Certose e Abbazie del Lazio: le 5 più belle da vedere

Un itinerario stupefacente tra monti e borghi medioevali è quello che condurrà i visitatori alla scoperta delle Certose e Abbazie più importanti del Lazio. Un percorso insolito tra natura e storia, fede ed arte, in grado di rivelare continue ed infinite sorprese. Ma quali sono le più belle Certose ed Abbazie del Lazio? Scopriamolo insieme!

Certosa di Trisulti una delle Certose e Abbazie del Lazio

La sua storia inizia nel 1204 quando papa Innocenzo III dei Conti di Segni decise di assegnare ai Certosini la gestione di una “nuova” abbazia, costruita accanto ad un primitivo complesso benedettino fondato poco prima dell’anno Mille da san Domenico di Sora, a poca distanza da quello attuale. Siamo nel comune di Collepardo, in provincia di Frosinone, nella cosiddetta Selva d’Ecio, alle falde del monte Rotonari. Protetta e racchiusa da imponenti mura, la Certosa si presenta come una chiesa sontuosamente decorata, che ha cambiato il suo aspetto più volte durante il corso dei secoli. L’edificio però forse più sbalorditivo dell’intero complesso, anche grazie ai suoi divertenti trompe-l’œil, è l’Antica Farmacia settecentesca che testimonia l’attività principale del monastero: la produzione di medicamenti, liquori e “magici” infusi che i monaci realizzavano con erbe medicinali ed aromatiche coltivate nei loro giardini. 

Abbazia di Montecassino una delle Certose e Abbazie del Lazio

Fondata da San Benedetto da Norcia nel 529 sulla sommità del rilievo di Montecassino, in provincia di Frosinone, è il monastero più antico d’Italia (insieme al Monastero di Santa Scolastica, sua sorella gemella) e può certamente essere considerato la culla del monachesimo occidentale.

Il 15 febbraio del 1944 fu completamente rasa al suolo da un violento bombardamento degli Alleati – che vi sospettavano erroneamente la presenza al suo interno di reparti tedeschi – ma grazie ad uno straordinario intervento di recupero e ricostruzione, è risorta dalle sue ceneri. Straordinario sarà quindi poter passeggiare tra i suoi tre bellissimi chiostri, il secondo dei quali, cinquecentesco, detto del Paradiso o del Bramante, è indubbiamente il più elegante e suggestivo, anche perché da qui si gode di una vista mozzafiato su tutti i verdeggianti dintorni.

Da non perdere è anche la discesa nei sotterranei dell’imponente e sontuosa basilica: entrando infatti nella cripta cinquecentesca, scavata direttamente nella viva roccia, si rimarrà incantati dalle sue scintillanti decorazioni a mosaico.

Abbazia Greca di San Nilo

Il Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, uno delle Certose e Abbazie del Lazio, a tutti noto semplicemente come Abbazia Greca di San Nilo, ha origini antichissime. Fu infatti fondata nel 1024 da un gruppo di monaci greci provenienti dall’Italia meridionale, all’epoca bizantina, guidati da San Nilo di Rossano, capo carismatico e personalità spirituale di primo piano in quegli anni, che decise di fondare un monastero proprio a Grottaferrata, sulle pendici dei Colli Albani.

Per la storia monastica rappresenta un unicum: è il solo infatti dei numerosi monasteri bizantini diffusosi nel Medioevo in tutta l’Italia meridionale, ad essere giunto fino a noi, conservando anche il rito Bizantino-Greco e la tradizione monastica orientale delle sue origini. Attraverso la porta detta speciosa (per le sue ricche decorazioni), si accede all’interno della Basilica dove, nonostante il massiccio rivestimento degli ornamenti romanici con stucchi settecenteschi in stile barocco, è possibile ancora oggi scorgere alcuni capolavori antichi come il pavimento in marmo policromo del XIII secolo e la serie di mosaici con scene della Pentecoste sull’arco trionfale, datati al XII secolo.

