La doverosa premessa con la quale desidero cominciare il racconto di questo viaggio sorprendente è legata all’aspetto della sicurezza. Molti paesi islamici, sono sempre percepiti, in parte ragionevolmente ma solo nelle zone più calde, come terre pericolose dove tutto può succedere. Questo paese però è davvero sicuro, le mete turistiche più battute, vedi Petra, sono ben sorvegliate costantemente.

L’altra premessa, che assume i connotati di un consiglio, riguarda il Jordan Pass. Si tratta sostanzialmente di un documento evaso dal Ministero del turismo giordano che vale come ingresso a tutti i principali siti nel paese ma soprattutto come visto. Si acquista dal sito ufficiale. In questo modo avrete sia il visto che gli ingressi a tutte le mete meritevoli di un passaggio nell’intero paese. A conti fatti, vi assicuro, che conviene. Per attivarlo dovrete stare un minimo di 3 notti nel paese.

L’impatto con la Giordania è notevole e si sente. Si respira l’aria dell’Asia che prende le distanze dalle nostre abitudini e costumi.

L’accoglienza

L’accoglienza da queste parti è qualcosa di veramente importante, anzi importantissimo. La frase che più mi sono sentito ripetere è stata proprio: “Welcome to Jordan” sempre con il sorriso, anche da venditori ai quali rispondete “no grazie” senza dare loro alcun tipo di soddisfazione. Capirete le loro intenzioni sincere guardandoli negli occhi.

Una delle moschee di Aqaba – Foto Manuel Giannantonio

Questa terra dalla storia millenaria ti sorprende e non poco. Io sono giunto qua ad Aqaba e non ad Amman (la capitale) per iniziare il mio giro. Questa città portuale, che assume in piccola parte connotati occidentali senza dimenticare le sue origini è situata nell’omonimo golfo sul Mar Rosso ed è l’unica del paese che vi si affaccia in tutto il territorio giordano.

Aqaba è ben strutturata per i turisti ed è a 150 km da Petra e circa 65 km dall’incantevole deserto del Wadi Rum. Sfruttando questa collocazione geografica ho visitato queste autentiche perle.

ll tramonto sul Mar Rosso di Aqaba – Foto: Manuel Giannantonio

Petra

Dopo il viaggio nel deserto inospitale, alternato a piccole abitazioni sparse qua e là, e dopo aver visitato la graziosa Aqaba (che presenta comunque zone molte povere riflesso di una situazione economica nazionale sostanzialmente povera nonostante ll potere della moneta), giungo all’ingresso della città di Petra dopo aver attraversato la “King’s way”.

Il Jordan Pass, viene subito richiesto e prontamente esibito, tra l’altro con l’occasione ho chiesto un timbro sul passaporto e con mia sorpresa ho scoperto che ne avevano uno apposito di Petra che però non usavano. Per fortuna la mia curiosità mi ha permesso di avere anche quest’altro ricordo.

Dall’ingresso c’è un percorso di pochi chilometri da fare a piedi ma le guide ambulanti saranno asfissianti nel proporvi di andarci a cavallo o con loro poiché sapranno portarvi in luoghi non menzionati nelle mappe. Ora, devo confermare che è vero poiché ho ceduto al pressing di uno di loro (fortunatamente devo dire a posteriori), Alì il suo nome, che ha saputo farmi godere di luoghi magici, testimonianze delle civiltà che vi sono vissute ammirando incisioni antichissime che hanno lasciato all’interno di alcune caverne lungo il perimetro della città vecchia.

La perla è stata la possibilità di ammirare la facciata del tempio dall’alto. In realtà propongono anche da davanti al tesoro della città di farvi salire ma il così detto “indiana way”, a tratti un tantino pericoloso in virtù di percorsi a strapiombo da vertigini, intrapreso per arrivarci è stato esaltante.

Le gole del Siq – Foto: Manuel Giannantonio

La città rosa scolpita nella roccia è maestosa e sorprendente. È davvero incredibile, a colpirmi è stata senz’altro la sua altezza. Inevitabilmente di fronte a questo capolavoro della civiltà umana, ci si chiede come abbiano fatto a realizzarla soprattutto in quel contesto storico.

