lamaStefano è un ragazzo italiano a cui piace viaggiare talmente tanto che non riesce proprio a stare fermo. A 14 anni è già a Londra, e poi Australia, Canada, Sud America… Ora è impegnato ad attraversare la Panamericana, un sistema viario di oltre 25 mila chilometri svilluppato lungo la costa pacifica del continente americano.

Ciao Stefano. Parlaci un po’ di te.

Ho ventinove anni e sono cresciuto nella provincia di Lecco. Dopo la laurea alla Statale di Milano, sono partito per l’Australia. Ho vissuto per un anno a Bondi Beach, Sydney, con il visto vacanze-lavoro, dopodiché a Vancouver, Canada. Alla scadenza del mio visto canadese ho preso un volo per Santiago in Cile per vedere alcuni amici. Due settimane di vacanze sono diventate due anni. Ho sempre lavorato nel marketing digitale e questo mi permette di trovare impiego ovunque.

Come scegli le tue destinazioni?

Scelgo sempre paesi che offrano possibilitá lavorative ed una buona qualitá della vita. Lo stress lo lascio dentro i confini italiani. Trasferirsi in Australia prima della crisi del 2008 é stata una felice intuizione che mi ha portato a Vancouver e poi a Santiago con un effetto domino. Fino ad una settimana fa ero sicuro di trasferirmi in Nuova Zelanda una volta terminato il mio viaggio panamericano. Ora sto pensando di cercare fortuna a Panama City.

Come ti è venuto in mente di partire per la Panamericana?

Ho iniziato a pianificare questo viaggio una volta arrivato a Santiago, nel momento in cui ho appeso un planisfero nella mia cameretta nuova. Il continente americano é fatto su misura per il viaggio on the road e lungo la Panamericana si infrangono alcune delle onde migliori del mondo [Stefano è anche un appassionato surfista]. Non ho avuto bisogno di altre motivazioni per partire.

Viaggi da solo?

Non ho nessun problema a partire solo, perché ho la certezza che nuovi amici si aggiungeranno nel viaggio. Ho incontrato persone nei modi piú curiosi, passato serate indimenticabili con ragazzi che non avrei rivisto il giorno successivo ed incontrato per caso a Panama la stessa ragazza che mi aveva battuto a biliardo in Bolivia, 3000 chilometri piú in giú. Durante il tragitto tanti amici di vecchia data hanno assaggiato il sogno panamericano. Alcuni per due settimane di ferie, altri nei due mesi di vacanza dall’universitá, altri per un weekend senza fidanzate. Oggi viaggio con Hezio, un amico brasiliano di lunga data che lavora dal suo computer e che mi accompagnerá fino al Canada.

Quando è cominciata questa avvenutura?

Sono partito ad inizio dicembre da Santiago, Cile. Nel centro di Santiago, a pochi isolati da casa mia, si trova il chilometri zero della Panamericana. Passarci durante il primo tratto del mio viaggio é stato molto emozionante. Ora ci troviamo a Bocas del Toro, un arcipelago di isole panamensi al confine con la Costa Rica, un angolo di paradiso se non fosse per gli stormi di zanzare. Conto di arrivare in Canada durante il mese di giugno.

Ci sono città che ti sono rimaste nel cuore più di altre?machupichu

Quella che mi ha maggiormente colpito é stata Machu Picchu, specie arrivandoci con il fiatone e la maglietta fradicia di sudore. Abbiamo surfato le onde migliori lungo la costa nord del Perú anche se l’acqua é fredda. Per le feste scelgo ad occhi chiusi Montañita in Ecuador mentre per graffiti e street-art il quartiere Candelaria di Bogotá. Attendo tutti i luoghi con grande eccitazione: negli Stati Uniti ed in Canada rivedró tanti amici ed aspetto con ansia le onde della costa pacifica tra Costa Rica, Nicaragua ed El Salvador.

Sei un viaggiatore ben organizzato?

