Nel cuore dell’India del Sud, a pochi chilometri dalla città costiera di Puducherry (l’ex Pondicherry), sorge un esperimento sociale unico al mondo: Auroville. Fondata nel 1968 e riconosciuta dall’UNESCO come progetto di importanza universale, questa “città dell’aurora” nasce con l’ambizione di essere una terra di nessuno e di tutti, un laboratorio umano dove nazionalità, politica e denaro lasciano il passo alla ricerca della pace e del progresso spirituale. Ma per capire cosa sia davvero questo luogo oggi, bisogna partire dalla visione di chi lo ha immaginato.
- La storia di Auroville: il sogno della “Madre” e Sri Aurobindo
- Com’è organizzata la comunità: ecologia e autogestione
- Il Matrimandir: il cuore spirituale d’oro e cristallo
- Il mio legame con Auroville: un viaggio iniziato nel 1979
- Il Matrimandir e la struttura della comunità
- Educazione e vita quotidiana: la testimonianza di Pushkar
- Conclusione: un’utopia concreta
La storia di Auroville: il sogno della “Madre” e Sri Aurobindo
Il progetto affonda le radici nella vita di Sri Aurobindo. Nato a Calcutta nel 1872 e istruito in Inghilterra, tornò in patria per lottare per l’indipendenza indiana, prima di dedicarsi interamente allo yoga e alla filosofia. Nel 1910 si stabilì a Pondicherry, dove incontrò Mirra Alfassa, una donna parigina straordinaria nota come “la Madre” (la Mère), sua collaboratrice spirituale fino alla morte di lei nel 1973.
“Ci dovrebbe essere da qualche parte sulla terra un luogo di cui nessuna nazione possa dire: ‘È mio’; dove tutti gli uomini di buona volontà che abbiano un’aspirazione sincera possano vivere liberamente in qualità di cittadini del mondo…”
Queste parole della Madre ispirarono la nascita della comunità. Il nome Auroville rende omaggio a Sri Aurobindo, ma evoca anche l’alba (Aurore) di una nuova coscienza.
Com’è organizzata la comunità: ecologia e autogestione
Inaugurata ufficialmente nel 1968 davanti a 124 delegazioni nazionali, Auroville è oggi una realtà concreta. Sorge su 2000 ettari di terra rossa un tempo desertica, dove gli abitanti hanno piantato oltre 2.000.000 di alberi, trasformando il paesaggio in una foresta rigogliosa.
- Popolazione: Ospita circa 2.256 residenti da 46 paesi e coinvolge oltre 50.000 persone delle aree circostanti.
- Proprietà: Terreni e case non appartengono ai singoli, ma all’Auroville Foundation.
- Economia: Si basa su un sistema di scambi e supporto reciproco; il denaro è usato prevalentemente per le transazioni con l’esterno.
Il Matrimandir: il cuore spirituale d’oro e cristallo
Al centro della comunità sorge il Matrimandir (letteralmente “Tempio della Madre”), una gigantesca sfera ricoperta da due chili d’oro al cui interno è alloggiato un enorme cristallo di rocca che con i suoi 70 centimetri di diametro è considerato il più grande al mondo, sul quale un sistema di specchi collocati nel tetto convoglia i raggi del sole. Un monumento impressionante in cui si tengono sedute di meditazione a cui i visitatori non sono ammessi.
I ragazzi e le ragazze che studiano ad Auroville non conseguono alcun titolo di studio, per il quale sarebbero necessari i metodi disciplinari che la comunità ha rifiutato, ma sono continuamente a contatto con un ambiente vivace e stimolante, in cui la curiosità e il dialogo sono i motori principali della l
Il mio legame con Auroville: un viaggio iniziato nel 1979
A metà degli anni Settanta ero il manager di una cooperativa industriale e nei giorni liberi frequentavo l’Università di Bologna. Partecipavo con interesse ai fermenti creativi e talvolta confusi che sorgevano dopo la grande ventata di libertà. Pochi anni ancora e la mia esperienza lavorativa all’interno della cooperativa terminò. Avevo bisogno di più creatività e libertà, così avviai ad Imola un’agenzia di comunicazione ed organizzazione di eventi culturali, attività che svolgo tutt’ora con una maggiore attenzione alla comunicazione sociale.
