Che la forma così particolare di Piazza Navona sia dovuta alla presenza nel sottosuolo dello stadio dell’imperatore Domiziano, è fatto ormai assai noto. Ma ora è possibile visitare l’area archeologica scendendo a circa quattro metri al di sotto dell’attuale livello di calpestio per poter così ammirare da vicino alcuni dei resti appartenuti al sontuoso edificio eretto per volere di Domiziano nel’86 d.C. come luogo destinato alla celebrazione del Certamen Capitolino Iovi, una serie di gare musicali e ginniche da disputare alla maniera delle olimpiadi greche.

Piazza Navona

L’imperatore scelse la zona del Campo Marzio e l’edificio sorse accanto alle Terme Neroniane, alle Terme e allo Stagno di Agrippa nello stesso luogo in cui era già stato precedentemente edificato da Nerone uno stadio proprio a completamento delle Terme. L’area sotterranea dello stadio fu scoperta nel 1936 durante i lavori di edificazione del palazzo che oggi lo sovrasta e i resti vennero conservati a differenza di quanto è accaduto al di sotto delle edificazioni limitrofe.

Quello di Domiziano fu il primo e unico esempio di stadio in muratura costruito nell’Urbe proprio per ospitare le gare sportive tra cui la corsa, la lotta, il pugilato e il pancrazio (una particolarissima lotta in cui quasi ogni colpo era ammesso) e il pentathlon, la più importante delle gare che prevedeva lo svolgimento di varie discipline: lancio del disco e del giavellotto, salto in lungo, lotta e la corsa.

Il nome “stadio” deriva da stadion, l’unità di misura equivalente a 600 piedi (circa 180 metri), distanza sulla quale si disputava la corsa veloce, la più importante fra le gare. Alle competizioni atletiche si abbinavano poi le prove “intellettuali” con gare musicali e di poesia all’interno dell’Odeon, una sorta di piccolo “teatro” fatto costruire dall’imperatore tra il 92 e il 96 d.C. di cui resta visibile oggi una sola colonna in Piazza dei Massimi, dove fu edificato dal Peruzzi nel 1500 Palazzo Massimo alle Colonne, proprio all’interno della cavea, dopo l’abbandono dell’edificio avvenuto in epoca medioevale.

stadio di Domiziano_Roma_Allie Caulfield

Ma perché realizzare degli edifici così particolari? Domiziano volle regalare alla capitale un luogo in cui i cittadini potessero praticare l’atletica, sport per eccellenza dell’Antica Grecia e che lui stesso amava particolarmente. Dovette però affrontare una grande sfida. I Romani non erano particolarmente attratti da gruppi di uomini che gareggiavano nudi e decantavano poesie e canti! Amavano assai di più la violenza, la forza, la brutalità e il sangue che certamente i gladiatori e le corse con le bighe trainate dai cavalli potevano offrire.

Anche i grandi intellettuali del tempo erano assai avversi a queste pratiche “alla moda greca”. Tacito scriveva preoccupato che le “raffinatezze” (così chiamava le gare olimpioniche) potevano minare gli antichi valori romani e si chiedeva cosa altro potesse mancare ai giovani se non mostrarsi nudi e gareggiare in quelle discipline, invece che pensare al servizio militare. E Cicerone sosteneva che lo scandalo più grande fosse per gli atleti esattamente spogliare il proprio corpo di fronte ai cittadini!

Ma Domiziano riuscì comunque ad attirare molte persone durante le gare del Certamen. Lo stadio infatti poteva contenere fino a 30.000 spettatori!

Piazza Navona copyright

L’area è oggi visitabile grazie ad un attento lavoro di recupero e valorizzazione degli scavi, divenendo una sede interessantissima di museo dedicato allo sport e al divertimento nell’Antica Roma. E in questo senso, diventa sede ideale in cui ospitare la mostra “Gladiatores e Agone Sportivo – Armi e Armature dell’Impero Romano” che si pone come un “viaggio” emozionante ed avvincente nell’ars gladiatoria, una delle più caratteristiche e affermate espressioni della cultura di Roma antica.

Unica nel suo genere, la raccolta comprende corazze, elmi, spade, scudi, schinieri, cinture, cingula e maniche di protezione (oltre 300 esemplari) e l’esposizione, che sviluppa il filone dell’archeologia sperimentale, ripercorre così la storia dell’armamento gladiatorio dal IV secolo a.C. fino all’inizio del II secolo d.C., illustrandone le diverse tipologie e seguendone l’evoluzione.

E non è una mostra con una location scelta poi del tutto casualmente: i gladiatori combattevano principalmente al Colosseo come ben sappiamo ma, per qualche tempo, lo fecero anche in questo stadio e alcune regole nei combattimenti furono codificate stabilmente proprio dall’imperatore Domiziano dopo circa 300 anni di gestione privata!

A proposito dell'autore

L'Asino d'Oro

L’Associazione Culturale “L’Asino d’Oro” nasce nel 2013 dall’incontro di tre giovani archeologi (Ilaria Brera, Federica Padovani e Ghiath Rammo) con la passione per Roma e l’Antico Oriente. L'Associazione organizza visite guidate e passeggiate per adulti e bambini alla scoperta della capitale.

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