Siamo stati a sciare. Beh, parte del tempo l’abbiamo dedicata a sciare, almeno. Il resto è stato dedicato a una vasta gamma di attività, la più attraente e remunerativa delle quali è stata… la tavola.

L’aria di montagna, si sa, mette appetito, stimola la circolazione, il metbolismo. E non c’è dubbio che sia un piacere sublime quello che attraversa il viaggiatore quando, scampato a una bufera di neve che ancora infuria alle sue spalle, si porta finalmente in salvo oltre l’uscio di una baita ben riscaldata, o di un ristorante accogliente. Il tepore che riaccende le terminazioni nervose alle dita, l’appannarsi degli occhiali, il respiro di sollievo nel percepire aria calda su per le narici. Sono i segnali della sopraggiunta salvezza, la fine del dovere atletico e l’inizio di un idillio gastronomico.

Eravamo sulle Dolomiti di Brenta, tra Molveno, Fai della Paganella, Andalo e Cavedago. La cucina trentina ci ha ristorati quando più ne avevamo bisogno, e quando ne avevamo meno bisogno ha continuato a deliziarci.

Ecco come.

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l'astronauta.

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