Un tuffo nella storia di Liegi in Vallonia. Considerate le temperature roventi ottobrine, in quella che, ironia della sorte, è per antonomasia, “città ardente”, il tuffo forse sarebbe stato il caso di farlo direttamente nella Mosa.

Spettacolare la superficie cristallina del fiume incorniciato dai colori rosseggianti della vegetazione autunnale, così come la struttura ultramoderna de la gare des Guillemins, realizzata dal grande architetto spagnolo Santiago Calatrava ed inaugurata nel 2009. Con i suoi 32.000 mq di ampiezza e i 40 m di altezza, è sovrastata da una gigantesca volta in vetro e in acciaio che ricopre i nove binari in maniera impressionante.

Giunti al famoso “Carré”, nel centro della città, il quartiere più popolato di caffè e graziosi ristoranti, si avverte un’atmosfera vivace e decisamente intrigante. Niente a che vedere con l’inquietante mistero dell’uccisione del principe vescovo Lambert a cui è stata dedicata la piazza fulcro della vita liegese, che sembra essere controllata dall’illustre concittadino Georges Simenon e dal suo celebre Commissario Maigret.

Molto caratteristica risulta la Place du Marchè, una delle più antiche della città, affiancata da palazzi settecenteschi, grazie a Luigi XIV che, paradossalmente, distrusse quelli dei secoli precedenti. Svariati i localini e bistrot, che invitano alla convivialità e al gusto del buon cibo, come le rinomate boulets de Liegi (polpettine di carne irrorate con salsa agrodolce e zucchero di canna).

In mezzo a questa sorta di naturale salottino en plein air, si erge il Perron, un’edicola a portico che sorregge una colonna, e la sua fontana, simboli delle libertà comunali; si nota la tradizionale pigna, chiusa simboleggiava il popolo, che sa stringere le fila per difendersi, aperta, è l’espressione della gioia, simbolo  di fertilità e dell’apertura verso il mondo. Sul lato sud di Place du Marchè, si scorge un elegante edificio chiamato familiarmente “La Violette”, in cui dal Duecento si esercitò il potere comunale, in stile neoclassico alquanto sobrio, possiede un doppio scalone, strano a dirsi, decorato da pigne.

 

Di particolare impatto visivo, ammesso che la vista non si ottenebri per la fatica esercitata, è la colossale scalinata delle “montagne de Bueren”, con quasi 400 scalini, una delle più lunghe d’Europa. Venne costruita nel 1880 per consentire ai soldati della caserma posta alla sommità, di raggiungere la città direttamente, senza dover passare da alcune vie malfamate. Il nome della sopracitata è un omaggio ai 600 soldati provenienti da Franchimont e al loro famoso capitano, Vincent de Bueren, che tentarono di sconfiggere Carlo il Temerario, piazzato in cima al colle.

A sinistra della scalinata di Bueren, percorrendo la piccola rue des Ursulines, inizia il sentiero dei poggi, dove si trovano le vestigia di un beghinaggio ben restaurato, con davanti un’antica stazione di posta del Seicento. Splendido il panorama che si gode dalla tour des Vieux-Joncs con una città superbamente prostrata dinanzi a noi in segno di tangibile encomio  per lo sguardo che pare accarezzarne le policromie irradiate da un fantastico tramonto.

Dopo la faticosa giornata, piena di scoperte, un ulteriore appagamento è stato quello del soggiorno presso l’hotel Neuvice, una piccola struttura raffinata, densa di fascino per il moderno design in un luogo di antica memoria.

La mattina successiva, ritemprati dal confort, è stato bello inoltrarsi in rue Hors Chateau per esplorare i vicoli ciechi del quartiere, denominati impasse, che un tempo conducevano agli alloggi dei dipendenti dei grandi palazzi privati, in seguito divenuti abitazioni di famiglie operaie a reddito modesto. Oggi sono state ristrutturate con gusto e impreziosite con giardinetti e fiori che trasmettono la serenità e la pace che li pervadono.

 

 

Medesima sensazione che si avverte presso la Chiesa di Saint-Barthélemy, che consacrata nel 1015, è una delle più antiche di Liegi. La facciata è stata piacevolmente dipinta secondo lo stile tedesco, in bianco e rosso e gli eleganti campanili sono a losanga. Essa è conosciuta per il fonte battesimale del XII secolo, vero capolavoro dell’arte mosana, opera di Renier de Huy.

Proviene da un’altra chiesa distrutta durante la Rivoluzione francese ed è una delle meraviglie del Belgio; la vasca in ottone, del peso di 500 kg, è sorretta da dieci piedi a forma di bue e decorata da scene di battesimi fra cui quello di Gesù nel Giordano. Forse si tratta di un bottino strappato ad una basilica bizantina durante la presa di Costantinopoli.

 

Caratteristica la rue Neuvice perché risale al XII sec. collegava la Mosa a Place du marchè. Le abitazioni quattrocentesche ospitano ancora molte botteghe popolari, decorate da graziose insegne metalliche dai nomi suggestivi:” Le Cerf fleuri” (cervo fiorito), “Le Lion vert” (leone verde) “Al Manoie di Nouvice” (maniero del novizio). Tra i nn. 23 e 24 si dirama rue du Carrè, viuzza medioevale dove è necessario passare da soli per la sua ristrettezza, naturale provare un senso di piacevole claustrofobia.

Liegi deve il suo sviluppo industriale, grazie al carbone della regione e al ferro delle Ardenne che ha reso la città famosa in particolare per le fabbriche d’armi. Da non sottacere poi l’arte mosana, nata tra il 1000 e il 1100 dalla fusione di culture romane e germaniche, sviluppatesi lungo le rive della Mosa, tra Dinant e Maastricht.

Una Liegi davvero preziosa come lo scintillio delle acque della Mosa che invitavano a perdersi con i suoi battelli che la solcavano per andare lontano, a riscoprire quel fascino misterioso  della Vallonia, terra antica densa di significati autentici.

A proposito dell'autore

Giuseppina Serafino

Oltre alla passione per la scrittura, un modo per "viaggiare" con le parole nelle molteplici sfaccettature della realtà, mi piace dedicarmi al trekking e al cicloturismo. Ho iniziato a viaggiare a quattro mesi, quando i miei genitori si sono trasferiti dal sud a Milano per motivi di lavoro, ripetendo lo stesso percorso, ogni anno, fino alla maggiore età. Ho visitato molti stati europei organizzando meticolosamente il viaggio e documentandolo grazie alla mia inseparabile macchina fotografica.

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