Eccomi arrivata al termine di questo racconto del mio viaggio in Mauritania.

Quello che è successo nei giorni di cui vado a raccontarvi è stato molto influenzato da un fattore di cui già vi avevo parlato ma che, da metà viaggio in poi, è diventato determinante: il fortissimo vento persistente.

Il vento in Mauritania può soffiare molto forte, e noi ne abbiamo avuto conferma, sia nei giorni di esplorazione del deserto ma, soprattutto, arrivati sulla costa.

Ci eravamo lasciati ad Ouadane dalla quale siamo partiti alla volta di Gamal, posto nel quale avremmo festeggiato il capodanno. La giornata di lungo viaggio ci ha visti prima sostare a Mheirith, una delle oasi più grandi del paese, dove abbiamo pranzato, per poi raggiungere le fonti naturali di Terjit.

L’oasi di Terjit

L’oasi di Terjit è sicuramente la più conosciuta e la più turistica di tutte le oasi, questo per il suo fascino particolare: il folto palmeto incastonato in un canyon, ospita due sorgenti, una di acqua calda e una di acqua fredda che confluiscono in una sorta di piscina naturale la quale permette ai muschi e alle palme di crescere rigogliosi tra le sabbie del deserto.

La serata del capodanno è stata molto piacevole e l’abbiamo trascorsa, anche noi agghindati in modo quasi credibile con vesti mauritane, assistendo ad uno spettacolo folkloristico di musica e danze mauritane. Non pensate però al tipico spettacolo per turisti: noi eravamo infatti in netta minoranza rispetto al pubblico locale il quale ha partecipato con grande coinvolgimento a tutti i balli proposti.

La duna Azouega

La mattina seguente siamo partiti alla volta di quello che, a mio parere, resta uno dei posti più belli che abbiamo visitato: la duna Azouega. Il viaggio per raggiungerla è stato molto lungo ma è stato anche il giorno in cui l’immersione totale nel deserto del Sahara che tanto desideravo ha trovato maggiore appagamento.

Le nostre jeep hanno sfrecciato tra dune di sabbia friabile, si sono inerpicate tra le pietraie per raggiungere altipiani, hanno corso lungo sentieri non tracciati di pianure desertiche che parevano condurre ai confini del mondo, tutto per arrivare ai piedi di questa maestosa duna.

Qui ci siamo anche accampati, proprio ai suoi piedi, cercando una posizione più riparata possibile dal vento che, nel frattempo, si era fatto più insistente. Il vento è stato, da quel momento in poi, il nostro nemico più acerrimo.

Già riuscire a scalare la duna non è un’impresa così da poco, farlo con il forte vento che alzava la sabbia e rendeva ogni movimento più faticoso l’ha reso ancora meno facile. Inoltre, una volta arrivati sulla cima, l’orizzonte ci si è posto innanzi come un insieme di linee informi e di confini tutt’altro che netti.

Non dico che non siamo riusciti a cogliere l’immensa bellezza di quel posto, ma sono certa che riuscire a scalare quella duna e prolungare la passeggiata sulla sua cresta sarebbe risultata un’esperienza ancora più appassionante se il cielo fosse stato terso e se il vento non avesse pixellato l’aria con granelli di sabbia finissima. 

Il Parco Nazionale Banc D’Arguin

Purtroppo il vento, trasformatosi il giorno seguente in vera e propria tempesta di sabbia, è arrivato a fare di più che non semplicemente rovinarci panorami!

Infatti dopo un viaggio di sei ore per raggiungere la Costa Atlantica e, nello specifico, il Parco Nazionale Banc D’Arguin, arrivati a destinazione, abbiamo subito capito che non c’erano i presupposti per campeggiare in quella zona e che il vento avrebbe reso anche impossibile sia il montaggio delle tende che la gita in barca programmata. Ed è stato così che, dopo poche ore dall’arrivo, con grande rammarico, abbiamo deciso di rimetterci in cammino e di tornare verso la capitale Nouakchott

La capitale Nouakchott

Abbiamo quindi cambiato i nostri programmi e dedicato più giorni del previsto alla visita della capitale, più precisamente gli ultimi giorni del nostro viaggio.

Non mi sento assolutamente di consigliarvi di prolungare il vostro soggiorno nella capitale se non per motivi indipendenti da voi come è stato nel nostro caso.

Il mercato ittico

L’unica cosa che vi raccomando di non perdervi è il mercato ittico, luogo nel quale si può osservare la popolazione mauritana impiegata nel commercio del pesce dedita alle attività tipiche del quotidiano.

Il suggerimento è di visitarlo nel tardo pomeriggio momento nel quale si può assistere al rientro dei tanti pescherecci variopinti. All’arrivo ci hanno accolti le tante bancarelle volte alla vendita diretta ma, spingendosi oltre fino ad arrivare alla spiaggia, si entra nel cuore del mercato fatto di chi lavora sulle barche e da donne e bambini che attendono il loro rientro.

Il mercato è colorato e vivace, un via vai immenso di persone che lavorano, che chiacchierano, che osservano, che giocano.

Un solo consiglio per gli amanti della fotografia: in questo luogo è molto importante chiedere sempre il permesso per scattare delle foto poiché non tutti lo gradiscono.

Conclusione

Sono giunta quindi alla fine del racconto, di questo viaggio che, raccontato in questo momento così particolare della vita di tutti noi, mi suscita ancora più nostalgia.

La domanda credo sia lecita “Per quanto tempo dovrò continuare a definire la Mauritania il mio ultimo viaggio?”. La risposta, mentre scrivo queste righe non la so ma sono fiduciosa che, quando tornerò a viaggiare, anche io avrò occhi nuovi per farlo e che forse, ciò che io ormai davo un pò per scontato, ovvero la possibilità di cibare la mia mente e la mia anima di queste immense esperienze di viaggio, un domani lo sarà molto meno e mi darà modo di gustarmelo ancora di più.

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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