Le gravine? In Puglia? E cosa sono? Punto primo convincere la moglie a partire.

Grottaglie

Dopo colazione nel B&B assieme a un gruppo di cinesi, vengono per le ceramiche ci ha spiegato la nostra ospite, telefonata a Maria dell’associazione Grott’Art per gli ultimi accordi – piove, forse è meglio aspettare questo pomeriggio, dice lei – ok, a che ora questo pomeriggio? Rispondo io, silenzio dubbioso – se proprio siete convinti… facciamo alle due.

Mattinata al MArTA di Taranto, troppo bello, occhiate di sole tra le nuvole, mezzogiorno a Grottaglie, piove, le due su una stradina persa tra gli uliveti, diluvia. Maria c’è, giacca verde e pantaloni blu antipioggia, sorriso gentile e sguardo ancora incerto – sicuri? e guarda mia  moglie – sì, faccio io senza guardare mia moglie – ok, andiamo, probabilmente vedremo la cascata, si forma solo quando piove forte – che fortuna, commenta mia moglie.

Cos’è una gravina?

Facciamo così, tu vai in macchina a zonzo per uliveti tutti uguali allora per fare qualche foto che speri diversa prendi un sentiero e all’improvviso, se non stai attento, cadi in un burrone che manco sognavi esistesse, ecco, quello è una gravina.

C’è una sbarra a chiudere il sentiero ma Maria ha la chiave, abbiamo un accordo col proprietario, un centinaio di metri ed eccola la Gravina di Riggio, pareti e balze di roccia grigia, festoni di pratelli, grotte che occhieggiano tra i cespugli delle cenge e giù sul fondo alberi accalcati come un gregge infreddolito, e piove.

C’è inversione termica nella gravina, più si scende e più è umido e fresco, dice Maria, ma oggi non si nota la differenza… Giù per scalini tra cespugli gocciolanti, una croce di Malta incisa nella roccia, siamo alla grotta della farmacia, loculi scolpiti nelle pareti come un mobile libreria  – forse ci tenevano le erbe medicamentose o forse era una piccionaia – mia moglie vota per le erbe, io per i piccioni, altra acqua e altra grotta – è la grotta del vento, c’era probabilmente un frantoio, gli anelli scavati nella roccia del soffitto servivano per appendere attrezzi o cibi – e via con altre spiegazioni che mia moglie ascolta io un po’ meno, sono affascinato dal paesaggio, qui sotto la gravina fa una curva poi si allarga e scompare nella piana, non ci sono più rocce vive, diventa una lama, spiega Maria, il verde fradicio degli alberi si mescola all’argento degli ulivi, sulle foto le gocce di pioggia cadono oblique .

Siamo tre donne, quelle di Grott’Art, è nata come passione per la natura ed è diventato quasi un lavoro ma quest’anno non è andata bene, troppi giorni di acqua, è rarissimo avere gente che accetta di visitare la gravina anche sotto l’acqua come avete fatto voi. A proposito di acqua, e la cascata? L’abbiamo vista, anzi ce n’erano addirittura due, pioveva, eccome se pioveva, fradici.

Castellaneta

La Città del Mito, pensavo che il riferimento fosse a qualche mito greco invece il mito è Rodolfo Valentino che qui è nato.

Anna, il nostro interlocutore nell’associazione Amici delle Gravine, ha un contrattempo – nessun problema, vi accompagneranno Francesco e un suo amico, mettetevi d’accordo con loro. Francesco lavora per la Marina a Taranto, è stato anche sulle motovedette a recuperare i migranti – è un lavoro pesante e rischioso ma nessuno ne parla –  Alessandro, l’amico, invece è una specie di meccanico specializzato all’ArcelorMittal – noi stiamo bene in fabbrica, sono gli altri che si lamentano – Taranto in due parole.

