Siamo stati a sciare. Beh, parte del tempo l’abbiamo dedicata a sciare, almeno. Il resto è stato dedicato a una vasta gamma di attività, la più attraente e remunerativa delle quali è stata… la tavola.

L’aria di montagna, si sa, mette appetito, stimola la circolazione, il metbolismo. E non c’è dubbio che sia un piacere sublime quello che attraversa il viaggiatore quando, scampato a una bufera di neve che ancora infuria alle sue spalle, si porta finalmente in salvo oltre l’uscio di una baita ben riscaldata, o di un ristorante accogliente. Il tepore che riaccende le terminazioni nervose alle dita, l’appannarsi degli occhiali, il respiro di sollievo nel percepire aria calda su per le narici. Sono i segnali della sopraggiunta salvezza, la fine del dovere atletico e l’inizio di un idillio gastronomico.

Eravamo sulle Dolomiti di Brenta, tra Molveno, Fai della Paganella, Andalo e Cavedago. La cucina trentina ci ha ristorati quando più ne avevamo bisogno, e quando ne avevamo meno bisogno ha continuato a deliziarci.

Ecco come.

A proposito dell'autore

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l'astronauta.

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