Una delle parti piú eccitanti del viaggio é l’anticipazione, anche se quando arriviamo in una nuova cittá abbiamo solo una notte prenotata in ostello. Mi piace documentarmi sul paese in cui mi risveglieró, leggere la sua storia e cercare di capire la sua politica.
L’improvvisazione regna comunque sovrana. Ad oggi ho un’idea generale del percorso da qui a Vancouver, ma so che verrá inevitabilmente cambiato e migliorato.

Con quali mezzi di trasporto ti muovi?

Ci muoviamo sempre in bus per i lunghi tragitti. L’unico tratto non percorribile dell’intera Panamericana é l’attraversamento del confine Colombia-Panama dato che non esiste nessuna strada attraverso il Darien Gap. Le 9 ore di mare grosso su una barchetta grande come una scatola di scarpe sono state ad oggi il momento piú avventuroso del viaggio. Siamo stati vicini a comprare una Jeep in Perú, ma abbiamo ritrattato sul finale. Viaggiare in bus é estremamente semplice, ecosostenibile ed economico. Quello che si perde in flessibilitá e capacitá di esplorazione viene ricompensato dalle curiose conversazioni con i viaggiatori locali e dal tempo per riordinare i pensieri, scrivere o leggere un libro.

Quali sono invece le sistemazioni per la notte?

Scegliamo sempre di pernottare in ostelli. Sono i luoghi migliori per incontrare altri viaggiatori, i prezzi sono competitivi, la connessione wi-fi gratis e spesso la colazione è inclusa. La scelta dell’ostello é un fattore importante nel fare esperienza di un luogo e per questo ci documentiamo sempre tra siti di prenotazione online, guide turistiche e passaparola con altri viaggiatori.

Il tuo è un lungo viaggio, con fasce climatiche molto diverse tra loro. Cosa ti porti nello zaino?

Abbiamo superato con pochi problemi il maggiore ostacolo: l’altopiano andino tra Bolivia e Perú in cui l’altitudine é proibitiva. Durante la prima notte insonne a 5000 metri ha nevicato e la mattina successiva la temperatura era di 30 gradi e la neve si é sciolta davanti ai nostri occhi in pochi minuti. D’ora in poi le condizioni meteo dovrebbero rimanere abbastanza costanti. Una giacca a vento per le pioggie in Centroamerica, una felpa per i viaggi notturni in bus – dove l’aria condizionata fa raggiungere temperatustefanore polari – e molte canottiere e costumi da bagno saranno sufficienti. Passaporto, reflex ed iPad a parte, tutto il resto è sacrificabili. Ho pagato pranzi con magliette bucate, regalato libri a ragazze prima di lunghe tratte in autobus e ricevuto cinture di cuoio argentino. Viaggiare é staccarsi dalle cose materiali, condividere e condividersi.

Che cosa è più importante per godersi il viaggio: la meta, la strade o le persone?

Sono tutti ugualmente importanti perché il viaggio é un cocktail di tutti e tre. A volte l’elemento strada prevale: lungo la Ruta del Sol in Ecuador non ho staccato il naso dal finestrino per tre ore per la bellezza del paesaggio e la perfezione delle onde. Non avrebbe fatto differenza viaggiare solo o in compagnia della squadra argentina di hockey su prato. A volte è la meta il fattore principale: penso alla scalata a Machu Picchu, all’eccitazione crescente ad ogni passo che annulla la fatica. Se dovessi scegliere peró sceglierei i miei amici. Un tramonto rosa non é lo stesso senza una persona con cui condividerlo, cosí come un’onda é perfetta solo con un amico a cui dare il cinque alla fine della cavalcata.

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l’astronauta.

Post correlati

2 Risposte

  1. antonella

    Ti raggiungerei all’istante!! Sono un avvocato ma cambierei lavoro all’istante per fare la metà dei viaggi che fai tu. Beh buon proseguimento e se dovessi trovarti in quelli di Roma batti un colpo. Almeno mi piacerebbe sentire di persona i tuoi racconti.

    Rispondi

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: