“Una grande civiltà viene conquistata dall’esterno solo quando si è distrutta dall’interno.”

Nessun titolo di testa. Così inizia Apocalypto, il discusso film di Mel Gibson. I guerrieri di una potente città Maya catturano il protagonista in cinque minuti. Zampa Di Giaguaro, membro di una tribù della giungla, viene separato dalla moglie e offerto come vittima sacrificale.

Saltiamo velocemente a mille anni più tardi. Durante il nostro viaggio sulla Panamericana arriviamo alle rovine Maya di Copan, Honduras. Durante il periodo classico ospitavano una popolazione di 30.000 persone. Poche comparate con le metropoli Tikal in Guatemala e Palanque in Messico, ma Copan custodisce le migliori sculture a tutto tondo delle città Maya.

Le rovine Maya di Copan, Honduras

Calpesto il prato ingiallito della piazza. Sono le otto e mezza del mattino, il sito è ancora vuoto se non fosse per due spazzini e un fotografo con treppiedi. Passiamo una piramide di quattro piani circondata da steli celebrative, il sovrano sempre rappresentato con un serpente tra le mani. La cosmologia esercita una forte influenza sulla civiltà Maya. Delinea la visione del mondo ed è fonte di ispirazione nelle arti e nell’architettura.

L’universo Maya si sviluppa su tre livelli: il paradiso, regno del sole e dei pianeti, dimora degli dei, dei caduti in battaglia e degli antenati che hanno compiuto con successo il viaggio dall’oltretomba; il mondo dei vivi, chiuso in un tempo ciclico ma in continuo flusso (la fine di un ciclo, come nel caso del famigerato 21 dicembre 2012, rappresenta cambiamento e rinascita); e l’oltretomba sotterraneo, residenza degli dei della morte e punto di ripartenza per tutti i defunti.

Le piramidi seguono lo stesso schema. I tunnel rappresentano l’oltretomba, le scale rimandano all’asse terrestre. Si raggiunge il tempio all’ultimo piano per comunicare con gli dei.

Le rovine Maya di Copan, Honduras

Nel film, Zampa Di Giaguaro viene trascinato sul picco della piramide più alta. Le teste mozzate dei suoi compagni rimbalzavano su una scalinata ripida fino a raggiungere il popolo in estasi al piano terra. Un’improvvisa eclissi di sole lo salva dalla ghigliottina.

La scalinata dei geroglifici è il reperto più importante di Copan. Non era usata per sacrifici umani, ma rappresenta una storia grafica della dinastia. In seguito al sequestro e all’uccisione del tredicesimo re da parte di una popolazione vicina, il sovrano successivo ne ordinò la costruzione per rincuorare la popolazione e ristabilire la sua legittimità.

Incrociamo due turisti francesi nel campo da gioco di “Palla-Maya”, lo sport dell’epoca. Torso nudo e ampi tatuaggi tribali in mostra. Il mio sguardo di disapprovazione non attraversa le lenti scure visto che i due mi salutano all’incrociarli. Penso che io ed Hezio potremmo sfidarli nel campo da gioco e risolvere i conti come si faceva ai tempi. I combattenti giocavano partite all’ultimo sangue contro i prigioneri di guerra. Indeboliti dalla cattività, gli ospiti erano destinati alla sconfitta in una mitica sfida tra bene e male, a cui poi seguiva la loro decapitazione.

Le rovine Maya di Copan, Honduras

L’azione si svolgeva in un campo lungo e stretto con pareti inclinate e tre anelli verticali per lato. Lo scopo del gioco era di far passare una palla da pallavolo di quattro chili attraverso i cerchi, senza utilizzare mani o piedi. Non si hanno risultati della lega dei campioni Maya, ma immagino molti zero a zero con poche emozioni.

Attraversiamo il tornello dell’uscita e veniamo catapultati fuori dal nostro Nuovo Mondo. Il paesino di Copan Ruinas, base obbligata per la visita al sito, ci porta dentro un’altra realtà alterata. Una griglia di strade in ciotolato, case basse colorate ed una popolazione in cappello di cuoio da cowboy. Sembrano usciti dal far west con le loro camice a quadri infilate nei jeans e le fibie luccicanti. Unica licenza, dalle fondine non penzolano pistole Colt ma lunghi machete con lame nere.

Tutto un altro film.

Dove si trova Copan?


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A proposito dell'autore

Stefano Frigerio

Dopo aver vissuto "normalmente" fino alla laurea, la mia vita ha preso una serie di pieghe strane impreviste che mi hanno portato negli ultimi anni prima a vivere in Australia a Bondi Beach, successivamente a Vancouver, per terminare a Santiago, Cile. Ho lasciato il mio contratto a tempo indeterminato per seguire le mie passioni: la scrittura, il surf ed il viaggio on the road. In rigoroso ordine alfabetico.

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3 Risposte

  1. sergio

    correve il 1990 quando sono stato a Capan. i ricordi più indelebili: la percentuale di umidità nell’aria e l’atmosfera magica. c’erano pochissimo turisti quel giorno e le nostre poche parole rimbombavano nel silenzio. dalla giungla arrivavano le voci delle scimmie. un po’ arrabbiate per il disturbo. ma abbiamo spiegato loro che non gli avremmo rubato l’anima con inopportune foto. siamo diventati amici 🙂

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