La Bosnia è uno dei Paesi dell’est Europa che più si sta aprendo al turismo, ma che forse ancora non ha raggiunto l’attenzione e l’interessa che merita.

Non tanto perché manchino località o zone di interesse turistico, ma piuttosto perché paga ancora qualche pregiudizio legato al suo recente passato.

Del resto, se pensiamo alla Bosnia è inevitabile pensare alla guerra che ha sconvolto i Balcani negli anni 90 e che proprio in questa area della ex Jugoslavia ha costretto la persone a pagare il prezzo più caro.

Ma oggi la Bosnia è un Paese che, seppur con un complicatissimo sistema di governo, ha ritrovato serenità e stabilità che permettono di accogliere i turisti e mostrarsi all’Europa con il suo bagaglio di storia, di cultura e di tradizioni.

Sarajevo è una capitale accogliente, aperta e multiculturale. Anzi, forse oggi è una delle più multiculturali capitali d’Europa, dove è piuttosto frequente e assolutamente normale, incontrare sedute allo stesso tavolino di un caffè, ragazze in minigonna e ragazze con il burka.

Noi abbiamo amato la Bosnia al punto da tornarci più volte ed esplorarne buona parte.

Vogliamo quindi raccontarvi un itinerario on the road che potrebbe tornare utile a chi vuole avventurarsi sulle strade di questo incantevole Paese con la propria auto.

Come arrivare in Bosnia

Per chi arriva dall’Italia ci sono due modi per entrare in Bosnia: attraversare l’Adriatico da Ancona verso Spalato o da Bari verso Dubrovnik. In entrambi i casi si tocca terra in Croazia, ma basteranno pochissimi chilometri per incontrare il confine bosniaco.

L’ingresso in Bosnia è solo una formalità ma accertatevi che il primo hotel nel quale alloggerete segnali la vostra presenza alle autorità, altrimenti all’uscita potreste avere qualche problema e rischiare una multa.

Dubrovnik

L’itinerario della nostra prima volta in Bosnia inizia a Dubrovnik, dove arriviamo dopo una notte di navigazione da Bari.

Se desiderate visitare l’antica Ragusa, vi serviranno un paio di giorni e vi consigliamo di dormire fuori dal centro, dove i prezzi di alloggi e ristoranti sono esagerati. Una meta più economica dalla quale raggiungere il centro in auto (o via mare, con un comodo servizio pubblico di barche) è Mlini.

Ma torniamo al nostro obiettivo: l’on the road in Bosnia!

Dubrovnik dall'alto

Medugorje

Da Dubrovnik bastano un paio d’ore d’auto per raggiungere Medugorje, un Santuario Mariano dove sembra si siano verificate alcune apparizioni, seppur non siano mai state ufficialmente riconosciute dalla autorità ecclesiastiche.

Oggi a Medugorje si trova una grande Basilica e soprattutto un sentiero che, tra pietre e sassi, porta sul monte delle apparizioni.

E’ un percorso abbastanza impegnativo, non tanto per la salita, quanto per il pietrisco che lo rende scivoloso. Come in ogni luogo di pellegrinaggio, qui si trovano gruppi di fedeli che percorrono il sentiero in preghiera.

A Medugorje si può venire per fede o semplicemente passare per curiosità, ma trovandosi sulla strada per Mostar, è una meta piuttosto frequentata.

Una visita a Medugorje dura non più di un paio d’ore, ma se avete poco tempo a disposizione potete puntare direttamente verso Mostar.

chiesa di Medugorje in Bosnia

Mostar

A Mostar si deve assolutamente rimanere almeno un paio di giorni!

Come tutte le località turistiche più famose, è presa d’assalto da bus zeppi di turisti “mordi e fuggi”. Arrivano intorno alle 10 del mattino e se ne vanno intorno alle 18, quindi vien da sé che vale la pena rimanere per vederla al mattino presto o la sera, senza la folla!

Noi vi consigliamo di fermarvi almeno una notte, ma se visiterete anche i dintorni della città potete prendere in considerazione di starci anche un paio.

La cittadina di Mostar, nella sua parte storica, non è molto grande ed è incantevole.

Starete ore ad ammirare gli scorci sui palazzi in sasso, sulle terrazzine dei locali tra stradine ciottolate, saliscendi e piazzette silenziose. Oppure a curiosare tra le botteghe del suo bazar dalle origini antiche.

Poi, il simbolo di Mostar: il celebre ponte costruito da Solimano il magnifico nel XVI secolo e distrutto durante i bombardamenti del 1993.

Durate la dominazione ottomana, Mostar era su una grande ed importante via di comunicazione e il ponte era un simbolo di unione. Proprio per questo motivo, più che per il valore strategico o militare, venne ripetutamente bombardato, fino al suo definitivo crollo.

Importanti lavori di ristrutturazione completati nel 2004 lo hanno riportato al suo antico splendore.

Ancora oggi divide la parte islamica da quella cristiana e tuttora, come da sempre, è teatro dei tuffi nella Neretva. C’è addirittura una cooperativa di tuffatori: ragazzi che raccolgono offerte tra gli spettatori, per lanciarsi poi nelle acque gelide del fiume.

Andate sul ponte, osservatelo da sopra, da sotto, di giorno e di notte. Ogni angolo, ad ogni ora vi saprà ammaliare.

La moschea di Mostar

Tra le cose da vedere assolutamente a Mostar ve ne segnaliamo due: la Moschea Koski Mehemed Pasha e la casa Muslibegovic.

La Moschea è riconoscibile per la grande cupola azzurra e per il grande minareto che svetta proprio di fronte al ponte. Salite sul minareto, perché da lì potrete godere della più bella vista su Mostar.

Anche la Moschea ha subito pesanti danneggiamenti durante i bombardamenti, ma oggi è tutta perfettamente restaurata e merita una visita anche al suo interno.

Moschea mostar

Casa Biscevic

Un altro edificio da non perdere a Mostar è la Casa Biscevic: una casa ottomana che risale al 1600 e dentro la quale sono stati mantenuti arredi e decori originali.

Oggi è un Museo molto interessante da visitare e nel piccolo cortile d’ingresso potete anche accomodarvi accanto alla fontana per bere, con molta calma, un buon caffè bosniaco!

casa Biscevic a Mostar

Alla sera prendetevela comoda, sedetevi a cenare in qualche ristorante con vista sul ponte e poi cercate della musica live in qualche localino tra le vie intorno al “Ponte Storto”. Non vorrete più partire…

Blagaj

Intorno a Mostar ci sono alcuni interessanti punti di interesse da non perdere. Tra questi vi suggeriamo la piccola cittadina di Blagaj, ad una decina di chilometri di distanza.

Antico villaggio ottomano, Blagaj divenne celebre intorno al 1400 quando vennero costruite ben sette Moschee e due scuole e quando le acque del fiume Buna alimentavano sette mulini.

Oggi rimangono poche tracce del passato mussulmano di Blagaj, ma ciò che merita una visita è la Tekka dei Dervishi. Risale al 1600 ed è stata costruita in fondo alla gola dove si trova la sorgente del fiume.

Una visita imperdibile, nei dintorni di Mostar.

Blagaj in bosnia

Sarajevo

Lasciata Mostar, la meta successiva del nostro on the road bosniaco non può che essere Sarajevo.

La Capitale della Bosnia, lo abbiamo detto, è una delle città più accoglienti, aperte e multiculturali d’Europa. E lo è da sempre!

Oggi però è difficile visitare Sarajevo senza che la mente vada alla guerra e ai lunghissimi anni di assedio subìto. Anche perché i segni di quel conflitto sono ovunque.

Sono nei monumenti in memoria delle vittime, sono nelle tante lapidi che, avendo finito il posto nei cimiteri, venivano sistemate nei parchi pubblici della città. Sono però anche nei Musei e nelle mostre allestite per non dimenticare quello che accadde.

Sarajevo in bosnia

Il War Childhood Museum

Tra i Musei da non perdere assolutamente vi raccomandiamo il War Childhood Museum.

Un toccante allestimento di oggetti che raccontano storie di bambini durante la guerra; un progetto che nasce come libro ma che oggi è uno dei Musei più significativi di Bosnia, tanto da aver vinto nel 2018 il premio come miglior Museo d’Europa. Ne abbiamo parlato in questo post sul War Childhood Museum.

War Childhood Museum. Sarajevo

Tunnel della Speranza

Oppure, tra gli spazi espositivi che ricordano la guerra, segnaliamo il “Tunnel della Speranza”, nei pressi dell’aeroporto.

Durante la guerra, in gran segreto, venne costruito un tunnel che partiva da una casa privata e passava sotto la pista dell’aeroporto, unica zona risparmiata dai bombardamenti.

700 metri di tunnel che rappresentavano la salvezza per la città, perché in quegli 80 centimetri di larghezza passavano cibo, acqua, medicinali e tutto ciò che serviva per far sopravvivere la popolazione.

Da vedere, per capire un po’ meglio…

700 metri di tunnel

Al netto di questi “ricordi di guerra” a Sarajevo ci sono diverse cose interessanti da vedere.

