Viaggio in Galizia: Itinerario e Tour di 4 Giorni

Se avete letto il post di Marco su Cosa vedere in Galizia, sapete già che la Galizia non è solo Santiago di Compostela. La regione, tra le meno spagnole della Spagna, è infatti ricca di storia e bellezze naturali, che valgono il viaggio. Io ci sono stato ad aprile, in occasione della Settimana Santa (pessima scelta se non vi piace la folla!) e me ne sono andato un po’ in giro in auto.

Nel caso voleste anche voi organizzarvi un piccolo tour, vi racconto di seguito il mio breve viaggio, con alcuni consigli per gustarvi la Galizia al meglio. Ma prima prepariamoci al viaggio, conoscendo un po’ meglio la regione che visiteremo!

Un po’ di storia e radici celtiche

Un turismo consapevole richiede un po’ di studio e quindi, prima di andare in un posto, è buona norma documentarsi almeno sommariamente, sulla sua storia e le sue tradizioni. Questo vale anche per la Galizia, che è una regione autonoma della Spagna, con capoluogo Santiago di Compostela  (che curiosamente non è uno dei capoluoghi delle 4 province in cui è divisa la regione e che sono La Coruña, Pontevedra, Lugo, e Ourense).

Gli abitanti della Galizia sono chiamati galleghi e parlano una loro lingua, il gallego (oltre ovviamente allo spagnolo). Il nome deriva dal latino Gallaecia, che deriva a sua volta da quello delle antiche tribù celtiche che erano insediate nell’area a nord del fiume Duero, che i Romani chiamavano Gallaeci o Callaeci (nient’altro che un diminutivo di “Galli”). Questo ci dice che le origini della popolazione sono celtiche, cosa che pochi sanno e che sarebbe del tutto ignota se non fosse per alcuni brani musicali tipicamente celtici portati al successo negli ultimi anni da artisti come Carlos Núñez o Hevia, entrambi suonatori della tradizionale cornamusa.

I Romani, appunto, che dominarono a lungo la regione, che per loro segna la “finis terrae” e cioè la fine del mondo conosciuto (da cui il nome del capo Fisterre). 

Infine gli spagnoli, con la “reconquista” di Ferdinando il cattolico, che alla fine del 1400  portò all’unità territoriale della Spagna. Le radici celtiche però sono rimaste forti e, per questo, la cultura della Galizia è per tanti versi comune con quella bretone e quelle delle isole britanniche d’oltre Manica, piuttosto che con quella spagnola.

La Tomba di San Giacomo e il “Matamoros”

L’evento storico però più noto della Galizia è sicuramente quello che ha determinato la fondazione della città di Santiago di Compostela. Nell’anno 813 un eremita di nome Payo (diminutivo di Pelagio), fu attirato da strane luci a forma di stella sul monte Libredón dove esistevano antiche fortificazioni. Interessato allo strano fenomeno, Teodomiro, il vescovo di Iria Flavia (l’attuale Padrón), scoprì in quel luogo una tomba che conteneva tre corpi, uno dei quali aveva la testa mozzata e una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”, riferendosi all’apostolo Giacomo il maggiore. 

Alfonso II, re delle Asturie e della Galizia, ordinò di costruirvi un tempio, dove nell’893 si insediarono i monaci benedettini. Iniziarono i primi pellegrinaggi alla tomba dell’apostolo, dapprima dalle Asturie e dalla Galizia, poi da tutta l’Europa. Venne quindi fondato il Santuario di Santiago di Compostela e nel 1075 si iniziarono i lavori di costruzione della cattedrale, divenuta poi basilica minore.

Che quella fosse davvero la tomba dell’Apostolo Giacomo ovviamente non v’è certezza (ma la fede non ha bisogno di prove). Di certo però la scoperta arrivò al momento giusto e fu uno strumento formidabile nella lotta della Cristianità con i Mori che avevano invaso la Spagna. Santiago fu considerato infatti un partecipante attivo nella guerra contro i musulmani e molti erano disposti a giurare di averlo visto combattere al fianco delle truppe cristiane con il suo cavallo bianco, tanto da guadagnarsi il soprannome di Santiago Matamoros: san Giacomo uccisore di mori. 

