Andare a Sarajevo vuole dire immergersi in 4 culture: quella islamica, quella ortodossa, quella ebraica e quella cattolica, mischiate ed intricate insieme in un modo armonioso. In questo post vedremo cosa fare e vedere con un itinerario completo di 4 giorni, ma se avete solo un weekend a disposizione potete leggere la nostra guida su cosa visitare a Sarajevo in un weekend.
La città vecchia
Io risiedevo in un b&b nella città vecchia e raramente ne sono uscita per il fascino indescrivibile dei mercati coperti, delle viuzze intricate, dei bazar ove trovi di tutto, delle meravigliose pasticcerie e non ultimo delle bellezze architettoniche.
La zona islamica e le moschee storiche
Partiamo dalla zona islamica in cui svettano moschee del 1500 con i loro alti minareti che a varie ore del giorno richiamano i fedeli alla preghiera. La più importante storicamente è la Moschea Gazi Husrev – beg che si erge a testimonianza della ricca eredità islamica del quartiere,
Moschea Havadza Durak conosciuta anche come Moschea Barcarsija, si trova sulla piazza principale del vecchio centro commerciale di Saravejo – Bascarsij. Dall’esterno possiamo vedere che ha una cupola principale e un portico aperto e c’è l’adiacente minareto in pietra.
La moschea è stata gravemente danneggiata durante la guerra della Patria dopo di che ha subito una grande ricostruzione.
Il triplo portico ad arco e la moschea ottagonale elegantemente dipinta all’interno con versi del Corano, creano un’oasi di pace nel frequentatissimo quartiere. Io l’ho visitata all’alba, senza nessuno e ho potuto gustarne i particolari come la fontana per le abluzioni e i portoni intarsiati.
Appena accanto sorge un’antica fontana, dicono benedetta, dove è d’obbligo scattare una foto, anch’essa molto antica.



Dolci tipici e atmosfera dei bazar
Non cercate di bervi una birra in questo quartiere, perché è halal, ma qui sorgono le migliori pasticcerie della città dove si può mangiare a tutte le ore il dolce tipico del luogo : una mela sciroppata con all’interno un impasto di noci, ricoperta di panna montata, chiamato tufaija. E poi la bellezza dei bazar dove trovi rosari mussulmani, gioielli, scarpe da Alì Babà e tante altre stranezze.


Accanto a questa moschea ce ne sono altre, più piccole, ma altrettanto antiche e belle.
Appena fuori dalla città vecchia, attraversato un ponte, si erge in tutta la sua imponenza la Moschea del Re, anch’essa molto antica. E’ enorme con un porticato ed un cortile immenso dove puoi anche fermarti in un caffè e fumare l’arghilè. Accanto un piccolo cimitero dove la data di morte sulle lapidi è sempre quella degli anni della guerra.

La zona ebraica e quella cristiana
Accanto alla piccola, vecchia sinagoga in semplice pietra con sulla cupola la stella di Davide, sorgono locali anch’essi halal, dove servono cibo kasher e bevande fresche, come limonate fatte sul momento, il tutto rinfrescato da antiche, piccole fontane. Ma fai 2 passi ed eccoti ancora in un dedalo di vicoli che ti portano nella parte cristiana della città dove puoi ammirare sia la chiesa ortodossa che quella romano cattolica dedicata alla Vergine.

Proprio sul piazzale della cattedrale noti una “rosa di Sarajevo”, cioè un rettangolo dipinto con rose rosse a indicare dove è avvenuta una strage, un’altra la trovi nella zona del mercato, diventato Patrimonio UNESCO, dove sparavano alla gente che era in fila per il pane. Ora è un tranquillo luogo di frutta e verdura fresca.

