La Luna del Casale è una giovane azienda biologica di 12 ettari nel territorio dei Castelli Romani, produttrice anzitutto di vini e in parte minore di olio.

L’impresa, nata nel 2000, è il frutto dei sogni della signora Nicoleta Sirbu: una passione, quella per il contatto con la terra, trasmessa anche al marito e ai tre figli, molto giovani ma già addentrati nei vari ruoli in azienda o comunque negli studi del settore enologico.

Non è stato facile all’inizio intraprendere l’avventura “sia perché si trattava di una nuova impresa, che mancava ovviamente del supporto di una fama passata, sia perché spesso nel Lazio le carte dei vini non comprendono la produzione locale ma puntano piuttosto a famosi vini di altre regioni. Quindi c’era molta diffidenza, mentre in altri contesti c’è maggiore sinergia tra le cantine e la ristorazione”.

Riguardo al biologico, oltre alla necessità in quanto la famiglia abita qui e qui è piantato anche il loro piccolo orto, la scelta è dovuta anzitutto alla convinzione per la quale un terreno sano, rispettato e forte, si difende da solo e non ha bisogno di pesticidi. Pertanto, la Luna del Casale cerca di utilizzare anche meno trattamenti di quelli consentiti appunto dalla legislazione inerente.

Quando arriviamo per la nostra visita, Nicoletta è occupata con la vendemmia, e così ci accompagnano nel piccolo tour il marito e l’enologo Paolo Peira. Quest’ultimo è diplomato alla facoltà di Enologia di Bordeaux ed è docente nei corsi FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori) e Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino); nonostante la sua ampia preparazione ed esperienza, abbiamo riscontrato con piacere che si tratta di una persona cordiale e alla mano.

Una panoramica sulle vigne ci permette di notare che, a dispetto della siccità di quest’estate, grazie all’origine vulcanica il terreno della zona è ancora ricco di vigoria e non ha risentito delle alte temperature.

La produzione del vino è orientata verso rese basse ma di qualità. Vino di punta è il Sara, un bianco IGP Lazio frutto di uve 100% Chardonnay. In tutto, invece, sono dieci le etichette, divise tra bianchi, rossi e rosé, compresi due spumanti brut.

Dopo lo sguardo all’esterno, iniziamo a visitare gli interni: i vinificatori, le autoclavi per la produzione di spumanti, la zona dello stoccaggio di vini bianchi e rossi. Tutta la produzione si basa sulla tecnologia più avanzata e su numerose accortezze, come i circuiti separati per l’acqua fredda e l’acqua calda per lavorare contemporaneamente sulle varietà prodotte che abbiano tempi di maturazione diversi o, nella cantina sottostante, la pulizia con acqua sterilizzata per evitare qualsiasi processo di contaminazione.

Terminiamo la nostra chiacchierata appunto nella cantina: costruita dal marito, è ancora in perfette condizioni e costituisce un ambiente ricco di fascino. Anche da ciò traspare chiaramente la passione messa nell’attività da ogni punto di vista e il continuo desiderio di apprendere e migliorare.

Il Sara, come il Sebastian e l’Alessandro, prendono il nome dai figli e sono qui affinati in barrique e in tonneaux.

Nonostante le difficoltà e i comprensibili sacrifici iniziali, per fortuna la costanza della coppia li ha ripagati e sono riusciti a farsi conoscere, apprezzare e ad avere molte gratificazioni, perché l’entusiasmo che mettono nell’attività e la naturalezza dei processi produttivi “sono puntati a dare il massimo, a produrre non un buon vino, ma, per quanto possibile, il vino migliore”.

Maggiori informazioni: La Luna del Casale

A proposito dell'autore

Giulia

Amo il cibo in tutte le sue sfaccettature: dalla cucina alla tavola (sia di piatti tramandati nella mia famiglia sia di abbinamenti nuovi e tipici di un luogo), fino allo studio del cibo come aspetto culturale del Belpaese. Nel mio blog mi diletto a parlare di tutto ciò e anche delle tradizioni e delle festività delle regioni italiane.

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