Trascorrere quasi tre mesi in un paese, ti fa cogliere quegli aspetti di vita più curiosi che inizialmente possono passare inosservati o risultare assurdi, ma che dopo parecchi giorni iniziano a farsi vedere o diventano la normalità.

Il Vietnam in quanto a stranezze non è stato da meno degli altri paesi del sud est asiatico che abbiamo visitato fino adesso, così ora proviamo a raccontarvelo!

Il miglior modo per visitare il Vietnam è in motorino.

Anche qui le persone, quando sono stanche di stare in piedi o devono aspettare, assumono la tipica posizione accovacciata, quella che si usa sulla turca quando la natura chiama e che neanche se ti impegni potrai mai tenere per così tanto tempo come loro.

Per bere o mangiare ci si siede su sgabelli minuscoli, talmente minuscoli che una volta seduto non ti rialzi più.

Le persone, per evitare il rischio che un raggio di sole gli colpisca la pelle, si coprono dalla punta della testa a quella dei piedi, il tutto a 42 gradi all’ombra, eppure nessuno appare mai sudato.

Le case, per pagare di meno, vengono costruite alte, strette e lunghe.

I fruttivendoli girano per la città in bicicletta.

Su cinque negozi, quattro sono parrucchieri, ma per poter lavorare come barbiere basta mettere uno specchio su un albero con una sedia accanto.

Anche nei villaggi più sperduti non manca mai il servizio “fotocopie”.

Le strade e i marciapiedi sono letteralmente invasi da milioni di motorini. La proporzione motorini a macchine è di 10:1, lo stesso vale per il numero di passeggeri che si possono portare.

Tutti sono sempre incredibilmente di fretta.

I city bus non si fermano nemmeno per farti scendere o salire, lo devi fare al volo.

Non esistono tuk tuk.

Ai semafori si passa col verde, si passa con il giallo e si passa anche con il rosso.

Attraversare la strada è un terno al lotto: lo puoi fare anche bendato, basta mantenere un andamento continuo e ci penseranno loro a schivarti. Questo perché nessuno ti farà MAI passare. L’unica persona che in 65 giorni si è fermata, l’abbiamo fatta andare lo stesso perché pensavamo si fosse sbagliata.

 I vietnamiti hanno una passione sfrenata per il karaoke: microfono, cellulare con il testo da cantare e un’enorme cassa trasportata in motorino o come trolley. E’ questo il kit per il karaoke e TUTTI, ma proprio TUTTI, cantano.

A luglio abbiamo trovato matrimoni ad ogni angolo. La location viene allestita a bordo strada con un tendone sul marciapiede, qualche fiore finto, tavoli e sedie portatili.

La varietà di cibo e di birre sono davvero incredibili.

Il caffè vietnamita crea dipendenza.

Al mare si va rigorosamente quando il sole tramonta.

Nelle case si entra solo se scalzi e al posto dei tappeti si usano dei vestiti rotti.

Ogni persona che parla un minimo di inglese, per arrotondare, organizza nella propria abitazione corsi privati di lingua.

Le persone hanno due nomi, uno vietnamita e uno internazionale, e tutti fanno Nguyen di secondo nome.

Salutare a mani giunte non è usanza in Vietnam. I primi giorni, quando non lo sapevamo, ci scoppiavano tutti a ridere in faccia. Poi lo abbiamo capito.

I monaci sono davvero rari e la maggior parte dei vietnamiti si ritengono atei.

I bus sono speciali, sono tutti sleeping, al posto dei sedili hanno file di letti sui quali poter riposare. Peccato che siano proporzionati alle loro “grandezze”.

Infine, non potevamo salutare il Vietnam in altro modo se non con i Nòn Là, i suoi fantastici cappellini a punta!

Tạm biệt (addio) Vietnam.

 

Chi siamo

Federico e Sofia 

#giorno230 del nostro viaggio

Facebook: A Head Full Of Travels – Un modo diverso di viaggiare

Instagram: @_aheadfulloftravels_

A proposito dell'autore

Marco e Felicity

Marco e Felicity, fondatori di questo blog e di Thinkinnomads.com - In viaggio per il mondo dal 2004 con oltre 110 nazioni visitate nei 5 continenti. Prima viaggiatori e poi travel blogger, sognatori e sempre in cerca di nuove avventure.

1 risposta

  1. tuttoVietnam

    È proprio vero: le case vietnamite sono strette e lunghe perché nel diciannovesimo secolo una legge imponeva il pagamento delle tasse sulla casa in base alla larghezza della facciata. In risposta, i vietnamiti crearono le “nha ngo” (letteralmente: case-tubo) per pagare di meno. Le case-tubo raccontano molto anche dell’unità delle famiglie vietnamite, poiché più generazioni vivono sotto lo stesso tetto. Ne abbiamo scritto anche qui: http://www.tuttovietnam.it/case-tubo-vietnamite/

    “Nguyen”, invece, è un cognome. In età imperiale i vietnamiti assumevano il cognome della dinastia regnante. Dal momento che la dinastia Nguyen è stata l’ultima, oggi gran parte dei vietnamiti conserva questo cognome.

    Rispondi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: