Senegal

Avevo così tanta voglia di tornare in Africa che pensavo che, una volta a casa, mi sarei subito messa a scrivere della mia esperienza senegalese. Come sempre ho sottovalutato l’Africa che ogni volta mi suscita emozioni diverse, mi lascia addosso emozioni contrastanti.

Questa volta ha avuto bisogno di più tempo del solito per riorganizzarle mentalmente i pensieri, per mettere a fuoco l’esperienza appena fatta. Non scriverò quindi dei miei pensieri a caldo, ma dei miei pensieri a freddo, ad un mese dal mio rientro.

senegal

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La domanda che, come sempre, mi è stata posta più frequentemente da quando sono tornata è banalmente se il viaggio in Senegal mi sia piaciuto. Ad una domanda tanto semplice dovrebbe seguire risposta altrettanto semplice, invece non è così. Cerco di spiegarmi meglio. Il viaggio in Senegal mi è piaciuto perché è stata una bellissima esperienza di vita, perché mi ha riportato in quel continente che tanto amo e perché ho potuto condividere questo viaggio con viaggiatori che stimo tantissimo. Mi è piaciuto perché ho imparato cose nuove di una nazione che credevo molto più semplice nella sua essenza, perché ho incrociato visi di una rara bellezza e perché ho percorso un itinerario che mi ha permesso di raggiungere angoli ancora molto autentici poiché poco turistici.

senegal

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Però è anche giusto che io dica che cosa non ho trovato e che l’Africa che io avevo conosciuto sino a quel momento, molto generosamente mi aveva invece restituito: i colori infuocati di albe e tramonti, i paesaggi dalla bellezza magnetica, il senso di spazio infinito e una natura assolutamente protagonista del palcoscenico.

Ecco, in Senegal queste cose non le ho trovate, come del resto, geograficamente, era presumibile che io non trovassi. Non ho trovato colori intensi, complice anche un cielo spesso plumbeo e comunque giornate mai limpide, non ho percepito la sensazione di vastità a perdita d’occhio, non ho trovato mirabolanti prodigi naturalistici, per quanto ci siano bellissime spiagge e maestosi baobab che è quanto meno doveroso ricordare.

Quello che io mi sono portata a casa è che i veri protagonisti del Senegal non sono tramonti e albe, non sono i grandi animali africani e non è la terra rossa: sono i senegalesi, loro e le loro mille sfaccettature, la loro storia, il loro orgoglio, la loro paura e la loro diffidenza.

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Mai quanto in questo caso trovo necessario ribadire che il viaggio è un’esperienza estremamente soggettiva e che, quanto sto scrivendo, non ha presunzione di essere letta come una verità assoluta, ma come un semplice punto di vista maturato in dieci giorni trascorsi in questo paese.

Geograficamente il Senegal, o meglio la sua parte settentrionale, è situata al limite del deserto del Sahara. Come sappiamo però, i confini del deserto sono difficili da definire, soprattutto perché le sue sabbie sono in movimento e questo fattore, al Senegal, porta non pochi problemi. Il deserto infatti sta avanzando conquistando spazi prima abitati. Questo problema viene costantemente combattuto attraverso diversi provvedimenti ma purtroppo non si può dire risolto. La conseguenza è stata lo spostamento delle popolazioni più povere del nord verso la capitale Dakar che, da sola, conta circa tre milioni di abitanti sui tredici circa che si contano in tutto il Senegal.

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Spostandomi da Dakar lungo la costa verso nord, per poi ritornare a Dakar passando dall’interno del paese, ho potuto verificare personalmente come esistano realtà molto differenti e come gli abitanti di Dakar e le zone limitrofe abbiano caratteristiche molto diverse dal resto della popolazione, come spesso accade negli stati africani tra chi vive le zone urbanizzate e chi le zone agricole. La capitale è anche l’unica città del Senegal ad ospitare una università, altro motivo per cui diversi giovani si sono spostati nella capitale.

 

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In questa zona mi è capitato spesso di parlare con ragazzi giovani che si rivolgevano a me con un perfetto italiano imparato negli anni trascorsi nel nostro paese. Alcuni di loro sono infatti tornati, ma la percentuale dei ragazzi giovani che ancora vedono nell’Europa la vera opportunità di migliorare le proprie condizioni di vita e quelle delle loro famiglie, è molto alta, soprattutto nelle aree più più povere del paese. E’ necessario infatti considerare che, nonostante il Senegal sia più sviluppato rispetto ad altri stati limitrofi, il tasso di analfabetismo è ancora intorno al 60% e che, nonostante sia una delle democrazie più stabili e dalla crescita più rapida del continente, il reddito medio mensile in Senegal è inferiore a cento dollari, e una persona su otto non ha lavoro.

 

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Nei miei prossimi articoli vi racconterò dei dettagli in più sul mio itinerario che, come già anticipato, credo sia davvero un ottimo punto di partenza per approvare questo paese in pochi giorni.

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l’esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d’arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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4 Risposte

  1. Manolo

    Ciao! Sono prossimo a visitare questo splendido paese. Il 18 Marzo sarò li!
    Eh si, sarà sicuramente un viaggio in cui la gente sarà la protagonista… ma questo mi piace e questo, spesso, manca in tanti altri viaggi.
    Al ritorno condividerò le mie impressioni. Per ora, grazie delle tue che mi incoraggiano ancora di più a buttarmi in questa avventura!
    Manolo
    http://www.shakeyourfreelife.com

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    • Eletrotter
      Eletrotter

      Sono contenta di essere riuscita ad invogliarti ancora di più! Aspetto le tue considerazioni post viaggio! 🙂

      Rispondi

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