Perché scegliere un viaggio nella regione dello Champagne? Per i panorami stupendi, l’enogastronomia e quell’atmosfera rilassata che solo la provincia francese è in grado di dare.

Prima tappa: partenza dalla Borgogna

Digione, capoluogo della Borgogna, è la prima tappa del nostro viaggio tra i vigneti francesi.

Antico insediamento romano e sede dei fasti dei Valois, oggi Dijon è una città raccolta e molto curata, caratterizzata da guglie, rosoni, vicoli, angoli caratteristici che fanno sentire a chi passeggia il sapore di Medioevo.

La chouette

Guardate per terra alla ricerca della civetta, il simbolo della città, che accompagna i turisti alla scoperta degli angoli più significativi del centro. Partite dalla cattedrale di Notre Dame, dove diversi turisti sono in fila per toccare l’omonima statua che porterebbe fortuna.

Senape e vino rosso

Oltre a degustare dell’ottimo vino rosso nei gradevoli bar del centro e rifarsi gli occhi nelle boutique della senape, consiglio una sosta nella scenografica Place de la Liberation, dove le fontane segnano le direttrici dei vicoli che si diramano dal centro.

Dove mangiare

A Le piano qu’il fume siamo stati bene (menù degustazione di vario prezzo), ma vale la pena perdersi nelle stradine e dare un’occhiata ai numerosi ristoranti tipici, dove tendenzialmente si mangia molto bene.

 

Seconda tappa: Troyes

Antica capitale della regione dello Champagne (tanto che la sua pianta è a forma di tappo), Troyes oggi è una città turistica interessante non solo da un punto di vista enologico, ma anche storico. Il centro è caratterizzato da numerose case a graticcio originali in vicoli così stretti che i tetti si sfiorano.

La vietta più celebre (e angusta) è la Ruelle de Chats.

Consiglio di visitare la cattedrale di Saint Pierre et Paul: candida, fresca, elegante e tempestata da vetrate istoriate.

Per giungere a Epernay, passando per Sézanne e Avize, si può percorrere la Route du Champagne de la Côte des Blancs.

La Route touristique

Qui sono il giallo e il verde a fare da padroni: campi sterminati di colza si susseguono a filari di viti, dando vita a sfumature infinite. Le terribili pale eoliche esercitano su di me un fascino notevole, come moderne espressioni di anelito verso l’alto, frutto dell’ingegno umano tanto quanto i grattacieli o le guglie gotiche.

Arrivare ad Epernay significa attraversare le vigne di Chardonnay usate in purezza per i Blanc de Blancs, immaginare la fatica dei contadini che si prendono cura delle piante e dei frutti e i loro timori legati ai capricci del meteo, sbirciare le loro aziende agricole.

Come non stupirsi di fronte al fatto che da un prodotto tanto semplice possa uscire un nettare così sofisticato?

 

Terza tappa: Epernay

L’arrivo ad Epernay, terza tappa del nostro percorso, è maestoso.

L’avenue de Champagne è costellata da grandi ville ottocentesche, sedi delle più grandi etichette tra cui Moet, Mercier, Perrier – Jouët.

E quel contrasto di cui parlavo prima è ancora più stridente: qui è il marketing, l’allure che viene data al prodotto a prevalere su ogni riflessione legata all’agricoltura o alla storia del prodotto. Roccaforti contadine trasformate in emblemi del lusso. Due mondi altrettanto interessanti.

Degustiamo due coppe nel curato cortile di Collard – Picard e ci sentiamo subito in vacanza.

Il centro di Epernay non mi colpisce, probabilmente anche perché è Pasqua ed è praticamente tutto chiuso.

Dove mangiare

Scelta un po’ forzata, nel senso che molti ristoranti sono chiusi, scegliamo il Cave à Champagne, dove, come è facile immaginare, la lista vini è forte (Champagne dai 40 euro in su) e il cibo è tipico secondo la formula del menù fisso con un’entrée, un piatto forte e un dolce. L’assiette di formaggi di capra è mistico. I tavoli molto vicini ma è occasione per scambiare qualche parola con gli altri clienti.

 

Quarta tappa: verso Reims

Lasciata Epernay, percorriamo la Route du Champagne de la Montagne de Reims, circa 70 km tra paesini e vigneti di Pinot Noir (raccomando una sosta al Faro di Verzenay per godere del paesaggio rasserenante). Purtroppo nessuna cantina famigliare è aperta in questi giorni festivi… Pensiamo quindi di indirizzarci verso Epernay e di visitare due cantine grandi, aperte anche nel giorno di Pasquetta: Taittinger e Pommery.

Due esperienze in cantina

Onestamente mi sento di consigliare solo la prima esperienza. Per quanto qui il vino sia prevalentemente un business e quindi non emerga la passione che invece si può percepire tra i piccoli produttori, la nostra guida da Taittinger è molto competente nello spiegarci la storia dello Champagne e il modo in cui si produce.

Interessante la passeggiata lungo alcuni dei 18 km di cantine sotterranee, in parte scavate dai Romani, in parte dai monaci benedettini nel Basso Medioevo.  Il percorso si conclude con una degustazione di 3 specialità ed eventualmente la possibilità di acquistare qualche bottiglia ricordo.

L’esperienza da Pommery è stata invece una turistata pazzesca: l’ingresso hollywoodiano, i giochi di neon che accompagnano l’ospite nelle cave, lo stile raffazzonato della nostra guida… tutto punta alla quantità più che a far passare quel mood che ci aspetta di trovare in questa regione.

Il gruppo con cui ho fatto la visita era troppo numeroso e rumoroso, interessato più a degustare che a capire cosa si nasconde dietro un prodotto tanto nobile.

Louise Pommery, colei che ebbe l’intuizione di dedicarsi alle bollicine, era una collezionista d’arte e tutte le cantine sono caratterizzate da imponenti opere d’arte contemporanea accostate a dettagli antichi come bassorilievi ottocenteschi. Peccato che la guida non sappia dirci praticamente nulla di queste opere.

Sua maestà Notre Dame

Reims è adorabile e merita una visita anche solo per la sua incredibile cattedrale. Notre Dame è più imponente di quanto ci si possa aspettare, specie perché sembra fuori misura per il contesto in cui è inserita. Così solida e strutturata, stupisce per la sua leggiadra grazia, superba nell’ostentare le sue guglie, le statue, i rosoni, meravigliosi caleidoscopi che fungono da occhi dell’anima, l’organo e le numerose opere d’arte contenute.

Le vetrate sono stupefacenti: le tradizionali si accostano a quelle minimaliste dell’artista tedesco Knoebel (dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale si rese necessario infatti sostituirne diverse).

Dietro al coro trionfano splendide le vetrate di Chagall, realizzate nel 1974 e il cui blu è inconfondibile. In questo luogo sono state incoronate decine di re francesi e non stupisce, vista la trionfale magnificenza della navata centrale.

Dove mangiare

Senza ombra di dubbio a L’Alambic! Cena superba in una taverna con pochi tavoli e molta intimità. Tutto trasuda amore per il proprio lavoro (e la ganache al cioccolato con sorbetto al mandarino è indimenticabile!).

A proposito dell'autore

Barbara Franco

Viaggiare, come leggere, mi permette di vivere numerose vite. Ad accompagnarmi sono gli stimoli che vengono dall’arte, il piacere che deriva dalla buona tavola, la meraviglia che provo per tutto ciò che non conosco e mi affascina. Troppo sensibile, molto suscettibile. Innamorata della natura e degli animali.

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