Visitati i monumenti che si trovano intorno al Panfilov Park in Almaty, un’altra zona di interesse turistico parte dalla Piazza della Repubblica, vicino al viale Zheltoksan. L’area è particolarmente piacevole nella bella stagione, quando le numerose fontane in piscine di marmo squadrate sono aperte e le aiuole circostanti ben curate e colme di fiori.

Il pezzo forte della piazza resta il Monumento di Indipendenza creato da Ah. A. Valikhanov e inaugurato nel 1996; esso consiste in una colonna alta circa 30 metri culminante con la statua del Guerriero d’oro, simbolo del paese. Solo nel 1969 è stato ritrovato in un kurgan, il tumulo sepolcrale utilizzato dalla tribù locale degli Sciti, la salma di un guerriero risalente tra il III e II secolo a.C. presso Issik, 70 km a Nord-ovest di Almaty.

La scoperta è rimarchevole per il tesoro rinvenuto: non solo gioielli, ceramiche, antiche armi e utensili; ma la salma del corpo ricoperta da placche d’oro zoomorfe e fitomorfe, conservate ora nel Museo Nazionale di Astana. I kazaki lo considerano il loro tesoro nazionale e segno di buon auspicio.

Alla base della colonna si trova un’altra scultura raffigurante un libro aperto con l’impronta della mano del Presidente del paese, Nursultan Nazarbayev. I locali usano poggiare la propria mano sopra ed esprimere un desiderio. Intorno alla colonna sono posizionate delle lastre che raffigurano la storia nazionale con immagini di nomadi in costumi tradizionali.

Dall’altra parte della piazza sorge il Palazzo Akimat, la residenza del sindaco; un enorme palazzo austero e compatto, ex sede del partito comunista. Verso i giardini laterali si trova una scultura di un’enorme mela stilizzata (la mela è il simbolo della città), su cui  giovani coppie usano lasciare lucchetti colorati come pegno d’amore.

Salendo tra le aiuole e le fontane, si può sostare nel piccolo Parco del Presidente (chiamato così dai locali e da non confondere con l’altro in periferia, assai più grande); frequentato dalle scolaresche e dai cittadini che vengono qui in pausa pranzo. Accanto è stato edificato il Palazzo della Fondazione del Primo Presidente, in cui Nazarbayev ha vissuto tra il 1991 e il 1997, quando la capitale è stata spostata ad Astana.

Da non perdere il Museo Statale della Repubblica del Kazakhstan, situato nel parallelo viale Nazarbayev, aperto da martedì a domenica. All’interno, l’esibizione inizia dai piani bassi, con una sala dedicata a reperti a partire dall’Era Mesozoica all’Età del bronzo. Al piano rialzato, si può trovare anche qui la ricostruzione del tesoro del Guerriero d’oro (per l’entrata si pagano 1000 tenge in più), anche se i pezzi più importanti si trovano ad Astana.

Il salone per me più interessante è quello etnografico, dove gli oggetti quotidiani utilizzati dai popoli della steppa danno l’idea di come doveva essere la vita di un tempo, assieme al modello di una yurta, la tenda utilizzata come abitazione.

Un altro Museo da visitare assolutamente è il Kasteev, il Museo di Belle Arti, situato sul vicino viale Satpaev, dietro al Circo permanente su Abay Avenue. A mio modesto parere, questo è il Museo più affascinante della città; sia perché le opere raccolte vanno dal Medioevo ai nostri giorni, sia perché è possibile vedere come la cultura europea si sia intrecciata con la tradizione del territorio nel lavoro di giovani artisti contemporanei.

Vi sorprenderà trovare qui delle tele di Luca Cambiaso e di altri nostri connazionali, oltre che quadri di Hals Dierk e Frans Pourbus; tutte del Tardo-Rinascimento europeo. Un’intero piano è inoltre dedicato alle opere del Realismo ed Espressionismo russo, con quadri di F. Rokotov, D. Levitsky, I. Repi.

Come accennavo, sono rimasta entusiasta nello scoprire le correnti che vanno dall’Arte Povera, Concettuale e alle Transvanguardie rielaborate da artisti kazaki nel loro background culturale e storico in opere davvero intense ed evocative. Alcuni nomi: A. Kasteev, I. Ismailov, A. Cherkassky, L.Leont’ev, Telzhanov K., A. Galimbaeva.

Se non vi va di visitare due Musei in un giorno e preferite l’aria aperta, potete dirigervi dalla parte opposta fino all’incrocio tra i viali Abay e Dostyk, dove si trova il Palazzo della Repubblica che ospita concerti internazionali.

 

Al lato del Palazzo troverete la funivia che vi porta in uno dei parchi più suggestivi della città: Kok Tobè. Il Parco si estende in cima a una collina di circa 1100 metri, appena fuori dalla città e offre aria fresca ai locali che si recano qui soprattutto in estate, quando l’afa diventa insopportabile. Sono numerose le famiglie che passano il weekend in questa area, per far divertire i propri figli nel piccolo Luna Park fisso, al mini-zoo; oltre che farli praticare del climbing tra pareti artificiali e percorsi sugli alberi. Io consiglio di venire qui di sera, per ammirare la città illuminata dall’alto e per fare acquisti di articoli di artigianato che hanno un prezzo minore rispetto a tanti altri negozi in centro.

Un altro Parco da non perdere è il Parco Centrale, il cui ingresso principale si trova al termine del Viale Gogol al capolinea dell’autobus numero 1. In questa grande area verde resta vivo lo spirito della città più sovietico; ovvero qui si trovano concentrati i divertimenti che per decenni i numerosi comuni sotto il Cremlino offrivano agli abitanti nelle più disparate regioni dell’URSS. Nel Parco si trovano infatti: un’area piena di giostre, un laghetto artificiale con tanto di barche da affittare, una piscina all’aperto con scivoli, il grande Zoo comunale, un anfiteatro e un teatro all’aperto. Numerosi sono i punti ristoro in cui potersi sedere e gustare con calma dei gustosi shashlik, gli spiedini georgiani di carne grigliata, rilassandosi a fine di questo tour.

A proposito dell'autore

Erica Leoni

Nata sotto stelle zingare, non riesco a stare ferma in un luogo troppo a lungo. Essere insegnante di Interpretazione e Lingua italiana mi aiuta a girare il mondo soddisfando la mia necessità di conoscere a fondo “l’altro”. La mia sensibilità di poeta ( Cicatrici del Vento, Il Filo, 2008) e artista trova ispirazione in orizzonti mai visti e negli sfuggenti sguardi di stranieri.

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