Visitato il Parco nazionale di Altyn Emel, si può proseguire il viaggio alla scoperta del Sud-Est del Kazakistan alla volta di Charyn Canyon e dei Laghi di Kolsay.

Il Parco nazionale di Charyn Canyon offre la possibilità di passeggiare lungo sentieri alla base di splendide formazioni rocciose di variegati colori in mezzo alla steppa deserta.

I Laghi di Kolsay sono invece delle perle turchesi situate sulla catena montuosa del Tien Shan, verso il confine con la Cina.

La visita ai laghi permette di esplorare sentieri di montagna immersi in boschi di conifere, circondati dalle alte e frastagliate vette del Trans Ily Alatau e Kungey Alatau.

Foto di Zhanara Kali

 

Il Parco nazionale di Charyn Canyon

Come suggerivo nell’articolo precedente, con un 4×4 si può percorrere la strada A353 dal Parco Nazionale di Altyn Emel fino al villaggio di Koktal, per poi dirigersi verso Sud sulla strada R21.

Arrivati al villaggio di Shonzhi, si prosegue a Ovest sulla A352 fino a incontrare la A351, subito dopo il villaggio di Kokpek per scendere a Sud-Est fino all’entrata del Parco nazionale di Charyn Canyon.

Ebbene sì, è complicato come è scritto e le indicazioni stradali sono minime; ragion per cui vi suggerisco un GPS a meno che non viaggiate di giorno e parliate abbastanza bene la lingua russa.

La visita del Parco è a pagamento e all’interno potete trovare un ristorante e dei bungalow dove potete pernottare, sotto una cupola celeste colma di stelle e nel totale silenzio della steppa. Si possono noleggiare anche mezzi di trasporto per disabili.

Il Charyn Canyon, scavato dal fiume omonimo, si estende per più di 150 kilometri; si consiglia quindi la visita della parte più popolare chiamata la Valle dei Castelli, situata subito all’entrata del Parco.

Arrivando a piedi dall’alto, il Canyon si presenta come una lunga ferita nella terra che contrasta con la desolata steppa circostante e la candida catena del Tian Shan all’orizzonte.

Discesi nel ventre della ferita, si passeggia per un chilometro circa immersi tra colossi di pietra arenaria dalle striature che variano dal rosaceo all’ocra.

Il sentiero termina sulla rocciosa riva del limpido fiume Charyn, dove sono presenti punti di ristoro.

Le forme statuarie di queste torri rocciose, che hanno suggerito il nome di Valle dei Castelli, si fondono al tramonto con i colori pastello del cielo, in una romantica sinfonia pittorica. La stratificazione dei colori si deve a depositi minerari in ere diverse; l’area è quindi ricca di reperti fossili e anche basamenti neri di origine vulcanica.

Nella vicina Valle di Temirlik, è il rosso del ferro che prevale; mentre nello Yellow Canyon è l’ocra.

Se avete più tempo a disposizione vi suggerisco la visita di queste Valli adiacenti; anch’esse ricche di alte e suggestive formazioni rocciose.

Laghi di Kolsay e di Kaindy

Continuando sulla strada A351 in direzione Sud-Est, si arriva alla strada sterrata P-16 in direzione Zhalanash, fino al villaggio di Saty. Quest’ultimo tratto è molto dissestato e le indicazioni stradali sono pessime; tuttavia il panorama che si apre sulla steppa colma di dolci rilievi brulli è davvero magnifico. I colori secchi fanno da sfondo ai cavalieri kazaki che curano enormi bianchi greggi di ovini o famiglie di cavalli che brulicano i pochi arbusti presenti.

Foto di Milla Krivdina

Dal villaggio di Saty, dove si può pernottare, si prosegue fino all’entrata a pagamento del parco.

I Laghi di Kolsay sono tre e si trovano su diverse altitudini sulla stessa linea d’aria: il primo, che si raggiunge comodamente in macchina, Verkhneye, è a 1.800 metri di altezza; il secondo, Mynzholki, è a 2.250 metri; mentre il terzo, Nizhneye, è a 2.700. Sono arrivata sul primo lago in compagnia di italiani non troppo giovani, quindi non siamo saliti di livello; per farlo occorrono un buon fiato e scarpe adatte.

Per chi esita a raggiungere a piedi i laghi superiori sono presenti cavalli da noleggiare con guida inclusa.

Di origine glaciale, i Laghi di Kolsay rapiscono per le loro limpide acque color turchese che riflettono i boschi di pini circostanti. Passeggiare intorno alla riva ammirando i picchi imbiancati dai ghiacciai perenni regala momenti di grande serenità e pace.

Foto di Milla Krivdina

Dal cimitero del villaggio di Saty, proseguendo sulla strada sterrata per 15 chilometri circa, si arriva al Lago di Kaindy a circa 2000 metri dal livello del mare.

Durante il terremoto del 1911, una frana bloccò il corso del torrente sul Kungey Alatau con la conseguente formazione del Lago.

Le conifere presenti furono inghiottite dall’acqua e la temperatura rigida di essa causò l’ibernazione dei tronchi e parte dei rami.

Chi visita il Lago resta colpito dall’atmosfera sinistra e spettrale dovuta alla presenza di questi spogli tronchi che si innalzano muti verso il cielo.

La limpidezza delle acque permette la visione delle conifere immerse anche da riva.

Il Lago di Kaindy è spesso visitato da subacquei che si azzardano a scendere nelle gelide acque per il brivido di nuotare accanto a questi giganti sommersi.

Foto di Milla Krivdina

A proposito dell'autore

Erica Leoni

Nata sotto stelle zingare, non riesco a stare ferma in un luogo troppo a lungo. Essere insegnante di Interpretazione e Lingua italiana mi aiuta a girare il mondo soddisfando la mia necessità di conoscere a fondo “l’altro”. La mia sensibilità di poeta ( Cicatrici del Vento, Il Filo, 2008) e artista trova ispirazione in orizzonti mai visti e negli sfuggenti sguardi di stranieri.

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