Mai stati sull’ Argentera? – no – ma almeno sapete dov’è? – no – ignoranti – e così anche quest’anno ferie a studiare geografia, io e loro due, mio fratello e un amico.

Primo giorno – San Giacomo di Entracque 1.250 m/Rifugio Soria-Ellena 1.840 m

km 6,53/salita 604 m/discesa 11m

Entracque, Parco delle Alpi Marittime

Arriviamo giusto in tempo per la sfilata degli Alpini con banda vestita di rosso, caffè in piazza, sosta al Centro Uomini e Lupi, uomini una decina lupi nessuno, ultimo tratto in macchina su fino al parcheggio di S. Giacomo, è da qui che parte il nostro giro attorno all’ Argentera sulle tracce del lupo  (http://libri.terre.it/libri/collana/21/libro/454/Il-trekking-del-lupo-).

Scarponi, bastoncini da  montagna, zaino, mentre controllo la macchina fotografica resto già da solo, sarà sempre così, pronti via loro vanno e io a inseguire. La mulattiera è larga, monotona e senza un filo d’ombra, il sole è cocente, caldo e sudore fino al rifugio Soria-Ellena e fai fatica a credere che d’inverno ci sia tanta neve da dover entrare nel rifugio con le scale esterne dal secondo piano.

Pomeriggio, nuvole e giochi di luce sulle ripide pareti della valle, su per un sentiero alla ricerca dei camosci che non si fanno attendere ma restano a distanza di sicurezza, poi dal fondo sale la nebbia che invita al tepore del rifugio. Cena con un gruppo ciarliero di – tedeschi? chiedo – nooo! rispondono inorriditi – danesi!

 

Secondo giorno – Rifugio Soria-Ellena 1.840 m/Gite du Boreon 1.480 m

Km 15,6/salita 726 m/discesa 1.017 m

Mani intirizzite sui bastoncini, vento gelido in faccia, scende dal Colle di Finestra, le mucche al pascolo non fanno una piega, figuratevi i camosci sui pratelli lì attorno – dai accelera, stanno arrivando i danesi – no, devo fotografare i camosci – e in un attimo resto solo col vento.

Dalla casamatta appena sotto il passo, sarà anche un ricordo storico ma è proprio un pugno nell’occhio, i due mi fanno grandi gesti verso i pascoli alla destra della pietraia che non finisce mai, tre stambecchi, femmine, un maschio se ne sta isolato più in alto, i danesi sono all’acme dell’eccitazione fotografica.

Colle di Finestra, 2.471 metri, stiamo entrando in Francia ma niente spari dal bunker nascosto sotto il passo, attorno al Lac de Fenestre il panorama si allarga sulle montagne del Parco del Mercantour, siamo sulle Alpi ma là dietro c’è il mare. Stanno arrivando i danesi! – è un’ossessione, e allora via verso il Pas des Ladres, dove i ladres erano i contrabbandieri, finalmente un sentiero come si deve, parete scoscesa, burrone profondo – sì, ma non esageriamo – commenta nervoso mio fratello.

Il passo dei ladri i francesi lo conoscono bene, è pieno di gente che sale dal rifugio della Madonne de Fenestre e scende verso il Lago di Trecolpas, lo so, la montagna è di tutti, ma in agosto è di troppi, credo la pensino così anche i camosci che vagabondano nervosi lì attorno.

Sosta panino al lago, tutti a guardare assorti l’unica ardimentosa che ci fa il bagno.

La discesa tra i boschi non finisce mai – ci fermiamo al centro Alpha Loup? – no, tanto non si vedono. Alla Gite du Boreon italiani che discutono di sentieri verso il mare, francesi che si sentono padroni di casa e olandesi affascinati dalle montagne, i vichinghi non arrivano, dormiranno da qualche altra parte.

 

Terzo giorno – Gite du Boreon 1.480m/ Rifugio Regina Elena 1.834 m

Km 11,91/ salita 964 m/ discesa 671 m

Nel settembre del ’43, circa 800 ebrei tra cui donne, bambini e vecchi in fuga dalla Francia di Vichy, sono passati dal sentiero che dovremo fare oggi per poi finire nei rastrellamenti dei nazisti in Valle Gesso (https://books.google.it/books/about/Oltre_il_nome.html?id=zUgcvgAACAAJ&redir_esc=y).

Sulla mappa sembra poco, tra la Gite du Boreon e il Regina Elena ci sono solo 400 metri di dislivello, ma in mezzo c’è il Colle di Ciriegia, 2.543 metri, ma se ce l’hanno fatta quei poveretti…

Salita subito impegnativa in mezzo al lariceto, i due mi aspettano, si vede che non si sono ancora scaldati, quando finisce il bosco inizia il vento come e più di ieri, al Lago di Ciriegia, ormai una pozza asciutta, ci raggiunge un solitario escursionista ma non sia mai che i due si lascino sorpassare e, di nuovo, in un attimo resto solo col vento.

Mi aspettano in cima, i danesi non si vedono, c’è tempo per godersi il panorama, siamo nel cuore della grande area naturalistica formata dal Parco del Mercantour e dal Parco delle Alpi Marittime, da una parte montagne boscose sempre più basse, dall’altra montagne rocciose sempre più alte, le cime dell’  Argentera sulla destra non si vedono, i 3.097 metri del Monte Matto in fondo alla valle sì, del rifugio nessuna traccia.

Discesa tranquilla sulla mulattiera costruita a suo tempo dall’esercito per presidiare il passo, giù sulla Piana del Re si vedono le mucche, ma del rifugio della regina nessuna traccia, poi capisco il perché, è piccolo e nascosto tra i larici ai piedi di un pendio dirupato.

Il rifugio è gestito con turni settimanali dagli Alpini di Genova perché è una donazione fatta alla loro sezione dalla Regina Elena, è piccolo e familiare, ci siamo noi tre e un tedesco mezzo matto sulla sessantina – non c’è un sentiero – gli dicono, ma lui dice che sulla sua cartina tedesca è segnato, vuole andare non so bene dove su per l’Argentera. Pediluvio gelido nel torrente sotto al rifugio, marmotte a gogò, di camosci e lupi nemmeno l’ombra. Nella notte si sentono i lamenti dei larici nella bufera.

Quarto giorno – Rifugio Regina Elena 1.834 m/Rifugio Questa 2.388 m

Km 15,4/ salita 1.064 m/ discesa 560 m

Purtroppo li ho convinti io ad allungare un po’ la strada per salire verso il Colle di Fremamorta. La mulattiera iniziale è ripida, del sentiero finale non ne parliamo, resto solo come al solito, ma il panorama è spettacolare: un’alta bastionata di creste rocciose si immerge in ripidi ghiaioni di un bianco luminoso alla luce del sole, ai loro piedi si distende la collana dei laghetti di Fremamorta, blu come solo i laghi alpini possono esserlo, di fronte, al di là della valle del Regina Elena, il dorso severo dell’ Argentera appena ingentilito dagli ultimi nevai.

Discesa e sosta panino al Lago Sottano, c’è chi si siede e rinfresca i piedi e chi ci scivola e ci lascia il ginocchio, mio fratello. La strada adesso è una bella mulattiera militare, si sale ancora, Colletto del Valasco 2.429 metri, siamo quasi all’altezza del rifugio Questa, illuso, non sai che ci sono 400 metri di discesa e poi si risale? I larici inceneriti dai fulmini rispecchiano il mio stato d’animo.

Il rifugio è pieno, italiani, francesi e i danesi del primo giorno che si mettono pezze e cerotti ai piedi, i vichinghi non sono abituati agli scarponi.

In basso la valle del Valasco è già scura, le nuvole disegnano ombre sui monti che ci circondano, il, di fianco al nostro rifugio, da blu cobalto scolora in grigio piombo, l’ultimo raggio illumina la Cresta Savoia, del resto, siamo o non siamo in Piemonte?

 

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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