…e l’evoluzione del Cammino di Santiago

Se avete intenzione di percorrere, almeno in parte, il famoso Cammino di Santiago, allora dovete leggervi il post di Marco con la Guida Completa al Cammino Francese, oppure quelli di Luigi Lazzaroni  sul Camino Primitivo, se siete più temerari. 

Io non sono un “camminatore” e quindi non vi parlerò del Cammino, ma mi sono voluto comunque togliere la curiosità di sapere perché questo pellegrinaggio attira da oltre mille anni migliaia di persone a Santiago di Compostela.

Innanzitutto, chiariamo che il Cammino di Santiago era in realtà una rete di itinerari che attraversava tutta l’Europa e che i pellegrini percorrevano per giungere fino alla Tomba di San Giacomo.

All’inizio del cristianesimo esisteva un solo pellegrinaggio ed era quello a Gerusalemme al Santo Sepolcro (lo fece anche Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel IV secolo). A questo pellegrinaggio si aggiunse poi il pellegrinaggio a Roma alla tomba di Pietro. Questi pellegrinaggi si facevano per devozione e cioè per dare una testimonianza concreta della propria fede.  

A partire dall’VIII secolo cominciò a formarsi un’altra tipologia di pellegrini. In questo periodo infatti c’era una tipologia particolare di “criminali”, rei di una colpa molto grave (dall’omicidio all’incesto), generalmente appartenenti al clero (preti, monaci, ecc.) e che per questo non erano sottomessi al diritto dei laici e quindi non potevano essere processati da normali tribunali. Fino a questo periodo il reo era condannato a vagabondare in continuazione, per terre sconosciute e pericolose, vivendo nella povertà grazie solo alle elemosine, impossibilitato a stabilizzarsi altrove, lavorare e rifarsi una vita. 

Ma proprio dagli inizi del 700 i vescovi iniziarono a inviare questo particolare tipo di criminali direttamente al Pontefice a Roma, affinché fosse lui a comminare la penitenza o a concedere un’assoluzione. Questi pellegrini erano riconoscibili da alcuni segni particolari: il bastone (detto bordone), la bisaccia e i segni del santuario verso il quale erano diretti o dal quale si tornava, ben in vista sul copricapo o sul mantello. Questi pellegrini “penitenziali” (e cioè che andavano per espiare una colpa), si sovrapposero ai pellegrini devozionali.

Durante il medioevo le due forme di pellegrinaggio si sovrapposero fino a confondersi e uniformarsi: ogni pellegrino cercava l’espiazione di qualcosa. Sull’onda del “clamore” della scoperta della tomba di San Giacomo e grazie alla potenza comunicativa della rete di abbazie Benedettine (che aveva ricevuto la “custodia” della tomba), il pellegrinaggio a Santiago divenne famoso e si affiancò a quelli per Gerusalemme e Roma. E da allora i pellegrini non hanno mai smesso di andare a Santiago..

La Geografia: Rías, Scogliere e Hórreos

Si tratta di una regione aspra, che ha conosciuto anche una forte emigrazione verso il Sud America, particolarmente verso Brasile e Argentina, al punto che ancor oggi in Brasile, chiunque sia biondo e con la carnagione chiara viene chiamato “galego”.

Complessivamente stiamo parlando di un territorio che si allarga su trentamila chilometri quadrati di superficie (un po’ più grande della Sicilia), tra rilievi ondulati e ampie vallate, e che ospita milleduecento chilometri di costa spettacolare tra l’Atlantico a ovest e il mare Cantabrico a nord, tra rias, selvagge scogliere e spiagge candide, di cui una quarantina l’anno vengono insignite della distintiva “bandiera blu” per la purezza delle acque. L’interno è un insieme di verdi colline popolate da case in pietra, da pittoreschi esempi di hόrreo (i tipici granai dalla struttura in pietra o legno a forma di capanna poggiati su pilastri in pietra per evitare l’umidità e l’ingresso di animali), da chiesette romaniche e poi da casolari e vigneti che ricamano il paesaggio circostante.

Proprio le rías sono una delle principali peculiarità geografiche della Galizia. Si tratta delle strette e lunghe insenature che si addentrano nella costa grazie all’opera di allagamento del mare all’interno di valli fluviali con l’abbassamento del livello terrestre ed il relativo innalzamento del livello del mare. Le rías sono tradizionalmente divise in Rías Altas e Rías Baixas, a seconda della loro posizione rispetto a Finisterre, considerato il punto più occidentale di Galizia.

La maggioranza della popolazione vive a ridosso di queste rías lungo la costa atlantica, nei maggiori nuclei urbani e sulle aree di influenza di questi. Le rías sono di primaria importanza per l’attività peschiera, rendendo la costa galiziana una delle più importanti zone di pesca del mondo. Nondimeno attira numerosi turisti (come noi) per le sue bellezze naturali.

Il mio tour di 4 giorni in Galizia

Giorno 1 – La Coruña

In genere, la porta di ingresso della Galizia è l’aeroporto di La Coruña o quello di Santiago di Compostela. Io sono arrivato al primo, con un volo Air Europa via Madrid. Queste due città sono poi anche quelle dove conviene pernottare, perché sono in buona posizione rispetto alle mete da visitare. Io ho scelto Santiago, perché la considero molto più pittoresca e affascinante e quindi preferibile per andare a spasso dopo cena, ma si tratta di una scelta personale. La scelta dell’hotel a Santiago è strategica, soprattutto se avete l’auto al seguito. Io ho optato per Il Compostela hotel, che è proprio al limite della zona pedonale (e quindi si va a piedi alla cattedrale), ma ha anche un comodo parcheggio pubblico interrato a due passi, sotto Praza de Galicia. 

Visto però che in aereo siamo arrivati a La Coruña, abbiamo dedicato un po’ di tempo alla città, prima di andare a Santiago. Dopo aver ritirato l’auto a noleggio ci siamo diretti alla Torre di Ercole, un faro di origine romana molto scenografico e Patrimonio Unesco. Si può visitare anche all’interno, ma al tempo della mia visita era chiusa per lavori e quindi mi sono “accontentato” dell’esterno. La torre fu costruita nel I secolo, per assolvere alla funzione di faro per la navigazione e fu consacrata al dio della guerra, Marte, perché fungeva anche da torre di avvistamento per proteggere il porto di Brigantium, come all’epoca si chiamava La Coruña. La costruzione originaria aveva, come oggi, una pianta quadrata di 18 metri di lato, ma l’altezza complessiva era di soli 36 metri rispetto agli attuali 48. La torre era suddivisa in tre piani sovrastati da un pinnacolo cilindrico alto 4 metri e ogni piano aveva quattro stanze comunicanti tra loro con una scala esterna. La luce era prodotta dal fuoco che ardeva in alcuni bracieri intorno al pinnacolo.

Torre di Ercole

Nel Medioevo il faro fu dismesso e la torre fu trasformata in fortezza. Se questa è la storia, verrebbe allora da chiedersi perché si chiama Torre di Ercole. Accanto alla Storia ci sono però i Miti, non meno importanti e “potenti” e secondo uno di questi miti, che mescola elementi celtici e greco-romani, l’eroe Ercole uccise il gigante tiranno Gerione dopo tre giorni e tre notti di battaglia. Ercole, quindi, ordinò che fosse costruita una torre sul punto esatto in cui aveva seppellito la testa di Gerione con le sue armi. Il faro, sopra a un teschio e ossa incrociate che rappresentano la testa del nemico ucciso da Ercole, appare infatti nello stemma della città di La Coruña.

La torre si lega però anche alla tradizione irlandese (abbiamo visto come la Galizia abbia origini celtiche). Si narra infatti nel Lebor Gabála Érenn (letteralmente “Il libro della Presa dell’Irlanda”) che Breogán, un discendente di Noè, costruì la torre e che il figlio di Breogán, Ith, riuscì a vedere per la prima volta dalla torre l’Irlanda, che si trovava 900 chilometri a nord di La Coruña. Questa storia divenne molto popolare sia in Irlanda che in Galizia, tanto che una statua di Breogán è stata collocata vicino alla torre per ricordare questo mito.   

Statua di Breogán

Giorno 2- La spiaggia delle Cattedrali e Lugo

Spiaggia delle Cattedrali

La meta di oggi è la Spiaggia delle Cattedrali, che dista circa 170 km da Santiago; vi assicura però che il tempo per arrivare (1h 45’ di auto) sarà ampiamente ripagato dallo spettacolo naturale che vedrete (guardare le foto per credere). Si tratta di una spiaggia che diventa accessibile sono con la bassa marea.  Infatti, il momento migliore per visitare la spiaggia è nelle 2 ore a cavallo del picco di bassa marea. La spiaggia è accessibile liberamente, salvo che in alcuni periodi, quando è indispensabile prenotare e quindi assicuratevi di consultare il sito ufficiale (Reserva de visitas á praia de As Catedrais); iniziando la procedura di prenotazione, potete vedere se i giorni sono con visita libera o su prenotazione e, se cliccate su un giorno, potete vedere anche gli orari delle maree, che sono utilissimo per decidere a che ora andare. 

Sulla spiaggia conviene camminare scalzi e in alcuni punti bisogna guadare delle pozze di acqua marina. Tenetene conto nel vostro abbigliamento. 

Si tratta di uno dei posti più belli che ho visto in Galizia. Sulla distesa di sabbia piatta lasciata scoperta dalla bassa marea, si elevano enormi archi naturali di roccia, che appunto fanno pensare alle volte di una cattedrale.

Se dopo la visita volete pranzare, vi consiglio di spostarvi nel minuscolo paesino di Rinlo, che si trova a soli 5 minuti di auto. I ristoranti disponibili sono solo 4, tutti ovviamente a base di pesce, ma il paesino e l’atmosfera sono molto piacevoli.

La città di Lugo

Sulla strada del ritorno a Santiago, si può fare tappa a Lugo, che è più o meno a metà strada (90 km e poco più di un’ora da Rinlo e poi altri 110 km e 1h 15’ per tornare a Santiago). 

Lugo è famosa per la sua Cattedrale e per la cinta muraria romana, una delle meglio conservate d’Europa (è praticamente tutta in piedi).

La città fu fondata dai romani tra il 26 e il 12 a.C. e inizialmente era un accampamento militare, che poi si trasformò in una delle tre capitali amministrative della Gallaecia, la provincia romana che occupava il nord-ovest della penisola iberica. Le mura invece furono costruite tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. e sono inserite dal 2000 nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Nel 1129 iniziò la costruzione della cattedrale romanica, progettata da Raimondo di Monforte e dedicata a Santa Maria detta “degli occhi grandi”. La pala d’altare rinascimentale si ruppe durante il terremoto di Lisbona del 1755 e venne divisa in vari frammenti, di cui i due maggiori vennero posti alle due estremità della navata.

Durante il Basso Medioevo Lugo fu un centro di pellegrinaggio, contando la cattedrale su di uno speciale privilegio che conserva ancora: quello di esporre al pubblico un’ostia consacrata per tutte le ventiquattro ore del giorno (il calice con l’ostia nello stemma della città simboleggia proprio questo).

Dove parcheggiare a Lugo

Per lasciare l’auto, ho segnato alcuni parcheggi vicino alle mura romane, a cominciare dal. Se non troviamo posto, allora puntiamo su quello in basso a destra.

Il mio consiglio è lasciare l’auto subito fuori le mura, in prossimità della Porta di Santiago o della Porta de Estacion. Se non trovate posto, subito all’interno di quest’ultima porta ci sono due comodi parcheggi: Parking Ánxel Fole e Aparcadoiro Interparking Sto. Domingo (i 2 punti azzurri in alto a destra nella mappa). Lasciata l’auto, passeggiate per il centro di Lugo, visitando le tappe principali Praza Maior, Praza Santa Maria, la Cattedrale, la Porta de Santiago, che è la più scenografica delle porte e dove una rampa ci consente di salire sopra le mura romane, la Domus do Mitreo (si tratta dei resti di un Mitreo romano), la Praza do Campo e infine la Casa dos Mosaicos (ruderi romani con resti di mosaici).

Giorno 3 – Costa da Morte

La giornata prevede un giro lungo la Costa da Morte, con Capo Finisterre. Partendo da Santiago, il percorso è un anello di circa 280 km, ma le strade sono soprattutto “costiere” e quindi dovete ipotizzare una percorrenza media di 50 – 60 km/h. 

Il percorso da me fatto è riportato in mappa, ma voi ovviamente potete variare o anche interrompere prima, se avete meno tempo a disposizione.

Miradoiro do Ézaro

La prima tappa è il Miradoiro do Ézaro. Si tratta di un piccolo punto panoramico sul paesino di Ézaro e sulla sua cascata, che ha la particolarità di essere l’unica in Europa a sfociare direttamente a mare. Poi si raggiunge il piccolo paese e, lasciata l’auto al parcheggio, si percorre a piedi la passerella che conduce alla cascata di Ézaro, accanto alla centrale idroelettrica. Non è grande ma comunque è una visita piacevole.

Costa della Morte

E’ proprio ad Ézaro che comincia la Costa da Morte, che deve il suo nome alle tante navi che sui suoi scogli sono naufragate. Infatti, le tempeste dell’oceano, associate alle alte e frastagliate scogliere che caratterizzano questa costa, costituiscono un mix micidiale, che nei secoli ha falciato le vite di molti marinai. Il naufragio forse più famoso è stato quello della nave inglese “The Serpent” che nel 1890 si schiantò sulla Punta do Boi e nel quale affogarono 175 marinai (il piccolo cimitero esiste ancora e si trova sul percorso, anche se le salme sono state da tempo riportate in Inghilterra).

La pericolosità della costa è anche dimostrata dai numerosi fari che incontreremo sul nostro cammino. 

Faro di Finisterre

Si punta ora sul Mirador de Talón, dal quale si ha la prima visione del Capo Finisterre (o Cabo Fisterra in galiziano). Dopo soli 8 km si arriva al Faro di Finisterre, ma conviene proseguire un po’ oltre il parcheggio e salire al Mirador de Finisterre, per fare qualche foto. Poi si torna al parcheggio e a piedi si va verso il Faro di Finisterre e la piccola croce che c’è alle sue spalle. Siamo arrivati alla “finis terrae” dei Romani e cioè alla fine del modo allora conosciuto. Quando i soldati tornarono a Roma,  raccontarono del sole che tramontava nel mare e che davanti a loro non c’era più nulla e questo racconto rimase per molto tempo nell’immaginario collettivo. Una precisazione, Capo Finisterre è la punta più occidentale della Spagna ma, anche se di poco, è battuto da Cabo da Roca, in Portogallo, che è quindi il punto più occidentale dell’Europa continentale.  

Santuario da Virxe da Barca 

Ripresa l’auto e ci dirigiamo verso il Santuario da Virxe da Barca a Muxía e al faro che si trova poco più avanti (35 km da fare il 40’). Muxía è anche un buon posto dove pranzare, in uno dei tanti ristoranti di fronte al porto.  La tappa successiva è il Faro Vilán a circa 30 km.

Quindi altri 30 km per arrivare al Cementerio de los ingleses, dove furono sepolti i marinai del naufragio della nave The Serpent di cui abbiamo parlato prima. In realtà, quello che resta è una piccola cappella senza tetto. 

La spiaggia di Soesto

Ulteriori 30 km ci portano alla spiaggia di Soesto. Si tratta di una spiaggia oceanica molto bella, ma non c’è altro da vedere oltre appunto alla spiaggia. A sinistra della spiaggia c’è un percorso che porta ad un punto panoramico. Io non l’ho percorso, ma sembra abbastanza agevole.

spiaggia di Soesto

Ponte Maceira

Siamo arrivati all’ultima tappa sulla costa, il faro di Laxe, che dista appena 5 km. Sulla strada del ritorno, poco prima di arrivare a Santiago, facciamo una piccola deviazione per vedere il Ponte Maceira. Il ponte che si vede adesso è stato costruito nel XIII secolo, ma i piloni che lo sostengono sono ancora quelli dell’originario ponte romano. Il paesaggio è tranquillo e piacevolmente “bucolico”.

Giorno 4 – Santiago di Compostela

L’ultimo giorno è dedicato alla visita di Santiago di Compostela.  Le cose da vedere sono tante, ma per fortuna sono tutte molto vicine, perché il centro di Santiago è molto piccolo. Sulla mappa ho indicato l emete che mi sono sembrate rilevanti, tralasciando qualche museo. La visita può essere più o meno lunga, secondo il grado di “approfondimento” che si vuole dedicare ad ogni monumento. CI si può quindi impiegare anche l’intera giornata. Se invece ve la “cavate” con la sola mattinata, allora nel pomeriggio potete fare un salto a Pontevedra, che ha un centro molto bello e che vale la pena visitare.

La cattedrale di Santiago di Compostella

Per la visita, io sono partito dal pezzo forte e cioè dalla Cattedrale, che è aperta tutti i giorni dalle 7 alle 21. Nel medioevo, i pellegrini entravano dalla porta nord o del Paradiso, su Praza da Inmaculada, dove vedevano le scene della caduta nel peccato e la promessa della Redenzione. Visitavano il tempio e uscivano dalla porta sud, su Praza de Platerias, illustrata con il compimento di quella promessa attraverso la vita di Gesù (Incarnazione, Predicazione e Passione). Alla fine, scendendo su Praza di Obradorio, trovavano il Portico della Gloria, allora visibile dall’esterno, che mostrava loro la Gerusalemme Celeste che avrebbero raggiunto dopo il Giudizio Universale.

Oggi l’ingresso avviene dalla Praza de Platerias e le facciate sono state modificate nel tempo: una facciata romanica a sud (Platerias), due barocche ad est e a ovest (Porta santa e Obradoiro) e una neoclassica a nord (Immacolata). 

Trovate QUI tutte le informazioni per la visita della Cattedrale. Tenete conto che l’ingresso alla chiesa è gratuita, ma invece la visita del Portico della Gloria, che è il pezzo forte del monumento, è a pagamento ed è opportuno prenotare (il biglietto comprende anche la visita del Museo della Cattedrale e di un altro museo vicino). Ci sono poi altre visite guidate a pagamento, compreso una passeggiata sui tetti della Cattedrale. 

Oltre al Portico della Gloria, cui si accede dall’esterno, su Praza do Obradorio, all’interno si visita l’ottocentesca urna d’argento che contiene i resti dell’Apostolo Giacomo (cui si accede da una scala in discesa nel deambulatorio). Poi si possono salire le scale poste dietro la statua di Santiago e abbracciarla, esprimendo un desiderio (della serie: non si avvererà, ma non si sa mai).

Santiago di Compostela a Pasqua

Quando ci sono stato io era Pasqua ed era esposto il Botafumeiro, ma non so se è sempre presente o se viene spostato nel Museo. Si tratta del più grande incensiere del mondo, adornato dalla conchiglia e dalla croce di Santiago, che pesa 53 kg, è lungo 1,50 m ed è sospeso nella cupola da un’altezza di 20 metri. Viene messo in funzione facendolo dondolare da parte di 8 uomini (chiamati “tiraboleiros“), mediante un complesso sistema di pulegge, verso le navate laterali a una velocità che raggiunge i 68 Km orari. 

Usciti dalla Cattedrale, si possono visitare, nell’ordine, la Praza do Obradoiro, che significa poi Piazza degli scalpellini (obradoiros in galiziano) che si impegnarono durante 100 anni nella costruzione di questo grande sipario barocco dei secoli XVII e XVIII. Dalla piazza si ammira la facciata della Cattedrale e, con questa alle spalle, avremo a destra Hostal Real de Santiago de Compostela, che oggi è un hotel a 5 stelle, considerato il più antico di Spagna e davanti avremo il Pazo de Raxoi, che è invece il palazzo del Comune.

Hostal Real de Santiago de Compostela

L’Hostal, che all’inizio si chiamava Hostal dos Reis Católicos, era stato realizzato per ospitare i pellegrini che raggiungevano Santiago de Compostela al termine del Cammino con i fondi offerti dalla regina Isabella I di Castiglia e dal re Ferdinando II d’Aragona dopo che nel 1486 avevano completato il pellegrinaggio attraverso la Spagna settentrionale. Il Pazo de Raxoi è relativamente recente rispetto al resto della piazza, perché fatto costruire dall’arcivescovo Raxoi nel 1766, come residenza dei bambini del coro e seminario. 

Praza da Quintana e Praza da Inmaculada

A questo punto giriamo attorno alla cattedrale, tornando il Praza das Praterías (quella da dove siamo entrati nella cattedrale) e buttiamo un occhio alla Fonte dos Cabalos e cioè alla fontana che si trova al centro della piazzetta e che però risale solo al 1825 (mentre la piazza risale alla fondazione della città).

Proseguiamo poi verso la Praza da Quintana, che è proprio alle spalle della cattedrale ed è in questa piazza che si apre la Porta Santa, che dal secolo XVI conduce direttamente al deambulatorio e alle reliquie apostoliche. Le mura della Porta Santa sono incorniciate da 24 statue estratte dal coro in pietra romanico del Maestro Matteo, smontato nel secolo XVI. 

Proseguiamo ora verso la Praza da Inmaculada, che è sul lato nord della cattedrale e che deve il suo popolare nome – Azabachería- alla tradizionale presenza di botteghe dedicate all’azabache e cioè al giaietto (un mineraloide di origine vegetale, abbastanza tenero e di colore nero brillante, utilizzato per anelli, orecchini e braccialetti). In questa piazza sbocca l’ultimo tratto dei cammini Francese, Primitivo, del Nord e Inglese ed è pertanto il primo ‘volto’ che i pellegrini vedono della cattedrale. 

Il biglietto del Portico della Gloria consente anche di entrare nel Museo Diocesano che si trova nel Monastero e Chiesa di San Martiño Pinario, che sono a due passi dalla piazza.

Monastero di San Paio di Antealtares

La tappa successiva è il Monastero di San Paio di Antealtares (visitabile chiesa e museo di arte sacro, lunedì-sabato, 10:30-13:30 e 16:00-19:00 (dal lunedì al venerdì: la chiesa apre alle 10:00); domenica 16:00-19:00). Si tratta del grande complesso di cui abbiamo già visto il semplice ma imponente muto posteriore, che affaccia sul Praza da Quintana, di fronte alla Porta Santa (al centro di questo muro, una lapide ricorda la formazione del Battaglione Letterario organizzato dagli universitari compostelani in difesa della Galizia contro le Truppe di Napoleone).

Se vi è rimasto tempo, potete fare l’ultima tappa a Praza de Fonseca, dove si trova il Colexio de Fonseca (visitabile il chiostro in orario di apertura abituale: lunedì-venerdì 9:00-21:00; sabato: 11:00- 14:00, mentre il salone artesonado e la cappella gotica in orario di apertura della sala di esposizioni: lunedì-sabato 11:00-14:00 e 17:00-20:30). Questo collegio cominciò a funzionare nell’anno 1544. Alla destra della porta c’è l’ingresso alla cappella gotica e a sinistra l’ingresso al Salón Artesonado. Attualmente accoglie la Biblioteca Xeral da Universidade.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.