Ma la sorpresa più grande è tutta racchiusa nella Cappella Farnese: qui si potranno ammirare gli splendidi affreschi del Domenichino, la maestosa iconostasi barocca con l’icona della Madre di Dio (Theotokos) realizzata su progetto di Gian Lorenzo Bernini o ancora ciò che resta della cosiddetta “Grotta Ferrata”, un cella sepolcrale di epoca romana chiusa da inferriate, a cui si riferisce il nome attuale del borgo!

Abbazia di Casamari

Costruita nel 1203 e consacrata nel 1217 e una delle Certose e Abbazie del Lazio, è uno dei più importanti monasteri italiani di architettura gotica-cistercense. Siamo nel territorio del comune di Veroli, in provincia di Frosinone, e l’abbazia venne edificata a soli 9 km di distanza dal centro cittadino, esattamente sulle rovine dell’antica Cereate, patria del console romano Caio Mario cui si riporta la denominazione di Casamari, Casa di Mario. La pianta dell’abbazia è simile a quella dei monasteri francesi: entrata con porta a doppio arco, chiostro a pianta quadrangolare, giardini, refettorio e Sala Capitolare, il luogo più importante dell’abbazia dopo la chiesa, poiché destinata al raduno della comunità monastica.

La chiesa, basilicale e cruciforme, si presenta invece come un ambiente grandioso ma severo, in perfetto accordo con i dettami di povertà e di rigore imposti dagli Statuti dell’Ordine che vietavano, negli edifici monastici, pitture, sculture e “inutili ornamenti decorativi” che avrebbero distratto i monaci dalla preghiera e dal raccoglimento.

L’Abbazia di Casamari è divenuta inoltre nel tempo sede di numerose e diverse attività che vedono impegnati i monaci oltre che nella preghiera, anche nell’insegnamento presso l’Istituto San Bernardo (fondato nel 1898 all’interno dell’abbazia), nella gestione della farmacia, della liquoreria e della biblioteca, oltre che nel restauro dei libri.

Abbazia di Fossanova

Situata nel comune di Priverno, in provincia di Latina, e a pochi km di distanza dal centro cittadino, l’Abbazia di Fossanova costituisce il più antico esempio di architettura gotica-cistercense in Italia e, insieme a quella di Casamari, una delle sue più alte espressioni oltre che essere una delle Certose e Abbazie del Lazio.

L’abbazia sorse alla fine del XII secolo dalla trasformazione di un preesistente monastero benedettino – forse risalente al VI secolo – ceduto nel 1134 da papa Innocenzo II ad alcuni monaci borgognoni guidati da San Bernardo di Chiaravalle, che seguivano la rigida regola scaturita dalla riforma di Citeaux del 1098, improntata sull’originaria ortodossia benedettina. Il complesso abbaziale cistercense segue nell’impianto spaziale le regole tradizionali dell’architettura monastica con, al centro, il chiostro e tutto intorno le altre strutture necessarie al sostentamento dei monaci (laboratori, magazzini, stalle, ecc.) e alla loro vita privata e comunitaria come la Sala Capitolare con i sovrastanti dormitori, il refettorio, la cucina, la sezione del dormitorio dei conversi, la casa dei pellegrini, il cimitero e l’infermeria.

Cuore di ogni abbazia è certamente la chiesa, qui dedicata a Santa Maria e a Santo Stefano. A pianta basilicale e cruciforme, appare severa e maestosa, priva di elementi decorativi come previsto dalla regola cistercense ma comunque sontuosa, grazie alle sue vorticose colonne che dividono l’interno in tre navate. Una curiosità. E’ in questa abbazia che San Tommaso d’Aquino, colto da una forte febbre mentre si stava recando in Francia per assistere al Concilio di Lione e conscio della morte che stava sopraggiungere, decise di trascorrere le sue ultime ore in preghiera e raccoglimento. Secondo la tradizione, attese il trapasso secondo l’uso francescano: disteso sul nudo pavimento, morendo infine il 7 marzo 1274. Leggenda vuole che nel chiostro siano ancora visibili le impronte lasciate dalla mula che trasportò il santo all’Abbazia di Fossanova.

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