Esiste un angolo di Marocco dove il tempo sembra essersi fermato, lontano dal trambusto delle metropoli moderne. È qui, tra le maestose porte di Meknès, le colonne millenarie di Volubilis e i vicoli sacri di Moulay Idriss, che la storia romana si intreccia indissolubilmente con la spiritualità islamica. In questo itinerario, vi portiamo alla scoperta di un triangolo culturale unico, perfetto per chi cerca un’esperienza autentica tra siti UNESCO, mosaici perfettamente conservati e il fascino senza tempo delle Città Imperiali.
1. Moulay Idriss: la città santa
La cittadina di Moulay Idriss non era inizialmente nel nostro programma, ma la nostra guida Issa ci ha convinti: è una città santa, custode della tomba di Moulay Idriss I, fondatore del regno del Marocco.
Le stradine sono estremamente pittoresche, colorate di giallo, azzurro e rosso. Camminare qui significa immergersi in una realtà verticale: vicoli stretti in salita dove bisogna accostarsi alle pareti per lasciar passare gli asini carichi. È un luogo di profondo rispetto, dove è possibile incrociare silenziosi cortei funebri diretti al mausoleo (il cui accesso è riservato ai soli musulmani).
💡 Approfondimento: Se vuoi scoprire i dettagli fotografici, il minareto circolare e i punti panoramici più belli di questa località, leggi la nostra guida specifica su cosa vedere a Moulay Idriss Zerhoun.

La globalizzazione l’hanno inventata i Romani. Sono sempre le stesse cose – commenta mia moglie, in effetti se non sai di essere in Marocco ai piedi dell’Atlante potresti pensare di essere nel sud della Francia o da qualche parte in Turchia, perché le rovine che vedi sono le stesse in tutto il Mediterraneo.
2. Volubilis: l’eredità romana ai piedi dell’Atlante
A Volubilis ci sono i resti di case con mosaici ben conservati, ci sono la basilica e il tempio di Giove, un arco trionfale e un nido di cicogna in cima a una colonna e c’è di sicuro anche un anfiteatro ancora da scavare, insomma c’è tutto quello che fa di un centro ai confini dell’impero una città romana a tutti gli effetti.
E fa piacere vedere le scolaresche del Marocco moderno che ascoltano attente le guide mentre spiegano i mosaici e leggono con interesse la storia di Volubilis, alla fine è stata anche la prima capitale del Marocco musulmano.
3. Meknès: la città imperiale meno nota
Nel pomeriggio visita alla città imperiale di Meknés, affidati a Youssef, alto e magro con la djellaba marrone scuro sembrerebbe un francescano se non fosse per la cuffietta bianca in testa – è la taqiyah – ci dice rispondendo alla mia domanda curiosa. Parla un buon italiano – dove l’hai imparato? – chiede mia moglie – a Perugia – risponde, e si mantiene in allenamento seguendo i dibattiti politici sulla TV italiana, era un fan di Cacciari – ma dove trovate un’altra città governata da un filosofo?

Siamo all’Heri el-Souani, i granai reali, grandi saloni vuoti col soffitto a botte, ma grandi veramente, quanto grano ci stava? – il Nord Africa era già uno dei granai dell’Impero romano commenta Youssef. Alla fine sbuchiamo in un labirinto di grandi archi sostenuti da massicce colonne color terracotta, sembrano pezzi di acquedotto romano e invece – il tetto è crollato durante un terremoto nel 1700 – ci spiega Youssef – sono le stalle reali, ci stavano più di mille cavalli – e cosa se ne faceva il re di tutti questi cavalli? – per la guerra – ah, già, ovvio.
Sono un po’ perplesso, l’esterno del mausoleo di Moulay Ismail non sembra niente di eccezionale, un vialetto piastrellato delimitato da due strisce di mattonelle bianche e blu, un arco a ferro di cavallo, un portone rosso, ma dentro, dentro è un piccolo gioiello di armonia e raffinatezza: una fontana in una sala vuota, cerco invano l’eco degli zampilli d’acqua nel silenzio, è asciutta, un’altra fontana in un cortile dai muri gialli, la geometria delle tessere del pavimento è magnetica nella sua semplicità, l’anticamera del mausoleo è uno scrigno, al centro del mosaico a forma di stella a otto punte zampilla silenziosa una fontanella, colonne bianche a fare da contrasto, lo sguardo sale lungo le pareti arabescate fino alle finestre in alto, luce soffusa, silenzio e raccoglimento.

4. Madrasa Bou Inania
E’ tardi, cala la luce e il cielo nuvoloso non aiuta ma la madrasa Bou Inania è un must che Youssef non vuole farci perdere – quanto dista? – chiede mia moglie sospettosa – poco – è la risposta classica in questi casi. Passiamo dalla piazza Lalla Aouda, alberi rinsecchiti, un cavallo imbrigliato a un lampione, dietro le mura la cima di un minareto verde, poi la medina, la parte vecchia della città, scorci fotografici, muri scoloriti, qualche tag ma niente graffiti, gente poca, vestiti pesanti, donne col capo coperto da un foulard, uomini con la taqiyah, una macelleria ha in bella mostra la testa di un dromedario, dire che fa impressione è il minimo.
Ne valeva la pena, la madrasa è uno dei capolavori del Marocco, il pavimento del piccolo cortile è coperto da un mosaico geometrico sui toni del verde, al centro una fontana di marmo bianco, sulle pareti corrono versi sacri nell’elegante alfabeto arabo, tutto il resto è un solo arabesco bianco a cui fa da contrasto il legno scuro di cedro di cui sono fatte porte, finestre e soffitti. Perché sorridi così? – guarda, la vasca della fontana è stata cucita con punti di filo di ferro come la giara della novella del Verga.

E’ tardi, vuoi salire sul terrazzo? – mi dice Youssef – si vede la Grande Moschea dall’alto, non si può entrare. Ed eccolo lì il minareto della moschea, sembra un campanile che si alza tra tetti dai coppi verdi, muri non intonacati, biancheria stesa ad asciugare e un mare di parabole satellitari, la globalizzazione dei Romani continua.
Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.


Grazie per aver postato questo! è interessante! Mi piace veramente! Continuerò a leggere il tuo blog!
Grazie per l’apprezzamento. Se ti interessa puoi leggere anche l’altro racconto del nostro viaggio in Marocco
https://nonsoloturisti.it/2017/11/marocco-due-giorni-montagne-e-deserto/
La prossima volta che passi di qui fa un fischio 😉
Grazie anche se sarà difficile che ripassi