Diario di viaggio in Colombia #2

Ci siamo imbarcati il 19 novembre dall’ aeroporto di Malpensa, appena in tempo per evitare una nuova quarantena per l’aumento dei casi di Covid-19 in Lombardia.

Un viaggio tutto sommato comodo: un’oretta per arrivare a Parigi, con due ore di scalo in cui ho insegnato a Camila a giocare a Fifa nelle console offerte dall’aeroporto; dieci ore per arrivare a Bogotà.

Air France non offre il cibo migliore del mondo, ma ho avuto modo di guardare cinque film dal loro catalogo, tra cui uno con Ian McKellen che mi è piaciuto particolarmente.

Il volo per Bogotà, Colombia

Alle 19.00 in punto è decollato il nostro aereo per Bogotà, trasportando sopra l’Atlantico tutte le paure che mi si stringevano nell’anima.

Andare un anno a lavorare come insegnante in Colombia, in una realtà che non conosco, lontano da casa, non è una cosa che si può fare alla leggera.

Per non parlare del mio ormai rinomato terrore di volare.

Come se non bastasse ci danno l’ultimo posto sulla coda dell’aereo, che per chi è paranoico come me significa più turbolenze e rischio di finire nelle puntate peggio scritte di tutto Lost.

Ci accorgiamo subito che le distanze di sicurezza tanto decantate non vengono rispettate e di fianco a noi è seduta una ragazza dall’aria spensierata, graziosa, una di quelle fanciulle che si capisce subito che è abituata a viaggiare.

Per Camila è come un invito velato, lei che è così abituata ad aprirsi, a chiacchierare, a scoprire storie incredibili nelle persone che le stanno intorno. Attaccano subito bottone.

E’ davvero particolare la storia che questa ragazza ci racconta.

ragazza in volo

La ragazza che lavora per le Nazioni Uniti

Si chiama Coraline, è francese e ha circa la nostra età. Da ormai alcuni anni lavora per le Nazioni Unite.

Il suo compito è quello di andare in alcune delle città politicamente più turbolente della Colombia ad assicurarsi che vengano rispettati gli accordi di pace.

Siamo un po’ informati sulla situazione colombiana, ma lei ce la riassume in poco tempo.

Negli anni sessanta è iniziata una vera e propria guerra tra le Farc (forze armate rivoluzionarie della Colombia) e l’esercito nazionale, che ha causato un’ondata di violenza che si è prolungata per alcuni decenni. Sarebbe difficile e probabilmente superficiale riassumere in poche righe quello che è uno dei conflitti più sanguinari dell’ultimo secolo in Colombia, e che è caratterizzato da un susseguirsi di eventi politici e sociali che hanno radici in un passato ancora più remoto. Per i Colombiani è una ferita ancora aperta, che solo adesso si sta iniziando a metabolizzare.

Solo per farvi un esempio: ho assistito ad uno spettacolo teatrale alla Casa Cultural La Bohemia in cui veniva ripresa, attraverso delle letture di testimonianze reali, la condizione delle donne che venivano rapite dall’esercito per essere trasferite in una “casa privata” militare nel quale erano costrette a prostituirsi per i soldati. Una delle spettatrici ci ha raccontato piangendo di quando una quindicina di anni prima, aveva il terrore a far giocare la figlia in strada perché spesso arrivava l’esercito a prendere le giovani.

Nel 2016 vengono finalmente firmati gli accordi di pace, i guerriglieri depongono le armi e cessano gli atti di violenza. Rimangono le ferite aperte, il dolore, le perdite e, in alcuni casi, la difficoltà a lasciarsi alle spalle una storia di conflitti.

E’ il motivo per cui Coraline, la nostra compagna di aereo, lavora in Colombia. Ci sono ancora persone, infatti, che rischiano di essere uccise, per motivi politici o per vendetta, e quello che fa Coraline è affiancare queste persone perché piano piano, con il tempo, si ristabiliscano delle relazioni diplomatiche pacifiche.

Fa, essenzialmente, lo scudo umano: nessuno si può permettere di uccidere un rappresentante delle nazioni unite.

Ci guarda con una nota di tristezza. Un suo collega, italiano, che faceva lo stesso lavoro, è stato trovato morto, presunto suicida (la notizia l’avevo letta persino io, sui giornali italiani). Coraline ci fa capire che si tratta di un omicidio e che il governo colombiano lo sta insabbiando. Inizia a chiedersi se possa continuare a vivere la vita che sta vivendo.

Le pagano tutto, i viaggi, il cibo e l’alloggio, e a lei rimangono per uso personale circa duecento cinquanta euro. Non esattamente lo stipendio di James Bond.

L’anno dopo probabilmente tornerà in Francia a fare la maestra delle elementari.

Ve la immaginate questa piccola ragazza, seduta di fianco a voi sull’aereo, non diversa dai vostri compagni di università, che sta per andare in Colombia a rischiare la vita?

citta in colombia

Perchè fa questo lavoro, mi chiedo?

Forse per lo stesso motivo per cui molti viaggiano, per cui molti vogliono scoprire.

L’anno dopo è pronta a reinventarsi maestra delle elementari.

Dopo dieci ore e qualche piccola turbolenza l’aereo atterra a Bogotà e guardiamo Coraline allontanarsi tranquilla verso il ritiro bagagli.

Ci ha lasciato una mappa, disegnata a mano, con tutti i luoghi che dobbiamo visitare della Colombia, i luoghi meno turistici, come piacciono a noi.

Ma soprattutto ci ha lasciato una storia, l’ennesima storia di viaggio, la storia di una persona incontrata per caso su un aeroplano, eppure così impressionante da lasciare il segno.