Contemporaneamente approfondivo – con mia moglie Roberta – letture filosofiche e pratiche orientali. C’era un esigenza di andare “oltre le parole” verso una fase di ascolto per scoprire il silenzio, il silenzio abitato. Ci si avvicinò così progressivamente ai viaggi e ai testi, alle riflessioni sui libri di Krishnamurti, alle poesie di Tagore, ai saggi di Gurdjieff e Raimon Panikkar. Il battesimo del grande viaggio in India era previsto per il 29 luglio 1979.
Partimmo da Imola e fu un lungo itinerario – rigorosamente in treno – attraverso i luoghi classici dell’India: Bombay, Agra, Jaipur, Dehli, Benares, Madras, ma anche tanti minuscoli villaggi dell’immensa campagna indiana. Tutto ci apparve come narrato dalle parole di Piero Verni e Folco Quilici, nelle immagini di Pasolini e nelle foto di Raghu Rai: un insieme di percezioni che molti viaggiatori definiscono come “mal d’India”.
Era previsto che le ultime due settimane di viaggio si consumassero a Pondicherry, dove ci attendevano una decina di amici imolesi. Pondy era la sede dell’ashram di Sri Aurobindo, dove egli visse fino al 1950. Avevamo con noi una copia del libro di Satprem “L’avventura della coscienza”. Curiosamente anche la prefazione del libro era redatta da un imolese, il professor Mario Montanari, che si era recato a Pondicherry nel 1974 rimanendo profondamente colpito dal fervore culturale e spirituale presente nella cittadina indiana.
Il Matrimandir e la struttura della comunità
Al centro della comunità sorge il Matrimandir (letteralmente “Tempio della Madre”), una gigantesca sfera ricoperta da due chili d’oro al cui interno è alloggiato un enorme cristallo di rocca che, con i suoi 70 centimetri di diametro, è considerato il più grande al mondo. Un sistema di specchi collocati nel tetto convoglia i raggi del sole sul cristallo, creando un’atmosfera unica per la meditazione.
Ad Auroville si respira una tensione evolutiva che presuppone una sincera aspirazione all’unità umana. Aspiration, Surrender, Unity, Transformation sono alcune delle 70 comunità abitative e produttive – tutte basate sull’autogestione consapevole – dove poter condividere questo progetto. La convivenza e l’evoluzione delle coscienze presuppone anche lo sviluppo sociale-urbanistico-economico, amministrato da organismi come la Residents Assembly e il Governing Board.
Educazione e vita quotidiana: la testimonianza di Pushkar
Anche l’istruzione riflette questa libertà. I ragazzi che studiano ad Auroville non conseguono titoli di studio classici, ma vivono in un ambiente dove curiosità e dialogo sono i motori della formazione.
Come mi raccontava l’amico Riccardo Carlotto (Pushkar), maestro di pianoforte nato a Pavia ma residente in India da quando aveva 7 anni:
“Auroville non è quello che vedi, Auroville è quello che immagini. Sono i tuoi sogni, i progetti, la tua voglia di fare. Non esiste un solo bambino che non abbia voglia di imparare; sono i metodi del premio e della punizione a uccidere il suo entusiasmo.”
Conclusione: un’utopia concreta
Auroville è un ponte fra Oriente e Occidente, una scommessa sociale e urbanistica in cui si affrontano le nuove sfide nel campo della ecosostenibilità, dell’educazione e di un nuovo modello di sviluppo economico.
È un esperimento comunitario permanente, un po’ “città del sole” alla Tommaso Campanella, un po’ grande kibbutz internazionale. Una realtà concreta dove poter affrontare con serenità quel processo evolutivo interiore che rappresenta la nostra vera indole. Un’esperienza unica che lascia in molti quelle “tracce di comunità” che diventano testimonianza e utopia contagiosa.
Da oltre 25 anni mi occupo di comunicazione d’impresa, organizzazione eventi e mostre fotografiche. Studioso di esperienze comunitarie, ho soggiornato presso le comunità di Findhor e Auroville.