La birra Sarajevska e i segni della storia
Qui puoi finalmente berti una birra locale la Sarajevska del famoso birrificio locale che non chiuse neppure negli anni della guerra, ancora visitabile e ancora in funzione.
Questa è la zona dei negozi e dei souvenir, il più particolare dei quali è un portachiavi con attaccato un proiettile; non a caso se alzi gli occhi i palazzi antichi portano ancora i segni dell’artiglieria e dei proiettili e allora ti stupisci non poco che appena negli anni 90 questa città così viva ed accogliente, era un luogo di morte. Quello che ho notato, però, è una grande voglia di ricominciare, senza dimenticare il passato.
I musei
Il Museo della Strage di Srebrenica
Due musei, a mio parere sono imperdibili: quello della Guerra e quello della Strage di Srebrenica. Quest’ultimo si trova a lato della cattedrale cattolica e presenta quello che fu un vero genocidio: 10.000 morti in 8 giorni. Qui puoi notare intere parete con i ritratti di una parte dei defunti: donne, uomini e bambini, opere di artisti sull’argomento, filmati d’epoca in cui i Serbi, come lupi, avevano rinchiuso e circondato questi poveri innocenti che si erano radunati lì perché considerata zona sicura sotto le forze dell’ONU, cosa che non fu perché li lasciarono trucidare. E poi ancora testimonianze dei sopravvissuti e poster satirici.
Non andateci con i bambini perché ci sono fotografie molto forti di fosse comuni, scheletri e quanto altro la crudeltà dell’uomo può immaginare. Io sono uscita turbata e molto triste, ma è giusto conoscere cosa successe a poche centinaia chilometri da noi e per non dimenticare.


Il Museo della Guerra
L’altro museo: quello della Guerra si trova vicino alla cattedrale ortodossa ed anche qui in varie stanze sono visibili i reperti della distruzione: vestiti insanguinati, giocattoli di bambini con cui non giocheranno più, armi, oggetti della vita quotidiana recuperati fra le macerie, fotografie… Meno scioccante dell’altro, ma comunque interessante ed evocativo di ciò che rappresenta la guerra: solo orrore.
Curiosità
L’attentato di Francesco Ferdinando e il Ponte Latino
Si sa che a Sarajevo, con l’uccisione di Francesco Ferdinando e della moglie Sofia, si scatenò la Prima Guerra Mondiale, ebbene all’ingresso della città vecchia, vicino al ponte in cui furono assassinati, c’è l’auto originale su cui i 2 poveri sfortunati viaggiavano e per qualche soldo puoi pure farci un giro! Nel palazzo accanto si erge il museo a loro dedicato, ma io non l’ho visitato.

Il Café Tito e il caffè tradizionale
Un’altra curiosità da non perdere è il bar Tito. Lo si raggiunge in autobus, (linea 3 e 6) la fermata è davanti al ponte di Francesco Ferdinando e si arriva fino al Museo Nazionale.
Lì di fianco c’è questo bar molto particolare perché è tutto dedicato al ricordo di Tito, a partire dai piccoli carri armati che “abbelliscono” l’esterno, e poi lettere, poster di propaganda, cimeli, di tutto di più. Il giardino è molto bello, pieno di piante e fiori rinfrescanti. Qui si beve il migliore caffè turco della città, servito in piccole teiere di rame.

Escursione a Mostar da Sarajevo
Per chi volesse poi fare un giro a Mostar, dalla stazione degli autobus ne parte uno ogni ora; il tragitto è di due ore e mezza, ma in alta stagione, spesso, per le tortuose stradine di montagna, si formano file, per cui puoi impiegarci anche 6 ore. Per questa ragione ho preferito godermi a pieno Sarajevo. Magari un’altra volta! Nel caso leggete il post Cosa vedere in un viaggio in Bosnia on the road
per pianificare al meglio il vostro viaggio in Bosnia.
Perché visitare Sarajevo
Io ho amato molto questa città che consiglio a tutti di visitare prima che diventi la Venezia dei Balcani, perché è viva, vivace, multiculturale, ogni angolo ti stupisce e poi dopo un po’ non puoi più fare a meno della pita con i cevapcici e del burek agli spinaci o al formaggio, mangiato in compagnia in grandi tavolate all’aperto, magari vicino a una fontana o a una moschea.
Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