Patrimonio dell’Umanità e dell’Unesco. Dichiarata una delle sette meraviglie del mondo moderno

Petra è senz’altro uno dei luoghi più magici che esistano al mondo. E pensare che fu scoperta solo piuttosto di recente e contiene ancora molti segreti da scoprire.

Il percorso tradizionale invece prevede l’arrivo dopo aver percorso il Siq (le famose gole), risultato di una naturale apertura nella roccia ed è lungo più di 1km. Un arco trionfale una volta marcava la sua entrata. Da notare i due canali d’acqua scolpiti lungo la roccia su ambedue i lati. Oltre che a rappresentare una drammatica entrata nella città di Petra, il Siq conserva molti resti del passato di Petra come la strada pavimentata, la stazione di Sabino Alexandros e pietre Sacre Nabatee.

La sua meraviglia sarà ancora più evidente, quando farete il percorso inverso per tornare indietro, osservando le espressioni sui volti della gente che vede il tempio per la prima volta. Un siparietto divertente.  La città inoltre, offre un antico teatro e molto altro.

ll traffico nel Siq – Foto – Manuel Giannantonio

Vista sul tesoro di Petra dal Siq – Foto: Manuel Giannantonio

 

Il tesoro della città antica – Foto: Manuel Giannantonio

Il Wadi Rum

Concluso il primo obiettivo si punta al Wadi Rum. Sito a 1600 metri, Il Wadi Rum, detto Valle della Luna, è un’incantevole valle scavata nei millenni dallo scorrere di un fiume nel suolo sabbioso e di roccia granitica della Giordania meridionale ed è il più vasto deserto del paese. Ho avuto l’opportunità di attraversarlo in Jeep.

Questo posto è perfetto per la pace dei sensi, come ogni deserto del resto, ma i suo colori caratteristici sono qualcosa di unico. Ricorda Marte, in effetti, qui hanno girato scene del film “The Martian”, come mi conferma un berbero locale con il quale ho condiviso il mio stupore. In realtà, come Indiana Jones e Transformer a Petra, pellicole hollywoodiane di grande successo, sono stati girati molti film qui, come Lawrence D’Arabia (il treno usato per il film è ancora li come ricordo e souvenir per i turisti).

Sito a 1600 metri, Il Wadi Rum, detto Valle della Luna, è un’incantevole valle scavata nei millenni dallo scorrere di un fiume nel suolo sabbioso – Foto: Manuel Giannantonio

 

Foto: Manuel Giannantonio

Un’altra esperienza esaltante, tra le altre, è quella di bere del tè (ottimo peraltro), nelle tende dei berberi locali.Un attimo che mi ha riportato alle parole del film: Un tè ne deserto di Bertolucci: “Qui anche la memoria scompare, non resta altro che lo stesso tuo respiro e il suono del tuo cuore che batte. Uno strano processo inizia… Poiché chiunque è stato nel deserto per un po’ non e’ lo stesso di quando vi è entrato”, ed è proprio vero.

Una situazione che vi porterà indietro nel tempo come camminare a cammello nel deserto o mangiare con loro nel camp dove apprezzerete le prelibatezze locali guidati dalla proverbiale accoglienza di un popolo umilissimo. Inoltre, è possibile pernottare all’interno delle tende del camp per passare una notte indimenticabile.

Ammirando il tramonto – Foto: Manuel Giannantonio

 

ll piacere di un tè con i berberi in tenda – Foto: Manuel Giannantonio

 

Il tè preparato nell’antico modo – Foto: Manuel Giannantonio

Concludendo, la Giordania mi ha sorpreso moltissimo e mi ha dato molto. L’esperienza che più mi ha colpito però è stato il fuoco acceso con il berbero locale per riscaldarci e ammirare il tramonto all’orizzonte di uno scenario che solo madre natura sa regalare. Un momento che si è immediatamente consacrato come immortale nella mia mente ma soprattutto nel mio cuore.

A proposito dell'autore

Manuel Giannantonio

Giornalista, blogger e scrittore. Ma anche grande appassionato di viaggi e desideroso di vedere il più possibile di quanto questo mondo ha da offrire. Da New York a Istanbul, da Londra al Nepal, da Roma a Mumbai, ogni posto merita una visita.

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