La Mano del Santo – Il Libro

Paolo Ponga è un giornalista del Monferrato alessandrino che si occupa prevalentemente di viaggi, storia, subacquea e ambiente. Suoi articoli sono apparsi in cartaceo e online su oltre trenta riviste a tiratura nazionale; da ormai qualche anno è collaboratore abituale di nonsoloturisti.it.

Dopo il successo del suo primo romanzo Il Cilindro di Giada edito da Pathos Edizioni, una storia di viaggi, di mistero, di amore e di morte, ha pubblicato La Mano del Santo, con Yume Edizioni di Torino.

Ciao Paolo. Da cosa nasce il nuovo romanzo?

Alla fine di febbraio 2020 ero a Praga: una vera e propria toccata e fuga nella splendida città Ceca dopo molti anni. Sì, la data è precisa, ero a Praga una settimana prima del famigerato lockdown dell’anno passato: la prima ondata stava arrivando, ma non sapevamo ancora cosa ci stesse aspettando. È stato un weekend meraviglioso, rimasto ancora più nel cuore per la chiusura dei mesi a venire.

È stato da stimolo per la storia raccontata nel libro?

Assolutamente. Ti posso proprio definire il momento preciso in cui mi è entrato in mente l’incipit de La Mano del Santo. Mia moglie ha voluto cenare in una taverna di epoca medievale, un ambiente molto suggestivo; qui una cameriera piccola di statura, con gli occhi grigi come quelli di un gatto certosino, ci ha accompagnato lungo le scale per farci accomodare in una stanza piena di specchi. Questi partivano dalle pareti sempre più su, fino a ricoprire il soffitto. Noi guardavamo le lastre che ci riflettevano, ed esse sembravano guardare noi. Qualcosa dentro di esse sembrava osservarci. Improvvisamente qualcosa di grosso si è mosso agli angoli della nostra visuale, attirando l’attenzione di entrambi: un’enorme cuoca, con i capelli biondo-rossicci, che stava affilando un coltellaccio. Mia moglie si è poi concentrata sulla cena, io non potevo smettere di stare sul chi vive. Davvero.

Non so se sorridere o averne paura.

Ti assicuro, nemmeno io lo sapevo in quel momento. Non so se la sera stessa o i giorni a venire ho scritto il prologo del romanzo, partendo da quella scena. 

Poco tempo dopo eravamo chiusi in casa. Lavoravo alcune ore al giorno in Smart working, ma il tempo libero era molto. Ho cominciato così a scrivere: un capitolo al giorno, spesso mentre stavo seduto in giardino, vista la primavera anticipata, con le colline del Monferrato davanti agli occhi.

La stesura è stata più semplice del primo romanzo?

Per scrivere Il Cilindro di Giada ho impiegato 14 mesi, e l’ho rifatto cinque volte: questo invece è arrivato come acqua da una cascata. Un amico mi ha chiesto sere fa: ma tu sapevi cosa sarebbe successo, vero? Niente di più sbagliato. I protagonisti e la storia parevano vivi, agivano per conto loro e mi raccontavano la storia, poco per volta, giorno dopo giorno. Ogni tanto sentivo un blocco, e mi fermavo. Poi, magari alle 4 del mattino, mi svegliavo sapendo perfettamente come proseguiva la storia. E riprendevo a scrivere. L’ho finito due giorni prima di riprendere il mio lavoro di area manager. Non l’ho più preso in mano fino alla stampa, e le correzioni della casa editrice sono state minime. Andava bene così. I due protagonisti erano stati ben precisi nel raccontarmi le loro storie.

I protagonisti del romanzo sono due, allora.

Sì. Sono due storie che si intrecciano a mille anni di distanza. La prima è quella di un uomo d’arme, un cavaliere sassone che combatte contro la magia di cui la sua epoca è intrisa, e contro nemici terribili; il secondo è un uomo moderno, un professore di storia medievale di Vienna, per il quale la magia è divenuta scienza, mentre gli uomini invece non sono cambiati, hanno però indossato nere uniformi. L’ambiente in cui si svolge la trama sono i boschi della Baviera, Vienna e, soprattutto, la magica città di Praga.

Ci vuoi svelare ancora qualcosa della trama?

Ti citerò solo la promozione del libro.

Anno Mille, alba di una nuova era. Forze oscure si aggirano nelle foreste dell’Europa Centrale, uomini malvagi ed esseri che sembrano usciti dalla fantasia degli uomini del Medio Evo. Un cavaliere sassone si trova esattamente al centro del pericolo, e la sua sopravvivenza dipenderà dalla sua astuzia come dalla sua abilità guerresca. 1938, alba della Seconda Guerra Mondiale. Forze oscure si aggirano nell’Europa Centrale, questa volta con nere uniformi e svastiche, ma con il medesimo scopo: il dominio sugli uomini. Un professore di storia medievale dovrà combattere con la sua intelligenza contro nemici terribili. Perché il pericolo è il medesimo di mille anni prima, e gli uomini, nel bene o nel male, non cambiano mai: è la magia ad essere divenuta scienza.

Le due storie si intrecciano e diventano tutt’uno, permettendomi così un gioco narrativo unico: ogni storia ha un finale, più un ultimo che li accomuna e che dà il titolo al libro. Non mi tirerai fuori però nemmeno un’altra parola, nemmeno sotto tortura.

Dove possiamo acquistare il tuo libro?

La Mano del Santo è acquistabile presso ogni libreria, in tutti gli store online come Mondadoristore.it o libreriauniversitaria.it, presso il sito dell’editore www.yumebook.it e, naturalmente, su Amazon.

Il tuo prossimo progetto letterario?

Un libro che parlerà di navi naufragate, di viaggi e di immersioni. L’uscita prevista è per la prossima primavera, con una grande casa editrice specializzata nel mare.

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