Visitare Cagliari e il Museo Archeologico in autunno

Parafrasando una bella canzone di Paolo Conte “Cagliari per noi, che stiamo in fondo alla campagna, il sole rare volte e il resto è pioggia che ci bagna…”, in autunno è un sogno, fatto di temperatura mite sui 20 gradi, di drink all’aperto e di odore di mare. L’avevo già visitata in estate, ma, a causa del caldo, non ero riuscita a godermela a pieno.

IL MUSEO ARCHEOLOGICO

In realtà sono tornata per una ragione specifica: rivisitare il Museo Archeologico, che ora, dopo anni di restauro, ha in esposizione i Giganti di Mont’e Prama. I primi ritrovamenti risalgono al 1974, quando i contadini al centro della penisola del Sinis, scavando per i lavori agricoli, trovarono i resti di circa 40 statue che, come Titani addormentati, fuoriuscivano dal terreno. Erano resti monumentali di piedi, archi, braccia possenti, volti enigmatici… La maggior parte erano in connessione a una una necropoli con 33 tombe arcaiche a pozzo, contenenti corpi di uomini disposti in posizione eretta, a indicare potere e nobiltà.

La datazione dei Giganti si fa risalire tra il nono e il tredicesimo secolo A.C., cioè sarebbero le figure a tutto tondo megalitiche più antiche del bacino del Mediterraneo, più vecchie dei kouroi greci, per cui gli archeologi hanno dovuto ricalcolare tutta la datazione della scultura antica.
La loro altezza varia tra i 2 e i 2 metri e mezzo, costruiti in arenaria o calcare, raffigurano arcieri, pugilatori e guerrieri, nonché strutture di nuraghe, simbolo di una civiltà fiera e combattiva, come del resto i bronzetti nuragici, conservati anch’essi nel museo.

Gli archeologi stanno ancora dibattendo se queste figure appartenessero alla cultura nuragica o al popolo dei Shardana che erano uno dei popoli del mare composto di guerrieri e naviganti. Altra questione non ancora risolta è se le statue appartenessero ad un sito sacro a decorazione di un antico tempio, o a guardia della necropoli.

Quello che mi affascina al di là delle supposizioni e degli studi storici è la magnificenza di questi personaggi, con le schiene ben erette, le trecce attorcigliate, le gambe divaricate, i piedi saldamente ancorati alla terra, lo sguardo enigmatico ed alieno che fissa lontano alla ricerca di un passato perduto.

Sbucati fuori dalla terra e dal tempo, come fossili di epoche remotissime in cui si combatteva con onore e sacrificio per le terre, i villaggi, le genti, il rispetto dei defunti. Custodi silenti di un’era forse feroce, ma mai come questa in cui viviamo.

Naturalmente il Museo archeologico non è solo questo: grandi quantità di bronzetti nuragici di squisita fattura, una delle prime effigi della Dea Madre in terracotta, un enorme Bes obeso, reperti fenici in cui spiccano i vetri e le bellissime maschere del demone Pazuzu ghignante: non per niente da queste maschere nacque il termine “risata sardonica” e tanto altro. Imperdibile.

Il biglietto consente anche l’ingresso alla Pinacoteca Nazionale che contiene una vasta collezione di artisti locali, qualche opera fiamminga e un bellissimo bronzo di pavone alto medioevale.
A fianco, nella Cittadella dei Musei, che si trova sull’alto della collina che domina Cagliari, sorge il Museo Siamese, che io visitai anni fa e che è un vero piacere per gli appassionati di arte orientale.