Questa sterrato è l’Appia Antica, ci spiega Francesco, più avanti usciamo su una stradina di campagna e restiamo impantanati, i Romani sì che le sapevano costruire le strade. Un campo di grano verde tenero, una masseria di mattoni rossi, capannoni abbandonati, sono gli essiccatoi del tabacco, una volta lo si coltivava, cespugli di margherite gialle, cuscini di fiori cremisi, erba alta fino al bordo di una forra stretta e profonda, è la Gravina di Santo Stefano.

Il sentiero invaso dalle erbe porta a una cripta subito lì sotto, un paio di affreschi rovinati, nessuna protezione – è proprietà privata, non hanno nessun interesse a curarla, siamo noi dell’associazione che l’abbiamo pulita – e la targhetta? – è il numero di catasto, tutte le grotte di Puglia sono censite ma mancano i soldi per acquistarle e renderle fruibili.

Trecento metri più in giù lungo la gravina, una discesa su appoggi non facili ed ecco la seconda cripta, quella di San Michele, affreschi quasi scomparsi, croci e simboli misteriosi incisi sui muri – guarda, c’è anche un nodo di Salomone, è lo stemma della nostra associazione. Foto dal ponte dell’acquedotto, la gravina è una foresta segreta nascosta tra uliveti senza tempo e serre di plastica.

E di nuovo quella sensazione assurda di due mondi paralleli. Castellaneta, lungo la SS7, sfasciacarrozze,  capannoni industriali, traffico, poi la Chiesa dell’Assunta, la più antica della città, scendi dalla macchina, superi il cancelletto di fianco alla chiesa e d’incanto spariscono capannoni, auto e rumori, ti trovi in alto sul ciglio di una valle larga e profonda, non una casa, un sentiero, un palo della luce, sul versante opposto alberi scuri si aggrappano all’orlo roccioso, qui sotto prati pieni di iris bianchi, sul fondo il torrente carico d’acqua, è la Gravina Grande, un mondo silenzioso che allarga il respiro e riempie gli occhi di stupore.

Laterza

No, non ci sono cani, ci sono i lupi, non che questo tranquillizzi più di tanto mia moglie, li abbiamo ripresi con una trappola fotografica, prosegue orgoglioso Francesco, un giovane architetto dai baffetti sorridenti prestato alla natura, inseguono i cinghiali, questo vuol dire che la piramide ecologica della gravina è integra, quale gravina? Quella di Laterza ovviamente, la regina delle gravine.

In fondo al sentiero nella pineta c’è una specie di casotto rimesso a nuovo – è una lamia, era il ricovero dei pastori dove producevano il formaggio, qui fino a 40-50 anni fa non c’era il bosco ma solo pascoli – e avanti con le erbe medicinali che non si conoscono più, il cisto che sta fiorendo, le orchidee una più bella dell’altra e all’improvviso, come sempre succede, eccola la gravina, da restare a bocca aperta!

Un conto è vederla in foto, un altro è sbucare dai cespugli e trovarsi sull’orlo del baratro: pareti a strapiombo di rocce bianche disegnano un canyon tortuoso di cui non si vede la fine, il sole ancora basso allunga le ombre sul bosco che risale i ghiaioni fino alla base delle pareti, spuntoni rocciosi striati di rosso si ergono fieri e solitari, i cespugli rimarcano le cenge, le erbe spuntano da ogni pugno di terra, sul fondo un torrente lontano disegna curve cariche di fango per le piogge recenti, si sente solo il vento.

In alto vola una cicogna nera, una vera rarità, se solo riuscissi a inquadrarla, ci sono anche il capovaccaio, il gufo reale e poi, poi troppi animali, troppo innamorato della sua terra Francesco, biancone, colubro leopardino, istrice, bello l’istrice… Vengono in tanti a vedere la gravina? Stanno aumentando, noi della cooperativa GRAVin assieme ad altri gruppi stiamo lavorando per farla conoscere, arrivano gli stranieri, sono venuti anche degli americani che l’hanno paragonata al Grand Canyon, più piccola ma più verde, e quando viene qualcuno da Bari rimane stupito come e più di voi, dicono: mai saputo che in Puglia esistesse una simile bellezza!

Nemmeno noi.

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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