Le Case Culturali di Bogotà – La Bohemia, La Manigua, Ubuntu

Colombia 2020: Diario di viaggio #3

C’è qualcosa di magico nel ritrovarsi a vivere per un anno in una città sconosciuta, lontani da casa, senza il solito gruppo di amici e i medesimi luoghi da visitare.

E’ come se tutto fosse ancora da scoprire, compresi noi stessi.

Il desiderio di andare all’avventura, chi viaggia lo sa bene, è una molla sempre pronta ad offrire emozioni. Ma se c’è una cosa che solo il vivere a lungo in un luogo può garantire, è quella di trovare quei piccoli spazi, quegli ambienti quasi intimi, che rendono il soggiorno in un paese straniero qualcosa di personale, e che permettono di chiamare casa anche una metropoli come Bogotà.

E così vi racconto i luoghi che, di passeggiata in passeggiata, sono diventati i nostri luoghi di Bogotà, quella che ce la fanno ricordare come una delle tante case in giro per il mondo.

LE CASE CULTURALI

Ho deciso di iniziare con le case culturali.

A chi, come noi, sogna di fare dell’arte una professione, non può che far piacere trovare dei posti in cui un buon caffè o una cena frugale sono accompagnati da un amore costante per l’espressione artistica, dando spazio a realtà emergenti in grado di sorprenderti.

Bohemia a bogota'

CASA CULTURAL LA BOHEMIA

In questa casa culturale, nel quartiere Teusaquillo, ci siamo entrati semplicemente per nostalgia dell’Italia. In una zona mediamente degradata non capita tutti i giorni di intravedere un bar dall’aria europea, ben tenuto, che è attento al riciclaggio, all’impatto ecologico, e che offre un vasto programma culturale.

Il bar, piccolo e stretto, con una stanza oscura sul retro, simile ad un vecchio saloon di film western, è gestito completamente da attori.

Julian, il fondatore, sogna di creare un luogo in cui compagnie emergenti di artisti possano esibirsi e trovare visibilità.

Durante la settimana si possono assistere a spettacoli teatrali, performance musicali, laboratori artistici con esperti di vari settori (dallo Shibari al corso sull’improvvisazione corporale).

Il gruppo Somos escena indipendiente, che ha più volte messo in scena le sue esibizioni alla Bohemia, ci ha regalato la visione di uno dei migliori spettacoli a cui io e Camila abbiamo assistito negli ultimi anni, dal titolo Aluna: Furia de madre, una rappresentazione, attraverso la metafora di una madre colombiana, del rapporto ancestrale tra l’uomo e la madre terra. Un quadro di Camila ispirato allo spettacolo Aluna.

Noi stessi abbiamo avuto l’occasione di esibirci in una serata di tango, che ci ha regalato moltissime emozioni e ci ha fatto conoscere persone bellissime.

Ma anche per chi non fosse interessato a partecipare ad eventi La Bohemia è un luogo di ritrovo in cui bere un caffè (hanno diversi tipi di caffè di ottima qualità), mangiare empanadas, panini, cocktail e scambiare due chiacchiere.

Se siete fortunati potreste incontrare Alex, assiduo frequentatore de La Bohemia, incredibile chitarrista flamenco.

E una domenica al mese nel salottino sul retro viene proiettato un film: a noi è toccato Il Porco Rosso, di Miyazaki.

Qui il profilo instagram, per chi volesse dare un’occhiata: https://www.instagram.com/casalabohemia/

Il video:

LA MANIGUA

Seconda solo perché scoperta successivamente, la casa culturale La Manigua è stato letteralmente il baretto dietro casa. Sempre nel quartiere Teusaquillo, a duecento metri dall’edificio in cui vivevamo noi docenti del Volta (Un anno in Colombia, come è possibile? Insegnare in una scuola italiana all’estero) questa casa culturale attira lo sguardo per il suo cortile aperto, con i comodi divanetti, che aprono la strada ad un bar dall’aria rustica ed etnica.

Nell’aria echeggia il suono di un tango o un brano di Mercedes Sosa e soprattutto il profumo della pizza. Anibal infatti, cuoco e illustratore, è un appassionato di pizza (https://www.instagram.com/anibal_visual/).

Ovviamente non è stato difficile diventare amici, vista la nostra fama di esperti di questa pietanza, e non si può negare che Anibal, indipendentemente dal nostro intervento, possieda un talento naturale nel prepararla.

Nel grande salone sul retro Luisa, la proprietaria, ospita eventi di ogni genere.

In alcune domeniche vi è infatti el tocador de la bruja nel quale artigiane da tutta Bogotà presentano i loro incredibili prodotti. Vi sono serate di musica, eventi dedicati alle donne, e, sempre perché non sappiamo tenerci  a bada, la nostra giornata italiana.

La Manigua è anche il posto in cui fuggire per un caffè dopo una pesante giornata di lavoro. Seduti ai divanetti si fanno sempre incontri inaspettati, ci si rilassa o si scambiano due chiacchiere con Anibal. Sul retro ci sono strumenti musicali disponibili per i clienti.

Profilo instagram: https://www.instagram.com/maniguarte/

La manigua caffe

UBUNTU CASA CULTURAL

Chiude questo percorso la casa culturale Ubuntu.

Ho deciso di metterla in fondo alla lista perché è quella che abbiamo frequentato di meno e non è mai diventata parte della nostra routine, ma merita attenzione per le particolarità che contraddistinguono.

Prima di tutto è una casa culturale nascosta: immaginate una casa qualunque, di quelle un po’ tutte uguali che si incontrano nelle città latino americane, una parete bianca e un tetto basso. Le finestre chiuse con le sbarre, nessun cartello.

Ci siamo passati davanti un milione di volte senza nemmeno renderci conto che fosse una casa culturale. Poi un giorno l’abbiamo trovata aperta, trasformata.

Ubuntu è molto piccola, ci si sta appena. Eppure all’interno si trova di tutto, dalla ragazza che propone le sue birre artigianali, allo scultore che espone le sue creazioni, al pittore che sta dipingendo in quel momento.

Anche in questo caso leghiamo il suo ricordo ad un evento di tango: la proprietaria organizzava un evento per sensibilizzare sui temi della protesta che stava avvenendo in quel momento a Bogotà, e che aveva portato anche a casi efferati di violenza, e ci ha chiesto di partecipare con un nostro contributo.

La serata prevedeva diversi interventi musicali ed esibizioni, e ammetto che sia io che Camila non avevamo grandi aspettative.

Prima di noi si è esibito un signore, con la chitarra, cantando alcuni brani popolari, e gli abbiamo chiesto se potesse suonarci qualche tango.

Senza aspettarcelo la notte ha preso una piega differente: ballare, al ritmo di quella chitarra, ci ha regalato una sensazione di calore, e ci siamo accorti che anche le persone intorno a noi condividevano la stessa emozione che stavamo provando. Ci siamo improvvisamente sentiti accolti, accompagnati, e ballare è diventato davvero quello che per noi dovrebbe rappresentare, un momento di comunicazione, di unione con il prossimo, in cui si abbattono le distanze tra chi si sta esibendo e chi sta invece “soltanto” guardando. A questo punto avremmo volentieri invitato tutti a partecipare, anche solo con un semplice abbraccio, come è nel nostro stile, ma la pandemia, purtroppo, non ce lo ha permesso. Rimane però indelebile il ricordo di quella notte, e la consapevolezza che l’arte è ancora una volta l’indiscussa vincitrice.

Il video: