Sentieri partigiani a Varese. Quante volte se ne è sentito parlare sù per i monti, per le valli del Verbano Cusio Ossola, a Monte Sole in Emilia Romagna, in diverse altre parti d’Italia? Ecco, si è forse abituati ad associare la resistenza partigiana a queste realtà, oltre che a Milano, a Roma e ad altre grandi città, così grandi che offuscano quelle dei piccoli paesini, delle città che mai si direbbe avessero preso parte in maniera più o meno attiva alla lotta di liberazione.

Bene è chiedersi cosa sia avvenuto in un passato non molto lontano nelle vie della nostra quotidianità, in quelle strade che si percorrono ogni giorno, nelle città che ci appartengono, ed è proprio per questo motivo che ho scelto di parlare della Resistenza partigiana in quel di Varese, perché anche in una provincia voluta dal Duce, le brigate antifasciste ebbero una vita intensa e furono numerose ed è per questo che l’Anpi cittadino ha voluto rendere omaggio ai suoi caduti con un percorso che parla di vita e di storia.

QUALI SONO LE TAPPE DEL PERCORSO PARTIGIANO A VARESE?

Le tappe che compongono il “Percorso della memoria della Resistenza” sono sette, al momento, e sono dedicate alle figure di: Walter Marcobi e René Vanetti, comandanti partigiani; Elvio Copelli, Evaristo Trentini e Luigi Ghiringhelli, componenti della Banda Lazzarini; Nuccia Casula, staffetta; Giorgio Perlasca, simbolo dell’opposizione al nazifascismo; Carletto Ferrari, partigiano e alpino di Bizzozzero; Calogero Marrone, una delle figure più importanti che operarono in città e nei dintorni a favore della salvezza di numerosi ebrei e antifascisti.

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UN PO’ DI STORIA

Sui monti che circondano Varese, esattamente in Valcuvia sopra a Cuveglio, è stata combattuta la prima battaglia della resistenza partigiana, uno scontro importante perché, a differenza di quelli che seguirono, non aveva colori, ma fu uno scontro apolitico volto al tentativo di scacciare l’invasore tedesco.

A fronteggiare i nazifascisti era il Gruppo Militare Cinque Giornate, una formazione militare composta numerosi uomini agli ordini del tenente colonnello Carlo Croce.  A questo evento si potrebbe legare un ulteriore percorso della memoria che da Rancio Valcuvia arriva direttamente a San Martino in Culmine, passando per Duno e la caserma San Giuseppe ed il forte di Vallalta. Una parentesi questa che andava fatta per mostrare come a Varese siano state messe le basi per la lotta di liberazione e per riunirsi poi con quanto successo in città.

L’OBIETTIVO DI ANPI VARESE

Quello voluto da Anpi Varese è un percorso, infatti, più strettamente legato a quella stagione nota alla città come “Ottobre o Autunno di Sangue” dove gli scontri tra UPI, GNR e partigiani si fecero sempre più intensi.

Una domanda che sorge spontanea è quella del chi fossero queste persone e che cosa fecero in quegli anni in cui imperversava la cosiddetta “guerra in casa”, seguita poi da un’altra domanda: dove possiamo trovare esattamente questi cippi?

Poco distante dall’odierna sede dell’Anpi cittadino, viale Belforte 171, vi è il cippo dedicato a René Vanetti, comandante della 148° Brigata Matteotti. Egli fu uno dei partigiani più giovani a morire sotto il fuoco nemico, aveva infatti 22 anni e nel tentativo di disarmare due militi della GNR per riuscire ad avvisare un compagno di brigata, cadde il 5 Ottobre 1944.

Da viale Belforte si consiglia di partire per proseguire poi verso piazzale Ippodromo dove furono fucilati, per ordine del Capo della Provincia Enzo Savorgnan, tre membri della Banda Lazzarini, i più giovani per l’esattezza della formazione partigiana che operava tra Voldomino e Luino, catturati insieme ad altri componenti presso la cascina della Gera.

Da qui si prosegue verso Viale Aguggiari e, proprio dinanzi ad una chiesa dalla struttura circolare che ricorda un igloo, si trova il ceppo dedicato alla figura di Giorgio Perlasca, tra i giusti delle nazioni per aver salvato più di cinquemila ebrei ungheresi dalla deportazione.

Si prosegue poi verso il Carcere dei Miogni in via Felicita Morandi e qui si incontra il cippo e la storia di Carletto Ferrari, uno tra i partigiani che diede più filo da torcere ai reparti nazifascisti, tenente degli alpini e compagno di brigata di Walter Marcobi, costituì un nucleo staccato della 121° Brigata Garibaldi operante tra Bizzozzero e Gazzada Schianno. Operò anche nel comasco dove fu riconosciuto e catturato, morì a pochi passi dal carcere dei Miogni sotto una scarica di mitra probabilmente per aver tentato la fuga.

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Percorrendo Viale Europa, in direzione dell’autostrada, si scorge invece una sua traversa, tale via dei Boderi e proprio qui, al civico 101, tra Varese e Capolago si incontra il cippo dedicato al comandante “Remo” Walter Marcobi, che qui perse la vita accerchiato da cinque fascisti che si presentarono lì dopo aver torturato ed interrogato il compagno con cui doveva incontrarsi.

Dopo una perquisizione a Marcobi fu intimato di seguire gli uomini della GNR, ma in seguito al suo tentativo di fuga, fu atterrato dai colpi sparati da Carletto Malnati.

Tenendosi invece su viale Europa e proseguendo dritto, si incontra la via intitolata a Calogero Marrone, un altro giusto tra i giusti, questa volta varesino che, lavorando presso l’ufficio anagrafe cittadino, riuscì a mettere in salvo centinaia di ebrei e antifascisti con lasciapassare e documenti falsi.

Il cippo più distante, invece, è quello che si trova in centro città, esattamente in via Cavour 2, vicino al Coin.

Qui prende vita il ricordo di Nuccia Casula, una staffetta partigiana che operò prima sul San Martino e a Varese, poi si trasferì con la famiglia a Piacenza dove morì  per proteggere il padre e il fratello.

COME VISITARE IL PERCORSO DEI PARTIGIANI A VARESE?

Quello della Memoria della Resistenza è un percorso che si può affrontare con ogni mezzo possibile, ma se ne dovessi consigliare uno particolare, direi la bicicletta, per una questione di comodità. Per una giornata sul San Martino e i luoghi del Gruppo Cinque Giornate, dopo aver parcheggiato la macchina è una e una sola la cosa da fare: zaino in spalla e via che si va.

A proposito dell'autore

Ileana Trovarelli

Laureata in Storia Contemporanea con una grande curiosità per il passato, il presente e tutto ciò che ci circonda. Amo l'Italia e l'Irlanda, ma sogno di visitare quanti più paesi possibili. Adoro toccare con mano la realtà delle cose e scambiare anche solo un sorriso con chi abita in un luogo diverso dal mio. Divoratrice compulsiva di film, libri e fumetti. Viaggio sempre con la mia fedele triade: taccuino, zaino e macchina fotografica.

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