Lo sapevate, ad esempio, che in poche centinaia di metri, lungo la stessa strada, si trovano le più grandi Moschea, Cattedrale Cattolica, Chiesa Ortodossa e Sinagoga di Bosnia?

Da sempre, dicevamo, la città è aperta ad ogni religione e di questo i suoi cittadini vanno molto fieri.

Piazza Sebilj

La zona più caratteristica di Sarajevo inizia a Piazza Sebilj con la fontana settecentesca. Da lì parte la Bascarsija: l’antico mercato turco. Un susseguirsi di negozi di artigianato, locali e caffè in cui perdersi tra i profumi e i sapori della città vecchia.

Piazza Sebilj a Sarajevo

Ma Sarajevo non è stata solo islamica: qui infatti ha lasciato molte tracce anche l’impero austro ungarico. Un punto in cui vi consigliamo di fermarvi è “la linea che divide oriente da occidente”. Un posto curiosissimo lungo la Bascarsija; un punto preciso in cui finisce improvvisamente l’architettura islamica ed inizia altrettanto improvvisamente la parte austriaca. Da un lato vedete Vienna e girandovi dall’altro lato vedete Istanbul.

Piazza Izetbegovic, il Ponte Latino e la Biblioteca Nazionale (incendiata dai bombardamenti serbi e riaperta dopo anni di restauri) completano la visita al centro di Sarajevo.

Se volete un suggerimento per un’escursione fuori dal centro cittadino, vi consigliamo di prendere la funivia che sale al Monte Trebevic.

Su questo monte godrete di una spettacolare vista sulla città e troverete un po’ di riparo dalla calura estiva.

Qui si trovavano gli impianti utilizzati durante le Olimpiadi invernali del 1984, tra i quali la pista da bob, diventata tristemente famosa come postazione dei cecchini durante la guerra. Oggi è completamente ricoperta di disegni e graffiti di street artists.

SARAJEVO-PISTA-BOB

Lasciata Sarajevo avete due possibilità: puntare verso il confine con la Serbia, oppure tornare verso nord ed inoltrarvi all’interno della Bosnia.

Nel primo caso, l’unico suggerimento che vogliamo darvi è di visitare Srebrenica e il memoriale dell’eccidio di luglio 95. Un luogo toccante, per riflettere.

Se puntate verso l’interno della Bosnia, la prossima tappa potrebbe essere Travnik.

Travnik

Tra i monti della Bosnia centrale, Travnik è una cittadina dal glorioso passato di Moschee e scuole coraniche che il sultano ottomano fece costruire intorno alla fine del 1400.

Ma soprattutto oggi è famosa per il grande castello: è precedente all’arrivo dei turchi e doveva servire proprio per fermarne l’avanzata…ma evidentemente il suo obiettivo non è stato raggiunto!

Ma il castello è talmente possente da essere utilizzato da tutti gli eserciti che sono passati da queste parti: gli austroungarici, i nazisti, i partigiani e gli eserciti della sciagurata guerra degli anni novanta.

Un ultimo sguardo alle montagne, una trota grigliata in uno dei tanti localini al fresco del ruscello e si può ripartire ancora verso nord ovest.

Travnik in Bosnia

Bihac

Bihac è l’ultima tappa del nostro on the road bosniaco.

Città di confine da sempre, Bihac è in una posizione incantevole, sviluppata lungo il bacino del fiume che la attraversa. Siamo a due passi da famosi parchi naturali e l’acqua è l’elemento dominante.

Ma qui anche il confine è stato protagonista da sempre: durante la divisione tra gli imperi ottomano e austroungarico, tra Bosnia e Croazia durante la guerra. Ma soprattutto tra i campi profughi bosniaci e la parvenza di libertà nell’Unione Europea. Qui di profughi ne sono passati tanti e tanti ancora sono bloccati, in attesa di tempi che, speriamo, arrivino migliori…

Bihac in Bosnia

Che dite, ripartiamo?

Bastano pochi chilometri e si incontra il confine croato, con i meravigliosi Laghi di Plitvice, ma questa è un’altra strada e un’altra storia…

A proposito dell'autore

Siamo Andrea e Veronica di Impronte Nel Mondo, viviamo a Verona e siamo da sempre viaggiatori curiosi e appassionati, rigorosamente “fai da te” e “disorganizzati”! Viaggiavamo da soli, poi in coppia e ora con due bambini ai quali cerchiamo di trasmettere la stessa passione e voglia di scoprire che ci hanno sempre spinti a partire

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