Oggi vi voglio proporre un’interessante intervista a Paolo Ponga, collaboratore di NonSoloTuristi.it (da anni ormai) appassionato sia di viaggi che di immersioni, che ha da poco pubblicato un romanzo molto bello dal titolo Il cilindro di Giada.

Paolo, raccontaci un po’ di te

Sono nato nel 1963 a Milano e sono Area Manager di una Multinazionale alimentare.

Non riuscendo a vivere al mare, ho trovato un luogo che gli somiglia: le dolci colline del Monferrato, tra vigneti e noccioli.

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, scrivo di ciò che mi emoziona: articoli di viaggio, subacquea, storia e ambiente, pubblicati da una trentina di riviste differenti.

Il Cilindro di Giada è il mio primo romanzo.

Paolo Ponga

Quando hai cominciato a scrivere di viaggi?

Ciao Nonsoloturisti. La passione per i viaggi è di famiglia. Io probabilmente l’ho ereditata nel mio codice genetico e non la posso eliminare, è dentro le mie cellule. Ho sempre adorato scrivere, e quindi le due cose alla fine si sono unite.

Che tipo di viaggi preferisci fare?

Ti posso dare due risposte. La prima è che sono un viaggiatore compulsivo e onnivoro; come leggo di tutto, allo stesso tempo adoro vedere e vivere posti nuovi, nuove persone e culture.

La seconda è che da molti anni sono subacqueo, e quindi quando riesco unisco le due cose, anzi ne aggiungo una terza: sono appassionato di relitti e visitandoli faccio un’immersone nella storia. Andando poi a cercare la loro, e raccontandola unita alle immagini prese sotto la superficie del mare.

immersioni

Da cosa nasce il romanzo?

Il romanzo, pur non essendo autobiografico, nasce da due esperienze di vita.

La prima esperienza

La prima è quanto accadde nel giugno 2017, a Beqa, nelle isole Fiji. Ero seduto sul ponte di un piccolo catamarano di metallo, sballottato in mezzo ad una burrasca in pieno Oceano Pacifico ed ero l’emblema della felicità, malgrado l’acqua torrenziale che mi stava lavando e le onde alte due metri.

L’unica nota di tristezza era per la mia splendida moglie, chiusa nel bungalow di una spiaggia dorata piena di palme, ma sommersa da tonnellate d’acqua. Questo perché mi trovavo nella “green side of the island”, la parte verde dell’isola di Viti Levu, dove gli alisei umidi provenienti dall’Antartide trasformano l’isola in una rigogliosa tempesta tropicale. Regolarmente, anche in questa che viene considerata la stagione secca. Mi sono però “dimenticato” di dirlo a Rosanna, quando abbiamo prenotato il nostro viaggio di nozze. Impazzito? Forse. Ma questo è uno dei pochi posti al mondo dove si possono fare immersioni in mezzo a decine di Carcharhinus Leucas, gli squali mangiatori di uomini, senza essere chiusi in una gabbia.

squali alle isole Fiji

Durante la mia prima immersione mi sono messo in ginocchio su un fondale di corallo, aspettando il loro arrivo. Improvvisamente dal buio è spuntata una femmina adulta, una macchina da guerra di quasi quattro metri di lunghezza, che ha puntato direttamente verso di me. Nel giro di pochi secondi il mio stomaco ha cominciato a contrarsi, e a dirmi via via via, mentre i suoi occhi sembravano fissi su di me e dire fame fame fame. Ha continuato inesorabilmente ad avvicinarsi, sempre di più, sempre più vicina, fino a che ha leggermente deviato, mi ha dato un colpo di pinna su una spalla, e si è allontanata dietro di me. E da quel momento è stata pura magia, circondato da quasi 40 squali assolutamente non intenzionati a mangiarmi.

isole Fiji gli squali

La seconda esperienza

La seconda è stata ben più terribile.

L’anno successivo fu devastante. Due operazioni di tumore sbagliate, chemioterapia e una diagnosi di tre anni di vita, a causa di una serie di metastasi al peritoneo e al fegato.

Non ho mai mollato: fra una chemio e l’altra ho ripreso a fare immersioni fra amici che mi guardavano con due occhi grossi come palle da golf, mentre stringevo la fascia protettiva sull’enorme taglio all’addome; ho anche ripreso a viaggiare e lavorare.

Cattedrale di Santo Stefano vienna

A settembre andammo qualche giorno in vacanza a Vienna, per staccare. Mi sentivo strano e davo la colpa agli effetti secondari della chemio. Quando entrammo nella Cattedrale di Santo Stefano cominciai ad avere delle visioni. Letteralmente. Mi sembrava di essere ancora sotto gli effetti della morfina che mi davano in ospedale per calmare i dolori atroci. Quando scesi nelle catacombe avevo davvero paura e vedevo cose che non potevano esistere. L’uscita nella piazza assolata mi sembrò un ritorno alla vita, ma non era finita: il malessere, stavolta mentale, mi stava attanagliando.

Cattedrale di Santo Stefano a vienna

Una situazione pesante

Eh, sì. Però è stato anche un nuovo inizio. Con la malattia ho ripreso a scrivere: un modo per dare un senso alla mia vita e non sprecare nemmeno un attimo di essa.

Scrivo di quello che mi dà emozione: i viaggi, la subacquea, la storia e l’ambiente, e sono riuscito a iscrivermi all’Ordine dei Giornalisti.

A Vienna ho deciso di dare sfogo alle paure che stavo provando, e liberare la mia fantasia. In quindici mesi ne uscirà un romanzo, questo.

Un inizio tumultuoso

Altroché. Ian Fleming, il padre di 007, diceva che si vive solo due volte: la prima quando si nasce e la seconda quando si guarda la morte in faccia. Io sono stato allora più fortunato. Ho vissuto tre volte.

E soprattutto, con l’aiuto della fortuna e del buon Dio, l’ultima TAC di controllo ha dato esito negativo. Per ora almeno, sono guarito. Lo devo a mia moglie che è una roccia, a mia madre: due donne che mi amano e mi sono state sempre vicine. Ai nuovi dottori, angeli vestiti di camice e sorriso che mi hanno salvato la vita. All’aiuto di qualcuno lassù, sicuramente. Ma anche alla voglia di non mollare.

D’altronde mia moglie mi diceva: non hai avuto paura di stare faccia a faccia con gli squali, devi averne di questo piccolo mostro che hai dentro di te? Non ha speranze, credimi.

Questo libro è frutto di quelle sofferenze. E di quella voglia di vivere ancora.

Di cosa parla il libro?

È un libro di viaggio e di viaggi. Attraverso mezza Europa e un mondo fantastico, quello degli sciamani. È un libro d’avventura e del mistero, condito con un pizzico d’amore e d’orrore. La storia di un uomo perduto, che non crede più alla sua sanità mentale, che si getta a capofitto alla caccia della soluzione di un antico enigma. Anche perché l’alternativa è una sola: la morte, o un destino ancora peggiore di essa.

È un libro fantastico?

Non nel senso che si può dare al termine. La natura è già abbastanza fantastica per conto suo e, se la trama è assolutamente inventata, luoghi, animali, miti e credenze sono vere o ritenute tali dai popoli a cui appartengono.

Vuoi raccontarci qualcos’altro?

Assolutamente no, non voglio rivelare nulla. Ti dirò solo che, come la vita stessa, anche il romanzo è la storia di un viaggio. Fatto alla caccia di qualcosa o qualcuno, fatto perché è l’unica soluzione. Perché come disse Omar Khayyam quasi mille anni fa, la vita è un viaggio, quindi chi viaggia vive due volte.

Dove possiamo acquistare il tuo libro?

Il romanzo “Il Cilindro di Giada” è disponibile direttamente presso l’editore www.pathosedizioni.it, in tutte le librerie (su ordinazione) e in tutti i negozi di libri online come la Feltrinelli, Mondadoristore, Ubik, Ibs, ecc.

Naturalmente il libro lo si trova anche su amazon.it cliccando qui sotto:

Il prossimo viaggio?

Non so risponderti in questo periodo difficile per muoversi. Però una cosa la so: il prossimo sarà spettacolare, e quello a venire ancora di più. Perché a volte non è il luogo ad essere importante, ma quello che hai dentro te stesso.

A proposito dell'autore

Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com. 110 nazioni visitate in 5 continenti. Negli ultimi 6 anni in viaggio per il mondo con Felicity e le nostre due bambine. Instagram @viaggiatori

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