Per chi vien dal mare Cadaqués è una manciata di case bianche aggrappate alla costa, per chi vien dalla terra è un paese di ulivi, bouganville e rosmarini.

Chi giunge in questo luogo, non si aspetti la Spagna classica di tori neri e flamenco, Cadaqués è terra di confine, di incontri e scontri, crogiuolo di stili e culture.

Terra di pirati con i quali gli abitanti avevano pattuito un tacito accordo: lasciare viveri e denaro presso uno scoglio in cambio di incolumità. Terra di contrabbandieri; le antiche case conservano ancora le cantine in cui si smerciava il tabacco.

Terra di marinai e di viaggiatori, di estrosi e di nostalgici. Qui incontri i gemelli, ex modelli di Salvador Dalì, che ora coltivano ulivi, il tedesco-guru con il suo negozio di essenze indiane, il ristorante vegetariano di due vecchi hippies, il gitano che fabbrica espadrillas, i bikers dell’Est…

Qui incontri il mondo e nel contempo la Spagna più vera, viva, vitale, aperta ad accogliere tutti, ma nel rispetto della sua antica cultura.

Il mercato del lunedì mattina nella piazza principale, citato anche da Bruce Chatwin nei suoi famosi taccuini, è un esplodere di profumi e colori: le bancarelle di olive e di spezie, quelle di lavanda e miele, quella di coltelli gitani ed oggetti in cuoio. Ha mantenuto il sapore di un luogo genuino di scambio, di chiacchiere e di occasioni.

E poi Cadaqués come luogo di cultura, amato da artisti e poeti che qui trovarono dimora ed ispirazione, primo fra tutti Salvador Dalì, il cui spirito aleggia in ogni dove.

A Port Lligat, ad una manciata di km, si può visitare la sua Casa Museo; un luogo estroso, un miscuglio di raffinato ed esagerato. Un orso bianco imbalsamato ed ingioiellato ti accoglie all’ingresso e ti indica la strada verso una piscina decorata con cuscini in forma di anaconda, cigni di plastica o impagliati, per poi condurti verso lo studio dell’artista che è uno spazio di pura luce.

Dalì s’era fatto costruire uno specchio che riflettesse l’alba proprio sul suo letto, in modo da essere il primo spagnolo a veder sorgere il sole, dal momento che Port Ligat è il promontorio più a oriente della Spagna. E poi grandi uova di marmo sul tetto e uova decorative un po’ dappertutto, a simboleggiare la casa-nido di pascoliana memoria.

Il tema dell’uovo lo si trova anche nel Teatro Museo Dalì a Figueiras, a circa mezz’ora d’auto da Cadaques, che val la pena visitare per cogliere a pieno l’estro e la malinconia del genio. Non appena arrivi ti appare improvvisamente un edificio rosso ed imponente, spettacolare nella sua furia barocca e surreale. Una sorta di circo pirotecnico colorato e chiassoso.

Qui son raccolti tutti i capolavori del pittore: quelli ispirati all’amatissima moglie-musa Gala, gli autoritratti, i famosi orologi liquidi, le sculture, i gioielli e gli adorati paesaggi catalani. La parte che ho amato di più è stato il gabinetto dei disegni con le tante opere dedicate agli amici e disegnate in punta di matita sugli scontrini dei bar.

L’ultimo Dalì, quello più intimo e malinconico, lo si trova a Pubol, sempre ad una manciata di km, a Castel Gala Dalì. E’ la casa dove la vecchia moglie-gatta s’era ritirata a vivere i suoi ultimi anni. E’ il luogo del buen ritiro, dell’autunno della vita, della solitudine meditata, dell’ultimo raccolto.

Si passeggia nel giardino all’italiana tra le sculture dei famosi elefanti ed una piscina adornata con busti di Beethoven. E’ la casa della senilità, di “quel che resta del giorno”. Non ci sono pannelli esplicativi o audioguide, bisogna cogliere l’essenza del luogo e per chi ha un minimo di sensibilità non  è difficile.

