Ho un’idea ben precisa di come viaggiare in Tibet o in Nepal spendendo poco: occorre prendere contatto direttamente con le agenzie locali, quelle che di fatto organizzano il tuo viaggio, sia che tu sia un viaggiatore fai da te sia che tu ti sia rivolto ad un tour operator italiano.

Io ci sono stata per il mio viaggio di nozze tra ottobre e novembre 2011, il periodo più giusto per visitare la terra a 2 passi dal cielo senza l’orda di turisti che normalmente la invade d’estate. Tra una mangiata di yak e un Oṃ Maṇi Padme Hūṃ  ho fatto incetta di ottimi referenti locali, in grado di offrirti servizi persino con guide parlanti italiano!

Tibet e Nepal, per quanto confinanti, sono diametralmente opposti.

Il Tibet è una terra magica ma anche spietata, che può rapirti per sempre. Mai come fuori Lhasa mi sono sentita persa ed ho avuto la certezza di non farcela per i troppi stenti (io e Marito abbiamo perso 5 kg abbondanti a testa in 20 giorni!).

Le strutture ricettive sono scadenti e le condizioni igieniche precarie, anche se l’altitudine previene il proliferare dei batteri. Occorre inoltre sapere che fuori dai grandi centri urbani (Lhasa e Shigatze) gli alberghi non hanno il riscaldamento e che l’altitudine del paese (Lhasa con i suoi 3650 metri è il posto più basso che ho visitato) può essere un problema per chi soffre di emicrania.

Del Nepal ho visitato solo Kathmandu, un’esplosione di colori e odori, caotica e frenetica ma anche ricca di misticismo. Durbar Square, cuore nevralgico della città, ricchissima di templi induisti (che se non sei praticante non puoi visitare) vale di per sè il viaggio.

A Kathamandu ho dormito al Dwarika’s Hotel, struttura incredibile, frutto di una scrupolosa ristrutturazione delle antiche abitazioni in mattoni rossi e legno scuro, tipiche della valle che circonda la capitale.

Ovunque sentirai risuonare l’Oṃ Maṇi Padme Hūṃ, il mantra che in Tibet ho visto trascritto ovunque: inciso sulle rocce, scolpito nelle pietre votive che i viandanti depongono sui caratteristici muri di preghiere e dipinto sulle bandiere, chiamate chattar, che sventolano su ogni passo.

Oṃ Maṇi Padme Hūṃ significa che è necessario integrare e unire l’energia maschile e femminile per raggiungere lo stato di Illuminazione espresso dalla Oṃ. Letteralmente, il mantra può essere tradotto in «Salve o Gioiello nel fiore di Loto». Il suo significato è fortemente simbolico al di là della sua traduzione letterale, e viene raccomandato in tutte le situazioni di pericolo o di sofferenza o per aiutare gli altri esseri senzienti in condizioni di dolore.

Il Tibet e il Nepal mi hanno regalato una maggiore consapevolezza, il dono per me più bello per il mio matrimonio!

Articolo e foto di Arianna

A proposito dell'autore

Aritravelplan

Travel Planner per passione. Moglie e mamma adottiva di Calimero e Silente, viaggio da sola da quando ho 12 anni e voglio vedere tutto il mondo!

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