LE VIE DEL CENTRO

Il resto della mia vacanza l’ho trascorso assaporando la città, vagabondando di strada in strada, di vicolo in vicolo, su e giù, giù e su dal lungomare alla collina e viceversa, entrando in chiese importanti come quella del Santo Sepolcro, la cui cripta contiene svariati capitelli di teschi incoronati e sul soffitto un immenso affresco del Trionfo della Morte. Veramente adatta alla stagione, dal momento che l’ho visitata il giorno prima di Halloween…

Non ci sono solo le basiliche importanti da vedere, ma le strade sono costellate di chiesette anonime contenenti però gioielli preziosi di artigianato o di pittura; una di queste possiede addirittura, in una piccola nicchia ben sorvegliata, una statuetta in pietra scura neolitica.

Si può scegliere se fermarsi in quartieri più tranquilli, quelli verso il monte, o addentrarsi nelle vie degli aperitivi. Corso Vittorio Emanuele II, per esempio, è un rincorrersi sui 2 lati della strada di locali affollati di giovani e meno giovani. I bar sono ben arredati, sia nella distesa esterna che negli interni che si aprono, solitamente, in anfratti di pietra, molto caldi ed accoglienti. I locali sono tutti uno diverso dall’altro e ce n’è per tutti i gusti, da quello che propone vini tradizionali a quello più innovativo.

Io ho trovato ottimo per una sosta o un pasto un piccolo locale: Cibarius in Salita Santa Teresa che offre panini gourmet ed hamburger con prodotti freschi e del luogo, porzioni abbondanti e prezzi onesti.

Da non perdere una visita poi alle svariate gastronomie che mettono in bella luce le eccellenze dell’isola a partire dalla bottarga di tonno o di muggine per arrivare alle seadas, ai mieli aromatizzati al mirto o ai dolcetti in pasta di mandorle tutti belli glassati e colorati.

L’ARTE

Cagliari non è solo buon cibo e buon bere, se si gira attentamente si notano statue contemporanee e murales ad ogni angolo e ad ogni spiazzo, spesso accostate a vecchie edicole religiose. Magari sono consunte dal tempo e dallo scempio dei cretini, ma non perdono il loro fascino, in questa città tanto ancorata alle sue tradizioni ancestrali, ma con anche tanta voglia di emergere e di lasciare spazio alla creatività di giovani talenti.

murales cagliari

Io, per esempio, mi sono imbattuta in un temporary shop, dove due giovani artigiane esponevano le loro creazioni in cui combinavano materiali come l’onice e l’ossidiana, tipiche della tradizionale oreficeria sarda con forme astratte, molto moderne, quasi futuristiche e non solo; riprendevano le tecniche arcaiche della filigrana e della granulazione per creare gioielli all’avanguardia, in un connubio di tradizione ed innovazione molto azzeccato. Non perdere le origini, ma andare sempre avanti; questa è l’impressione che mi è rimasta della città.

L’OREFICERIA

Sull’oreficeria sarda bisognerebbe scrivere un trattato. Non credo esista regione in Italia così legata a forme e tecniche che provengono da un passato profondo. Basti pensare ad un ciondolo in onice tonda chiamato “su cocco” che veniva messo sulle culle dei neonati per assorbirne tutta la negatività e il malocchio circostanti. Ora viene riproposto in forma sia di ciondolo, ma anche abbinato a braccialetti, spille e collane.

Per non parlare poi dei diversi tipi di fedi: quella cagliaritana, quella campidanese… tutte con motivi e rilievi diversi. Poi trovare poi gioielli con il bottone sardo, il meleranu, le corbule che erano gli antichi panieri beneauguranti, collane apotropaiche con tutti questi sopracitati messi insieme.
Le gioiellerie non sono solo negozi di valore e grande artigianalità, ma scrigni etnici. Ed è un piacere fermarti in una qualsiasi e farti spiegare tutti i vari significati dei monili.

Cagliari in autunno vale veramente una visita, i voli e gli alberghi sono a bassissimo prezzo, visto che è bassa stagione, ma ci si gode uno scampolo di sole e ci si dà il tempo per visitarla bene, visto che in estate, spesso, è solo un approdo di partenza per le spiagge.
Aiò!

lungomare cagliari
Lungomare