A poca distanza da Cadaqués sorge imponente anche il monastero di Sant Pere de Rodes, fondato ne IX secolo ed ampliato fino al 1700 dove si dice vi siano custodite alcune reliquie di San Pietro. Il fatto certo è che qui nacque la lingua catalana e che fu una roccaforte per i cavalieri crociati in partenza per la Terrasanta.

E’ monumento nazionale e si staglia maestoso su una sperone roccioso a dominare la valle sottostante. Si può riposare dopo la visita sorseggiando un vino rosè locale nei tavolini posizionati nei camminamenti esterni, godendo della brezza che sale dal mare e del paesaggio incontaminato tutto intorno.

A sera è d’uso tornare a Cadaqués per il rito dell’aperitivo a bordo mare e non v’ è che la scelta dei locali. Alcuni s’ affaciano sul bagnasciuga, altri si snodano lungo le intricate stradine del centro storico tra un cespuglio di bouganville, l’azzurro di un antico portone e il miagolio di un gatto in amore.

Molte delle antiche cantine dei contrabbandieri sono ora enoteche e ristoranti che han mantenuto i fascino del tempo passato.

Si bevono calici di Cava, lo spumante locale, che va giù che è un piacere dopo ore di spiaggia o di visite. L’ enoteca MF in Placa des Poal offre un ottima scelta di vini a prezzi onesti in un locale giovane ed informale.

Bisognerebbe poi aprire un capitolo a parte per quanto riguarda la cucina catalana, sia quella tradizionale, mediterranea, a base di pesce, insaccati e verdure fresche, sia quella innovativa di Ferran Adrià che nel suo locale “El Bulli” a poca distanza  da Cadaqués, sperimentò per primo la cucina molecolare.

Foto carpediem_bcn flickr

Sulla scia del famoso detective-gourmet Pepe Carvalho, per chi ama la tradizione e la cucina saporita, è imperdibile, in Carrer de la Fitora, a pochi passi dal centro storico, il ristorante “Cala d’Or”, dove si assaggia la miglior paella catalana e la miglior  zuppa di pesce del luogo. Propongono altri piatti della tradizione come le lumache alla brace, l’ insalata di baccalà, peperoni verdi, olive e pomodoro o la rossejat de fideos che è un piatto simile alla paella di pesce ma, con al posto del riso, spaghetti sottili.

Un altro locale in posizione strategica è “Cap de Creus”, situato nel promontorio da cui prende il nome, vicino al faro. Qui offrono pesce fresco ed un’ottima tortilla di patate. Si possono gustare le pietanze sulla terrazza, al tramonto, guardando le coste africane in lontananza, con il profumo gentile del mare.

Il locale notturno per eccellenza, fra le tante proposte, è poi “L’Hostal” in pieno centro storico, il cui logo fu disegnato da Dalì e frequentato negli anni da personalità quali Garcia Marquez e Mick Jagger. Discoteca, jazz club, ristorante; alla penombra di enormi candele di cera colata nel tempo, si respira ancora il fascino della movida liberatoria degli anni ’80.

Foto Albert Escofet flickr

Non per ultime le spiagge, per gli amanti della vacanza marittima. Da Playa Grande che si allunga davanti alle vie principali e ti accoglie con la statua di Dalì sorridente, adatta alle famiglie e a chi desidera il relax, fino a quelle più selvagge ed incontaminate a nord di Cap de Creus, con un mare cristallino che si riflette sui ciottoli bianchi.

Una delle migliori è Cala Portalò che si raggiunge con un semplice sentiero vicino al faro di Cap de Creus ed ha un ampio bagnasciuga di sabbia gialla incastonato tra speroni rocciosi fioriti di macchia mediterranea. Qui, scendendo, si sentono i profumi del mirto e dei rododendri.

Cadaquès è non solo un luogo di mare, divertimento e cultura, è un luogo del cuore che non si dimentica e a cui si aspira nei momenti bui.

Cadaquès, mon amour.

 

A proposito dell'autore

Francesca Manfredi

Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

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