera è quella del complesso Amir Chakhmaq che si trova a poche centinaia di metri dalla parte vecchia della città e le cui nicchie ad arco, dopo le ore del crepuscolo, vengono illuminate con una luce arancione che crea un effetto visivo molto gradevole.

Una importante caratteristica di Yazd sono i suoi badgir, più conosciute come torri del vento, ovvero sofisticati sistemi di ventilazione che    sfruttano le correnti d’aria per portare refrigerio nelle torride estati del deserto.

Spostandosi dal centro città ci sono due visite che consiglio: il tempio de fuoco e le torri del silenzio. Quello che infatti ancora non ho detto è che a Yazd vive la maggior parte della residua comunità zoroastriana dell’Iran, che affonda le sue radici nell’epoca del profeta Zarathustra e viene considerata la religione monoteista più antica del mondo. I due luoghi sopra citati sono entrambi testimonianze delle radici zoroastriane della città.

L’Atash Behram, ovvero il tempio del fuoco, custodisce un braciere ardente in continuazione dal 470 d.C la cui combustione è tenuta viva da un sacerdote.

Ma il luogo di maggiore suggestione è quello in cui si trovano le torri del silenzio o Dakhmeh-ye Zartoshtiyun, poste su due colline a sud della città. Consiglio di ritagliarsi almeno una mezz’ora per questa visita e di inerpicarsi sulla ripida scalinata che conduce alla torre posta sulla collina più alta dalla quale si può anche godere di una bella vista sulla città.

Ma cosa sono le torri del silenzio? Con mia grande sorpresa ho appreso dalla nostra guida che si trattava di complessi funerari edificati in mezzo al deserto, nei quali venivano portati i corpi dei defunti. Questi corpi, in prima battuta, venivano lasciati in pasto agli avvoltoi e, solo in seguito, le spoglie adagiate all’interno delle torri per il riposo eterno. Chiaramente questa pratica non è più attuale ed è vietata principalmente per motivi di igiene: mentre infatti secoli addietro queste torri erano distanti dal centro, con l’espandersi della città, le periferie si trovano a poca distanza.

Dopo avervi raccontato delle sue bellezze architettoniche, non posso fare a meno di sottolineare un altro aspetto di questa città, che poi è lo stesso che accomuna tutti i luoghi che ho visitato in Iran, ovvero la sua popolazione. Anche in questa città sono stata accolta da sorrisi, ho potuto constatare una forma di ospitalità e di apertura rare. Non si tratta di semplice accoglienza, ma diversa e propria propensione al comunicare e al confrontarsi con il prossimo, senza alcun tipo di barriera culturale.

Termino quindi questo articolo con una carrellata di ritratti dedicata loro, gli abitanti di Yazd!

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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