Il Giudizio Universale, Cappella Sistina a Roma

Ed ecco verso di noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo, gridando: «Guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo, i’ vegno per menarvi all’altra riva nelle tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo» […] E l’duca lui:« Caròn, non ti crucciare, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare».

Cosi Dante descrive il suo primo incontro immaginario con Caronte, traghettatore delle anime dannate verso l’inferno, ma ora spostiamoci a Roma, alla Cappella Sistina, dove il pittore e scultore Michelangelo Buonarroti realizzò Il Giudizio Universale.

Il Giudizio Universale cappella sistina

In basso, sulla destra, Caronte spinge tutte le anime dei dannati con un gesto forte e violento, queste anime si gettano verso il fiume Acheronte, in preda a un senso d’ansia e disagio devastante. I dannati, in maniera disordinata e scomposta, raggiungono un altro essere terrificante e mostruoso…

Così discesi del cerchio primaio, giù nel secondo, che men luogo cinghia e tanto più dolor, che punge e guaio. Stavvi Minòs orribilmente e ringhia: essamina le colpe nell’entrata, giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Questa creatura cosi brutta e spaventosa è Minosse, essere mitologico che giudica i peccati e le pene e manda le anime nel luogo più adatto, girando la terribile coda serpentina tante volte quanto il numero dei cerchi infernali verso il quale i pravi devono recarsi.

Il Minosse michelangiolesco, però, ci ricorda qualcun altro: il Maestro delle Cerimonie dello Stato Pontificio Biagio da Cesena, che giudicò l’affrescotroppo scandaloso, per via della nudità dei personaggi. Il Buonarroti rappresenta Biagio nelle vesti dell’orribile creatura, presente nella mitologia e nella Divina Commedia e gli aggiunge anche delle orecchie da asino, al fine di ridicolizzarlo il più possibile.

Michelangelo da centralità alla figura del Cristo con la Madonna, posti entrambi in cielo e circondati da una schiera di angeli e santi martiri. Possiamo riconoscere: San Lorenzo, dalla presenza della graticola sulla quale venne bruciato vivo e San Bartolomeo, dalla pelle e dal coltello.

Gli angeli sotto al Cristo, invece, sono intenti a suonare le trombe del Giudizio, che arrivano melodiose  alle orecchie degli Eletti e insopportabilmente fastidiose alle orecchie dei dannati.

Il senso di drammaticità si fa ancora più forte quando lo sguardo del visitatore incrocia quello severo di Gesù, in contrasto con il volto avvilito e rattristato di Maria e dalle anime destinate all’inferno, che fanno di tutto pur di raggiungere il paradiso: preoccupate all’idea di dover patire delle pene insostenibili per l’eternità, esse si muovono smaniose, ma vengono spinte verso il basso, quasi come fossero gli stessi inferi ad attirarle.

In realtà, però, è il gesto del Figliuol Divino a sancire le sorti di ognuno: con la mano sollevata chiama a sé i prescelti e con quella abbassata spinge in giù tutti gli altri.

Ancora più in alto del Cristo, sul registro superiore dell’affresco, come a voler celebrare la potenza del Signore, un altro gruppo di angeli reggono i simboli della Passione:  a sinistra, possiamo notare chiaramente delle figure che trascinano la Croce e la corona di spine e, sulla destra, altre figure stringono forte la colonna della flagellazione.

Cappella Sistina Roma

Roma è una città che stupisce per la ricchezza di beni e attrazioni che la caratterizzano, non visitarla significherebbe negarsi l’opportunità di comprendere e vedere con i propri occhi delle pagine di una storia che ha avuto un’influenza forte su tutta l’umanità.

Quando poi si ha modo di ammirare la Cappella Sistina, con i suoi innumerevoli affreschi realizzati da personalità di spicco, si rimane incantati.

Il Giudizio Universale e la volta sono opere d’arte che lasciano a bocca aperta, senza respiro e che ci fanno capire quanto l’essere umano  possa essere capace d’imprese stupefacenti e grandiose: Buonarroti, da solo, con le pressioni della Chiesa sul collo e in pochissimo tempo ha realizzato un’opera articolata e di una complessità straordinaria.

Il lavoro di Michelangelo è qualcosa che non svanirà mai dalla memoria dell’intero genere umano, egli ha costruito uno spettacolo di un  valore inestimabile, lasciandoci anche un piccolissimo brandello di se stesso: la pelle che Bartolomeo regge nelle mani è un autoritratto dell’autore, che si consegna a Dio e a tutte quelle persone intenzionate ad ammirare  una delle più grandi manifestazioni artistiche di un genio intramontabile.

Per oggi è tutto.

Saluti, buona fortuna e buon viaggio!