Prendersi il tempo di una deviazione, fermarsi in un paese che non era in programma, seguire una strada solo per vedere dove conduce. È da scelte come queste che nasce lo slow travel, un modo di viaggiare che lascia spazio alla scoperta e permette di conoscere un territorio senza doverlo attraversare di corsa.
In Sardegna centro-meridionale, tra Campidano, Marmilla e Barbagia, questo ritmo trova un paesaggio che sembra fatto apposta per assecondarlo. Le strade attraversano altopiani e piccoli borghi, i panorami cambiano gradualmente e ogni spostamento può diventare l’occasione per aggiungere una tappa non prevista.
Indice
La Giara, dove è il paesaggio a decidere i tempi
Si parte dalla Giara di Gesturi, l’altopiano basaltico che domina la Marmilla con le sue distese di macchia mediterranea e la luce che cambia colore con il passare delle ore. A piedi o in bicicletta, l’itinerario non segue una lista di tappe forzate: ci si muove tra i tronchi delle sughere orientate dal vento e i pauli, i caratteristici specchi d’acqua stagionali dell’altopiano.
Non ci sono monumenti da visitare, ma paesaggi mozzafiato e la possibilità di incrociare i cavallini della Giara, che continuano a vivere allo stato brado su questa terrazza di pietra.

Tra nuraghi, pietra e memoria della vite
Dalla natura si passa alla pietra. A Barumini, il complesso nuragico di Su Nuraxi racconta una civiltà che ha lasciato nell’isola una delle architetture preistoriche più riconoscibili del Mediterraneo. Il sito conserva la grande torre centrale, le torri del bastione e il villaggio che si sviluppò intorno alla fortificazione.
Da Barumini si può proseguire, lasciando alle spalle il grande sito archeologico per entrare nella vita quotidiana dei paesi.
Gergei si presenta con un carattere rurale che non ha bisogno di essere raccontato: basta camminare tra le case in pietra del centro storico, dove i portali e i muri a secco restituiscono l’autentica antichità del territorio. Orroli, invece, porta verso qualcosa di più imponente: il Nuraghe Arrubiu, uno dei complessi megalitici più importanti del Sarcidano. Costruito interamente in basalto, si sviluppa attorno a una torre centrale circondata da un sistema di torri minori e bastioni che lo rendono uno dei nuraghi più complessi dell’isola.

La cultura del vino a Gergei
Un viaggio nell’entroterra sardo non si completa finché non si lascia che sia la tavola a raccontare il paesaggio. Assaggiare la cucina locale e i vini dell’isola non significa concedersi una semplice pausa tra una visita e l’altra, ma entrare in contatto con il territorio e chi lo conosce bene e lo lavora ogni giorno.
A Gergei, questo incontro trova un’interpretazione esemplare a Tenuta Olianas. Qui l’esperienza enogastronomica è pensata proprio come il naturale compimento del cammino nel Sarcidano, dove ogni dettaglio riflette la filosofia del luogo.
La visita può iniziare tra i filari, coltivati attraverso un’agricoltura biodinamica e rigenerativa. Qui gli aratri tradizionali sono trainati da Vegas e Biscotto, i cavalli Comtois della Tenuta: una scelta pensata per evitare il compattamento del suolo provocato dai mezzi cingolati o gommati. Le vigne sono coltivate senza erbicidi o concimi chimici, con pratiche come concimazioni organiche e sovesci.
Poi si entra in cantina. La penombra, gli orci di terracotta e i tonneaux raccontano un modo di vinificare nel quale la tradizione non è una scenografia: i lieviti sono indigeni e una selezione dei vini viene affinata nelle grandi anfore di terracotta, provenienti in parte dalla Georgia e in parte dalla Toscana.
Il percorso prosegue verso l’anfiteatro della Tenuta, affacciato sulle colline del Sarcidano. A tavola, il territorio torna protagonista attraverso una cucina legata alla stagionalità: gran parte degli ingredienti arriva dall’orto di Olianas, mentre ciò che non viene prodotto internamente è scelto presso piccoli produttori locali, privilegiando filiere corte e metodi sostenibili. Il menù cambia con ciò che la terra e la cucina hanno a disposizione, accompagnando perfettamente i vini della Tenuta.
Così l’itinerario trova il proprio punto d’arrivo: non in una degustazione aggiunta al programma, ma nella possibilità di riconoscere, nel bicchiere e nel piatto, gli stessi elementi incontrati durante il cammino.

La Sardegna, secondo natura
In un tempo in cui viaggiare significa spesso accumulare immagini da mostrare, scegliere l’entroterra sardo è una dichiarazione d’intenti. Tra le colline del Sarcidano e gli altipiani della Marmilla non si viene per spuntare una lista di attrazioni, ma per ritrovare una misura quotidiana fatta di gesti, luoghi e sensazioni autentiche: il vento tra i filari, la pietra millenaria, la franchezza di un calice condiviso a tavola.
Dalle fioriture primaverili della Giara al periodo della vendemmia, ogni stagione offre un modo diverso di vivere questi luoghi. Vale la pena farlo senza fretta, concedendosi il tempo di osservare il paesaggio, fermarsi lungo il percorso e seguire ciò che si incontra.
Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com.
110 nazioni visitate in 5 continenti. Negli ultimi 6 anni in viaggio per il mondo con mia moglie Felicity e le nostre due bambine. Instagram @viaggiatori

