Visita al Lago di Lemano, al CERN e Morges: scienza e relax vicino a Ginevra

Esiste un luogo vicino a Ginevra dove la scienza sembra uscire da un film di fantascienza e il tempo pare fermarsi sul serio. Sto parlando del CERN, il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare. Se come me siete cresciuti a pane e serie TV come “Flashforward” o sognate di vedere la DeLorean di “Ritorno al Futuro” nel parcheggio, la visita al CERN è una tappa obbligatoria… anche se non avete una laurea in fisica! Se prima di andare al Lago Lemano vi fermate a Ginevra, leggete la guida Ginevra in 2 giorni: cosa vedere nella città degli orologi.

La sfida di entrare nel sancta sanctorum della scienza

Diciamoci la verità: prenotare una visita guidata online richiede riflessi da gamer professionista e un po’ di fortuna. Ma una volta varcata la soglia, l’emozione è palpabile. Sarete circondati da “nerd” entusiasti che citano leggi fisiche incomprensibili mentre aspettate la guida.

La visita inizia con una presentazione (magari un po’ viziata dall’aria chiusa della sala) per poi spostarsi nelle aree di ricerca. Qui, tra schermi e macchinari colossali, si parla di:

  • Acceleratori e collisori: dove le particelle corrono quasi alla velocità della luce.
  • Il Big Bang in miniatura: per capire le leggi fondamentali della natura.
  • Il Bosone di Higgs: spiegato da scienziati che vivono tra equazioni e server sparsi in tutto il mondo.

Che siate esperti o semplici curiosi, ne uscirete un po’ provati ma affascinati (e probabilmente molto affamati!).

La visita guidata al Cern

Sono tutti su di giri, è evidente: non per l’effetto di stupefacenti, ma per l’emozione di mettere piede nel sancta sanctorum della scienza. Devo ammettere che quando sono riuscita a prenotare online ho esultato anch’io: per arrivare alla pagina delle visite guidate bisogna avere almeno una laurea breve in scienze informatiche e, una volta trovata, è necessario farsi venire un’infiammazione ai tendini delle dita a forza di premere il pulsante aggiorna nell’attesa che una delle date del calendario indichi disponibilità.

La guida ci fa entrare in una sala simile a un’aula universitaria. Si presenta, ma non colgo il nome giapponese. Fa partire una presentazione in Powerpoint che dura quasi dieci minuti. La trovo un po’ noiosa, forse per l’aria viziata che c’è nella stanza piccola e surriscaldata, forse perché mi distraggo a osservare i miei compagni. Finita la presentazione, usciamo all’aperto e ci incamminiamo verso una delle aree di ricerca. Lo scienziato ci porta all’interno di un altro edificio, dove davanti a una serie di schermi ricomincia la presentazione: sento parlare di strumenti scientifici, di ricercatori e di fisici. In parole povere, lo scienziato giapponese ci spiega che le particelle vengono accelerate e fatte collidere a una velocità prossima a quella della luce. Il processo ricrea in miniatura le condizioni del Big Bang, permettendo di capire meglio “le leggi fondamentali della natura” (parole dello scienziato, non mie).

Sento parlare di acceleratori, collisori, server sparsi in ogni angolo del mondo per analizzare i dati raccolti. Alla fine delle due ore i miei compagni nerd sono distrutti dal dolore: la visita è giunta al termine. Io sono provata dal freddo, amareggiata per non aver prestato un’attenzione maggiore durante le lezioni di scienze e di fisica al liceo, ma soprattutto affamata.

Fuga a Morges: relax sul Lago Lemano

Lasciato il CERN alle nostre spalle, dopo neanche un’ora di viaggio arriviamo a Morges, cittadina di 15.000 abitanti sul lago Lemano, sul quale si affacciano sia Ginevra che Losanna. Abbiamo prenotato a Le Petit Manoir, un piccolo hotel in periferia. Si tratta di un vecchio maniero ristrutturato, con poche stanze e un ristorante rinomato. Purtroppo però è lunedì sera, giorno di chiusura del ristorante. Ho saltato il pranzo e ho sentito dire che il bosone di Higgs è la manifestazione più semplice del meccanismo di Brout-Englert-Higgs (non è farina del mio sacco, ma del sacco dello scienziato giapponese), per cui non posso pensare di andare a letto senza cena. Ma il concierge ci viene in aiuto, consigliandoci di cenare alla Table d’Igor, poco distante da lì. Ci prenota un tavolo, così decido di rilassarmi nella spa dell’hotel dimenticando le fatiche delle ore precedenti.

Dove cenare: La Maison d’Igor

Quando arriviamo alla Maison d’Igor, il piccolo hotel che ospita il ristorante omonimo, chiediamo chi sia Igor. Perché, altrimenti, dedicargli un albergo e un ristorante? Così scopriamo che si tratta di Igor Stravinskij, il compositore russo, e che quella in cui ci troviamo fu la sua casa. Sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo, vuoi per l’effetto della visita al CERN e dei discorsi sui gap spazio-temporali, vuoi per il fatto che l’edificio poco illuminato ricorda un po’ la casa di Psycho. Veniamo fatti accomodare a un tavolo accanto al camino: l’atmosfera è rilassata, e si vede che c’è un ottimo equilibrio tra tradizione e innovazione. Ciò si riflette nel menù, che presenta una selezione attenta di tradizionali, presentati in chiave moderna.

Iniziamo con gli amuse-bouche: zuppa di zucca alle spezie, servita con un bicchiere di Prosecco. Poi gli antipasti: insalata invernale con pere, finocchio e salsa ponzu, e zuppa di topinambur. Come piatto principale ordiniamo un filetto di vitello con verdure di stagione, e sogliola al vapore con cous-cous.

Per finire tiramisù con mele e speculoos – biscotti alla cannella – e tortino al cacao con un cuore di cioccolato bianco. Se solo fosse possibile, magari con l’aiuto degli scienziati del CERN, vorrei poter fermare il tempo in questo momento e non dovermene andare dalla Maison d’Igor.

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